Generalizzazioni pericolose

2017.12.13 - L'Arena - Foto "del giorno"

Foto (“del giorno”, in posizione di rilievo, come titolo comanda) pubblicata dal quotidiano “L’Arena” mercoledì 13 dicembre, rilanciando un’ANSA del giorno precedente.

Sarebbe ora di finirla di questi commenti “sì, ma…”, del tipo «muoiono più ciclisti, ma se la sono cercata…».

«Il 71 per cento gira senza casco». «E allora?» mi vien da dire «mica è obbligatorio…» (e per fortuna!).

Sono generalizzazioni pericolose.

E probabilmente anche sbagliate dato che, stante il numero di ciclisti circolanti in città (alcune migliaia, almeno), dovremmo vederne a decine (il 4%) trainati dalle auto, mentre davvero non si hanno ricordi di simili immagini in giro per le nostre strade.

Nemmeno giova mescolare gli obblighi di legge, come i fanali e i catarifrangenti dopo il tramonto, con i suggerimenti del buon senso (casco, giubbetto e specchietto, non obbligatori): crea solo confusione sulla normativa e risentimento sociale nei confronti di un’intera categoria che andrebbe invece sostenuta.

Infine, inutile notare come la foto non sia certo un esempio di comunicazione positiva (che non vuol dire nascondere la realtà, ma almeno non creare associazioni mentali vecchie e stantie, decisamente poco moderne). La foto odierna fa il paio con la foto della famiglia in bici a commento dell’impoverimento del ceto medio, comparsa su questo stesso quotidiano circa dieci mesi fa. Segno che la redazione del quotidiano “L’Arena” non impara dai suoi errori. Segno che c’è ancora molta strada da fare.

I molti ciclisti quotidiani rispettosi delle regole non possono condividere questi toni e questo stile comunicativo; spiace, molto. I ciclisti (quelli buoni, che sono la maggioranza, purtroppo ancora troppo poco visibile, in una città dominata -anche culturalmente- dalle auto) pedalando portano un gran beneficio alla città, oltre che a loro stessi. Andrebbero trattati con maggiore attenzione e rispetto.

A partire dai media.

Crociate contemporanee

L'Arena - Logo

Tutto è cominciato con una lettera, apparentemente innocente, di una signora perbene, disturbata dalla maleducazione altrui…

Sebbene, lo sappiamo, la maleducazione di certuni sia innegabile (ma ricordiamoci che essa è trasversale), non per questo mi metto a tavolino per stigmatizzare, carta e calamaio alla mano, il comportamento di tutti quelli che corrono in macchina alle mie spalle, o che si distraggono col cellulare, o…

Sono stanco di leggere lettere di questo tenore. Sono stanco di chi fomenta (anche se sorridendo e cerchiobottando) contrapposizioni tra categorie. Sono stanco di “una volta un ciclista mi ha sfiorato…”. Sono stanco di chi non ha nulla di meglio da fare. E sono stanco di quei giornalisti che non sanno più filtrare le notizie (e pure le non-notizie, come questa), dando voce a chiunque apra la bocca… Scusatemi, è che sono stanco.

TRAFFICO
Multare i ciclisti indisciplinati
L’Arena – mercoledì 13 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 22
Premetto che ammiro le persone che si servono della bicicletta per muoversi: nello stesso tempo fanno attività fisica, non inquinano e riducono il traffico. C’è una fetta però, purtroppo sempre più grande, che declassa e non di poco questa categoria. Percorrono strade in contromano e poche volte stanno attenti al normale flusso; attraversano sulle strisce pedonali a cavallo della bicicletta non ricordandosi che una volta che si viaggia sul mezzo si è a tutti gli effetti un veicolo, perciò è una manovra non giusta. Ma soprattutto mi rivolgo a quelle persone che viaggiano sui marciapiedi. Una volta sono quasi stata travolta da un ciclista a forte velocità mentre uscivo dal portone di casa, e non si è degnato di chiedere almeno scusa. Ti sfrecciano accanto senza tanta attenzione, ti suonano perché tu pedone ti sposti e li lasci passare perché secondo loro sul marciapiede è loro la precedenza. E si arrabbiano pure se gli fai notare che sono palesemente in torto. Capisco che le strade non siano certo all’altezza, piene di buche e in condizioni pessime, ma questo non dà loro diritto di andare sul marciapiede e oltretutto usare la prepotenza di diritto. Perciò un plauso a chi usa nel modo corretto questo mezzo; invece, a chi ha perso del tutto il senso civico, mi auguro che almeno incorra in multe salate.
Miriam Fresco VERONA

Come volevasi dimostrare, l'”innocente scritto” della signora Fresco risveglia gli istinti guerrieri dei nuovi crociati. Perché a casa mia queste le chiamo crociate.

Il dottor Baso, insigne commercialista e autore della lettera che segue, è un grande appassionato di automobili, di Ferrari in particolare. Non è proibito, ci mancherebbe, ma credo che il suo giudizio sia un tantino parziale. Fatico a pensare infatti che nella sua visione di città ideale vi sia posto per le biciclette. Anzi, suppongo che anche i pedoni siano un fastidio da eliminare, ma ci penserà in un secondo tempo; in questo caso se li tiene buoni, sono alleati preziosi. Deve aver pensato che si trattava di una ghiottissima occasione per gettare un po’ di discredito mediatico nei confronti del “nemico” (tale lo dipinge, con appassionata veemenza) per conquistare un po’ di lustro alle sue “truppe”. E l’ha sfruttata. La sua lettera, carente anche dal punto di vista compositivo (quantomeno un po’ arruffato nel suo argomentare), lo ripeto, non è casuale. Perché l’intervento della signora Fresco è stato tutt’altro che ingenuo ed innocente. Avevo immediatamente riconosciuto il “tarlo” nelle sue parole: sebbene inoppugnabile nel contenuto, la sua lettera era infastidita e “fastidiosa”, con i toni sbagliati. “Pelosa”, direi. E generalizzava, troppo. Non una semplice lagnanza, quindi, e mi dispiace essere stato uno dei pochi a coglierlo. Purtroppo ritengo che non funzioni il “non ti curar di lor ma guarda e passa”. Perché queste parole fanno danno, tanto. Si insinuano nella mente dei nostri concittadini e fanno breccia (non dobbiamo sopravvalutarli, i nostri concittadini, perché purtroppo hanno spesso dimostrato di non meritarselo). Lo scambio epistolare apparso sul nostro giornale nei giorni seguenti è lì a dimostrarlo.

