Lo scontrino al mercatino

Verona-IN BLOG 004-0 (wurstel-Falcone)Il mercatino di Norimberga nel salotto di Piazza dei Signori ha scatenato il solito dibattito sull’opportunità di organizzare eventi del tipo sagra paesana (magari pacchianotta) in contesti che a ben più alti orizzonti dovrebbero ispirare i nostri afflati artistici. La “patacca” del castello di Natale, in effetti, anche a me appariva piuttosto fuori luogo mentre non mi disturba affatto il tranquillo e tipico mercatino di piazza che, come già gli scorsi anni, fa tanto atmosfera nella sua lignea sobrietà. Se proprio vogliamo fare un paragone, pensiamo a Monaco di Baviera: mercatini rigorosamente in stile in Marienplatz; libertà espressiva e fantasia di colori al Winterfestival, nel parco urbano di Tollwood. Contenuti diversissimi, entrambi rigorosamente contestualizzati.

Al di là di questo però mi preme sottolineare un aspetto meno evidente. Incuriosito dall’organizzazione commerciale alle spalle del mercatino osservo: i venditori ai banchi sono quasi tutti originali, veri Norimberghesi che, in alcuni casi, riescono a comunicare utilizzando solamente il linguaggio dei gesti (potenza della Moneta Unica!). Con l’intento di risparmiare ai gentili ospiti lunghe ed estenuanti trafile burocratiche, gli oneri relativi alla gestione fiscale degli esercizi sono intermediati da Fur Sie, una società veronese che opportunamente se ne fa carico, e la cui ragione sociale compare sugli scontrini. Ecco, appunto, un problema è che i Tedeschi lo scontrino non sono abituati a rilasciarlo (mi pare che da loro non sia obbligatorio) e quindi, omettendo quest’atto dovuto, danno l’impressione di voler evadere il fisco. Il che, se fosse vero, comporterebbe un danno all’erario italiano.

Io di queste cose ci capisco poco e magari mi sbaglio. Quindi, a scanso di equivoci, richiedo sempre a tutti il mio bel pezzettino di carta e auspico la medesima prudenza nei miei concittadini. Specialmente in questo caso, in cui apparirebbe particolarmente sgradevole e inopportuno il rischio di favorire l’evasione per esportare la ricchezza plusvalente all’estero.

Luciano Lorini

(pubblicato il 30.11.2010 su Verona-in blog)

La velocità del bus nei giorni di pioggia

Verona-IN BLOG 003Piove. Forse spaventati da poche gocce d’acqua, a cui non sono più allenati, molti veronesi (ma la regola vale più o meno in tutta Italia) corrono a ripararsi all’interno dei loro confortevoli abitacoli full optional. Il risultato è desolante: code più interminabili del solito, tempi di percorrenza dilatati fin quasi a raddoppiare. In questo scenario c’è anche chi, come il sottoscritto, dalle due ruote di una bicicletta migra temporaneamente all’autobus. E si arrabbia. Perché è intollerabile lo stato di disattenzione nei confronti del trasporto pubblico che, soprattutto nei momenti di difficoltà, potrebbe costituire una risposta efficiente alla richiesta di mobilità del cittadino. Invece, il sistema collassa e come per le auto private, così per il mezzo pubblico assistiamo impotenti a rallentamenti e ingorghi. Dicono che sarà sempre peggio…

Per rendere concorrenziale il mezzo pubblico è fondamentale aumentarne la velocità commerciale. Questo può avvenire innanzitutto privilegiandone i tragitti, specialmente quelli più spinosi, con le famose corsie preferenziali. Nessuno riuscirà a rendere appetibile l’autobus e spostare volumi consistenti di utenza dal mezzo privato se continueranno ad occorrere dieci minuti per percorrere viale Manzoni e cinquantacinque per andare da via San Marco a Madonna di Campagna. Senza preferenziali (pure nei giorni di sole), anche il filobus è destinato a fallire.

In questi mesi, a onor del vero, abbiamo osservato qualche timido intervento, ma si è trattato di piccoli aggiustamenti, non sostanziali e comunque sempre attenti a non disturbare l’auto privata (ovvero si sono spostate le linee urbane laddove si sovrapponevano a “importanti” flussi di auto e non viceversa). Si obietterà che le corsie preferenziali costituiscono un intoppo per la circolazione privata. Vero. Ma qui si tratta di scelte. E di priorità: il bene comune dovrebbe venire prima del vantaggio individuale, andare al di là dell’interesse particolare, è una questione di civiltà. C’è bisogno di decisioni forti, di visioni di progresso.

Ai nostri amministratori, ai vertici di ATV, ad ogni politico dobbiamo chiedere con fermezza questo coraggio: di saper sognare e guardare al futuro al di là dei piccoli o grandi interessi particolari, per immaginare la nostra e loro città a dimensione di ogni cittadino. Non stanchiamoci di promuovere questo sogno.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.11.2010 su Verona-in blog)