MoVer, un affarone

Verona-IN BLOG 028-1 MoVer cardMi sono fatto la MoVer. Ho usato la formula più conveniente per me, utente occasionale dei giorni piovosi (ché altrimenti vado in bici): il borsellino elettronico. Praticamente si acquista un credito (taglio minimo 15 euro) che viene caricato sulla tessera, per poi utilizzarlo a poco a poco, in modalità “a scalare”; un po’ come per le ricariche telefoniche. A differenza di queste ultime, però (per le quali un contratto garantisce le modalità di tariffazione), la tessera MoVer non garantisce un numero determinato di viaggi sul mezzo pubblico, in quanto il loro costo è comunque determinato dal fluttuare delle tariffe, abbastanza stabili in passato, quantomai ballerine in tempi recenti.

Già una volta infatti, da quando ne sono fortunato possessore, il mio borsellino è stato istituzionalmente scippato di una parte del suo valore: fu a gennaio 2011, in occasione del passato aumento tariffario del 10%. Ora si prepara un secondo giro: tra una settimana, il primo luglio, verrò “ritassato” di oltre il 18% del saldo. Logicamente, il danno in valore assoluto è tanto maggiore quanto la cifra residua caricata sulla tessera.

Mi sono fatto la MoVer, sono ormai passati tre anni. Lo so bene, in quanto un bel mattino la macchinetta me l’ha rifiutata e mi sono ritrovato a fare la parte del “portoghese” involontario, senza spicci per l’emettitrice di bordo (a tariffa maggiorata) e senza, ovviamente, biglietti in tasca. Mossa a pietà, una solidale passeggera (di colore), mi ha regalato un biglietto… Subito non ho realizzato cosa fosse successo, ma poi ho capito: la MoVer, infatti, “scade” dopo soli tre anni. Rinnovarla richiede un obolo di 6 euro (più la foto nuova, mi dissero, per poi scoprire che non era invece necessaria) per la riemissione, pena la perdita del credito residuo che non è rimborsabile (nemmeno se decidessi di recedere dal contratto), ma solo trasferibile su un nuovo documento.

Salvo il voler pensar male mi sfuggono le ragioni di tale clausola (vessatoria). Ragioni tecniche? In piena era tecnologica? Ma fatemi il piacere!… Forse allora sarà perché la foto resta giovane mentre il soggetto invecchia (una sorta di Dorian Gray alla rovescia)? Battute a parte, è poco credibile, dal momento che persino alla carta d’identità, documento di ben più nobile lignaggio, è stata riconosciuta la proroga della validità a dieci anni. E allora?

Vogliamo mettere il vecchio biglietto di carta, sempre valido, in barba ad ogni aumento? Non aumenta e non scade: sopra non c’è scritto nulla a riguardo, ed essendo il titolo di viaggio il contratto stesso, c’è da credergli. Quasi quasi mi riconverto e torno indietro (e faccio scorta).

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Peccato, però, perché la MoVer card (obbligatoria per il rilascio di abbonamenti, facoltativa in sostituzione del biglietto per gli utenti ordinari e occasionali) sarebbe una bella possibilità di estensione del servizio all’utente: “biglietto” sempre disponibile in portafoglio; possibilità di ricarica online; meccanismo di sconti che parifica il biglietto elettronico a quello cartaceo e, per utilizzi più massicci, all’abbonamento, garantendo di non superarne mai il costo relativo. Certo, ancora non è possibile l’utilizzo combinato urbano/extraurbano (questa sì sarebbe la vera comodità) e per la tariffa integrata è ad oggi necessario recarsi dal tabacchino, ma non disperiamo: magari un domani, quando verranno unificati i CdA…

Delle fastidiose ombre alle quali abbiamo accennato poco si parla (e l’Azienda si guarda bene dall’evidenziarle). Eppure il cliente che, esprimendo fiducia a un’azienda e alla sua gestione, anticipa una somma in contanti, in ogni realtà commerciale che si rispetti non verrebbe certo ritenuto un pollo da spennare bensì una preziosa risorsa, da considerare con attenzione e magari fidelizzare con premi e incentivi. Non dimentichiamo infatti che la MoVer card, da un punto di vista aziendale, presenta l’indubbio valore aggiunto di poter tracciare le abitudini di spostamento dell’utenza (frequenza viaggi, itinerari, combinazioni linee) data dalla possibilità di identificare univocamente ciascuna tessera (mentre il biglietto è anonimo) ai fini di eventuali elaborazioni statistiche. Questo ritorno preziosissimo per le funzioni di pianificazione e controllo e per il marketing, giustificherebbe già di per sé l’impiego di consistenti risorse da investire nella promozione, mentre purtroppo avviene esattamente il contrario.