Anche se la lettera del dottor Baso è ottusa nella sua visione complessiva degli spazi stradali, l’aggressività e grossolanità degli argomenti non fanno purtroppo sorridere nessuno. Non fanno sorridere noi ciclisti, perché capiamo che simili affermazioni provenienti da una posizione rilevante come la sua contengono un potenziale altamente pericoloso. E non fanno sorridere l’”uomo della strada”, perché egli, stuzzicato negli istinti più profondi, tende a dare molto credito all’autorità e ad amplificarne i toni in una sorta di effetto megafono. Accendendo le micce. Domani, nei bar, non si commenterà la grevità di un presidente, ma l’inopportunità di avere troppe biciclette in giro. Estremizzando, ma solo per fare un esempio, ricordiamoci che all’inizio si diceva, quasi scherzando, che “gli ebrei puzzavano”. Affermazioni ottuse, a cui nessuna persona di buon senso avrebbe dato credito e per le quali ci sarebbe stato da sorridere, se non fossero state pronunciate da tante e tali persone… La storia ci racconta il seguito.
Mi aspetto, con un po’ di timore, che “la Olga” approfitti della situazione per strapazzarci ancora un po’…

CICLISTI
Un codice da rispettare
L’Arena – sabato 16 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Sono assolutamente d’accordo con la signora Fresco. Soprattutto nel centro storico il caso che ha sollevato sta diventando patologico! La maggioranza dei ciclisti, e purtroppo ho notato di qualsiasi età, etnia e ceto sociale, non rispetta più il codice della strada mettendo in grave pericolo l’incolumità di se stessi ma anche degli altri! Vorrei infatti evidenziare che l’automobilista non si aspetta che qualcuno arrivi da un senso vietato e quindi generalmente non vi presta attenzione. Ora, il ciclista che arriva da un senso vietato rischia pesantemente la propria incolumità, ma nel contempo mette l’automobilista incolpevole in condizioni sia morali che economiche assolutamente poco piacevoli. Non parliamo poi dell’arroganza e della maleducazione della purtroppo stragrande maggioranza dei ciclisti che spesso non si rendono nemmeno conto di quanto possa essere pericoloso il mezzo che conducono nei confronti dei pedoni. Ricordo un unico caso che mi è successo recentemente. Era domenica, stavo attraversando a piedi Ponte Pietra che fra l’altro era gremito di turisti, quando dalla parte opposta sopraggiungeva un ciclista in sella alla sua bicicletta a velocità sostenuta che stava guardando le rive del fiume (assurdo!) e mi stava investendo. «Attenzione», grido io. E lui, senza nemmeno scusarsi né fermarsi, mi grida: «Faccia attenzione lei!». E questo era uno di quelli educati…Ringrazio la signora Fresco per aver sollevato questo serio problema e posso assicurare che, almeno il sottoscritto, si farà promotore presso il comandante della Polizia locale affinché i nostri vigili siano meno transigenti nei confronti dei nostri concittadini ciclisti.
Adriano Baso PRESIDENTE AUTOMOBILE CLUB VERONA

Ed ecco che, dopo che il comandante in capo ha ordinato l’attacco, si scatenano gli eserciti degli indomiti fanti (motorizzati) ad espugnare il fortino dei ciclisti.

Con un approccio decisamente battagliero (sfido a dichiarare che non sia così) gli interventi del tipo “un giorno mio zio è stato sfiorato da un ciclista, che gli ha pure fatto il dito medio” si sprecano e le pagine del quotidiano veronese ospitano lettere dai toni più o meno arrabbiati. Anche i ciclisti non stanno zitti, ma per fortuna usano armi meno grossolane: argomentazioni statistiche, ironia, razionalità. Nessuno dei ciclisti si sofferma più di tanto sulle volte (centinaia, e quotidiane) in cui ha rischiato la vita per colpa di una disattenzione automobilistica, di un inopportuno cellulare alla guida, di uno stop o una precedenza non rispettata. A partire dalla lettera di Luca Reani, che ricorda non esistere le categorie, ma solo la pura maleducazione e il non rispetto.

INDISCIPLINA IN STRADA
Chi sgarra in bicicletta
L’Arena – domenica 17 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 25
Prendo spunto dall’ennesima lettera che riguarda «i ciclisti», scritta dalla signora Fresco. Non trovo corretta l’abitudine di dividere le persone in categorie e poi aggettivare l’intera categoria. Al mondo non esistono i ciclisti e gli automobilisti, i bianchi e neri, quelli di Pescantina e quelli di Bussolengo, ma semplicemente persone più o meno educate, più o meno indisciplinate, più o meno furbe. Queste «qualità» personali sono trasversali a tutte le «categorie» in modo del tutto casuale. E poi in una giornata uno può andare a piedi, in bici, in macchina, in moto, in autobus, e notare tutte le scorrettezze che gli altri utenti commettono, a rotazione in funzione del mezzo che sta usando, a quale categoria dobbiamo assegnarlo? Ecco quindi che la logica dice che le infrazioni, nella fattispecie stradali, vanno sanzionate in quanto tali e declassano il singolo individuo che le commette, non una categoria (che non esiste).
Luca Reani VERONA

