Biutiful

Verona-IN BLOG 013-0Se pensate che sia esercizio difficile, se non addirittura impossibile, concentrare una parte significativa dei mali del mondo in un solo film (anche se lungo oltre due ore) allora non avete visto “Biutiful” del regista messicano Alejandro González Iñárritu (“Amores perros” e “21 grammi”). Un condensato sublime di umanità e disperazione, di tragedia e di pietà. Sono presenti tutti i temi delicatissimi della nostra attualità: dall’immigrazione e dallo sfruttamento del lavoro nero alla corruzione, dal dramma familiare al disagio psichico e alla violenza sui minori, per chiudere con la malattia. Terminale, ovviamente.

Il film è ambientato in Spagna, a Barcellona, in un contesto alquanto degradato, dove l’humanitas comunque mai cessa di ordire le sue trame pietose. Il tipico individualismo urbano moderno si innesta in un crogiuolo di razze e appartenenze che alla fine si riscopre, a suo modo, solidale. Dove la forza dell’uomo vince su tutto e, pure nell’oscurità del dramma, riesce a far brillare una piccola luce di speranza. Che guizza a sorpresa, facendo capolino in un’inquadratura, uno sguardo, un sorriso, una battuta.

Se ne esce massacrati, come da un susseguirsi di pugni allo stomaco. Ma non disperati. Biutiful.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.03.2011 su Verona-in blog)

Illusione bicicletta? Una promessa credibile

Verona-IN BLOG 012-0Come Amico della Bicicletta mi sono sentito chiamato in causa dalla lettera che il giornale L’Arena ha pubblicato domenica scorsa. L’autore, signor Zusi da Montecchio, si è cimentato con malcelato rancore in un deliberato attacco verso la categoria dei ciclisti. Classificabili secondo l’uso manicheo in due categorie: quella dei disperati (principalmente extra-comunitari con i mezzi non in regola) e quella dei benestanti (professionisti, con biciclette fantascientifiche costate “cifroni”). Rei, a suo avviso, di turbare i già delicati equilibri viabilistici con assurde pretese di spazi dedicati per far circolare le loro due ruote. A sostenere tali esosità (nefaste in tempi di crisi) sarebbe nientepopodimeno che il Comune, nella persona del Sindaco, che si lascerebbe “infinocchiare” da questi pochi ecologisti, perdendo di vista il bene comune (asfaltatura delle strade e segnaletica orizzontale). Colpisce nell’attacco l’enfasi dei toni, quasi ispirati.

Io non sono un immigrato e neppure un professionista o fighetto, ma ugualmente cavalco la mia bici, scelta quotidiana di mobililtà sostenibile a vantaggio mio (numerosi i benefici derivanti dall’utilizzo del mezzo) e della città (con un pensiero anche a coloro che erediteranno i frutti delle nostre scelte). Utilizzo un mezzo sobrio ma efficiente, dotato di tutti gli accessori regolamentari (faro potente e campanello squillante) e come me tantissimi altri ciclisti (ovvio, ne va della nostra stessa sopravvivenza). Ultimamente, poi, osservo con soddisfazione il sempre maggior utilizzo del giubbino riflettente, frutto forse della campagna educativa promossa dalla FIAB. Non mi sento eroe, ma solamente cittadino responsabile e, nel leggere simili interventi, mi rammarico della scarsa considerazione di cui godono i ciclisti. La città e i suoi abitanti dovrebbero accoglierli come benvenuti. E proteggerli. Quando qualcosa in questo senso si muove plaudo, sempre consapevole che si potrebbe / dovrebbe fare di più. Ben più di una pista (peraltro in promiscuità con i pedoni) ogni tanto, dove ci sta. L’investimento, tra l’altro, è tra i più redditizi dato che riscuote i “dividendi” in aspetti “secondari” quali salute pubblica e qualità della vita.

