Andare con le rotelline…

Intervista (versione integrale) di Luciano LORINI (versione ridotta qui)

da Ruotalibera (Anno XXV Num. 6 – 114 – Novembre/Dicembre 2009)

Incontriamo e conosciamo meglio i nostri “cugini” pattinatori.

Si chiama mobilità dolce. Riguarda tutti gli utenti della strada che utilizzano forme di trasporto non motorizzato, dai piedi, alle biciclette, passando magari per i pattini, i meglio noti “roller”. Molti aspetti accomunano i ciclisti urbani con i pattinatori. Come noi, ma con le ruote piccole, essi si muovono a impatto zero, esplorando il mondo in forma sostenibile e interagendo con l’ambiente in allegra simpatia. E come i ciclisti, ultimamente, godono di cattiva fama.

Intuendo, per esperienza diretta, questa vicinanza, questa parentela, ho rivolto ai nostri “cugini” di ruota alcune domande per conoscerli meglio. Le risposte sono arrivate pronte e disponibili, aperte e sincere.


Attraversamento protetto in città

– Nelly, Paolo, Carlo e Silvia. Chi siete? Chi sono i pattinatori urbani? Quale la loro composizione? Quali bisogni esprimete, quali le vostre aspettative?

I pattinatori urbani non sono un gruppo definito ma possiamo definire tali semplicemente tutte quelle persone che si ritrovano con i pattini ai piedi per la voglia di farsi un giro. Un po’ come succede per una passeggiata al parco o un giro in bicicletta. Le motivazioni che spingono i pattinatori a incontrarsi sono praticamente il desiderio di muoversi all’aperto, di socializzare, di mettersi alla prova e migliorare le proprie capacità, la curiosità per i luoghi e il rifiuto – quando possibile – per i mezzi motorizzati. In città, le variabili che condizionano il pattinaggio sono molto più numerose: innanzitutto la presenza del traffico veicolare, che costringe a una maggiore attenzione; poi la varietà di fondo stradale e di ostacoli, dal pavè all’asfalto, dal gradino del marciapiede alla piazza lastricata. Aggiungiamo il buio, dato che solitamente i pattinatori si ritrovano in orario serale, un po’ per evitare il traffico più intenso e un po’ perchè naturalmente più liberi da impegni domestici e lavorativi. Anche se molti pattinatori amano praticare il loro sport sia lungo le ciclabili che in città, queste variabili probabilmente “selezionano” le persone in base alle capacità: è infatti probabilmente più facile (se escludiamo percorsi particolarmente lunghi o con grossi dislivelli) accompagnare un pattinatore inesperto su una ciclabile sgombera da auto e che si presenta grossomodo sempre uguale, piuttosto che su continui, piccoli ostacoli.


Sul Naviglio della Martesana

I pattini quindi sono intesi principalmente come mezzo di svago e sono davvero pochissimi ad usarli come mezzo di trasporto, almeno qui in italia. Il problema fondamentale è che pattinare sulla strada e sulle piste ciclabili è vietato, e quindi si circola sempre a proprio rischio e pericolo.

Qualche audace (e capace) li usa al posto della bici anche per gli spostamenti quotidiani, è vero, ma il problema è sempre l’incertezza (“verrò sanzionato?”) derivante dalla certezza di essere abusivo. Sulle piste ciclabili e nelle zone chiuse al traffico i pattini sono infatti tollerati ma il codice della strada (contenuto nel Decreto Legislativo n. 285 del 30.4.1992 all’art. 190, comma 8) ne vieta esplicitamente l’uso: « La circolazione mediante tavole, pattini o altri acceleratori di velocità è vietata sulla carreggiata delle strade » e « Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini o altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti ». Per legge le piste ciclabili sono quindi riservate solo ai velocipedi.


Lungo uno dei percorsi Alpe-Adria

Quando si va in giro si cerca ovviamente di fare tutto nel rispetto del codice della strada (paradossalmente, sempre considerando che nel momento in cui ci si infilano i pattini, fuori da una pista di pattinaggio o adibita ad essi, si è già fuorilegge), si rimane il più uniti possibile e regolari per evitare intralci con il traffico cittadino. Insomma si gira in ciclabile, per strade poco trafficate, per le piazze, ecc., come si farebbe con una normalissima bicicletta.

