L’acqua del sindaco


Consumare acqua in bottiglia, se l’acqua che sgorga dal rubinetto è di ottima qualità, è un controsenso: costa di più, contribuisce al riscaldamento globale della terra (con i camion che la trasportano e la montagna di plastica che produce: circa 9 miliardi di bottiglie ogni anno in Italia), è più scomoda. (…) 

[da www.imbrocchiamola.org]
L’acqua del rubinetto, invece, è sicura (è dimostrato da diverse ricerche che i controlli sono maggiori), buona (quasi ovunque), ecologica, comoda (ci arriva direttamente in casa) e viene venduta ad un prezzo equo. E’, insomma, sostenibile.
E allora, cosa aspettiamo ad eliminare le famigerate bottiglie di plastica dalla nostra tavola? Per gli aficionados delle bollicine (come me) ci sono vari sistemi a disposizione: dalle polveri (io, nostalgico, uso Idrolitina del cavalier Gazzoni) alle bombolette di gas acido carbonico (spesso disponibili in comodato dalle aziende pubbliche della propria città).
Un ulteriore passo sarà quello di iniziare a richiederla pure nei bar e nei ristoranti, vincendo l’ingiustificato pudore che ci blocca in questa legittima aspettativa. Visitate il sito www.imbrocchiamola.org per maggiori info.

Se lo dice lui…


Passi tratti dall’intervista al Valentino nazionale e pubblicati sul Venerdì di Repubblica n. 1069 del 12.09.2008.

“Girando per l’Europa, mi è sembrato che le condizioni di vita dei giovani siano migliori, ci siano più opportunità e garanzie…”
“Purtroppo sono convinto che altrove si viva meglio. E per esperienza personale. Vado in Spagna per lavoro da un sacco di tempo e ho visto quanti passi in avanti hanno fatto gli spagnoli in poco più di quindici anni. All’inizio degli anni Novanta sembravano i nostri fratelli poveri, adesso ci hanno superato di slancio e noi siamo rimasti molto indietro, rispetto a loro. Non credo sia l’unico caso e mi sembra che nell’immediato futuro cambierà ben poco, visto che qui quasi non esistono interventi a favore dei giovani…”
“Troppi vecchi al potere, è un dato oggettivo, basta guardarsi intorno. Quella dei vecchi, sia detto con tutto il rispetto, è una casta di intoccabili. Almeno per quanto riguarda i posti di responsabilità. Anche in questo caso si tratta di una malattia tipicamente italiana. Negli altri paesi uno a quarant’anni si candida alla guida dei governi, da noi il potere è in mano a chi è intorno ai settanta. Poi ci si stupisce dell’immobilismo. Ma è ovvio: un settantenne ha idee meno innovative di un quarantenne. Se l’Italia si è incartata su se stessa la colpa è di questa gerontocrazia che si rifiuta di andare in pensione…”

Immagine appropriata

Mi ero appuntato questi versi (Giovanni Marradi – 1868), non ricordo da dove, forse dalla prefazione di una biografia Verdiana letta qualche mese fa. Mi pare il momento adatto per tirarli fuori e condividerli sebbene, ad una rilettura attenta, mi appaiano ora sin troppo ottimistici (altro che vegetare nell’ignavia, qua si cavalca, tutt’altro che liberi, verso il baratro…).   

E vegetiam fra il tedio
Di giorni oscuri e ignavi
Fra mediocri despoti
Né liberi né schiavi