Lavori in corso

Verona-IN BLOG 011-0Uffa domani è lunedì, recitava un vecchio ritornello.

Pensiero condivisibile, specialmente se poi consideriamo che, al normale trauma da ripresa dovremo aggiungere lo stress da traffico dei giorni di pioggia(*). Ma stavolta ci sarà una condizione aggravante: cominciano infatti domattina i lavori per la ristrutturazione del ponte San Francesco. E’ un nodo nevralgico nel sistema viabilistico cittadino, indispensabile raccordo tra il Centro, la parte Sud e l’Est cittadino, incrocio circonvallatorio strategico. L’intervento è pesante e indifferibile. E già si parla di una vera e propria emergenza. Nonostante i molti sforzi per parare il colpo e organizzare le difese è prevedibile una sostanziale paralisi, specialmente nei primi giorni (vuoi per la pioggia e per la ricerca del nuovi necessari equilibri). A Verona è così: i volumi di traffico sono tali per cui basta un nonnulla a creare una forte turbativa del sistema; figuriamoci poi a fronte un intervento così invasivo… I consigli (raccomandazioni) per la sopravvivenza sono quindi così riassumibili: evitare il passaggio dai punti caldi (interessata tutta la zona, compreso il ponte Aleardi); differire temporalmente gli spostamenti per evitare le ore di punta (il comandante Altamura caldeggia almeno un quarto d’ora di anticipo e ricorda ai cittadini che alcune scelte ppossono addirittura essere autolesioniste); puntare su sistemi di trasporto alternativi all’auto. L’emergenza traffico si protrarrà per almeno 18 mesi, questo l’annuncio.

L’augurio che in tanti ci porgiamo è che siano in molti a scoprire (per necessità, prima) ed apprezzare (per calcolo utilitaristico, poi) le alternative all’automobile, bicicletta in primis. La conversione è (oltre che necessaria) possibile e conveniente: “in questi momenti di crisi del sistema della viabilità la bici è l’unico mezzo in grado di assicurare tempi certi nelle relazioni urbane e di ridurre gli ingorghi stradali” (sono parole di Paolo Fabbri, presidente degli Amici della Bicicletta di Verona). Vista la stagione, che si sta aprendo alla primavera, c’è poi tutto il tempo necessario per innamorarsi anche degli altri aspetti di vantaggio e piacevolezza. Ad ogni automobilista suggerirei di regalarsi la possibilità di una gradita sorpresa. C’è tutto da guadagnarci.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.03.2011 su Verona-in blog)

Meno consumo, più felicità

Verona-IN BLOG 010-0Nell’editoriale di Altreconomia di febbraio Pietro Raitano trasmette un’efficace sintesi del concetto di benessere, contestualizzandola nel modello economico occidentale, alla luce della crisi attuale.

A partire dall’osservazione dei dati che riportano il calo dei consumi nel biennio 2008-2009 (scesi ai livelli del 1999) ci si domanda se tale contrazione non sia da salutarsi come l’avvio della tanto auspicata “economia della sazietà” (meno consumi, più benessere, giustizia e sostenibilità) come più volte teorizzato proprio dalle pagine della rivista. Tutto bene, allora? Stiamo imboccando la strada del vero progresso? Niente affatto, perché qui, oggi, in questo sistema economico, un calo dei consumi significa semplicemente “meno soldi e meno lavoro. Ovvero meno certezze e più precarietà. Questo è il grande ricatto del sistema. Questo è il motivo per cui la costruzione di un’altreconomia è necessaria e urgente. E sta crescendo, nelle centinaia di gruppi d’acquisto solidali, nel commercio equo, nella filiera corta, nella finanza etica.”

Luciano Lorini

(pubblicato il 03.03.2011 su Verona-in blog)

 

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Nota: gli indicatori di benessere alternativi al PIL

Oggi sappiamo con ragionata certezza che l’indice di benessere basato sui consumi (il PIL) è uno specchio che rimanda un’immagine distorta della realtà ed è ben lontano dal fotografare lo stato reale dell’economia e dello sviluppo di un paese (e tuttavia continuiamo a basare su di esso molti modelli economici). Gli evidenti limiti di un indicatore basato esclusivamente sulla crescita del valore dei beni prodotti, e misurato sulla distribuzione media del reddito, sono infatti già da tempo superati da definizioni più moderne e coraggiose, ad esempio dal GPI (Indice di progresso effettivo), dal FIL (Felicità Nazionale Lorda) o dall’ISEW (Indice di benessere economico sostenibile). Citazione a parte merita ISU (Indice di Sviluppo Umano), adottato ufficialmente dall’ONU in affiancamento al PIL per misurare la qualità della vita dei citttadini dei paesi membri.