Proprio oggi, a Siviglia, avrà inizio la conferenza mondiale Velo-city (mi riprometto di fornire successivi approfondimenti); esperti e politici da tutto il pianeta ci inviteranno a riflettere sull’opportunità di iniziarlo, questo percorso di liberazione dall’automobile. La “illusione” di un mondo migliore è in realtà una promessa credibile; ed è lì, a portata di mano. La bicicletta ne sarà protagonista.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.03.2011 su Verona-in blog)

Lavori in corso

Verona-IN BLOG 011-0Uffa domani è lunedì, recitava un vecchio ritornello.

Pensiero condivisibile, specialmente se poi consideriamo che, al normale trauma da ripresa dovremo aggiungere lo stress da traffico dei giorni di pioggia(*). Ma stavolta ci sarà una condizione aggravante: cominciano infatti domattina i lavori per la ristrutturazione del ponte San Francesco. E’ un nodo nevralgico nel sistema viabilistico cittadino, indispensabile raccordo tra il Centro, la parte Sud e l’Est cittadino, incrocio circonvallatorio strategico. L’intervento è pesante e indifferibile. E già si parla di una vera e propria emergenza. Nonostante i molti sforzi per parare il colpo e organizzare le difese è prevedibile una sostanziale paralisi, specialmente nei primi giorni (vuoi per la pioggia e per la ricerca del nuovi necessari equilibri). A Verona è così: i volumi di traffico sono tali per cui basta un nonnulla a creare una forte turbativa del sistema; figuriamoci poi a fronte un intervento così invasivo… I consigli (raccomandazioni) per la sopravvivenza sono quindi così riassumibili: evitare il passaggio dai punti caldi (interessata tutta la zona, compreso il ponte Aleardi); differire temporalmente gli spostamenti per evitare le ore di punta (il comandante Altamura caldeggia almeno un quarto d’ora di anticipo e ricorda ai cittadini che alcune scelte ppossono addirittura essere autolesioniste); puntare su sistemi di trasporto alternativi all’auto. L’emergenza traffico si protrarrà per almeno 18 mesi, questo l’annuncio.

L’augurio che in tanti ci porgiamo è che siano in molti a scoprire (per necessità, prima) ed apprezzare (per calcolo utilitaristico, poi) le alternative all’automobile, bicicletta in primis. La conversione è (oltre che necessaria) possibile e conveniente: “in questi momenti di crisi del sistema della viabilità la bici è l’unico mezzo in grado di assicurare tempi certi nelle relazioni urbane e di ridurre gli ingorghi stradali” (sono parole di Paolo Fabbri, presidente degli Amici della Bicicletta di Verona). Vista la stagione, che si sta aprendo alla primavera, c’è poi tutto il tempo necessario per innamorarsi anche degli altri aspetti di vantaggio e piacevolezza. Ad ogni automobilista suggerirei di regalarsi la possibilità di una gradita sorpresa. C’è tutto da guadagnarci.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.03.2011 su Verona-in blog)

Meno consumo, più felicità

Verona-IN BLOG 010-0Nell’editoriale di Altreconomia di febbraio Pietro Raitano trasmette un’efficace sintesi del concetto di benessere, contestualizzandola nel modello economico occidentale, alla luce della crisi attuale.

A partire dall’osservazione dei dati che riportano il calo dei consumi nel biennio 2008-2009 (scesi ai livelli del 1999) ci si domanda se tale contrazione non sia da salutarsi come l’avvio della tanto auspicata “economia della sazietà” (meno consumi, più benessere, giustizia e sostenibilità) come più volte teorizzato proprio dalle pagine della rivista. Tutto bene, allora? Stiamo imboccando la strada del vero progresso? Niente affatto, perché qui, oggi, in questo sistema economico, un calo dei consumi significa semplicemente “meno soldi e meno lavoro. Ovvero meno certezze e più precarietà. Questo è il grande ricatto del sistema. Questo è il motivo per cui la costruzione di un’altreconomia è necessaria e urgente. E sta crescendo, nelle centinaia di gruppi d’acquisto solidali, nel commercio equo, nella filiera corta, nella finanza etica.”