CICLISTI
Indisciplinati da multare
L’Arena – martedì 19 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Nell’esprimere la massima condivisione per quanto scritto dalla signora Miriam Fresco nella lettera pubblicata su L’Arena il 13 gennaio a proposito dei moltissimi ciclisti indisciplinati, mi preme far presente che, a mio modestissimo parere, parte della responsabilità dell’anarchia che vige tra molti di loro ce l’hanno gli agenti delle forze dell’ordine che, in presenza di un ciclista indisciplinato (per usare un’eufemismo; l’espressione più appropriata sarebbe «in flagranza di infrazione al Codice della strada»), non dico – voglio essere buono – che gli facciano una contravvenzione, ma manco fanno la fatica di avvisare il ciclista in questione che ciò che sta facendo è un’infrazione al Codice della strada e che non lo debbono più fare. Moltissime volte sono stato testimone di simili comportamenti da parte degli agenti delle forze dell’ordine, che non fanno una piega quando sotto i loro occhi passano ciclisti sul marciapiedi o che attraversano passaggi pedonali riservati, appunto, ai soli pedoni; e non sto parlando di quegli attraversamenti che sono comuni sia per i pedoni che per i ciclisti. Oltretutto, questi ciclisti, a dir poco indisciplinati, credendosi equiparati ai pedoni, nell’attraversare sulle strisce pedonali si permettono pure di prendersi la precedenza! E’ ovvio che, con questo atteggiamento da parte degli agenti delle forze dell’ordine, passa il messaggio che ai ciclisti tutto sia permesso e che per loro non vi siano né regole e né Codici da rispettare. Posso capire la riluttanza a fare contravvenzioni ai ciclisti che poi, come è già successo in passato, provocano lo sdegno e le proteste da parte dei simpatici Amici della bicicletta che se la prendono con chi ha fatto, giustamente, rispettare il Codice della strada anche a loro, ma almeno facciano lo sforzo di educarli. Non è forse questo uno dei compiti principali delle forze dell’ordine?
Alberto Quagli VERONA

CICLISTI/1
Severi anche con le vetture
L’Arena – mercoledì 20 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Il presidente dell’Aci di Verona, in una lettera, ha lamentato la condotta maleducata e pericolosa dei ciclisti, riportando un caso personale: una bicicletta stava per investirlo pedalando a velocità sostenuta sul Ponte Pietra gremito di gente. Al suo «attenzione!» il ciclista ha risposto «faccia attenzione lei!». Ritengo- e scrivo in qualità di ciclista, ma anche di automobilista, utente dei mezzi pubblici e pedone- che certamente quel ciclista avrebbe fatto meglio a scusarsi sorridendo. Almeno tra utenti deboli della strada, i rapporti dovrebbero essere improntati a solidarietà e gentilezza e alla regola dell’attenzione verso chi è più vulnerabile. L’Istat ci dice che nel 2014 in Italia, effettivamente, ben 4 pedoni sono morti nello scontro con una bicicletta. Nel 2013 solo uno. Vorrei però rilevare che nello stesso 2014 i pedoni morti perché investiti da un mezzo motorizzato sono stati 573. Di questi, 427 sono stati uccisi da auto private. Probabilmente anche quelle persone avranno gridato «attento!» ma chi è chiuso in un abitacolo non può sentire e guida un mezzo pesante ad una velocità ben più elevata di quella di una bicicletta. Mi auguro quindi che il presidente dell’Aci, oltre a sollecitare la Polizia locale ad essere più intransigente nei confronti dei ciclisti, voglia mostrare la stessa sensibilità nel sollecitare maggior rigore nei confronti degli automobilisti. Fatte le dovute proporzioni di pericolosità anzi, l’intransigenza dovrebbe essere moltiplicata almeno per cento.
Donatella Miotto VERONA

CICLISTI/2
Ma i colpevoli sono solo loro?
L’Arena – mercoledì 20 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Dunque, secondo il presidente dell’Aci di Verona il problema principale della mobilità nella nostra città, il problema che giustamente merita il massimo dell’attenzione da parte della polizia locale, sollecitata a porvi rimedio al più presto e con maggiore severità, è l’indisciplinatezza dei ciclisti urbani. È noto a tutti, infatti, che: sono i ciclisti che non rispettano i limiti di velocità, si distraggono col cellulare, sorpassano dov’è proibito e mettono così a repentaglio la vita dei pedoni, ad esempio quando attraversano la strada sulle strisce (gli investimenti su corso Milano stanno a dimostrarlo); sono i ciclisti che con le emissioni velenose dei loro velocipedi inquinano l’aria della nostra città rendendola irrespirabile e favorendo così l’insorgere di malattie respiratorie anche gravi; sono i ciclisti che, invadendo la Ztl con o senza autorizzazione, impediscono il godimento del nostro meraviglioso centro storico a concittadini e turisti che vorrebbero passeggiare in tutta tranquillità; sono i ciclisti che parcheggiano i loro ingombranti mezzi ovunque, non rispettano i divieti di sosta, occupano i marciapiedi e le poche piste ciclabili esistenti, impediscono il passaggio dei pedoni ostacolando in modo particolare carrozzine e carrozzelle, deturpano la bellezza del centro storico (davanti a Castelvecchio, a Porta Borsari, in piazza Erbe, davanti al municipio…); sono i ciclisti che, creando un volume di traffico cittadino ormai insostenibile, impediscono ai mezzi pubblici di muoversi in tempi ragionevoli e di diventare così davvero attraenti per gli spostamenti urbani. Sanzioniamoli, allora, questi concittadini indisciplinati, proponiamo anche misure drastiche nei loro confronti, magari la confisca delle loro pericolose e invadenti biciclette, e finalmente potremo dire di aver combattuto la causa principale dei problemi di mobilità urbana a Verona e di aver contribuito a renderla una città più sicura, più tranquilla, più pulita!
Francesca Gonzato VERONA