E’ il solito accanimento sui consumatori utenti/clienti, già sufficientemente bastonati dal sempre crescente calo dei livelli di servizio. E’ la miopia di chi, incompetente, una volta di più dimostra di non saper cogliere le opportunità per uno sviluppo che possa dirsi veramente tale. I veronesi protestino.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.06.2012 su Verona-in blog)

Beneducati senza biglietto

Verona-IN BLOG 020-0Tra le pieghe del giornale questa volta imparo che per qualcuno in ATV l’aumento del prezzo del biglietto acquistato a bordo sarebbe un intervento «più educativo che finanziario». Ahh, il bilancio non c’entra, quindi (e mi pareva)! Da sempre mi domando le ragioni di questa differenza, ora enfatizzata, immaginando l’impatto di queste entrate poco influente sui saldi contabili: quanti potranno mai essere, in percentuale e in valore assoluto, i biglietti emessi a bordo? Credo, basandomi su dati meramente esperienziali, molto molto pochi; certamente meno di quanti potrebbero essere, anche a causa del maggior costo. Se escludiamo infatti l’ignaro turista, passeggero occasionale dei nostri mezzi pubblici, ogni buon veronese, “educato” da questi lungimiranti interventi, normalmente provvede a munirsi di biglietto a terra (come peraltro suggerito all’ingresso in vettura e alle fermate). Solo se dovesse trovarsi a salire su un autobus in emergenza, perché un po’ di fretta o magari perché a tarda sera non ha trovato aperta la tabaccheria, pagherà il maggiore importo, giusta punizione per non essere stato previdente (tenendo in tasca un biglietto, o meglio ancora caricando il borsellino elettronico della sua MoVer, che si svaluta automaticamente ad ogni aumento…). Sperando ovviamente di avere spicci (la macchinetta non dà il resto).

Vien da chiedersi a cosa servano le emettitrici di bordo: se siano un servizio ai clienti/utenti o piuttosto un fastidio per l’Azienda, presenti solo in quanto obbligate da una parvenza formale di progresso e civiltà. Non basterebbe il risparmio sulle commissioni di vendita (peraltro minime) a ripagarne l’installazione e la manutenzione? (non dimentichiamo che i mezzi la sera tornano in deposito: svuotare le “pance piene” di monetine non dovrebbe risultare poi tanto oneroso). Verona-IN BLOG 020-1Non basterebbero le maggiori entrate da parte degli utenti che, saliti a bordo senza biglietto, in totale buona fede (esistono, lo giuro, ne ho visti tanti, per molte diverse ragioni), vengono incentivati a regolarizzare la loro posizione da strumenti efficaci e da tariffe eque?

Come al solito diamo una sbirciatina all’estero: le biglietterie automatiche alle principali fermate e sui mezzi sono realtà in moltissime città europee, specialmente laddove si è deciso che il rafforzamento del trasporto pubblico e l’incentivo al suo utilizzo sono una delle risposte ai problemi dell’inquinamento e della congestione delle città. In particolare apprezzo Monaco di Baviera (città nostra gemella) dove, al prezzo unificato del tariffario ufficiale, le “macchinette” rilasciano qualsiasi tipo di titolo di viaggio (abbonamenti compresi), danno il resto e, su alcuni mezzi, permettono pure il pagamento con sistemi elettronici. Per minimizzare i mancati guadagni dovuti ai pur sempre possibili malfunzionamenti (e anche agli affollamenti da ora di punta) su molti autobus e tram sono poi ridondate ad ogni ingresso. Non si capisce la ragione educativa di tanto “spreco”…

Luciano Lorini

(pubblicato il 05.09.2011 su Verona-in blog)

Dipingere musica


«In principio era la Natura (con fiori e uccellini). Poi accadde qualcosa… (che prese forma di città) e diventò grande, sempre più grande… All’inizio essi cercarono di coesistere, ma non fu per niente facile…» e la città, le auto, il fumo e gli inquinanti presero il sopravvento.

