Io sono qui


A scrutini terminati, pubblico il mio posizionamento.

Già lo sapevo, almeno dimostro un po’ di coerenza, visto che il questionario da me completato in occasione delle precedenti politiche aveva emesso analogo verdetto. Anche se mi piace considerarmi moderato è evidente che il mio cuore batte più a sinistra di quanto io stesso non voglia ammettere… e comunque, secondo i risultati elettorali il mio io qua sopra nemmeno esisterebbe più…

Per approfondire la vostra posizione sui temi caldi dei vari programmi (e poi magari chiarirvi le idee, sebbene a posteriori) cliccate qua sotto.

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Son cose intime

Segnalo dal blog Sorelle d’Italia questo dialogo (http://www.sorelleditalia.net/2008/04/03/nel-mio-intimo-ce-qualcosaltro/) tra due copy, ossia pubblicitari(e)… discutendo del nuovo spot di Chilly.


Effettivamente a me, ogni volta che mi siedo sul bidè e leggo l’headline, viene da ridere (o da piangere, fate voi)… e penso: pollo chi ci casca… 😉 Infatti io non l’avrei comprato solo per questo (validissimo) motivo. E ho pensato pure di scriverglielo, da rompi quale sono, per farglielo sapere…

Visto che stasera zompettando in rete qua e là ho scoperto di non essere il solo a pensarla così, inoltro a voi pulzelle navigatrici l’invito a concedervi un minutino di sano svago letterario-internettiano, e magari a fare udire la vostra voce.

Un po’ di rispetto per le nostre (ma in questo caso, soprattutto vostre) intelligenze, prego!

P.S.
Se volete gustare ancora meglio il piatto… date un’occhiata sul blog di Valentina (sempre lei, la copy) al post originale (http://uomochemilava.blogspot.com/2008/03/bid-bid-ta-ta-taaarara-bid-bid.html): gustoso, salace, irriverente, frutto di una mente indipendente e creativa.
Non per nulla fa la pubblicitaria… grande!!

2000 ruote

Alla manifestazione odierna (in bici) delle associazioni ambientaliste veronesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “Verona che vorremmo” sono stati contati oltre 1000 partecipanti. Il colpo d’occhio era notevole, lo spettacolo entusiasmante.

In modo civile e composto abbiamo toccato con mano (e visto con occhio) i punti caldi del degrado prossimo venturo (ovviamente speriamo di fermarlo in tempo). Abbiamo senz’altro sensibilizzato i passanti che lumavano curiosi e un po’ stupiti (e pure disturbato q.b. gli automobilisti, inevitabilmente frettolosi, pure “il dì di festa”), gustandoci una giornata di piacevole e lento (come sempre accade quando si procede “a fisarmonica”) pedalare, incontrando amici e sconosciuti, scambiando sguardi e sorrisi, intrecciando fitte conversazioni e costruttivi scambi di opinione… facendo, insomma, comunità.

Mi ha infatti colpito molto (decisamente molto più del solito) la percezione di questa profonda unità che motivava la presenza “su strada” (si può certo leggere come un segnale di “acqua alta”). Ogni partecipante sapeva di essere lì a dire qualcosa. E non avrebbe potuto gridarlo più forte. Speriamo in una forte eco.

Bravi gli organizzatori (tutti: AdB, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato contro il traforo, …); bravo chi dall’alto ha benedetto la giornata con un tepore più che primaverile (ora sappiamo da che parte sta…); bravi tutti quelli che, con tenacia e pure un po’ di pazienza, hanno condiviso questo grande momento di festa e partecipazione democratica e civile. E’ stato un momento forte per tutti i cittadini.

Grazie.

Che Verona vuoi?

Sto intensificando la frequenza dei miei spostamenti casa-lavoro-casa con il mezzo a trazione animale (la bestia… c’est moi!). Da due volte a settimana (era l’impegno 2007… mantenuto) sto passando a quattro (il mercoledì, a causa del corso di tedesco, mi è ancora inevitabile lo scooter per coprire la maggior distanza…).

E mi piace sempre più, ci sto prendendo gusto. Tra l’altro la crescente abitudine (allenamento? forma fisica?…) mi porta a progressiva riduzione dei tempi di percorrenza, ormai sempre decisamente sotto alla mezz’ora (record assoluto 22′) per i 9 Km del tragitto, semafori compresi. E anche queste son soddisfazioni…

Purtroppo registro un’aria giorno dopo giorno sempre più irrespirabile. Non lo dico per avvalorare luoghi comuni o generiche tesi ambientaliste. Parlo semplicemente di percezione. Quella sensazione di “puzza” che oramai accompagna tutti i tratti del mio percorso da Borgo Milano a San Michele extra, e non solo nei tratti dov’è ovvio aspettarsela (c.so Milano, p.te Aleardi, via Unità d’Italia…) ma anche altrove (si sa, il vento muove l’aria… e anche i veleni…), là dove regnano incontrastati pedoni e biciclette (via Roma, c.so Portoni Borsari…).

Ma forse è meglio usare il passato: regnavano. Ieri pomeriggio, ore 18.10, incontro un’amica in piazza Erbe (che bello, la bici, ogni giorno, se fai il centro, un paio di incontri piacevoli…), proprio all’imbocco di c.so Portoni Borsari, davanti alla Gabbia d’oro. In cinque minuti ho contato 18 macchine. DICIOTTO!!! Alcune pure prepotentemente condotte (tralascio per buongusto la descrizione del conducente tipo). I mezzi erano invero molto variegati: non solo gli immancabili SUV (e miniSUV, kekkarini…); anche micro-macchine e pure tre indifferenti pattuglie della Polizia. E non ho contato gli scooter. Per sopravvivere nella nostra conversazione abbiamo dovuto riportarci sul toloneo della piazza…
Che scandalo, che tristezza!

Allora mi chiedo una volta ancora: è questo che vogliamo? Possibile che siano così poche le persone di buonsenso che non colgono la necessità di cambiare questo modello improponibile? O così deboli? Vogliamo letteralmente UCCIDERE i nostri figli? Non sentiamo la responsabilità delle nostre azioni sul domani (il domani vero, non fra cent’anni…)?

Io, socio AdB molto convinto ieri e sempre più convinto oggi, mi sento in forte sintonia con le idee e le proposte di questa parte della società civile. Voglio esprimere il mio dissenso nei confronti delle scelte scellerate di questa amministrazione. Andrò a pedalare il 30 marzo alla BICICLETTATA PER LA CITTA’, titolo azzeccatissimo, con quella preposizione a doppio senso…


Mi piacerebbe, quella domenica, percepire la forza non solo ideale di chi la pensa come me. Dobbiamo essere tanti. Tantissimi. Per far capire a chi non sa ascoltare la voce della gente che cosa essa realmente desideri. Poche voci prepotenti e arroganti non possono e non devono coprire “il grido di dolore che da tante parti della città si leva verso il Palazzo…”.

Così sia.

Cos’è successo…

Sono stato via a lungo.
Vabbè, lo riconosco, non sono un vero blogger: la fedeltà al post non è il mio forte e spesso, la sera, preferisco uscire o fare altro piuttosto che mettermi al PC dopo una giornata (spesso lunga) passata davanti al monitor.

Di cose da dire ne avrei comunque tantissime e quindi sono pure dispiaciuto ma…

Ma la ragione di tanta latitanza è presto detta. In questi ultimi mesi si è concretizzato un lavoro che ha coinvolto me e altri amici per ben cinque anni. Si tratta della produzione di un DVD-Rom contenente la storia fotografica del gruppo Scout VR3° a trent’anni dalla sua fondazione. L’opera ha visto la luce il mese scorso ed è stata presentata a scout ed “ex” il 16 febbraio, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata del Ricordo (Thinking day).

E’ chiaro come quest’attività (ultime catalogazioni, prove last minute, problemi di produzione, distribuzione…) mi abbia distolto un po’ dai miei passatempi quotidiani… sono perdonato?


Il DVD è bellissimo e vale lo sforzo (significativo) di questi cinque, quasi sei, anni di lavoro. Spero che tutti possano apprezzarlo per i bei ricordi che suscita e la memoria storica che rappresenta per la vita del nostro quartiere, delle nostre parrocchie e del nostro gruppo. Sono ben 16.000 foto facilmente ricercabili e visualizzabili, oltre a libroni di squadriglia, annali di tutte le attività, indirizzari, ecc… Davvero un bel patrimonio.