Non c’era posto per loro…

Verona-IN BLOG 009-0La scorsa settimana, da uno scenario post natalizio, sono giunti i lamenti degli automobilisti [link…] che, nella prima domenica di saldi, hanno a lungo vagato in cerca di parcheggio, tra serpentoni e ingorghi. Lamenti accompagnati dalle opportune riflessioni di cronaca a riguardo. Ci si chiede innanzitutto di quanti posti auto avrebbe bisogno la città per dare adeguata risposta alle auto che “premono” per entrare a ridosso del Centro Storico. E secondariamente ci si pone il dubbio sull’opportunità di consentire alle stesse tale avvicinamento. [segue…] Alla prima questione si risponde con i dati: i parcheggi intra mœnia domenica scorsa erano tutti esauriti (ma già ieri l’emergenza era rientrata ai valori di normalità). Dal momento che si osserva, parola di Assessore, che i cittadini sono in fondo ben disposti a pagare il loro posto auto, la conclusione potrebbe sembrare scontata, ineluttabile (e, anche dalle parole dell’articolista, ci sembra di intravvedere il rischio che possa essere considerata tale): c’è ancora bisogno di parcheggi “attrattori” in Centro. C’è ancora bisogno di scavare, creare disagi, martoriare sottosuolo e reperti archeologici, generare indotto da traffico e, ovviamente, sostenere quest’ultimo per ripagare il finanziamento delle opere, minando la vivibilità dei veronesi e ipotecando il futuro delle prossime generazioni.

Dei 5000 posti dei parcheggi scambiatori dello Stadio (recentemente arricchiti con la fermata di ben due autolinee urbane, anche festive) si fa solo un rapido cenno. Siamo ragionevolmente sicuri che saranno stati, come d’abitudine, desolatamente vuoti. Eppure questa potrebbe essere (usando però diverse attenzioni e strategie) una soluzione intelligente e pronta all’uso. A Sindaco e Assessori rivolgiamo una sola domanda: come possiamo pensare che i cittadini che oggi non utilizzano i parcheggi dello Stadio (2,6 Km di percorso urbano gradevole anche a piedi, in 34 minuti come riportato da Google Maps) saranno entusiasti di parcheggiare domani alla Fiera (2,7 Km in 35 minuti di itinerario decisamente meno piacevole e sicuro)? Ci sono forse dei provvedimenti o incentivi (e relativi disincentivi) che vengono tenuti nascosti nel cilindro? Ci piacerebbe conoscerli per poterli insieme valutare con serena lucidità. Diversamente temiamo l’ennesimo flop. D’altronde si sa che senza una pianificazione seria gli interventi spot spesso sfuggono al controllo e non centrano gli obiettivi…

L’approccio sinora utilizzato ci appare quantomeno poco lungimirante, in quanto non considera i numerosi effetti collaterali di cui l’intasamento da auto della Città Antica è sicuramente causa. Effetti fisici, dovuti a polveri, vibrazioni, occupazione di suolo e inquinamento acustico. Effetti sociali, per la disgregazione progressiva del tessuto urbano nella sua intimità, negli spazi tradizionalmente deputati al ritrovo e all’aggregazione. Basta guardare, ad esempio, a piazza Bra’: dal momento della riapertura al transito veicolare sui due sensi non è più la stessa. Per i pedoni e per chi circola in bicicletta l’uscita da via Roma è diventato un punto critico. Il canale di mezzi motorizzati che separa il marciapiede della Gran Guardia dal selciato della piazza è diventato un elemento di pericolo, una frattura insanabile che costituisce ostacolo insormontabile per i soggetti più deboli (ai quali vengono pure ridotti gli attraversamenti). Anche così la città muore, e a poco valgono le svendite (crisi a parte), il processo è già iniziato. Nessuno vuole che ciò accada, tutti i Veronesi amano la loro città. E a tutti piace passeggiarne il centro, per godere di quelle bellezze che nessun centro commerciale potrà surrogare. Agli amministratori e alla politica chiediamo ben altro! E’ loro il compito di riconquistare la città ai suoi abitanti, armonizzarne le diverse esigenze in base a precise priorità (da condividere), tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. La vitalità del commercio, certamente, ma anche la vivibilità di cittadini e turisti, che del Centro sono l’anima e senza dei quali tutto il resto non troverebbe senso di essere. Non sono obiettivi incompatibili.

Luciano Lorini

(pubblicato il 11.01.2011 su Verona-in blog)

 

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da L’Arena – Martedì 4 Gennaio 2011 – Cronaca – pagina 8

http://www.larena.it/stories/Home/214925_come_evitare_il_traffico_in_tilt_si_spera_nel_park_della_fiera/

I PROBLEMI DELLA VIABILITÀ.