«Ferma il riscaldamento globale. E goditi la natura!» è l’invito che l’autore ci rivolge. Un suggerimento che penetra dritto nel cuore, aiutato dalla musica, dolcissima (chitarra e fisarmonica in un accostamento pacato e suadente) e dai disegni, delicati ed essenziali (pochi colori per la natura e, in città, per le sole auto). E’ una formula espressiva nuova, un esperimento riuscito, questo brano “Lacrime di Giulietta” che Matteo Negrin, compositore torinese, ha voluto dedicare ai temi ambientali con l’aiuto del pennello di Alice Ninni e delle tecniche di editing di Luca Cattaneo e che dall’inizio dell’anno ha totalizzato oltre 1.700.000 visite su YouTube. Il simbolismo dei tratti è quantomai efficace, comprensibile anche da un bambino. Piacevolissimo poi, per chi conosce la scrittura musicale, seguirne l’andamento in associazione ai disegni, all’evoluzione della storia.

Nel finale, una raccomandazione particolare per noi veronesi: «lascia la tua auto, pianta un albero!»; la Natura si riprende il primato con un volteggio pianistico sugli acuti che accompagna la crescita dell’albero riempendone di foglie i rami in un arpeggio veloce e leggero. Bello.

Luciano Lorini

(pubblicato il 27.08.2011 su Verona-in blog)

Appesi ad un filo, nel futuro

Verona-IN BLOG 018-0 George Bennie's Railplane (1937)A studiare le esperienze altrui va sempre a finire che si impara qualcosa di buono. In qualsiasi campo, ma in alcuni specialmente. Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, andiamo ad esempio a Londra: studiare quell’espressione di efficienza nei servizi, analizzarne le ragioni storiche, è esercizio utile e oltremodo interessante (TfL – Transport for London tra l’altro ha costituito un’apposita Charity che si occupa di conservare la memoria di un’evoluzione e rende disponibile allo studioso una mole impressionante di materiali). Ecco quindi che di ritorno dal recente viaggio londinese mi accingo, per curiosità e passione, ad approcciare una piccola parte di tanta conoscenza. Scoprendo due illustrazioni di opere visionarie (della più recente fu anche realizzato un prototipo), che oltre cent’anni or sono si figuravano di rivoluzionare il mondo dei trasporti. Ma che non trovarono infine applicazione come sistemi di trasporto di massa, rimanendo nel campo della fantascienza.

Verona-IN BLOG 018-1 Punch's New Aerial Omnibus (1847)Vi lascio in silenzio alle vostre riflessioni.

La saggezza ci insegna che solo chi sa guardare al passato può costruire un futuro migliore e questo è certamente vero. Spiace però che mentre si riesce ad appassionarsi a lontane fantasticherie, allo stesso tempo si dimentica quel patrimonio di esperienze consolidate che nella loro evoluzione costituirebbero oggi una risposta credibile alle esigenze del vivere moderno. Sto pensando al caro vecchio tramvai, vero sistema di trasporto di massa: “… là dove le linee degli autobus non sono più sufficientemente efficienti e le metropolitane non sono redditizie, il tram è considerato il mezzo di trasporto ideale…” (Wikipedia)

Nelle due immagini:
1) Un disegno del Railplane di George Bennie, dalla rivista Modern Wonder – 1937
2) Il visionario progetto di Omnibus aereo, dalla rivista satirica Punch – 1847

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Innocenti evasioni

Verona-IN BLOG 017-0In soli cinque mesi 1,6 miliardi di euro sottratti al Fisco: è la regione record” titolava ieri il Corriere, riferendosi al Veneto. Un bel traguardo, per il nostro popolo, la pole position nella classifica dei furbetti del Fisco, chapeau!