INCIDENTI STRADALI
Ma i ciclisti sono le vittime
L’Arena – giovedì 21 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Gli incidenti stradali a Verona stanno calando grazie anche all’opera do prevenzione da parte della polizia municipale. Ciononostante, anche nel 2015 si sono avuti 1.753 sinistri, con nove morti e 46 feriti gravi. Quanti di questi sono stati provocati dai brutti, maleducati e arroganti ciclisti e quanti, invece, da simpatici automobilisti? Non ho trovato il dato, ma penso di non sbagliare se dico che nessun morto o ferito grave è stato causato da un qualsiasi ciclista. Mentre i ciclisti e i pedoni sono spesso vittime del comportamento di qualche automobilista. Eppure la rubrica delle lettere ospita spsso lamentele di persone che denunciano la pericolosità e la maleducazione dei ciclisti, quasi mai degli automobilisti. Invito tutti a segnalare pure tutte le infrazioni dei ciclisti (magari anche dei pedoni) senza dimenticare che il vero problema di città come Verona è l’eccesso di traffico privato a motore, responsabile di imbruttimento delle strade e di minumenti, di inquinamento e di insicurezza.
Giuseppe Merlin MONTORIO

In questo scritto, però, il signor Taborelli varca il limite. Manca solo che il suo ciclista (nero e senza fari, nella notte nera, col giubbetto nero) mastichi una liquirizia… Anche qui si percepisce rabbia, livore. Qualcuno suggerisce frustrazione da traffico e invidia per la pedalante libertà. Può essere. Tuttavia decido che merita una risposta.

E, stavolta sì, scrivo anch’io.

CICLISTI
Bici, controlli e sequestri
L’Arena – venerdì 22 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Riallacciandomi a quanto asserito da Adriano Baso nell’articolo del 16 gennaio, ritengo che ormai sia tempo di agire, di investire di più nelle forze dell’ordine, di invitare il comandante della Polizia municipale dottor Altamura a porre un freno a questo viavai di ciclisti che, in ogni ora, dalla mattina all’alba del giorno dopo, compresa soprattutto la notte, scorazzano indisturbati, in contromano, a fari spenti, in mezzo alla strada, dondolandodi qua e di la come se si sentissero padroni della strada. Occorre che ci scappi il morto come in tutte le cose, prima che le autorità decidano di porre rimedio ad un simile pericolo che coinvolge ciclisti, pedoni, automobilisti e chiunque altro abbia a che fare con queste persone senza cervello? Alcune sere fa, verso le 23.40, dopo aver presieduto ad una assemblea condominiale, stavo andando a casa quando, arrivato alla fine di via Rosa Morando, nell’immettermi con il mio automezzo in via Badile, vedo sfrecciare, proveniente proprio da quella via, un ciclista di colore, con una bicicletta senza fanale, in contromano che stava dirigendosi verso Porta Vescovo. L’oscurità della notte, il colore del volto dello sconsiderato velocista che fra l’altro indossava anche un giubbetto nero, la mancanza di fanali davanti e dietro la bici, la mia stanchezza e il desiderio impellente di arrivare a casa, mi hanno per un attimo fatto sobbalzare e Dio ha voluto che la mia frenata improvvisa sia riuscita ad evitare un sicuro incidente. Se ciò non fosse andato bene, vai tu a convincere i vigili che ti sei trovato all’improvviso un ciclista in contromano con un velocipede fatiscente e che non sei riuscito ad evitarlo… Sicuramente perdi la serenità, se prima ce l’avevi. Propongo di fermare e revisionare subito, anche di giorno, tutte le biciclette che girano in città e in periferia, sequestrare i mezzi non conformi e che non garantiscono sicurezza sia per chi li cavalca sia per chi li incontra, freni, gomme, fanali, pedali e quant’altro e cominciare a sequestrarli se fuori norma e pene più severe se qualcuno viene colto a percorrere vie in contromano. Alla fine la responsabilità ricade sempre sugli automobilisti e non ritengo giusto assumermi presunte colpe anche quando non lo merito!
Giuliano Taborelli VERONA

Nel frattempo, al mattino successivo, arriva la proposta di tregua da pare del dottor Adriano Baso, che rimette la discussione su un piano decisamente diverso, di parità e civiltà.
Buongiorno, dottor Baso, questo è l’approccio giusto, lei è il benvenuto.

CICLISTI
Manca il rispetto delle regole
L’Arena – sabato 23 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 27
Dico alle signore Miotto e Gonzato che ho solo risposto ad una signora che si lamentava del comportamento dei ciclisti. Non era certo mia intenzione scatenare una guerra fra ciclisti ed automobilisti! Ognuno di noi, che comunque a volte può essere automobilista, motociclista, ciclista o pedone, ha le proprie colpe! Il fatto è che è venuto a mancare il rispetto delle regole da parte di tutti! Anche da parte di quei pedoni che si lanciano sulle strisce pedonali senza nemmeno guardare se sta arrivando qualcuno! Che fine ha fatto il senso civico che i nostri padri ci hanno insegnato? Il rispetto per gli altri e soprattutto per i più deboli? Purtroppo troppo spesso vedo solo comportamenti di arroganza e maleducazione da parte di tutti noi, sia in veste di camionisti, autisti di autobus, automobilisti, motociclisti, ciclisti o pedoni. E questo mi rammarica non poco. Cerchiamo tutti, con un po’ di buona volontà, di ritornare alle nostre origini, nel rispettare le regole e soprattutto gli altri! Si eviterebbero così sicuramente molti incidenti anche gravi.
Adriano Baso PRESIDENTE AUTOMOBILE CLUB VERONA

La mia lettera ancora non è stata pubblicata. Nel frattempo lo è un ulteriore intervento del “crociato” Taborelli, che stavolta proprio non si contiene, elencando prima tutte le carenze valoriali per attribuirle poi alla categoria “maudit”. Pensavo di suggerirgli anche un bel tatuaggio sul braccio, solo per ragioni di civiltà e sicurezza, s’intende… Ritorno alla mia domanda iniziale: se non sia cioè compito del buon giornalismo premurarsi anche di filtrare gli atteggiamenti oltranzisti e intolleranti. Sempre che si sia in grado di riconoscerli, s’intende. La mia lettera del 22 gennaio, se sarà pubblicata, andrà bene anche come risposta a questa sua seconda missiva.