Per questo quindi pensiamo che le esigenze di un pattinatore siano fondamentalmente le stesse che può avere un ciclista. Ovvero tutela, rispetto e dignità, nella reciprocità con gli altri mezzi.

C’è un gruppo che unisce pattinatori di tutta Italia, il PPUG (Piste Pattinabili User Group), che sta sostenendo attraverso una raccolta firme la proposta di legge (n. 2148 del 3 febbraio 2009) del deputato Sabatino Aracu per consentire la circolazione di pattini e skateboard sulle piste ciclabili

«9-bis. La circolazione con pattini a rotelle o con tavole a spinta è consentita sulle piste ciclabili e nelle altre aree urbane individuate nei piani urbani del traffico, con l’obbligo di osservare il comportamento prescritto per i pedoni ». Se volete potete sostenerci anche voi. (http://www.pattininews.it/summa/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1742)

Il PPUG incoraggia la pratica del pattinaggio in tutte le sue modalità, purchè rispettose degli altri fruitori degli spazi pubblici (automobilisti, ciclisti, pedoni…) e raccoglie quindi regolarmente informazioni anche sulle pattinate cittadine.

Ambizioso obiettivo è quello di arrivare ad esperienze come quelle di diverse città europee, dove pattinare è permesso, anzi, in molti casi, tutelato dalle forze dell’ordine.


In Valbrenta

– Voi, al contrario del pattinaggio artistico, non siete orientati alla performance ma al divertimento e ad un differente (rivoluzionario?) utilizzo del contesto urbano. Un po’ la differenza che corre tra i ciclisti sportivi e noi Amici della Bicicletta (ciò non esclude ovviamente che vi possano essere sovrapposizioni, visioni condivise o simpatie reciproche). Qual’è il vostro rapporto con il territorio? Quale la vostra visione del tessuto urbano? E in questo contesto (con un occhio sempre rivolto al Codice della Strada), quale modello di mobililtà ipotizzate?

I luoghi prediletti dal PPUG sono le piste ciclabili urbane ed extraurbane e ciò avvicina il movimento e i gruppi (informali o associazioni vere e proprie) alle modalità abitualmente adottate dalle associazioni di ciclisti e cicloturisti.

Pur essendo il PPUG composto da gruppi di natura diversa, alcuni dei quali squisitamente amatoriali, altri con caratteristiche agonistiche, comuni sono le finalità delle proposte: a) la diffusione dell’uso dei pattini anche come mezzo di trasporto ecologico e b) la promozione del pattinaggio tra più persone possibile.

Il PPUG concretizza il perseguimento dei propri obiettivi con l’organizzazione di una serie di attività amatoriali che coinvolgono anche chi si sente solo un “potenziale pattinatore”, ritenendo che pattinare voglia dire respirare aria pulita, fare uno sport completo e adatto a ogni età, mettere insieme grandi, piccoli, bravi e meno bravi, girare la città o addirittura fare le vacanze senza inquinare.


A Rosolina

Concretamente, si tratta di “passeggiate”, mediamente di una trentina di km, su percorsi ciclabili o a bassa percorrenza veicolare, testati precedentemente. Nel calendario PPUG – che raccoglie le proposte dei diversi gruppi in quasi tutto il territorio nazionale – sono inseriti mediamente una ventina di raduni, aperti a tutti, nella consapevolezza, tuttavia, che pattinare è vietato dal Codice della Strada. Questo aspetto purtroppo rende ancora molto diversi i raduni in pattini da quelli in bicicletta, i cui partecipanti naturalmente si sentono più liberi e tutelati. I gruppi promotori curano comunque l’organizzazione in modo da garantire il massimo della sicurezza e della fruibilità; i partecipanti sono coscienti del fatto che pattinano all’aperto sotto la loro personale responsabilità e a loro volta mettono in atto tutte le misure necessarie a partecipare – godendo dell’ambiente circostante e dell’opportunità di aggregazione – nel pieno rispetto degli spazi e dei diversi fruitori.


A Parigi!

– La pattinata notturna del martedì era diventata negli anni il simbolo di una Verona vivace, festosa, aperta e tollerante. Le emozioni e l’empatia con la città e i suoi abitanti che si potevano assaporare in quelle magiche notti estive sono difficili da raccontare, bisogna provarle. Ma qualcosa si è incrinato… Molto a riguardo è stato scritto in questi giorni, in forma più o meno condivisibile. Certo, alcuni problemi è innegabile ci fossero, ma a mio avviso la forma scelta per affrontarli non è stata certo la più illuminata. La vostra opinione? Proposte per il futuro?