Proprio la scorsa settimana ho vissuto una spiacevolissima esperienza: nell’attesa di un caffé al banco di un bar, in una nota località dei nostri monti, ho dovuto assistere alla penosa scena dei titolari che si accanivano (verbalmente, ma in modo assai aggressivo) su due ispettori dell’Ufficio del Lavoro, che avevano riscontrato gravi “scorrettezze” (è un eufemismo, anche il lavoro nero è una forma di evasione bella e buona, con alcune aggravanti) e stavano redigendo il loro verbale. Le motivazioni addotte erano del tipo «noi stiamo difendendo il nostro lavoro» (plateatico e terrazze straripanti di tavolini, tutti occupati dal mattino a notte fonda – non certo una situazione di difficoltà), oppure «facile parlare quando arriva il 27 e i propri soldi non dipendono dal cliente dietro al banco» (almeno un cliente dietro al banco -il sottoscritto- era fortemente disgustato e di certo non rimetterà mai più piede in quel locale). La cosa più triste, a mio avviso, era la partecipazione degli avventori, schierati apertamente a favore dei baristi, che non si risparmiavano commenti e sostegni in stile “tifo da stadio”. Inutile discutere con certa gente, si rischia il linciaggio. Difatti gli ispettori, impassibili e impermeabili alle ingiurie (immagino sia l’aspetto spiacevole di certa professione), continuavano nel loro encomiabile lavoro.

La perdita di senso collettiva distorce la realtà a tal punto da non permettere più ai soggetti di riconoscere le reali posizioni: chi viola le leggi e chi le fa rispettare. Succedeva un tempo che il bimbo pizzicato con le dita nella marmellata arrossisse di vergogna per il suo gesto e si ritirasse in silenzio a scontare la punizione, percepita come giusta per la consapevolezza di trovarsi in fallo. Col tempo il rossore ha lasciato il posto all’arroganza e la coscienza, dopo lungo allenamento e grazie all’apologia del malaffare promossa da certi nostri politici attraverso media compiacenti, si è corazzata per resistere anche alle più laceranti accuse. Così, anche nel giudizio collettivo (i clienti del bar) il barista è diventato vittima e i pubblici ufficiali carnefici.

E’ su questo terreno che attecchiscono facilmente, con ampio consenso popolare, quei provvedimenti recentemente annunciati nei confronti del pubblico impiego. Palesemente ingiusti e vessatori, essi mirano solamente a soddisfare la sete di rivalsa di un popolo sempre più in bolletta, dirigendola però nel posto sbagliato. I lavoratori pubblici non si aspettino solidarietà alcuna.

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Civiltà semaforica

Verona-IN BLOG 016-1C’era una volta, nella bella Verona, un impianto semaforico (anzi due) degno della migliore Europa. Come a Londra, in Regent Street, quando allo scattare del verde pedonale tutto il traffico motorizzato si ferma per lasciar posto a sciami di pedoni (ai quali per un minuto è consentito l’attraversamento dell’incrocio in tutte le direzioni, diagonali comprese), anche nel nostro centro cittadino, ai due incroci di via Degli Alpini con largo Divisione Pasubio e poi di via Pallone con stradone Maffei, l’omino verde regalava un momento di pace assoluta, parentesi protetta per pedoni e ciclisti, che tra l’altro consentiva a questi ultimi, provenienti da Piazza Bra’, il raggiungimento in sicurezza della corsia ciclabile sul lato opposto in via Pallone.

Orbene, nella generale indifferenza, oggi questo non è più. Il nuovo impianto semaforico dedicato al Trasporto Pubblico Locale (quelle lanterne strane, con i triangoli gialli e le sbarre bianche verticali o traverse) ha portato con sé una nuova ripartizione dei periodi di attraversamento, ripristinati secondo la tradizione classica dei flussi paralleli. Che comporta l’altrettanto tradizionale pericolo derivante dai veicoli in svolta, i quali, in virtù del diritto loro assegnato dal semaforo, chiedono strada ai momentanei concorrenti generando spesso puntigli (pure i pedoni hanno il medesimo diritto, sebbene più deboli), pericolo e smarrimento, specie nei più vulnerabili, bambini e anziani in primis. Un duello impari e senza senso, che si potrebbe evitare con il solito buon senso, non scritto in alcun regolamento o codice, ma sempre apprezzato quando applicato.