Dopo il caos delle festività, l’amministrazione s’interroga su quali soluzioni adottare
Come evitare il traffico in tilt? Si spera nel park della Fiera
L’assessore Corsi: «Domenica tutti i parcheggi esauriti Con i 2.500 nuovi posti un’ulteriore risposta»

di Enrico Giardini

Traffico in tilt domenica in centro e scatta inevitabile la domanda. Quanti posti auto per la sosta servirebbero per evitare la paralisi? In particolare domenica, ma così anche in altri giorni delle festività appena trascorse, in strade prossime al centro gli stalli blu e gialloblù erano tutti occupati (eppure nei giorni festivi non si paga) ma erano numerose anche le auto in sosta vietata. Il che ripropone, fra l’altro, il tema dell’accesso al centro con le auto private, soprattutto nei giorni festivi e la domenica, dove la circolazione va quasi sempre in tilt.

DA UNA NOSTRA indagine telefonica tra i gestori dei parcheggi a pagamento Cittadella, del vicino Arena, di piazza Isolo, dell’Arsenale, dell’Università (polo Zanotto), quindi quelli con il maggior numero di posti, risulta poi che nel tardo pomeriggio di domenica fossero del tutto esauriti.

L’assessore alla mobilità, Enrico Corsi, sottolinea che «i parcheggi cittadini domenica erano tutti pieni. Quindi non direi che c’era traffico intenso perché la gente che arriva in città non è disposta a pagare. Semplicemente, sono stati davvero molto numerosi turisti e le persone che si sono riversate a Verona».

IL FATTO che mancassero posti auto nei parcheggi, come domenica, dice senz’altro che Verona si conferma una meta privilegiata. Ma pone appunto il problema di quanto posti auto per sosta e parcheggi sarebbero necessari — proprio per la grande capacità attrattiva della nostra città — per evitare che la circolazione si blocchi. Con tutto quanto consegue per l’inquinamento dell’aria.

Ciò interroga però i cittadini e gli amministratori sulla mobilità urbana e dell’immediata fascia al di fuori delle mura. Fino a che punto una città bimillenaria come Verona, con il centro storico patrimonio dell’Unesco, può reggere (e non solo nei giorni festivi) una simile ondata di autoveicoli a pochi metri da monumenti e piazza storiche?

In ogni caso, tutto si può dire tranne che manchino parcheggi e posti auto per la sosta. Oltre alle diverse migliaia di posti negli stalli blu e gialloblù, oltre che quelli bianchi a disco orario, ci sono numerosi parcheggi a pagamento: Cittadella, da 750 posti auto; Arena, 870; piazza Isolo, 490; Arsenale, 430 posti fra la parte gestita da Saba Italia e quella da Amt; via Città di Nimes, 260 posti; Tribunale, 163; Passalacqua, 350.

ALTRI POSTI al parking Italia (corso Porta Nuova) e all’autorimessa Paradiso (via Paradiso), al polo Zanotto e al metropark della stazione. Altre centinaia di posti a porta Palio, gratuiti, in piazzale Guardini, pure gratis come del resto nei tre parcheggi dello stadio , che complessivamente hanno 5.000 posteggi. Di più — e in attesa che si costruisca il parcheggio interrato all’ex gasometro, quello in via De Lellis, in piazza Corrubbio e in piazza Arditi — che cosa si può fare, fermo restando che l’ottica sembra essere solo quella di usare l’auto privata?

«Prossimamente avremo a disposizione quasi 2.500 nel nuovo parcheggio di fronte alla Fiera», conclude Corsi, «che sarà disponibile in particolari giornate anche al di fuori delle rassegne fieristiche».

Buon NataLENTO!

Verona-IN BLOG 008-0Luisa e Marco, due cari amici, ogni anno mi fanno dono di un calendario dell’avvento tematico, focalizzando un argomento specifico sul quale riflettere assieme, giorno dopo giorno. Per il 2010 han deciso di dedicarsi alla lentezza, presentando il loro dono con una riflessione che mi piace condividere quale augurio a tutti i lettori:

«Il NataLENTO è, secondo noi, il Natale inclusivo, che comprende tutti. Tutti gli uomini e le donne, di tutte le età, tutti i bambini, tutti quelli che hanno voglia di gustarsi la vita, di assaporare ogni momento, con calma… con lentezza. E’ forse una tendenza che da un po’ sta prendendo piede, perchè il nostro corpo, la nostra essenza di uomini e donne ad un certo momento arrivano a un punto di saturazione e in molti si fermano a riflettere, sul perché si corre, sul perché ci si affanna per arrivare, sul perché si dice sempre: non ho tempo. Ma è veramente così? Per questo Natale, sarebbe già molto riuscire a non dire più: non ho tempo. E trovare il modo di gustare quello che si ha, di dedicare qualche minuto in più a fare due chiacchiere con gli amici, con i nostri figli, in famiglia, a camminare, in compagnia o da soli, a fare un giro in bici, a guardarci attorno… La natura intorno a noi ha i suoi ritmi e ci è sempre di esempio su quello che possiamo fare per sfruttare il nostro tempo, il tempo dei giorni, delle ore, dei minuti, che possiamo utilizzare per stare meglio con noi stessi e con gli altri. L’attenzione che ultimamente si presta, in alcuni ambiti, alla sostenibilità (ambientale, relativa al cibo, ai mezzi di trasporto, agli stili di vita) ha molto in comune con la lentezza. Lentezza come approccio ai problemi, come filosofia di vita, che nulla c’entra con la pigrizia: anche chi è “lento” infatti arriva dappertutto; deve poterlo fare, solo in modo diverso. Entriamo anche noi far parte di quel popolo silenzioso e partecipativo che rallentando cambia la propria vita e un pezzettino del mondo che lo circonda.

La lentezza, che è comunque un atteggiamento vigile e attento, ci avvicina al senso di scoperta e di ricerca che è comune ad ogni uomo in cerca della Verità, e in questo senso ci rende molto vicini anche ai Magi che vedendo una luce, si interrogano e cercano, si mettono in cammino. Questo è ciò di cui, secondo noi, il mondo ha bisogno, ed è questo che vogliamo condividere con voi.»

Buon Natalento e Buon Anno!

Luisa e Marco

(pubblicato il 25.12.2010 su Verona-in blog)

Un albero a pedali

Verona-IN BLOG 007-0Settimana in trasferta a Milano. Per verificare come gli altri risolvono problemi anche nostri, mi son fatto l’abbonamento settimanale al Bike-MI, il sistema di bike sharing meneghino. L’avevo già provato a fine estate, ma erano giorni a basso traffico mentre io volevo assaporare l’ebbrezza di una normale frenetica settimana del freddo inverno. Sorpresa: pedalare per Milano è molto meno problematico di quanto mi fossi immaginato. Niente di impossibile per un già allenatissimo ciclista urbano veronese. Gli stessi pericoli da schivare, lo stesso traffico in cui destreggiarsi… Se poi ci si limita al solo cerchio interno alle mura, evitando magari l’ora di punta, è un gioco da ragazzi.

In questo scenario son rimasto colpito dal numero di cittadini in movimento su due ruote (a pedali): lavoratori (a Milano l’è tüto un laurà) di tutte le categorie, dai travetti ai professionisti, tutti a pedalare veloci (la velocità sempre contraddistingue i milanesi, anche in bici) in corti efficientissimi spostamenti punto-punto tra le rastrelliere del Bike-MI. Dove è tutto un prendi e lascia di bici gialle, che magari non sarà Parigi, ma per una padanissima città tradizionalmente ostaggio dell’auto è davvero un bel vedere. E magari qualcuno comincia a pensare che oltre che comodo è anche piacevole, dando origine così alle prime conversioni.

Evidentemente, come ogni metropoli che si rispetti, anche Milano sta cambiando. Magari più lentamente di altre (sul tema del possibile miglioramento i miei amici di Ciclobby, lo so per certo, hanno molte idee da suggerire) ma qualcosa si muove: sensibilità nuove vanno emergendo e qualcuno, accortosene, per fede o convenienza (le intenzioni non contano, limitiamoci ai fatti) le sta cavalcando con lombarda imprenditorialità.

Verona-IN BLOG 007-1Soprattutto i Milanesi sanno bene che le idee vanno pubblicizzate. Anche quelle buone han bisogno di una spintarella per emergere e giungere a destinazione. Ecco allora che attorno al mezzo ciclabile si concentrano i creativi e si sviluppano campagne. Ne abbiamo la prova tutti i giorni (avete notato quanti velocipedi ultimamente affollano i luoghi più impensati dei nostri scenari pubblicitari televisivi? Sarà un caso? O non piuttosto un tentativo di associare inconsciamente alla bici l’idea intrinseca di benessere che essa veicola?…). Per rafforzare questo ed altri valori legati alle due ruote in via Dante, nella zona pedonale ora brulicante di mercatini tipici, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco è stato realizzato un albero di Natale… a pedali! Con le luci alimentate da 9 biciclette (e con un concorso abbinato) sono l’attrazione di moltissimi passanti, soprattutto giovani, che fanno la fila per pedalare e gareggiare osservando sul display i watt prodotti e ammirando il risultato del loro sforzo tramite l’accensione delle lampadine sul loro settore. Non solo una prova di forza (ricordate il Rocket, il Toro o la Punching-ball al Luna park?) ma anche on’occasione per riflettere in modo ecocompatibile sui consumi e sulle opportunità fornite dalla bicicletta.