Luciano Lorini

(pubblicato il 03.03.2011 su Verona-in blog)

 

_____________________________________________

Nota: gli indicatori di benessere alternativi al PIL

Oggi sappiamo con ragionata certezza che l’indice di benessere basato sui consumi (il PIL) è uno specchio che rimanda un’immagine distorta della realtà ed è ben lontano dal fotografare lo stato reale dell’economia e dello sviluppo di un paese (e tuttavia continuiamo a basare su di esso molti modelli economici). Gli evidenti limiti di un indicatore basato esclusivamente sulla crescita del valore dei beni prodotti, e misurato sulla distribuzione media del reddito, sono infatti già da tempo superati da definizioni più moderne e coraggiose, ad esempio dal GPI (Indice di progresso effettivo), dal FIL (Felicità Nazionale Lorda) o dall’ISEW (Indice di benessere economico sostenibile). Citazione a parte merita ISU (Indice di Sviluppo Umano), adottato ufficialmente dall’ONU in affiancamento al PIL per misurare la qualità della vita dei citttadini dei paesi membri.

Non c’era posto per loro…

Verona-IN BLOG 009-0La scorsa settimana, da uno scenario post natalizio, sono giunti i lamenti degli automobilisti [link…] che, nella prima domenica di saldi, hanno a lungo vagato in cerca di parcheggio, tra serpentoni e ingorghi. Lamenti accompagnati dalle opportune riflessioni di cronaca a riguardo. Ci si chiede innanzitutto di quanti posti auto avrebbe bisogno la città per dare adeguata risposta alle auto che “premono” per entrare a ridosso del Centro Storico. E secondariamente ci si pone il dubbio sull’opportunità di consentire alle stesse tale avvicinamento. [segue…] Alla prima questione si risponde con i dati: i parcheggi intra mœnia domenica scorsa erano tutti esauriti (ma già ieri l’emergenza era rientrata ai valori di normalità). Dal momento che si osserva, parola di Assessore, che i cittadini sono in fondo ben disposti a pagare il loro posto auto, la conclusione potrebbe sembrare scontata, ineluttabile (e, anche dalle parole dell’articolista, ci sembra di intravvedere il rischio che possa essere considerata tale): c’è ancora bisogno di parcheggi “attrattori” in Centro. C’è ancora bisogno di scavare, creare disagi, martoriare sottosuolo e reperti archeologici, generare indotto da traffico e, ovviamente, sostenere quest’ultimo per ripagare il finanziamento delle opere, minando la vivibilità dei veronesi e ipotecando il futuro delle prossime generazioni.

Dei 5000 posti dei parcheggi scambiatori dello Stadio (recentemente arricchiti con la fermata di ben due autolinee urbane, anche festive) si fa solo un rapido cenno. Siamo ragionevolmente sicuri che saranno stati, come d’abitudine, desolatamente vuoti. Eppure questa potrebbe essere (usando però diverse attenzioni e strategie) una soluzione intelligente e pronta all’uso. A Sindaco e Assessori rivolgiamo una sola domanda: come possiamo pensare che i cittadini che oggi non utilizzano i parcheggi dello Stadio (2,6 Km di percorso urbano gradevole anche a piedi, in 34 minuti come riportato da Google Maps) saranno entusiasti di parcheggiare domani alla Fiera (2,7 Km in 35 minuti di itinerario decisamente meno piacevole e sicuro)? Ci sono forse dei provvedimenti o incentivi (e relativi disincentivi) che vengono tenuti nascosti nel cilindro? Ci piacerebbe conoscerli per poterli insieme valutare con serena lucidità. Diversamente temiamo l’ennesimo flop. D’altronde si sa che senza una pianificazione seria gli interventi spot spesso sfuggono al controllo e non centrano gli obiettivi…