Verona-IN BLOG 016-0La ragione del provvedimento è valida e condivisibile: consentire ai mezzi pubblici un tempo esclusivo per svoltare a sinistra in stradone Maffei, manovra molto impegnativa da quando al traffico privato è stato consentito di proseguire da via Pallone verso piazza Bra’. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di snellire il trasporto pubblico, ma bisognava per forza farlo a scapito della pedonalità? Una volta di più a Verona pare essere questa l’unica soluzione possibile, mentra fra tutti i concorrenti in gioco sarebbe proprio il mezzo privato (al quale invece vengono garantite sempre maggiori concessioni) a dover essere disincentivato.

In controtendenza con le città più avanzate, che chiudono i loro centri storici alle auto, da noi si stanno infatti allargando le maglie con sempre maggior leggerezza. Tanto, tutto l’intra moenia è Zona 30: ai soliti ecologisti dovrebbe bastare, no? Si contestano i provvedimenti definiti contrari alla pedonalità: ma sono in realtà pensati per garantirle maggior sicurezza, non se ne sono accorti? Su di un attraversamento pedonale un pedone potrebbe pensare di essere al sicuro e agire con leggerezza. Se invece lo si modifica o, meglio ancora, cancella egli, nella necessità comunque di attraversare, utilizzerà senz’altro maggior cautela. Limpido! E’ proprio ragionando in questo modo, provvedimento dopo provvedimento, che nel giro di un paio d’anni il tratto da San Luca a ponte Aleardi è divenuto (specialmente in bici) uno dei più critici e pericolosi della nostra città.

A proposito di semafori in zona: all’incrocio tra via Pallone e via Ponte Rofiolo si trovava un rosso pedonale lungo oltre 100 secondi. Inspiegabile, dato lo scarso passaggio veicolare. Addirittura, nei primi periodi di modifica alla viabilità della zona, quando i vigili presidiavano l’attraversamento, rendendosi conto dell’assurdità di certe attese, provvedevano talvolta ad accorciarle accompagnando e proteggendo pedoni e ciclisti nella “violazione” del rosso. Ecco, a questo incrocio invece nulla è cambiato.

Luciano Lorini

(pubblicato il 22.08.2011 su Verona-in blog)

Vélo Magique

Verona-IN BLOG 014-0L’azienda produttrice di Arbre Magique sta svolgendo in alcune  città europee una prima indagine di customer  satisfaction  in vista del lancio di un deodorante profumato per bicicletta chiamato Vélo Magique. Tra le città prescelte anche Verona. “Le ragioni di questa scelta – scrive Henri Rouen responsabile commerciale della casa francese – sono nel fatto che Verona, da sempre meta di grandi flussi turistici, è davvero famosa nel mondo. Come molte altre città, purtroppo soffre di forme di inquinamento particolarmente svantaggiose per i ciclisti. Infine è una città nella quale è attiva un’associazione ciclo ambientalista abbastanza grande da supportare il nostro test.”

Infatti proprio gli Amici della Bicicletta (Fiab) sono stati coinvolti nella sperimentazione del nuovo prodotto. All’associazione sono state consegnate 6.000 confezioni di Vélo Magique nelle due essenze prodotte appositamente per i ciclisti: pino mugo e lavanda montana. L’associazione provvederà a distribuire le confezioni, sino al loro esaurimento, a chi ne farà richiesta via mail all’indirizzo info@amicidellabicicletta.it . Per ricevere l’omaggio ci si deve impegnare a rispondere alle domande che la casa francese porrà alla fine della sperimentazione volta a verificare l’efficacia del prodotto. Vélo Magique va appeso al manubrio e, una volta liberato dalla confezione, per una settimana rilascia un profumo avvolgente e particolarmente confortevole per il ciclista impegnato a pedalare nel traffico.

Il presidente della Fiab Amici della Bicicletta di Verona Paolo Fabbri ha dichiarato di essere stato piacevolmente sorpreso dalla richiesta della “Arbre Magique” e rilancia polemicamente al Comune: “a noi e ai problemi dei ciclisti veronesi sembrano decisamente più interessati gli operatori economici che nostri amministratori, così distratti da non cogliere, proprio in questa crescente attenzione per le due ruote, un segnale che dovrebbe farli ricredere sulla dissennata politica di mobilità che vanno perseguendo”.  Non si illuda comunque l’assessore Sboarina: per migliorare la qualità dell’aria a Verona ci vuole ben altro…

[Infine un messaggio all’assessore all’ambiente Sboarina: “Caro assessore, non si lasci tentare da Velò Magique: per risanare l’aria, a Verona ci vuole ben altro!“]

