Suicidio demografico


Crollo delle nascite e retorica familiare.

Continua quello che i demografi chiamano il “suicidio demografico dell’Italia” mentre impazza la retorica sulla famiglia. Il 12 ci saranno 2 manifestazioni per la famiglia, una pro e una contro i Dico sulle unioni di fatto, ma non si fa nulla per invertire la rotta di un paese che avendo dimezzato le nascite da 1 milione a 500mila è destinato a scomparire come etnia nell’arco di poche generazioni, se non prende provvedimenti contro il suicidio demografico. Almeno 250mila immigrati l’anno servono perché mancano 500mila giovani per sostituire 1 milione di ultrasessantenni.

La famiglia si trasforma, aumentano le nuove forme familiari – single, coppie non coniugate, coppie ricostruite , genitori soli – cresciute a più di 5 milioni rispetto ai 3,5 milioni di 10 anni fa, aumentano i figli nati fuori dal matrimonio al 14% dei nati e al 25% tra 10 anni. In Italia c’è la sindrome del rinvio, il diploma, il primo lavoro, l’uscita dalla casa paterna, la coppia, il primo figlio, tutto è rinviato. Se oggi nascono 1,3 figli per donna invece degli 1,2 di qualche anno fa è solo per merito delle immigrate che fanno 2,6 figli a testa. La natalità si riduce dovunque ma in Francia e Svezia che hanno fatto politiche pro natalità, a cominciare dai Voucher per ogni figlio e dalle deprecate 35 ore, la natalità è tornata a 2 figli per donna. Tra 20 anni la popolazione italica si ridurrà di 5 milioni, da 58 a 53, ma con 10 milioni in meno di giovani sino a 64 anni e 5 milioni in più di vecchi, col necessario seguito di badanti e milioni di nuovi immigrati per non chiudere ospedali e fabbriche.

Facciamo retorica sulla famiglia ricordando l’art. 29 della Costituzione “i diritti della famiglia fondata sul matrimonio” e non l’art. 3 “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di religione”, invocando orari di lavoro più lunghi e lavori flessibili senza combattere precarietà e problema della casa, primi responsabili della denatalità e del suicidio demografico.
Chi sa che i tassi di natalità europei più alti derivano da figli nati fuori dal matrimonio?
Come può un paese “intelligente” ignorare i diritti delle unioni di fatto?
Come può un paese intelligente spaccarsi sulla famiglia fondata sul matrimonio o sulla famiglia di fatto senza dedicare le energie a combattere il vero male della famiglia, il suicidio demografico?

Nicola Cacace


[da il Verona di Mercoledì 09 maggio 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]