L’approccio sinora utilizzato ci appare quantomeno poco lungimirante, in quanto non considera i numerosi effetti collaterali di cui l’intasamento da auto della Città Antica è sicuramente causa. Effetti fisici, dovuti a polveri, vibrazioni, occupazione di suolo e inquinamento acustico. Effetti sociali, per la disgregazione progressiva del tessuto urbano nella sua intimità, negli spazi tradizionalmente deputati al ritrovo e all’aggregazione. Basta guardare, ad esempio, a piazza Bra’: dal momento della riapertura al transito veicolare sui due sensi non è più la stessa. Per i pedoni e per chi circola in bicicletta l’uscita da via Roma è diventato un punto critico. Il canale di mezzi motorizzati che separa il marciapiede della Gran Guardia dal selciato della piazza è diventato un elemento di pericolo, una frattura insanabile che costituisce ostacolo insormontabile per i soggetti più deboli (ai quali vengono pure ridotti gli attraversamenti). Anche così la città muore, e a poco valgono le svendite (crisi a parte), il processo è già iniziato. Nessuno vuole che ciò accada, tutti i Veronesi amano la loro città. E a tutti piace passeggiarne il centro, per godere di quelle bellezze che nessun centro commerciale potrà surrogare. Agli amministratori e alla politica chiediamo ben altro! E’ loro il compito di riconquistare la città ai suoi abitanti, armonizzarne le diverse esigenze in base a precise priorità (da condividere), tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. La vitalità del commercio, certamente, ma anche la vivibilità di cittadini e turisti, che del Centro sono l’anima e senza dei quali tutto il resto non troverebbe senso di essere. Non sono obiettivi incompatibili.

Luciano Lorini

(pubblicato il 11.01.2011 su Verona-in blog)

 

_____________________________________________

da L’Arena – Martedì 4 Gennaio 2011 – Cronaca – pagina 8

http://www.larena.it/stories/Home/214925_come_evitare_il_traffico_in_tilt_si_spera_nel_park_della_fiera/

I PROBLEMI DELLA VIABILITÀ.

Dopo il caos delle festività, l’amministrazione s’interroga su quali soluzioni adottare
Come evitare il traffico in tilt? Si spera nel park della Fiera
L’assessore Corsi: «Domenica tutti i parcheggi esauriti Con i 2.500 nuovi posti un’ulteriore risposta»

di Enrico Giardini

Traffico in tilt domenica in centro e scatta inevitabile la domanda. Quanti posti auto per la sosta servirebbero per evitare la paralisi? In particolare domenica, ma così anche in altri giorni delle festività appena trascorse, in strade prossime al centro gli stalli blu e gialloblù erano tutti occupati (eppure nei giorni festivi non si paga) ma erano numerose anche le auto in sosta vietata. Il che ripropone, fra l’altro, il tema dell’accesso al centro con le auto private, soprattutto nei giorni festivi e la domenica, dove la circolazione va quasi sempre in tilt.

DA UNA NOSTRA indagine telefonica tra i gestori dei parcheggi a pagamento Cittadella, del vicino Arena, di piazza Isolo, dell’Arsenale, dell’Università (polo Zanotto), quindi quelli con il maggior numero di posti, risulta poi che nel tardo pomeriggio di domenica fossero del tutto esauriti.

L’assessore alla mobilità, Enrico Corsi, sottolinea che «i parcheggi cittadini domenica erano tutti pieni. Quindi non direi che c’era traffico intenso perché la gente che arriva in città non è disposta a pagare. Semplicemente, sono stati davvero molto numerosi turisti e le persone che si sono riversate a Verona».

IL FATTO che mancassero posti auto nei parcheggi, come domenica, dice senz’altro che Verona si conferma una meta privilegiata. Ma pone appunto il problema di quanto posti auto per sosta e parcheggi sarebbero necessari — proprio per la grande capacità attrattiva della nostra città — per evitare che la circolazione si blocchi. Con tutto quanto consegue per l’inquinamento dell’aria.

Ciò interroga però i cittadini e gli amministratori sulla mobilità urbana e dell’immediata fascia al di fuori delle mura. Fino a che punto una città bimillenaria come Verona, con il centro storico patrimonio dell’Unesco, può reggere (e non solo nei giorni festivi) una simile ondata di autoveicoli a pochi metri da monumenti e piazza storiche?

In ogni caso, tutto si può dire tranne che manchino parcheggi e posti auto per la sosta. Oltre alle diverse migliaia di posti negli stalli blu e gialloblù, oltre che quelli bianchi a disco orario, ci sono numerosi parcheggi a pagamento: Cittadella, da 750 posti auto; Arena, 870; piazza Isolo, 490; Arsenale, 430 posti fra la parte gestita da Saba Italia e quella da Amt; via Città di Nimes, 260 posti; Tribunale, 163; Passalacqua, 350.

ALTRI POSTI al parking Italia (corso Porta Nuova) e all’autorimessa Paradiso (via Paradiso), al polo Zanotto e al metropark della stazione. Altre centinaia di posti a porta Palio, gratuiti, in piazzale Guardini, pure gratis come del resto nei tre parcheggi dello stadio , che complessivamente hanno 5.000 posteggi. Di più — e in attesa che si costruisca il parcheggio interrato all’ex gasometro, quello in via De Lellis, in piazza Corrubbio e in piazza Arditi — che cosa si può fare, fermo restando che l’ottica sembra essere solo quella di usare l’auto privata?

«Prossimamente avremo a disposizione quasi 2.500 nel nuovo parcheggio di fronte alla Fiera», conclude Corsi, «che sarà disponibile in particolari giornate anche al di fuori delle rassegne fieristiche».

Buon NataLENTO!

Verona-IN BLOG 008-0Luisa e Marco, due cari amici, ogni anno mi fanno dono di un calendario dell’avvento tematico, focalizzando un argomento specifico sul quale riflettere assieme, giorno dopo giorno. Per il 2010 han deciso di dedicarsi alla lentezza, presentando il loro dono con una riflessione che mi piace condividere quale augurio a tutti i lettori:

«Il NataLENTO è, secondo noi, il Natale inclusivo, che comprende tutti. Tutti gli uomini e le donne, di tutte le età, tutti i bambini, tutti quelli che hanno voglia di gustarsi la vita, di assaporare ogni momento, con calma… con lentezza. E’ forse una tendenza che da un po’ sta prendendo piede, perchè il nostro corpo, la nostra essenza di uomini e donne ad un certo momento arrivano a un punto di saturazione e in molti si fermano a riflettere, sul perché si corre, sul perché ci si affanna per arrivare, sul perché si dice sempre: non ho tempo. Ma è veramente così? Per questo Natale, sarebbe già molto riuscire a non dire più: non ho tempo. E trovare il modo di gustare quello che si ha, di dedicare qualche minuto in più a fare due chiacchiere con gli amici, con i nostri figli, in famiglia, a camminare, in compagnia o da soli, a fare un giro in bici, a guardarci attorno… La natura intorno a noi ha i suoi ritmi e ci è sempre di esempio su quello che possiamo fare per sfruttare il nostro tempo, il tempo dei giorni, delle ore, dei minuti, che possiamo utilizzare per stare meglio con noi stessi e con gli altri. L’attenzione che ultimamente si presta, in alcuni ambiti, alla sostenibilità (ambientale, relativa al cibo, ai mezzi di trasporto, agli stili di vita) ha molto in comune con la lentezza. Lentezza come approccio ai problemi, come filosofia di vita, che nulla c’entra con la pigrizia: anche chi è “lento” infatti arriva dappertutto; deve poterlo fare, solo in modo diverso. Entriamo anche noi far parte di quel popolo silenzioso e partecipativo che rallentando cambia la propria vita e un pezzettino del mondo che lo circonda.

La lentezza, che è comunque un atteggiamento vigile e attento, ci avvicina al senso di scoperta e di ricerca che è comune ad ogni uomo in cerca della Verità, e in questo senso ci rende molto vicini anche ai Magi che vedendo una luce, si interrogano e cercano, si mettono in cammino. Questo è ciò di cui, secondo noi, il mondo ha bisogno, ed è questo che vogliamo condividere con voi.»

Buon Natalento e Buon Anno!