CICLISTI
Non mancano regole ma valori
L’Arena – martedì 26 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 25
Nel rispondere ad Adriano Baso, ritengo errato parlare di mancanza di regole, bensì si tratta di un appiattimento se non di una rimozione dei veri valori che hanno contraddistinto la generazione dei nostri padri e ci hanno fatto capire quanto sudore occorre far scivolare sul volto per cercare di costruire una vita decorosa. Dove sono andati a finire l’amore, il rispetto, la correttezza, la sincerità, il buon senso, la fatica? Ora abbiamo solo arroganza in primis, maleducazione, ipocrisia, indifferenza, violenza, desiderio di distruggere per eliminare il sentimento di «noia» che aleggia anche di notte senza parlare di bullismo, pornografia, filmini a luci rosse. Cosa vuol parlare di regole… ma chi le segue ormai? Avrei migliaia di episodi da raccontare a sostegno della mia tesi. Ecco perché propongo che anche le biciclette vengano revisionate a campione, come tutti gli altri mezzi e che venga anche visitato il conducente al quale, se in possesso dei requisiti, verrà consegnato un patentino con il numero di matricola della bici, numero inciso in maniera indelebile sul mezzo. Sapremo così a chi appartengono le bici appese a un paletto mezze distrutte e forse avremo anche meno imbecilli scorrazzanti come se fossero i padroni di strade e marciapiedi ma anche i luminari dell’insolenza.
Giuliano Taborelli VERONA

Ciclista illuminato: siamo tutti d’accordo. E FIAB non sta certo zitta a riguardo. Iniziative annuali e ripetuti interventi educativi di invito a usare i dispositivi di illuminazione, per il bene proprio e altrui, non sono certo un “plateale silenzio”…

CATTIVE ABITUDINI
In bicicletta a fari spenti
L’Arena – giovedì 28 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 24
Parole sante quelle della lettera a L’Arena di venerdì 22 gennaio sull’andare in bicicletta sconsideratamente senza fanali, ovviamente quando sono indispensabili cioè di sera. Dovrebbero comparire in massima evidenza sui computer dei Dirigenti comunali, per agire subito, senza se e senza ma, nel reprimere l’attuale increscioso fenomeno il quale passa, invece, nel più plateale silenzio. Certo di sera non si può far altro che accorrere sul luogo dell’incidente quando capita, ma non si capisce perché, invece, di giorno, non sia possibile istituire dei saltuari controlli con relativa appropriata sanzione per chi cavalca mezzi non idonei, senza ovviamente accettare scuse che… sta splendendo il sole. Sapendo che un controllo c’è, sia pure come ho detto saltuario perché le esigenze sono tante e il personale non può fare l’impossibile, ritengo che molti inizierebbero a riconsiderare il desueto obbligo di fanale anteriore e fanalino posteriore.
Lettera firmata

Eccola, finalmente!

L'Arena 29.01.2016 - Più biciclette e più rispetto (LLorini)

CICLISTI
Più biciclette e più rispetto
Lettera spedita a L’Arena la sera del 22 gennaio 2016
L’Arena – venerdì 29 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Il signor Taborelli, nella sua picaresca esposizione dei cattivi ciclisti, dipinge una città piena di pedalatori, diurni e soprattutto notturni. Magari fosse!, dal momento che è comprovato che la “sicurezza è nella quantità” (safety in numbers, dicono gli anglosassoni, a indicare la quota di massa critica che rende la bici percepita dagli automobilisti e quindi più sicura), sarebbe una buona notizia. Ma egli, invece, nell’auspicare indirettamente una drastica riduzione del “fastidio biciclette”, dimentica una fondamentale verità: ovvero che già oggi (e sempre più in futuro se non invertiremo la tendenza) le automobili sono troppe e lo spazio disponibile nelle città non è più sufficiente per garantire una soddisfacente mobilità ai cittadini e che è quindi interesse di tutti favorire la ciclabilità. Se non vorremo passare sempre più tempo delle nostre giornate nel “grande ingorgo” che paralizzerà le nostre strade, occorre prodursi al più presto in una svolta virtuosa. Ognuno di noi dovrà (re)imparare ad utilizzare in modo più efficiente ed efficace le risorse più elementari, da quelle individuali-naturali (piedi, muscoli e biciclette) a quelle collettive (trasporto pubblico, che andrà inevitabilmente potenziato), dimenticando l’auto privata, se non per i casi di reale necessità (laddove la bici non basta e il mezzo pubblico non arriva). Pensando a questo scenario sarà meglio che ci alleniamo (e partire da subito non è sbagliato, anzi) ad una migliore convivenza tra tutti gli utenti della strada. Le guerre non servono, anche perché dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che alla base della nostra società stanno le regole e che è di fondamentale importanza rispettarle, tutti. Chi non lo fa, ciclista, automobilista o pedone che sia, si autoesclude dal contesto civile, semplicemente non ne è degno (e va sanzionato, non v’è dubbio). Impegniamoci invece e lavoriamo da subito, c’è molto da fare, per costruire armonia e rispetto reciproco, partendo da noi stessi. Riduciamo (e di molto) la velocità; evitiamo il telefono alla guida; scendiamo con le bici dai marciapiedi e rispettiamo i semafori e le distanze di rispetto; teniamo i guinzagli dei cani un po’ più corti e non invadiamo le corsie delle varie utenze (ove presenti). E cominciamo anche a pensare che una società evoluta è solidale (l’opposto della giungla), e il più forte protegge il più debole. In questo senso sta andando anche la revisione del Codice della Strada, che vorrebbe capovolgere la visione della circolazione a favore delle utenze “vulnerabili”, passando anche attraverso norme (ormai accettate in tutta Europa) che, non me ne voglia il mio interlocutore, consentono al ciclista di circolare in controsenso (che è diverso dal contromano), senza tuttavia sconto alcuno per la sicurezza.
Luciano Lorini VERONA