(comunicato stampa degli AdB-VR)

(pubblicato il 01.04.2011 su Verona-in blog)

 

Velo-city 2011

Verona-IN BLOG 015-0La pioggia arrivata su Siviglia, dopo una settimana estiva con punte di 32°, ha definitivamente abbassato il sipario sulla 19^ Conferenza internazionale sulla Mobilità ciclistica “Velo-City”, celebrata dal 23 al 25 marzo per iniziativa di European Cyclsts’ Federation (ECF) insieme all’Amministrazione comunale della capitale Andalusa.

Oltre 120 relatori hanno presentato e discusso le loro tesi nelle sessioni plenarie, nei workshop e nelle tavole rotonde. Unanime il consenso manifestato per i risultati ottenuti dalla Città di Siviglia che in soli 4 anni di lavoro ha dato attuazione al Piano urbano della mobilità ciclistica realizzando circa 140 Km di percorsi ciclabili e servizi ai ciclisti. Per questa ragione Siviglia è stata battezzata la “Copenhagen del sud”.

Il maestro di cerimonie, Gil Peñalosa, già assessore ai Parchi e al tempo libero della città di Bogotà, non si è limitato ad introdurre ospiti, rappresentanti delle istituzioni e prestigiosi relatori ma ha egli stesso, con l’ausilio di video e presentazioni, portato testimonianza diretta di buone pratiche di mobilità ciclistica in Canada, Stati Uniti e Sud America. Sarà stato anche a causa della sua presenza che tra i 900 partecipanti, la delegazione proveniente dall’America Latina era numerosa come non mai.

Tra gli eventi che hanno prolungato per l’intera settimana la presenza a Siviglia di delegati ed esperti di mobilità ciclistica internazionali, l’assemblea generale dell’European Cyclists’ Federation (20-21 marzo) e  la visita guidata in bicicletta, da Puerto Serrano a Oliera, della “Via Verde de la Sierra”, una ciclovia di 36 Km realizzata dove prima correvano i binari di una ferrovia ormai dimessa (26 marzo). Lungo quella infrastruttura, popolata di ciclisti di tutte le età, le stazioni sono diventate centri visita o strutture per la ricettività di cicloturisti con bar, ristoranti e appartamenti a forma di vagoni ferroviari. Non a caso alla “Via Verde de la Sierra” è stato assegnato il Premio Europeo delle Vie Verdi nel 2005 e nel 2009.

La settimana della bici si è poi chiusa domenica con una grande “parata” in bicicletta, con in testa il Segreterio generale ECF, l’olandese Bernhard Ensink, a cui hanno partecipato migliaia di sivigliani in bici ma anche centinaia di pattinatori. Nel corso della sessione di chiusura della Conferenza, è stata approvata e sottoscritta la “Carta di Siviglia”, il documento finale sulla mobilità ciclistica che verrà posto all’ordine del giorno del prossimo summit mondiale dei ministri dei trasporti ospitato dall’International Transport Forum (ITF) che si terrà a Lipsia a maggio 2011. Il documento è stato firmato anche dal Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia. La Conferenza Velo-City non è solo un evento convegnistico  ma, come ha affermato il presidente dell’ECF, il tedesco Manfred Neun, “ una piazza reale dove, anche attraverso gli spazi espositivi, si incontrano istituzioni, imprese, progettisti, consulenti, soggetti no-profit”.

Tra gli espositori internazionali è spiccata la presenza di un’unica azienda italiana che produce e commercializza Biostrasse, un materiale per la pavimentazione di ciclovie che grazie alla sua eco-compatibilità certificata può essere utilizzato anche in zone SIC (Sito d’interesse Comunitario), ZPS (Zone a Protezione Speciale), ZSC (Zona Speciale di Conservazione).

Applaudita la cerimonia di passaggio di consegne tra gli organizzatori di Siviglia e quelli del prossimo anno. L’edizione “global” del Velo-City si terrà a Vancouver, Canada, dal 26 al 29 giugno. Già pronto lo slogan “Cities in Motion”.