E’ una bella idea, uno dei tanti modi di fare cultura.

Mi piace, molto. E molto mi piacerebbe se qualcuno la copiasse anche qui a Verona.

 

P.S.
Qui un riferimento a Milano (http://milano.virgilio.it/primopiano/albero-natale-a-pedali.html) e ad altre città che hanno ispirato il capoluogo lombardo:

Luciano Lorini

(pubblicato il 20.12.2010 su Verona-in blog)

Pedonalizzazione – penalizzazione

Verona-IN BLOG 006-0Peccato, perché ci credevamo. Con cauta ma ottimistica speranza in molti pensavamo che la pedonalizzazione di via Todeschini, anche se solo per pochi giorni di un periodo definito, potesse costituire il primo passo, il calcio d’inizio di una partita verso il modello di città meno autocentrico che da sempre auspichiamo in favore di un maggiore spazio a pedoni, biciclette e mezzi pubblici. Così non è stato. Nonostante la buona volontà visionaria del proponente (Elio Insacco) e dei molti sostenitori (Lucia Cametti in testa) il progetto è naufragato fra la sollevazione popolare e le scuse del Consigliere comunale, per fortuna ancora convinto della bontà e sostenibilità della proposta.

Ad ordinanza revocata, allora, proviamo a ragionare sulle cause per evitare che da un fallimento possa derivare un atteggiamento immobile per altri sempre troppo lunghi anni. Supponendo valido il merito del provvedimento (si parla di organizzare un percorso ciclopedonale interquartierale che colleghi la periferia al centro in modo diretto e sicuro, un’iniziativa sulla cui utilità non si discute) ricercheremo nel metodo le ragioni del naufragio.

Giustamente si è detto che “la pedonalizzazione non è una penalizzazione ma, anzi, una conquista”. Assolutamente vero (per noi ciclopedoni). Ma quest’affermazione non è stata probabilmente colta allo stesso modo da tutti i cittadini. Affinché questa conquista sia percepita come tale da tutti i soggetti, e non solo da coloro i quali ne ottengono i benefici più immediati (l’utenza vulnerabile, in generale) serve qualcosa di più di un’affermazione. E’ impensabile infatti che chi si vede privato di diritti di cui ha goduto fino a un dato momento possa esultare al realizzarsi di certi interventi, seppure ritenuti di altissimo spessore sociale, che tali diritti revocano. Si tratta pur sempre di una limitazione alla libertà individuale. Le ragioni (più grandi e più alte) di questa restrizione vanno pertanto comunicate, motivate, condivise. Si chiama democrazia partecipata. In alcuni Paesi è prassi (pure in Italia ci sono state alcune riuscite sperimentazioni). Utilizzando questa modalità progettuale le tensioni fra le parti per contrasto di interessi si stemperano attraverso assemblee, confronti, mediazioni, gare di idee, coinvolgimento. E, almeno così dicono, si riducono drasticamente le nascite di nuovi Comitati (è evidente: se hai partecipato alla progettazione e alle decisioni, ne accetti meglio anche i necessari compromessi a te sfavorevoli).

Una bella occasione potrebbe essere l’inserimento di certi argomenti in un discorso di pianificazione più ampio. Magari in quel Piano della Ciclabilità (o Biciplan) che gli Amici della Bicicletta propongono da anni agli amministratori. Se non si contestualizza ogni intervento, grande o piccolo che sia, in un quadro di riferimento (meglio se condiviso, appunto) il rischio è quello di assistere a piccole battaglie poco edificanti come quella dei giorni scorsi, appunto. Dalla quale la civitas esce sicuramente sconfitta.

Mi è piaciuta la frase di Lucia Cametti, che ha ricordato la “funzione didattica degli amministratori nei confronti dei cittadini”. Ecco, un’occasione educativa forte potrebbe essere proprio quella di agevolare questo percorso virtuoso, utile pure alla costruzione di una cittadinanza responsabile e consapevole. Continuiamo a suggerirlo e ad augurarcelo di cuore.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.12.2010 su Verona-in blog)

La città 8-80

 

La città 8-80 (ovvero attenta alle esigenze di tutti)

Verona-IN BLOG 005-0Se non ho perso il conto, la scorsa settimana i quotidiani locali hanno riportato notizia di ben tre investimenti sulle strisce pedonali. In un caso si è trattato di un uomo nel fiore degli anni con tanto di bambino in braccio, negli altri di persone più anziane, categoria decisamente a rischio per questo tipo di incidenti. Se è vero che le statistiche nazionali sull’incidentalità stradale (http://www.aci.it/fileadmin/documenti/studi_e_ricerche/dati_statistiche/incidenti/Sintesi_dello_studio_2009.pdf), di recentissima pubblicazione, riportano un calo del numero totale di decessi sulla strada, è altrettanto vero che sono aumentati i pedoni morti, +3% rispetto allo scorso anno. E’ davvero considerevole, infatti, il numero di incidenti in ambito urbano: il 76% del totale con oltre il 72% dei feriti e il 45% dei decessi. Un terzo delle vittime non motorizzate sono abbattute sulle strisce. Relativamente a questo dato, la nostra Verona spicca come virtuosa (assieme a Bari) per la totale assenza di decessi (e soli 178 feriti) nella categoria per l’anno 2009. Eppure ancora non basta…

Verona-IN BLOG 005-1L’indice di gravità per gli incidenti stradali (il numero di decessi rispetto al numero totale di soggetti coinvolti -morti e feriti- moltiplicato 100) è 1,4 per l’utente della strada in generale, mentre lo stesso schizza a 3,2 per i pedoni. Questo necrologio vede coinvolti per un 57% ultra 65enni e addirittura per il 50% ultra 70enni. L’altro estremo dell’utenza vulnerabile (i più piccoli, pure presenti nelle statistiche) merita un discorso a parte dal momento che, visto il contesto di paura generalizzata (e non senza qualche fondata ragione) viene protetto con l’accompagnamento in auto, ultimo miglio compreso, fino alla maturità o perlomeno fino al momento della motorizzazione (si tratti di ciclomotore, di moto o di automobile). Saltando così un importante step del processo educativo che consente ai futuri automobilisti di memorizzare le esperienze dall’altra parte del parabrezza, con la conseguente possibilità di ricordarle poi, entrando in qualche modo in sintonia con le esigenze del pedone o del ciclista una volta alla guida di un mezzo motorizzato.

Nel bellissimo cartone della Disney “Lilo e Stitch” il protagonista espone ai piccoli (e grandi) spettatori il suo concetto di famiglia. Ovvero quel luogo dove “nessuno viene abbandonato, o dimenticato”. Invece nella società urbana, la nostra famiglia allargata, le dimenticanze sono sistematiche e sotto gli occhi di tutti. Ad un convegno sulla moderazione del traffico, recentemente un relatore ha esposto il concetto della della città 8-80. Semplice e sublime: si tratta di immaginare, in fase di progettazione, un contesto urbano dove possano trovarsi perfettamente autonomi e a loro agio sia i piccoli (gli ottenni, i nostri figli e nipoti) sia gli anziani (gli ottuagenari, i nostri genitori e nonni)… per non parlare dei diversamente abili. Insomma, un luogo dove nessuno venga abbandonato, o dimenticato.

Sembrerebbe tanto facile, eppure il cammino è ancora lungo. Le sensibilità ci sono, crescenti. Gli strumenti e le esperienze, pure. Si tratta di investire qualche soldino per la protezione dei passaggi pedonali, per la manutenzione della segnaletica orizzontale, per realizzare sistemi di illuminazione e impianti a chiamata. Ma anche di impegnarci e sensibilizzarci tutti. Pedoni e ciclisti in primis, per rendersi più visibili specie dove le condizioni siano sfavorevoli (buio, pioggia, nebbia); conducenti e controllori poi, per una maggiore attenzione e rispetto delle regole (che ci sono) perché le strade siano davvero un luogo accogliente e sicuro per tutti: 8-80!

Luciano Lorini

(pubblicato il 07.12.2010 su Verona-in blog)

Lo scontrino al mercatino

Verona-IN BLOG 004-0 (wurstel-Falcone)Il mercatino di Norimberga nel salotto di Piazza dei Signori ha scatenato il solito dibattito sull’opportunità di organizzare eventi del tipo sagra paesana (magari pacchianotta) in contesti che a ben più alti orizzonti dovrebbero ispirare i nostri afflati artistici. La “patacca” del castello di Natale, in effetti, anche a me appariva piuttosto fuori luogo mentre non mi disturba affatto il tranquillo e tipico mercatino di piazza che, come già gli scorsi anni, fa tanto atmosfera nella sua lignea sobrietà. Se proprio vogliamo fare un paragone, pensiamo a Monaco di Baviera: mercatini rigorosamente in stile in Marienplatz; libertà espressiva e fantasia di colori al Winterfestival, nel parco urbano di Tollwood. Contenuti diversissimi, entrambi rigorosamente contestualizzati.

Al di là di questo però mi preme sottolineare un aspetto meno evidente. Incuriosito dall’organizzazione commerciale alle spalle del mercatino osservo: i venditori ai banchi sono quasi tutti originali, veri Norimberghesi che, in alcuni casi, riescono a comunicare utilizzando solamente il linguaggio dei gesti (potenza della Moneta Unica!). Con l’intento di risparmiare ai gentili ospiti lunghe ed estenuanti trafile burocratiche, gli oneri relativi alla gestione fiscale degli esercizi sono intermediati da Fur Sie, una società veronese che opportunamente se ne fa carico, e la cui ragione sociale compare sugli scontrini. Ecco, appunto, un problema è che i Tedeschi lo scontrino non sono abituati a rilasciarlo (mi pare che da loro non sia obbligatorio) e quindi, omettendo quest’atto dovuto, danno l’impressione di voler evadere il fisco. Il che, se fosse vero, comporterebbe un danno all’erario italiano.

Io di queste cose ci capisco poco e magari mi sbaglio. Quindi, a scanso di equivoci, richiedo sempre a tutti il mio bel pezzettino di carta e auspico la medesima prudenza nei miei concittadini. Specialmente in questo caso, in cui apparirebbe particolarmente sgradevole e inopportuno il rischio di favorire l’evasione per esportare la ricchezza plusvalente all’estero.

Luciano Lorini

(pubblicato il 30.11.2010 su Verona-in blog)

La velocità del bus nei giorni di pioggia

Verona-IN BLOG 003Piove. Forse spaventati da poche gocce d’acqua, a cui non sono più allenati, molti veronesi (ma la regola vale più o meno in tutta Italia) corrono a ripararsi all’interno dei loro confortevoli abitacoli full optional. Il risultato è desolante: code più interminabili del solito, tempi di percorrenza dilatati fin quasi a raddoppiare. In questo scenario c’è anche chi, come il sottoscritto, dalle due ruote di una bicicletta migra temporaneamente all’autobus. E si arrabbia. Perché è intollerabile lo stato di disattenzione nei confronti del trasporto pubblico che, soprattutto nei momenti di difficoltà, potrebbe costituire una risposta efficiente alla richiesta di mobilità del cittadino. Invece, il sistema collassa e come per le auto private, così per il mezzo pubblico assistiamo impotenti a rallentamenti e ingorghi. Dicono che sarà sempre peggio…

Per rendere concorrenziale il mezzo pubblico è fondamentale aumentarne la velocità commerciale. Questo può avvenire innanzitutto privilegiandone i tragitti, specialmente quelli più spinosi, con le famose corsie preferenziali. Nessuno riuscirà a rendere appetibile l’autobus e spostare volumi consistenti di utenza dal mezzo privato se continueranno ad occorrere dieci minuti per percorrere viale Manzoni e cinquantacinque per andare da via San Marco a Madonna di Campagna. Senza preferenziali (pure nei giorni di sole), anche il filobus è destinato a fallire.

In questi mesi, a onor del vero, abbiamo osservato qualche timido intervento, ma si è trattato di piccoli aggiustamenti, non sostanziali e comunque sempre attenti a non disturbare l’auto privata (ovvero si sono spostate le linee urbane laddove si sovrapponevano a “importanti” flussi di auto e non viceversa). Si obietterà che le corsie preferenziali costituiscono un intoppo per la circolazione privata. Vero. Ma qui si tratta di scelte. E di priorità: il bene comune dovrebbe venire prima del vantaggio individuale, andare al di là dell’interesse particolare, è una questione di civiltà. C’è bisogno di decisioni forti, di visioni di progresso.

Ai nostri amministratori, ai vertici di ATV, ad ogni politico dobbiamo chiedere con fermezza questo coraggio: di saper sognare e guardare al futuro al di là dei piccoli o grandi interessi particolari, per immaginare la nostra e loro città a dimensione di ogni cittadino. Non stanchiamoci di promuovere questo sogno.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.11.2010 su Verona-in blog)

 

Risanare l’aria – Da dove partiamo?

Aria, bene comune. Magari è meno evidente dell’acqua, ma solo perché poco ci soffermiamo a pensarci, tanto siamo abituati a “farne uso”. Eppure è proprio dall’aria che deriva il livello di salute della popolazione “respirante”.

E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione di uno studio dell’Università di Trento (commissionato da 18 Comuni, ULSS, ARPAV e Provincia) che analizza in modo completo cause e soluzioni per il risanamento dell’aria sul nostro territorio. Essendo uno studio completo, è ponderoso (oltre settecento pagine di dati e tabelle) e impegnativo. I due professori che l’hanno realizzato chiedono che venga divulgato il più possibile, per consentire ai cittadini di conoscere la situazione reale e, possibilmente, impegnarsi ciascuno nel proprio ambito a contrastare le cause che stanno portando ad un preoccupante degrado.

