Dipingere musica


«In principio era la Natura (con fiori e uccellini). Poi accadde qualcosa… (che prese forma di città) e diventò grande, sempre più grande… All’inizio essi cercarono di coesistere, ma non fu per niente facile…» e la città, le auto, il fumo e gli inquinanti presero il sopravvento.

«Ferma il riscaldamento globale. E goditi la natura!» è l’invito che l’autore ci rivolge. Un suggerimento che penetra dritto nel cuore, aiutato dalla musica, dolcissima (chitarra e fisarmonica in un accostamento pacato e suadente) e dai disegni, delicati ed essenziali (pochi colori per la natura e, in città, per le sole auto). E’ una formula espressiva nuova, un esperimento riuscito, questo brano “Lacrime di Giulietta” che Matteo Negrin, compositore torinese, ha voluto dedicare ai temi ambientali con l’aiuto del pennello di Alice Ninni e delle tecniche di editing di Luca Cattaneo e che dall’inizio dell’anno ha totalizzato oltre 1.700.000 visite su YouTube. Il simbolismo dei tratti è quantomai efficace, comprensibile anche da un bambino. Piacevolissimo poi, per chi conosce la scrittura musicale, seguirne l’andamento in associazione ai disegni, all’evoluzione della storia.

Nel finale, una raccomandazione particolare per noi veronesi: «lascia la tua auto, pianta un albero!»; la Natura si riprende il primato con un volteggio pianistico sugli acuti che accompagna la crescita dell’albero riempendone di foglie i rami in un arpeggio veloce e leggero. Bello.

Luciano Lorini

(pubblicato il 27.08.2011 su Verona-in blog)

Appesi ad un filo, nel futuro

Verona-IN BLOG 018-0 George Bennie's Railplane (1937)A studiare le esperienze altrui va sempre a finire che si impara qualcosa di buono. In qualsiasi campo, ma in alcuni specialmente. Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, andiamo ad esempio a Londra: studiare quell’espressione di efficienza nei servizi, analizzarne le ragioni storiche, è esercizio utile e oltremodo interessante (TfL – Transport for London tra l’altro ha costituito un’apposita Charity che si occupa di conservare la memoria di un’evoluzione e rende disponibile allo studioso una mole impressionante di materiali). Ecco quindi che di ritorno dal recente viaggio londinese mi accingo, per curiosità e passione, ad approcciare una piccola parte di tanta conoscenza. Scoprendo due illustrazioni di opere visionarie (della più recente fu anche realizzato un prototipo), che oltre cent’anni or sono si figuravano di rivoluzionare il mondo dei trasporti. Ma che non trovarono infine applicazione come sistemi di trasporto di massa, rimanendo nel campo della fantascienza.

Verona-IN BLOG 018-1 Punch's New Aerial Omnibus (1847)Vi lascio in silenzio alle vostre riflessioni.

La saggezza ci insegna che solo chi sa guardare al passato può costruire un futuro migliore e questo è certamente vero. Spiace però che mentre si riesce ad appassionarsi a lontane fantasticherie, allo stesso tempo si dimentica quel patrimonio di esperienze consolidate che nella loro evoluzione costituirebbero oggi una risposta credibile alle esigenze del vivere moderno. Sto pensando al caro vecchio tramvai, vero sistema di trasporto di massa: “… là dove le linee degli autobus non sono più sufficientemente efficienti e le metropolitane non sono redditizie, il tram è considerato il mezzo di trasporto ideale…” (Wikipedia)

Nelle due immagini:
1) Un disegno del Railplane di George Bennie, dalla rivista Modern Wonder – 1937
2) Il visionario progetto di Omnibus aereo, dalla rivista satirica Punch – 1847

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Innocenti evasioni

Verona-IN BLOG 017-0In soli cinque mesi 1,6 miliardi di euro sottratti al Fisco: è la regione record” titolava ieri il Corriere, riferendosi al Veneto. Un bel traguardo, per il nostro popolo, la pole position nella classifica dei furbetti del Fisco, chapeau!

Proprio la scorsa settimana ho vissuto una spiacevolissima esperienza: nell’attesa di un caffé al banco di un bar, in una nota località dei nostri monti, ho dovuto assistere alla penosa scena dei titolari che si accanivano (verbalmente, ma in modo assai aggressivo) su due ispettori dell’Ufficio del Lavoro, che avevano riscontrato gravi “scorrettezze” (è un eufemismo, anche il lavoro nero è una forma di evasione bella e buona, con alcune aggravanti) e stavano redigendo il loro verbale. Le motivazioni addotte erano del tipo «noi stiamo difendendo il nostro lavoro» (plateatico e terrazze straripanti di tavolini, tutti occupati dal mattino a notte fonda – non certo una situazione di difficoltà), oppure «facile parlare quando arriva il 27 e i propri soldi non dipendono dal cliente dietro al banco» (almeno un cliente dietro al banco -il sottoscritto- era fortemente disgustato e di certo non rimetterà mai più piede in quel locale). La cosa più triste, a mio avviso, era la partecipazione degli avventori, schierati apertamente a favore dei baristi, che non si risparmiavano commenti e sostegni in stile “tifo da stadio”. Inutile discutere con certa gente, si rischia il linciaggio. Difatti gli ispettori, impassibili e impermeabili alle ingiurie (immagino sia l’aspetto spiacevole di certa professione), continuavano nel loro encomiabile lavoro.