Luisa e Marco

(pubblicato il 25.12.2010 su Verona-in blog)

Un albero a pedali

Verona-IN BLOG 007-0Settimana in trasferta a Milano. Per verificare come gli altri risolvono problemi anche nostri, mi son fatto l’abbonamento settimanale al Bike-MI, il sistema di bike sharing meneghino. L’avevo già provato a fine estate, ma erano giorni a basso traffico mentre io volevo assaporare l’ebbrezza di una normale frenetica settimana del freddo inverno. Sorpresa: pedalare per Milano è molto meno problematico di quanto mi fossi immaginato. Niente di impossibile per un già allenatissimo ciclista urbano veronese. Gli stessi pericoli da schivare, lo stesso traffico in cui destreggiarsi… Se poi ci si limita al solo cerchio interno alle mura, evitando magari l’ora di punta, è un gioco da ragazzi.

In questo scenario son rimasto colpito dal numero di cittadini in movimento su due ruote (a pedali): lavoratori (a Milano l’è tüto un laurà) di tutte le categorie, dai travetti ai professionisti, tutti a pedalare veloci (la velocità sempre contraddistingue i milanesi, anche in bici) in corti efficientissimi spostamenti punto-punto tra le rastrelliere del Bike-MI. Dove è tutto un prendi e lascia di bici gialle, che magari non sarà Parigi, ma per una padanissima città tradizionalmente ostaggio dell’auto è davvero un bel vedere. E magari qualcuno comincia a pensare che oltre che comodo è anche piacevole, dando origine così alle prime conversioni.

Evidentemente, come ogni metropoli che si rispetti, anche Milano sta cambiando. Magari più lentamente di altre (sul tema del possibile miglioramento i miei amici di Ciclobby, lo so per certo, hanno molte idee da suggerire) ma qualcosa si muove: sensibilità nuove vanno emergendo e qualcuno, accortosene, per fede o convenienza (le intenzioni non contano, limitiamoci ai fatti) le sta cavalcando con lombarda imprenditorialità.

Verona-IN BLOG 007-1Soprattutto i Milanesi sanno bene che le idee vanno pubblicizzate. Anche quelle buone han bisogno di una spintarella per emergere e giungere a destinazione. Ecco allora che attorno al mezzo ciclabile si concentrano i creativi e si sviluppano campagne. Ne abbiamo la prova tutti i giorni (avete notato quanti velocipedi ultimamente affollano i luoghi più impensati dei nostri scenari pubblicitari televisivi? Sarà un caso? O non piuttosto un tentativo di associare inconsciamente alla bici l’idea intrinseca di benessere che essa veicola?…). Per rafforzare questo ed altri valori legati alle due ruote in via Dante, nella zona pedonale ora brulicante di mercatini tipici, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco è stato realizzato un albero di Natale… a pedali! Con le luci alimentate da 9 biciclette (e con un concorso abbinato) sono l’attrazione di moltissimi passanti, soprattutto giovani, che fanno la fila per pedalare e gareggiare osservando sul display i watt prodotti e ammirando il risultato del loro sforzo tramite l’accensione delle lampadine sul loro settore. Non solo una prova di forza (ricordate il Rocket, il Toro o la Punching-ball al Luna park?) ma anche on’occasione per riflettere in modo ecocompatibile sui consumi e sulle opportunità fornite dalla bicicletta.

E’ una bella idea, uno dei tanti modi di fare cultura.

Mi piace, molto. E molto mi piacerebbe se qualcuno la copiasse anche qui a Verona.

 

P.S.
Qui un riferimento a Milano (http://milano.virgilio.it/primopiano/albero-natale-a-pedali.html) e ad altre città che hanno ispirato il capoluogo lombardo:

Luciano Lorini

(pubblicato il 20.12.2010 su Verona-in blog)

Pedonalizzazione – penalizzazione

Verona-IN BLOG 006-0Peccato, perché ci credevamo. Con cauta ma ottimistica speranza in molti pensavamo che la pedonalizzazione di via Todeschini, anche se solo per pochi giorni di un periodo definito, potesse costituire il primo passo, il calcio d’inizio di una partita verso il modello di città meno autocentrico che da sempre auspichiamo in favore di un maggiore spazio a pedoni, biciclette e mezzi pubblici. Così non è stato. Nonostante la buona volontà visionaria del proponente (Elio Insacco) e dei molti sostenitori (Lucia Cametti in testa) il progetto è naufragato fra la sollevazione popolare e le scuse del Consigliere comunale, per fortuna ancora convinto della bontà e sostenibilità della proposta.