Sinceramente, riteniamo che per l’Amministrazione il martedì sera avrebbe potuto trasformarsi da problema a motivo di vanto, proprio come lo è a Parigi, dove esistono il giro del venerdì sera e quello della domenica mattina per le famiglie! Si sarebbe pure potuto considerarlo un’attrazione per i turisti (in passato abbiamo incontrato dei turisti americani che si sono presentati in pattini proprio per fare il giro). Capiamo che uno dei problemi principali è stata la mancanza del rispetto per le regole stradali durante il giro. Forti del numero, non era insolito osservare pattinatori attraversare con il semaforo rosso, o persone non capaci di pattinare che rischiavano di mettere a repentaglio l’incolumità propria e altrui. Questa anarchia, però, era presente solo in certi periodi di punta, dovuta proprio al fatto che nessuno aveva la responsabilità di questa iniziativa, poiché il giro del martedì ormai da anni era semplicemente un ritrovo spontaneo.

Alcuni pattinatori veronesi hanno preso a cuore la faccenda e stanno cercando di rendere nuovamente possibile il giro per la città, con varie proposte e attraverso il confronto con le autorità. Esiste un gruppo su Facebook (http://www.facebook.com/group.php?gid=39316343104) per ulteriori informazioni.

– Voi insegnate a pattinare ai bambini. Il pattinaggio come mezzo per “liberarsi” e stare insieme. Quale futuro “pattinifero” vedete per loro in queste nostra sempre stupenda città?

[Carlo e Silvia] A Padova purtroppo la realtà è molto diversa da quella di Verona. Gli spazi “pattinabili” intesi come ciclabili urbane ed extraurbane sono praticamente inesistenti; lo splendido Prato della Valle, che resta pur sempre uno spazio circoscritto, se da un lato sembrerebbe favorire la possibilità di praticare questo sport, dall’altro disperde i pattinatori, che naturalmente lo usano ciascuno secondo i propri tempi e impegni, senza quindi necessariamente cercare un’aggregazione con altri. Le associazioni e i gruppi presenti inoltre sono molto pochi (attualmente se ne possono contare due) e si dedicano ad attività diverse dal classico giro cittadino. L’amministrazione locale (in particolare la polizia municipale), infine, è decisamente ostile a qualsiasi ipotesi, anche semplice, di utilizzo dei pattini, tanto che le associazioni presenti “esportano” le loro proposte nei Comuni limitrofi.

[Paolo] Ecco, ancora diversa invece è la realtà di Modena (sempre parlando di “urbano” e futuro “pattinifero”) visto che la nostra città è veramente ricca di piste ciclabili. Sotto questo aspetto siamo veramente fortunati, di questo me ne accorgo quando giro per le altre città, accompagnato dai gruppi locali, che a loro volta si sorprendono quando vengono a pattinare a Modena. Anche le autorità locali che ci vedono circolare, non sono ostili e non ci dicono niente dimostrandosi tolleranti… forse perché vedono appunto che non facciamo niente di male, cerchiamo di essere rispettosi e di autoregolarci. Penso che proprio per questi motivi ci sia una buona possibilità di evolvere in quella direzione di convivenza di “pattini e tutto il resto” e, per i bambini che vogliono crescere con i pattini sotto i piedi, di vivere la città liberamente, facendo movimento, divertendosi con gli amici (e non da soli in casa con giochi elettronici) e, cosa che adesso “va tanto di moda” (ma è da sempre importante), senza inquinare.

[Nelly] Mi piacerebbe girare per la città e trovare persone che si esercitano nello slalom, mi piacerebbe che i pattini potessero essere usati per spostarsi e quindi, se ne ho voglia, andare in città in pattini; e vorrei poter entrare senza problemi nei negozi (invece di stare sulla porta o sentirmi costretta a chiedere se posso entrare…). Mi piacerebbe vedere le piste di pattinaggio dei parchetti, adesso usate principalmente dai bambini per giocare a calcio o a basket, piene di bimbi/e e ragazzi/e con i pattini, che magari proprio con i pattini giocano a calcio o a basket.

Piacerebbe anche a noi.

Ringraziamo i nostri interlocutori, e vi invitiamo all’approfondimento seguendo i link ai loro siti web: