Educare alla bellezza

Gli stalli ricavati a ridosso dell’Arena sono un brutto segnale di degrado e poca civiltà

“Più ti guardo, più mi piaci”, canta Casadei. E qualcuno va rincalzando che “tanto, poi, ci si abitua”. Ma a noi, sognatori, piace ricordare Peppino Impastato, quando diceva che “bisognerebbe educare la gente alla bellezza, contro l’abitudine e la rassegnazione”. Non abbiamo quindi problemi a dire che questi nuovi stalli vicino all’Arena proprio non ci piacciono. Non ci sono piaciuti i primi 12, tracciati dalla giunta Zanotto (lo dicemmo in più occasioni); non ci sono piaciuti gli attuali nella loro prima sistemazione, a ridosso del vallo; non vogliamo abituarci alla loro presenza nemmeno ora che li hanno spostati dall’altro lato della strada. Proviamo a spiegare il perché.

Intanto sono e restano brutti. Molto brutti. E in una città che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità (che significa “universalità, unicità ed insostituibilità”) questo aspetto è tutt’altro che trascurabile. Tra l’altro la cura del patrimonio artistico avrebbe pure una sua valenza economica, alla quale però nessuno pensa. Come se ai turisti e ai cittadini interessasse solo il lato prospicente la piazza Bra’, supponendo che la nostra Arena possa avere un suo “lato B”, inteso come bene di seconda scelta, rilevante per pochi. In base a queste affermazioni ci chiediamo perché si siano spesi soldi per la pulizia degli arcovoli posteriori…

di Giuseppe Luisi: “Tolleranza zero”

Parlando poi di aspetti legati al modello di mobililtà ci spiace constatare che ancora una volta tutto ruota intorno all’automobile. Per fare posto ai nuovi posti auto si è ridotta a senso unico una strada, sopprimendo una corsia preferenziale che, se è vero che non serviva più agli autobus dopo la pedonalizzazione di via Stella, garantiva comunque il collegamento Municipio-via Stella ai ciclisti, ai mezzi di servizio e ai tassisti (stupisce che non giungano proteste da questo fronte). Ridurre la permeabilità del centro storico alle biciclette significa compiere un passo indietro rispetto alla direzione di progresso e civiltà che l’Europa ci addita di continuo e che noi ci ostiniamo a trascurare. E’ un indice di grave miopia nei confronti della visione di modernità e progresso, quella vera, che qualcuno vorrebbe però venderci storpiata e declinata alla sua maniera.

Come dietro all’Arena, così pure in piazza Bra’ di fianco al Municipio e a Castelvecchio alla fine delle Regaste di San Zeno, l’obiettivo dell’Amministrazione è ricavare posti auto. I tre stalli di Castelvecchio messi lì’, “sul cantòn”, tanto perché “i ghe stava” sono un insulto al buon gusto. Come pure le auto in sosta ai lati di Palazzo Barbieri, quasi dei telamoni a sostegno della scalinata.

Ci è stato raccontato che si tratta di un provvedimento temporaneo, in attesa della riapertura di Piazza Cittadella. Speriamo sia vero; anche se ci permettiamo di dubitare. Noi AdB ci stiamo interrogando su possibili iniziative a sostegno della definitiva cancellazione di tutti gli stalli che offendono i nostri bei monumenti. In aiuto alla battaglia pro-decoro che qui a Verona, tanto efficace contro bivacchi e vu cumprà, non riesce a contrastare la pigrizia e la maleducazione dei suoi cittadini (un esempio: la sosta selvaggia davanti a Portoni Borsari). Intanto rinnoviamo la proposta ai nostri amministratori di dimostrare la loro buona fede e l’impegno per la città e l’ambiente, rinunciando da subito al privilegio del parcheggio in Piazza. L’invito è rivolto a tutti, compreso il Sindaco la cui auto, ad ogni buon conto, non ha bisogno di stalli: fa spesso mostra di sé proprio di fronte alla scalinata di Palazzo.

Luciano LORINI

Pubblicato su Ruotalibera (Anno XXVI Num. 1 – 115 – Gennaio/Febbraio 2010)