Ed ecco pure la risposta piccata del signor Taborelli, che mal tollera repliche ai suoi argomenti.

“Picaresco” (inutile dire che era riferito alla descrizione del ciclista nella sua prima lettera, non certo al tono della sua seconda replica) in realtà mi era piaciuto, lo trovavo azzeccato. Pensare al ciclista ondeggiante descritto dal Tobarelli come a un moderno Don Chisciotte, arruffato, spaesato, ma consapevole della bontà della sua “missione” (e alla fine vincitore) mi era pure sembrato beneaugurante per la causa degli stessi ciclisti.

La lettera odierna conferma che, in generale, le “perle ai porci” sono uno spreco.
In questo caso, però, non trattandosi di una risposta al singolo, mi conforta sapere che comunque moltissime persone leggono e apprezzano (o biasimano, a seconda i casi): alla pubblicazione della mia replica ho ricevuto diversi messaggi di ringraziamento, e questo è positivo, indica che il tono è stato apprezzato. Un amico mi ha anche detto di avere risposto pure lui, senza però venir pubblicato, per il tono probabilmente poco costruttivo. Strano, sembra il segnale che allora una sorta di filtro redazionale esiste. Non per il Taborelli, pare, al quale evidentemente viene riconosciuta una buona capacità di argomentare… (mah, la sua lettera odierna è proprio illeggibile, da tanto è arruffata e discontinua, povera nelle sue tesi… Nemmeno si è curato di cercarla, la dichiarata differenza tra controsenso e contromano…).

CICLISTI
Troppo idealismo
L’Arena – mercoledì 3 febbraio 2016 – LETTERE, pagina 24
Nel rispondere al signor Lorini, ritengo fuori luogo descrivere la tipologia della mia lettera disturbando un vocabolo di origine spagnola, «picaresca», che spesso viene usato nella novellistica per raccontare le vicende di un personaggio vagabondo, burlesco e truffatore. Nel mio scritto, non ravviso nulla di tutto ciò, ma solo il fatto che i valori di una volta sono scomparsi ed ora si pensa che, per la sicurezza, siano sufficienti esclusivamente le regole che raramente vengono rispettate soprattutto dai ciclisti quali il segnale di stop, i semafori, le precedenze, l’attraversamento sulle strisce pedonali seduti comodamente sul sellino del loro mezzo a due ruote. Tutto questo non si improvvisa, è puro idealismo credere che bastino segnali e pitture sulla strada per sentirsi tranquilli anche camminando, sperare che la prudenza, il rispetto, il senso di civiltà fioriscano dentro di noi così magicamente. Viviamo in una realtà dove gli orari, gli impegni, gli appuntamenti, il lavoro fanno parte di noi stessi e la fretta è la nemica numero uno di tutto ciò. Certo, concordo che occorre servirsi dei mezzi pubblici, ma questo è un altro discorso. Dimenticavo di informare che via Badile, strada dalla quale è sbucato improvvisamente il ciclista di colore, è a senso unico, pertanto se si imbocca in maniera erronea è sempre in contromano, costituendo comunque un pericolo per chi la percorre correttamente.
Giuliano Taborelli VERONA

Questa settimana è già la seconda volta che le lettere pubblicate su L’Arena occupano lo spazio di due pagine. Segno della voglia di partecipazione dei cittadini o piuttosto del bisogno di contenuti (non importa di quale qualità) da parte della redazione? Chissà…

Natura o progresso: un miope ricatto

«Le operazioni di taglio avverranno a partire dalle piante più giovani e meno frondose». Così fu detto e così riportarono i giornali, come se avesse senso stilare una classifica di merito dei condannati a morte per stabilire chi mandare per primo al patibolo. Vorremmo evitare di cadere in questo tranello, ribadendo la nostra convinzione che ogni pianta, grande o piccola che sia, ha un suo fondamentale ruolo nel già precario ecosistema urbano.

Il ricatto “natura o progresso”, inoltre, è mal posto e non può trovare soluzione in questi termini. Perché le ragioni del cemento (dell’asfalto) sono miopi e col vero progresso nulla hanno a che spartire. Una volta avanzata, questa “modernità” non torna indietro; alla natura non sarà data possibilità di riprendersi lo spazio perduto. E a rimetterci saranno, come sempre, la città e i suoi abitanti, sempre più abbruttiti, sempre più ammalati.

Non ci stancheremo mai di ripetere che l’equazione “più strade, più parcheggi uguale meno traffico” non può funzionare. Perché il traffico è insaziabile: se non lo si doma non si accontenta e chiede sempre più spazio. Contestiamo quindi con forza, al di là delle varie alternative di progetto (tutte volte a “snellire”), la presunta ineluttabilità di questa tendenza, che tutti cercano di gestire, ma pochi si impegnano a invertire. La formula che proponiamo è “più bici, più pedoni e più trasporto pubblico uguale meno traffico, più salute, maggiore qualità della vita”. Funziona. Molti amministratori e cittadini, altrove, se stanno accorgendo e le piccole e grandi conversioni conseguenti, pubbliche e private, cominciano a fare notizia e ispirarne di nuove. Certi politici veronesi, invece, sono ancora ispirati dalle motoseghe e continuano ad abbattere, come i famosi personaggi brechtiani.