La perdita di senso collettiva distorce la realtà a tal punto da non permettere più ai soggetti di riconoscere le reali posizioni: chi viola le leggi e chi le fa rispettare. Succedeva un tempo che il bimbo pizzicato con le dita nella marmellata arrossisse di vergogna per il suo gesto e si ritirasse in silenzio a scontare la punizione, percepita come giusta per la consapevolezza di trovarsi in fallo. Col tempo il rossore ha lasciato il posto all’arroganza e la coscienza, dopo lungo allenamento e grazie all’apologia del malaffare promossa da certi nostri politici attraverso media compiacenti, si è corazzata per resistere anche alle più laceranti accuse. Così, anche nel giudizio collettivo (i clienti del bar) il barista è diventato vittima e i pubblici ufficiali carnefici.

E’ su questo terreno che attecchiscono facilmente, con ampio consenso popolare, quei provvedimenti recentemente annunciati nei confronti del pubblico impiego. Palesemente ingiusti e vessatori, essi mirano solamente a soddisfare la sete di rivalsa di un popolo sempre più in bolletta, dirigendola però nel posto sbagliato. I lavoratori pubblici non si aspettino solidarietà alcuna.

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Civiltà semaforica

Verona-IN BLOG 016-1C’era una volta, nella bella Verona, un impianto semaforico (anzi due) degno della migliore Europa. Come a Londra, in Regent Street, quando allo scattare del verde pedonale tutto il traffico motorizzato si ferma per lasciar posto a sciami di pedoni (ai quali per un minuto è consentito l’attraversamento dell’incrocio in tutte le direzioni, diagonali comprese), anche nel nostro centro cittadino, ai due incroci di via Degli Alpini con largo Divisione Pasubio e poi di via Pallone con stradone Maffei, l’omino verde regalava un momento di pace assoluta, parentesi protetta per pedoni e ciclisti, che tra l’altro consentiva a questi ultimi, provenienti da Piazza Bra’, il raggiungimento in sicurezza della corsia ciclabile sul lato opposto in via Pallone.

Orbene, nella generale indifferenza, oggi questo non è più. Il nuovo impianto semaforico dedicato al Trasporto Pubblico Locale (quelle lanterne strane, con i triangoli gialli e le sbarre bianche verticali o traverse) ha portato con sé una nuova ripartizione dei periodi di attraversamento, ripristinati secondo la tradizione classica dei flussi paralleli. Che comporta l’altrettanto tradizionale pericolo derivante dai veicoli in svolta, i quali, in virtù del diritto loro assegnato dal semaforo, chiedono strada ai momentanei concorrenti generando spesso puntigli (pure i pedoni hanno il medesimo diritto, sebbene più deboli), pericolo e smarrimento, specie nei più vulnerabili, bambini e anziani in primis. Un duello impari e senza senso, che si potrebbe evitare con il solito buon senso, non scritto in alcun regolamento o codice, ma sempre apprezzato quando applicato.

Verona-IN BLOG 016-0La ragione del provvedimento è valida e condivisibile: consentire ai mezzi pubblici un tempo esclusivo per svoltare a sinistra in stradone Maffei, manovra molto impegnativa da quando al traffico privato è stato consentito di proseguire da via Pallone verso piazza Bra’. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di snellire il trasporto pubblico, ma bisognava per forza farlo a scapito della pedonalità? Una volta di più a Verona pare essere questa l’unica soluzione possibile, mentra fra tutti i concorrenti in gioco sarebbe proprio il mezzo privato (al quale invece vengono garantite sempre maggiori concessioni) a dover essere disincentivato.

In controtendenza con le città più avanzate, che chiudono i loro centri storici alle auto, da noi si stanno infatti allargando le maglie con sempre maggior leggerezza. Tanto, tutto l’intra moenia è Zona 30: ai soliti ecologisti dovrebbe bastare, no? Si contestano i provvedimenti definiti contrari alla pedonalità: ma sono in realtà pensati per garantirle maggior sicurezza, non se ne sono accorti? Su di un attraversamento pedonale un pedone potrebbe pensare di essere al sicuro e agire con leggerezza. Se invece lo si modifica o, meglio ancora, cancella egli, nella necessità comunque di attraversare, utilizzerà senz’altro maggior cautela. Limpido! E’ proprio ragionando in questo modo, provvedimento dopo provvedimento, che nel giro di un paio d’anni il tratto da San Luca a ponte Aleardi è divenuto (specialmente in bici) uno dei più critici e pericolosi della nostra città.

A proposito di semafori in zona: all’incrocio tra via Pallone e via Ponte Rofiolo si trovava un rosso pedonale lungo oltre 100 secondi. Inspiegabile, dato lo scarso passaggio veicolare. Addirittura, nei primi periodi di modifica alla viabilità della zona, quando i vigili presidiavano l’attraversamento, rendendosi conto dell’assurdità di certe attese, provvedevano talvolta ad accorciarle accompagnando e proteggendo pedoni e ciclisti nella “violazione” del rosso. Ecco, a questo incrocio invece nulla è cambiato.

Luciano Lorini

(pubblicato il 22.08.2011 su Verona-in blog)