Lello SforzaUfficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

(pubblicato il 30.03.2011 su Verona-in blog)

Biutiful

Verona-IN BLOG 013-0Se pensate che sia esercizio difficile, se non addirittura impossibile, concentrare una parte significativa dei mali del mondo in un solo film (anche se lungo oltre due ore) allora non avete visto “Biutiful” del regista messicano Alejandro González Iñárritu (“Amores perros” e “21 grammi”). Un condensato sublime di umanità e disperazione, di tragedia e di pietà. Sono presenti tutti i temi delicatissimi della nostra attualità: dall’immigrazione e dallo sfruttamento del lavoro nero alla corruzione, dal dramma familiare al disagio psichico e alla violenza sui minori, per chiudere con la malattia. Terminale, ovviamente.

Il film è ambientato in Spagna, a Barcellona, in un contesto alquanto degradato, dove l’humanitas comunque mai cessa di ordire le sue trame pietose. Il tipico individualismo urbano moderno si innesta in un crogiuolo di razze e appartenenze che alla fine si riscopre, a suo modo, solidale. Dove la forza dell’uomo vince su tutto e, pure nell’oscurità del dramma, riesce a far brillare una piccola luce di speranza. Che guizza a sorpresa, facendo capolino in un’inquadratura, uno sguardo, un sorriso, una battuta.

Se ne esce massacrati, come da un susseguirsi di pugni allo stomaco. Ma non disperati. Biutiful.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.03.2011 su Verona-in blog)

Illusione bicicletta? Una promessa credibile

Verona-IN BLOG 012-0Come Amico della Bicicletta mi sono sentito chiamato in causa dalla lettera che il giornale L’Arena ha pubblicato domenica scorsa. L’autore, signor Zusi da Montecchio, si è cimentato con malcelato rancore in un deliberato attacco verso la categoria dei ciclisti. Classificabili secondo l’uso manicheo in due categorie: quella dei disperati (principalmente extra-comunitari con i mezzi non in regola) e quella dei benestanti (professionisti, con biciclette fantascientifiche costate “cifroni”). Rei, a suo avviso, di turbare i già delicati equilibri viabilistici con assurde pretese di spazi dedicati per far circolare le loro due ruote. A sostenere tali esosità (nefaste in tempi di crisi) sarebbe nientepopodimeno che il Comune, nella persona del Sindaco, che si lascerebbe “infinocchiare” da questi pochi ecologisti, perdendo di vista il bene comune (asfaltatura delle strade e segnaletica orizzontale). Colpisce nell’attacco l’enfasi dei toni, quasi ispirati.

Io non sono un immigrato e neppure un professionista o fighetto, ma ugualmente cavalco la mia bici, scelta quotidiana di mobililtà sostenibile a vantaggio mio (numerosi i benefici derivanti dall’utilizzo del mezzo) e della città (con un pensiero anche a coloro che erediteranno i frutti delle nostre scelte). Utilizzo un mezzo sobrio ma efficiente, dotato di tutti gli accessori regolamentari (faro potente e campanello squillante) e come me tantissimi altri ciclisti (ovvio, ne va della nostra stessa sopravvivenza). Ultimamente, poi, osservo con soddisfazione il sempre maggior utilizzo del giubbino riflettente, frutto forse della campagna educativa promossa dalla FIAB. Non mi sento eroe, ma solamente cittadino responsabile e, nel leggere simili interventi, mi rammarico della scarsa considerazione di cui godono i ciclisti. La città e i suoi abitanti dovrebbero accoglierli come benvenuti. E proteggerli. Quando qualcosa in questo senso si muove plaudo, sempre consapevole che si potrebbe / dovrebbe fare di più. Ben più di una pista (peraltro in promiscuità con i pedoni) ogni tanto, dove ci sta. L’investimento, tra l’altro, è tra i più redditizi dato che riscuote i “dividendi” in aspetti “secondari” quali salute pubblica e qualità della vita.

Proprio oggi, a Siviglia, avrà inizio la conferenza mondiale Velo-city (mi riprometto di fornire successivi approfondimenti); esperti e politici da tutto il pianeta ci inviteranno a riflettere sull’opportunità di iniziarlo, questo percorso di liberazione dall’automobile. La “illusione” di un mondo migliore è in realtà una promessa credibile; ed è lì, a portata di mano. La bicicletta ne sarà protagonista.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.03.2011 su Verona-in blog)