Nel suo ultimo libro “La mia Londra”, Simonetta Agnello Hornby scrive, in un passaggio particolarmente azzeccato: «Sono e continuo ad essere sorpresa dalla quantità di alberi, piante e giardini che si trova a Londra.» (città la cui modernità converremo non essere in discussione) «Si creano in continuazione spazi verdi anche piccoli, […] perché Londra si esprime liberamente nei propri parchi. […] Un paese civile si distingue anche per il modo in cui tratta le proprie piante.». Appunto.

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Citazione Simonetta Agnello Hornby)

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Commento FColombo)

(Nota su Facebook – 19 luglio 2014)

(Pubblicato su Ruotalibera 139 – settembre/ottobre 2014)

Vélo Magique

Verona-IN BLOG 014-0L’azienda produttrice di Arbre Magique sta svolgendo in alcune  città europee una prima indagine di customer  satisfaction  in vista del lancio di un deodorante profumato per bicicletta chiamato Vélo Magique. Tra le città prescelte anche Verona. “Le ragioni di questa scelta – scrive Henri Rouen responsabile commerciale della casa francese – sono nel fatto che Verona, da sempre meta di grandi flussi turistici, è davvero famosa nel mondo. Come molte altre città, purtroppo soffre di forme di inquinamento particolarmente svantaggiose per i ciclisti. Infine è una città nella quale è attiva un’associazione ciclo ambientalista abbastanza grande da supportare il nostro test.”

Infatti proprio gli Amici della Bicicletta (Fiab) sono stati coinvolti nella sperimentazione del nuovo prodotto. All’associazione sono state consegnate 6.000 confezioni di Vélo Magique nelle due essenze prodotte appositamente per i ciclisti: pino mugo e lavanda montana. L’associazione provvederà a distribuire le confezioni, sino al loro esaurimento, a chi ne farà richiesta via mail all’indirizzo info@amicidellabicicletta.it . Per ricevere l’omaggio ci si deve impegnare a rispondere alle domande che la casa francese porrà alla fine della sperimentazione volta a verificare l’efficacia del prodotto. Vélo Magique va appeso al manubrio e, una volta liberato dalla confezione, per una settimana rilascia un profumo avvolgente e particolarmente confortevole per il ciclista impegnato a pedalare nel traffico.

Il presidente della Fiab Amici della Bicicletta di Verona Paolo Fabbri ha dichiarato di essere stato piacevolmente sorpreso dalla richiesta della “Arbre Magique” e rilancia polemicamente al Comune: “a noi e ai problemi dei ciclisti veronesi sembrano decisamente più interessati gli operatori economici che nostri amministratori, così distratti da non cogliere, proprio in questa crescente attenzione per le due ruote, un segnale che dovrebbe farli ricredere sulla dissennata politica di mobilità che vanno perseguendo”.  Non si illuda comunque l’assessore Sboarina: per migliorare la qualità dell’aria a Verona ci vuole ben altro…

[Infine un messaggio all’assessore all’ambiente Sboarina: “Caro assessore, non si lasci tentare da Velò Magique: per risanare l’aria, a Verona ci vuole ben altro!“]

(comunicato stampa degli AdB-VR)

(pubblicato il 01.04.2011 su Verona-in blog)

 

Velo-city 2011

Verona-IN BLOG 015-0La pioggia arrivata su Siviglia, dopo una settimana estiva con punte di 32°, ha definitivamente abbassato il sipario sulla 19^ Conferenza internazionale sulla Mobilità ciclistica “Velo-City”, celebrata dal 23 al 25 marzo per iniziativa di European Cyclsts’ Federation (ECF) insieme all’Amministrazione comunale della capitale Andalusa.

Oltre 120 relatori hanno presentato e discusso le loro tesi nelle sessioni plenarie, nei workshop e nelle tavole rotonde. Unanime il consenso manifestato per i risultati ottenuti dalla Città di Siviglia che in soli 4 anni di lavoro ha dato attuazione al Piano urbano della mobilità ciclistica realizzando circa 140 Km di percorsi ciclabili e servizi ai ciclisti. Per questa ragione Siviglia è stata battezzata la “Copenhagen del sud”.

Il maestro di cerimonie, Gil Peñalosa, già assessore ai Parchi e al tempo libero della città di Bogotà, non si è limitato ad introdurre ospiti, rappresentanti delle istituzioni e prestigiosi relatori ma ha egli stesso, con l’ausilio di video e presentazioni, portato testimonianza diretta di buone pratiche di mobilità ciclistica in Canada, Stati Uniti e Sud America. Sarà stato anche a causa della sua presenza che tra i 900 partecipanti, la delegazione proveniente dall’America Latina era numerosa come non mai.

Tra gli eventi che hanno prolungato per l’intera settimana la presenza a Siviglia di delegati ed esperti di mobilità ciclistica internazionali, l’assemblea generale dell’European Cyclists’ Federation (20-21 marzo) e  la visita guidata in bicicletta, da Puerto Serrano a Oliera, della “Via Verde de la Sierra”, una ciclovia di 36 Km realizzata dove prima correvano i binari di una ferrovia ormai dimessa (26 marzo). Lungo quella infrastruttura, popolata di ciclisti di tutte le età, le stazioni sono diventate centri visita o strutture per la ricettività di cicloturisti con bar, ristoranti e appartamenti a forma di vagoni ferroviari. Non a caso alla “Via Verde de la Sierra” è stato assegnato il Premio Europeo delle Vie Verdi nel 2005 e nel 2009.