Ad ordinanza revocata, allora, proviamo a ragionare sulle cause per evitare che da un fallimento possa derivare un atteggiamento immobile per altri sempre troppo lunghi anni. Supponendo valido il merito del provvedimento (si parla di organizzare un percorso ciclopedonale interquartierale che colleghi la periferia al centro in modo diretto e sicuro, un’iniziativa sulla cui utilità non si discute) ricercheremo nel metodo le ragioni del naufragio.

Giustamente si è detto che “la pedonalizzazione non è una penalizzazione ma, anzi, una conquista”. Assolutamente vero (per noi ciclopedoni). Ma quest’affermazione non è stata probabilmente colta allo stesso modo da tutti i cittadini. Affinché questa conquista sia percepita come tale da tutti i soggetti, e non solo da coloro i quali ne ottengono i benefici più immediati (l’utenza vulnerabile, in generale) serve qualcosa di più di un’affermazione. E’ impensabile infatti che chi si vede privato di diritti di cui ha goduto fino a un dato momento possa esultare al realizzarsi di certi interventi, seppure ritenuti di altissimo spessore sociale, che tali diritti revocano. Si tratta pur sempre di una limitazione alla libertà individuale. Le ragioni (più grandi e più alte) di questa restrizione vanno pertanto comunicate, motivate, condivise. Si chiama democrazia partecipata. In alcuni Paesi è prassi (pure in Italia ci sono state alcune riuscite sperimentazioni). Utilizzando questa modalità progettuale le tensioni fra le parti per contrasto di interessi si stemperano attraverso assemblee, confronti, mediazioni, gare di idee, coinvolgimento. E, almeno così dicono, si riducono drasticamente le nascite di nuovi Comitati (è evidente: se hai partecipato alla progettazione e alle decisioni, ne accetti meglio anche i necessari compromessi a te sfavorevoli).

Una bella occasione potrebbe essere l’inserimento di certi argomenti in un discorso di pianificazione più ampio. Magari in quel Piano della Ciclabilità (o Biciplan) che gli Amici della Bicicletta propongono da anni agli amministratori. Se non si contestualizza ogni intervento, grande o piccolo che sia, in un quadro di riferimento (meglio se condiviso, appunto) il rischio è quello di assistere a piccole battaglie poco edificanti come quella dei giorni scorsi, appunto. Dalla quale la civitas esce sicuramente sconfitta.

Mi è piaciuta la frase di Lucia Cametti, che ha ricordato la “funzione didattica degli amministratori nei confronti dei cittadini”. Ecco, un’occasione educativa forte potrebbe essere proprio quella di agevolare questo percorso virtuoso, utile pure alla costruzione di una cittadinanza responsabile e consapevole. Continuiamo a suggerirlo e ad augurarcelo di cuore.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.12.2010 su Verona-in blog)

Pampàm

Pampàm, èto visto la partìa de la Roma? Pampàm, èto visto che schifo, pampàm? El campo, pampàm, el paréa un campo de patate, pampàm…”
Ora, sostituite il pampàm con una bestemmia a vostra scelta, meglio se assonante, e avrete chiaro nelle orecchie il suono (quasi un verso futurista) di una tipica conversazione da bar. Che stavolta, oltre al solito disturbo, mi ha colpito per l’incalzare
quasi compiaciuto dell’interiezione. Un vezzo culturale tipico del popolo veneto, si dice. In fondo, bisogna contestualizzare.
Sono quasi convinto sulla volontà deficiente

Allora, per non cadere nell’inganno, contestualizziamo: non si tratta di un bar malfamato di un quartiere degradato, ma un posto elegante, da pausa pranzo cittadina, con i conversatori elegantemente vestiti, entrambi impegnati nella lettura di un quotidiano (L’Arena e la Gazzetta, vabbé…). Al tavolo vicino, scorro il Filo Rosso di Concita De Gregorio sulla compravendita di parlamentari.

Contesti? Questione di sensibilità? Punti di vista?
Un po’ ci sarebbe da stare preoccupati