Quasi a rispondere preventivamente alle obiezioni che il nostro Sindaco è solito muovere, gli autori affrontano il tema del “ristagno padano” quale con-causa dei livelli di inquinamento, senza però minimizzare su tutte le altre componenti che concorrono, anche in maniera rilevante, al risultato finale . E su queste componenti vi sono responsabilità e possibilità di intervento. Politiche.

La tutela della salute dei cittadini è una delega esplicitamente assegnata nelle mani del Sindaco. Egli per primo è il responsabile di tutti gli interventi (e di tutte le omissioni) ad essa connessi. Qual è allora, quale dovrebbe essere il compito dell’Amministrazione Pubblica nella difesa di questo bene indispensabile? Azzardo due parole: realismo e coraggio. Ovvero guardare ai problemi in modo diretto e non strumentale e trovare soluzioni non demagogiche e banali. Qualcosa di veramente innovativo e non i soliti taconi compromissori e inefficaci.

Forse non basta dichiarare che “l’aria è più pulita” perché essa lo diventi…

A noi comuni mortali invece, visto che il documento è tecnico e non divulgativo, è non solo consentito, ma anche consigliato porre domande (sono gli stessi autori del rapporto a richiedercelo). E questo invito noi giriamo a ciascun cittadino di buona volontà.

Luciano Lorini

(pubblicato il 25.10.2010 su Verona-in blog)

 

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da Il Corriere di Verona – Domenica 24 Ottobre 2010

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Lotta all’inquinamento Il traffico urbano finisce sul banco degli imputati
L’università di Trento: «Divulgate il nostro studio»

VERONA — Sono cauti nell’esprimersi, all’indomani della bagarre scoppiata sul tomo di oltre cinquecento pagine. Non vogliono che il loro studio, che analizza a 360 gradi cause e soluzioni per il risanamento dell’aria del territorio veronese, venga ridimensionato a qualche focus su Ca’ del Bue, traforo o Motorcity: «Il nostro è un lavoro molto più ampio e complesso». I professori dell’università di Trento, che per due anni hanno lavorato su una marea di dati incrociati, non ci stanno neanche ad essere strattonati da comitati o politici. Però su una cosa non hanno dubbi: «Il nostro studio dev’essere divulgato, senza esitazioni». I due professori dell’ateneo trentino, responsabili del Piano di azione e risanamento della qualità dell’aria voluto da 18 Comuni, Usl, Arpav e Provincia, sono il milanese Marco Ragazzi e il veronese Dino Zardi. Lavorano al dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, specializzato in fisica dell’atmosfera, fenomeni di inquinamento e ingegneria sanitaria.

Inquinamento Uno studio analizza lo stato di salute e le soluzioni per Verona

Professori Zardi e Ragazzi, come sta a salute il territorio veronese?

«Presenta alcune criticità, spesso molto differenziate per zona, per tipologie di emissioni e per situazioni di esposizione della popolazione. Un elemento che accomuna il territorio esaminato ad altre aree del Nord Italia è la climatologia, non favorevole alla diluzione degli inquinanti». Il famoso ristagno della Pianura Padana. «A ciò si aggiunge un’elevata concentrazione di insediamenti e infrastrutture. Tuttavia la qualità dell’aria è un prodotto di molteplici fattori, che verranno spiegati quando lo studio sarà pubblicizzato».

Un capitolo è dedicato all’analisi della situazione attuale; attività produttive, insediamenti civili, strade, autostrade, aeroporto. Si potrebbe stilare una classifica delle emisisoni più inquinanti?

«Le emissioni più inquinanti sono quelle che espongono il cittadino a concentrazioni elevate. Il piano dell’aria evidenzia che il traffico urbano ha un ruolo tutt’altro che secondario

Traforo, Ca’ del Bue, inceneritore di Fumane, Motorcity. Un capitolo l’avete dedicato anche a questi grandi «emettitori».

«Abbiamo affrontato i temi senza entrare nei dettagli, limitandoci a compiere una serie di osservazioni. E siccome stiamo parlando di risanamento dell’aria, abbiamo rimarcato la necessità di stare attenti ad alcune problematiche connesse a un certo tipo di strutture».

In questi giorni i 18 Comuni e la Provincia stanno analizzando la mole di dati del vostro studio, che per ora non è stato pubblicizzato. Ritenete che potrebbe essere divulgato e messo a disposizione dei cittadini? 

«Crediamo che debba essere conosciuto e senza limiti. Trattandosi di un documento tecnico, sarà bene però che sia data ai cittadini la possibilità di chiedere chiarimenti».

(Laura Lorenzini)