La settimana della bici si è poi chiusa domenica con una grande “parata” in bicicletta, con in testa il Segreterio generale ECF, l’olandese Bernhard Ensink, a cui hanno partecipato migliaia di sivigliani in bici ma anche centinaia di pattinatori. Nel corso della sessione di chiusura della Conferenza, è stata approvata e sottoscritta la “Carta di Siviglia”, il documento finale sulla mobilità ciclistica che verrà posto all’ordine del giorno del prossimo summit mondiale dei ministri dei trasporti ospitato dall’International Transport Forum (ITF) che si terrà a Lipsia a maggio 2011. Il documento è stato firmato anche dal Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia. La Conferenza Velo-City non è solo un evento convegnistico  ma, come ha affermato il presidente dell’ECF, il tedesco Manfred Neun, “ una piazza reale dove, anche attraverso gli spazi espositivi, si incontrano istituzioni, imprese, progettisti, consulenti, soggetti no-profit”.

Tra gli espositori internazionali è spiccata la presenza di un’unica azienda italiana che produce e commercializza Biostrasse, un materiale per la pavimentazione di ciclovie che grazie alla sua eco-compatibilità certificata può essere utilizzato anche in zone SIC (Sito d’interesse Comunitario), ZPS (Zone a Protezione Speciale), ZSC (Zona Speciale di Conservazione).

Applaudita la cerimonia di passaggio di consegne tra gli organizzatori di Siviglia e quelli del prossimo anno. L’edizione “global” del Velo-City si terrà a Vancouver, Canada, dal 26 al 29 giugno. Già pronto lo slogan “Cities in Motion”.

Lello SforzaUfficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

(pubblicato il 30.03.2011 su Verona-in blog)

Educare alla bellezza

Gli stalli ricavati a ridosso dell’Arena sono un brutto segnale di degrado e poca civiltà

“Più ti guardo, più mi piaci”, canta Casadei. E qualcuno va rincalzando che “tanto, poi, ci si abitua”. Ma a noi, sognatori, piace ricordare Peppino Impastato, quando diceva che “bisognerebbe educare la gente alla bellezza, contro l’abitudine e la rassegnazione”. Non abbiamo quindi problemi a dire che questi nuovi stalli vicino all’Arena proprio non ci piacciono. Non ci sono piaciuti i primi 12, tracciati dalla giunta Zanotto (lo dicemmo in più occasioni); non ci sono piaciuti gli attuali nella loro prima sistemazione, a ridosso del vallo; non vogliamo abituarci alla loro presenza nemmeno ora che li hanno spostati dall’altro lato della strada. Proviamo a spiegare il perché.

Intanto sono e restano brutti. Molto brutti. E in una città che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità (che significa “universalità, unicità ed insostituibilità”) questo aspetto è tutt’altro che trascurabile. Tra l’altro la cura del patrimonio artistico avrebbe pure una sua valenza economica, alla quale però nessuno pensa. Come se ai turisti e ai cittadini interessasse solo il lato prospicente la piazza Bra’, supponendo che la nostra Arena possa avere un suo “lato B”, inteso come bene di seconda scelta, rilevante per pochi. In base a queste affermazioni ci chiediamo perché si siano spesi soldi per la pulizia degli arcovoli posteriori…

di Giuseppe Luisi: “Tolleranza zero”

Parlando poi di aspetti legati al modello di mobililtà ci spiace constatare che ancora una volta tutto ruota intorno all’automobile. Per fare posto ai nuovi posti auto si è ridotta a senso unico una strada, sopprimendo una corsia preferenziale che, se è vero che non serviva più agli autobus dopo la pedonalizzazione di via Stella, garantiva comunque il collegamento Municipio-via Stella ai ciclisti, ai mezzi di servizio e ai tassisti (stupisce che non giungano proteste da questo fronte). Ridurre la permeabilità del centro storico alle biciclette significa compiere un passo indietro rispetto alla direzione di progresso e civiltà che l’Europa ci addita di continuo e che noi ci ostiniamo a trascurare. E’ un indice di grave miopia nei confronti della visione di modernità e progresso, quella vera, che qualcuno vorrebbe però venderci storpiata e declinata alla sua maniera.

Come dietro all’Arena, così pure in piazza Bra’ di fianco al Municipio e a Castelvecchio alla fine delle Regaste di San Zeno, l’obiettivo dell’Amministrazione è ricavare posti auto. I tre stalli di Castelvecchio messi lì’, “sul cantòn”, tanto perché “i ghe stava” sono un insulto al buon gusto. Come pure le auto in sosta ai lati di Palazzo Barbieri, quasi dei telamoni a sostegno della scalinata.

Ci è stato raccontato che si tratta di un provvedimento temporaneo, in attesa della riapertura di Piazza Cittadella. Speriamo sia vero; anche se ci permettiamo di dubitare. Noi AdB ci stiamo interrogando su possibili iniziative a sostegno della definitiva cancellazione di tutti gli stalli che offendono i nostri bei monumenti. In aiuto alla battaglia pro-decoro che qui a Verona, tanto efficace contro bivacchi e vu cumprà, non riesce a contrastare la pigrizia e la maleducazione dei suoi cittadini (un esempio: la sosta selvaggia davanti a Portoni Borsari). Intanto rinnoviamo la proposta ai nostri amministratori di dimostrare la loro buona fede e l’impegno per la città e l’ambiente, rinunciando da subito al privilegio del parcheggio in Piazza. L’invito è rivolto a tutti, compreso il Sindaco la cui auto, ad ogni buon conto, non ha bisogno di stalli: fa spesso mostra di sé proprio di fronte alla scalinata di Palazzo.

Luciano LORINI

Pubblicato su Ruotalibera (Anno XXVI Num. 1 – 115 – Gennaio/Febbraio 2010)