Sei un vecchio scout del VR3° o anche solo un simpatizzante? Vuoi anche tu una copia del DVD? Saremo lieti di fartela avere. Scrivici e ci accorderemo sulla consegna.

Buona strada, buona vita.
Pavoncello loquace

Oggi cucino io: Progetto in Salsa di Telelavoro


Ingredienti:
– 2 giornate di malessere non debilitante (tipo dissenteria fulminante)
– 1 progetto in scadenza con consegna improcrastinabile
– 1 PC (“IBM compatibile”, of course… no, scherzo, va bene anche un MAC)
– 1 linea ADSL
– 1 software di crittografia per VPN (non dimenticate la chiave)
a piacere (se l’avete in dispensa)
– 1 webcam
– 1 software per gestire l’IP-Phone

Preparazione:
1) Svegliatevi di buon mattino e cominciate la consueta preparazione del vostro ego per la giornata incipiente (che si presenta radiosa). Barba, doccia, vestiti, colazione…
– “Ach… che succede?”
– “Cos’è questo dolorino al basso ventre… sempre più acuto… “
– “NOOOO !!!”

2) Accorgetevi ben presto, dopo aver ascoltato i segnali del vostro corpo, che non c’è scampo: la scorsa settimana è toccato ai vostri figli e oggi si è trasferita e ve la siete cuccata voi: la terribile INFLUENZA INTESTINALE! Quella che non perdona.
Se vi va bene resterete in compagnia delle riviste del bagno per un’intera giornata. Se va male, anche per due (fortuna che è una forma fulminante: tanto velocemente arriva, altrettanto velocemente se ne va!).

3) Rassegnatevi all’idea che un trasferimento dall’altra parte della città è pressochè impossibile, quale che sia il mezzo utilizzato (specie nel vostro caso, voi che avete venduto l’auto in cambio del “più civile abbinamento bicicletta – bus se piove…”). Per rafforzare l’idea pensate all’imbarazzo di un’incontinenza sull’affollatissimo 12.
E avete deciso. Resterete a casa, comodamente a tiro della stanza più utile del vostro appartamento.

4) Concentratevi sulle scuse possibili da fornire per giustificare la vostra assenza. Considerate la vostra delicata posizione di lavoratore “a rischio” per abuso di permessi e aspettative quale aggravante della vostra condizione di malato. Aggiungete lentamente l’analisi delle attività in corso e delle scadenze promesse.

5) Decidete di lavorare da casa. La vostra (vostra, seeee: magari!) azienda è, fortunatamente operante nell’ICT (l’Information & Communication Technology, ndr) e gli strumenti non difettano. La vostra professione (oltrechè passione) è l’informatica e quindi neppure la vostra casa è priva della necessaria tecnologia. I computer si sprecano, la connettività non manca. E dunque:

6) Vi collegate in emulazione all’host remoto, prendete il controllo del PC dell’ufficio (sempre acceso, non si sa mai) in Terminal Server e cominciate a scaricare la posta, inviare messaggi (al capo, innanzitutto, comunicando, dalla mail aziendale, la vostra assenza per malattia), sviluppare software, scivere relazioni, controllare progetti, produrre documentazione, fare qualche telefonata a colleghi e collaboratori…

7) Interrompete frequentemente ma brevemente il lavoro per i necessari pit-stop (siete malati, ricordate?), per reintegrare i liquidi, per cambiare i CD nello stereo (no, questo no, lo so, è tutto sull’hard disk… ;-)), per preparare e consumare il pranzo, per guardare un TG, per prendere una pennichella…

8) Vi scollegate a sera fatta, abbastanza stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto, riportando a voi stessi alcune riflessioni e tirando le somme dell’esperienza effettuata:

  • Il telelavoro, quello vero anche ad alto contenuto professionale (tralasciando quindi i “surrogati” o il telependolarismo), è un’esperienza realmente possibile e a portata di mano anche in realtà aziendali fortemente organizzate (per i free-lance, già lo sapevamo…).
  • Richiede ovviamente condizioni tecniche e ambientali favorevoli, ma in presenza di tali requisiti è senza dubbio alcuno un’esperienza piacevole e pure assai produttiva
  • La sua appplicabilità richiede regole precise e un quadro normativo contrattuale ben definito onde evitare abusi e interpretazioni arbitrarie dei corpo diritti/doveri (da ambo le parti)
  • Parimenti è opportuno addestrarsi a mantenere separati gli aspetti personali e professionali per evitare pericolosi sconfinamenti dall’una e dall’altra parte (specie in quelle case dove il PC è acceso giorno e notte…). Lasciarsi prendere la mano dall’entusiasmo, è un attimo (e non è nemmeno giusto)
  • I vantaggi personali sono evidenti e ve li tralascio, come pure ometto quelli aziendali; solo ricordo che non di soli vantaggi materiali si tratta
  • Ovviamente vi sono anche delle salutari ripercussioni positive sulla società e sull’ambiente…

E allora non si capisce come mai questa forma di lavoro in Italia stenti a prendere piede. Come mai nelle aziende, specie quelle moderne e tecnologicamente evolute, non si intraprendano i necessari percorsi virtuosi di sperimentazione delle forme di lavoro alternative per la conversione dei modelli attuali. Come mai il telelavoro sia concepito e ammesso solo come forma di lavoro in emergenza (interventi fuori orario, reperibilità spot in malattia o lungassenza) e mai come prassi quotidiana.

Si consideri infine che in molti casi le aziende transnazionali impiegano buona parte del personale in una delocalizzazione de facto (trasferte nazionali ed estere, riunioni e meeting, conferenze, …) per la più parte del tempo, riducendo in sostanza molti uffici a meri recapiti per la corrispondenza ordinaria.

In tali situazioni (e sono molte) i pochi colleghi e collaboratori rimasti in sede possono solo constatare le vastità degli spazi (vuoti) e tentare un calcolo degli sprechi. Oltre che sperimentare sulla loro pelle l’inutilità dello sforzo per trasferirsi dal domicilio al “luogo di lavoro” (in Italia è particolarmente forte l’identificazione di work e workplace).

Ne riparleremo.

Viaggiare lento

Domenica sera sono andato alla castagnata degli AdB (gli Amici della Bicicletta) di Verona in Corte Molon.

Ci si incontra dopo l’estate, si mangiano le torte autoprodotte dai soci, si rinnova l’iscrizione per il 2008 (oltre 100 iscrizioni in un paio d’ore… partiamo bene!!), si ascolta il “punto del Presidente Paolo” e, soprattutto… si guardano i filmati e le diapositive delle gite e delle vacanze della passata stagione.

Orbene, se qualcuno di voi è mai stato invitato a casa di amici per il rito delle diapositive o dei filmini sa bene quanto questo sia un momento rischiosissimo per i talvolta fragili equilibri nei rapporti interpersonali. Cementatissime unioni si incrinano per un pisolino di troppo, solide amicizie vanno in frantumi per uno sbadiglio…

diciamocelo: non esiste noia più grande di un “diaporama” (ciò che i moderni oggi chiamano slideshow) su di un comodo divano. E la tentazione è forte. E la carne è debole…

Eppure… eppure.

Sarà stato per le sedie rigide e non comparabili al comodo divano del mio amico Tullio, sarà stato per l’atmosfera festosa, sarà stato che il movimento mandibolare non dava requie al cervello, però…

NON MI SONO ANNOIATO NEMMENO UN PO’, ANZI!

Sono rimasto per oltre un’ora e mezza avvinto, estasiato, rapito dai molti racconti di viaggio, dal fascino tranquillo di un andare lento e senza ansie, padroni del proprio tempo e delle proprie emozioni. Liberi, dentro, nel profondo.

Tra tutti i reportage di viaggio (molti anche gli slideshow delle gite sociali, trasudanti amicizia e piacevolezza dello stare insieme) uno in particolare mi ha affascinato: quello di Fernando Da Re da Nordsee-Kusten a Radweg. Un viaggio in compagnia del vento in luoghi ove l’uomo e la natura convivono in un equilibrio dolcissimo e quasi surreale.



Il bravo ciclista e reporter (senza nulla togliere agli altri, davvero tutti molto dotati) ha realizzato un DVD (il pronipote del “filmino”) in cui tutte le componenti (musica, foto, filmati) hanno concorso ad un unico sicuro risultato:
VOGLIO ORGANIZZARMI UNA VACANZA IN BICICLETTA !! (lo confesso: lo volevo anche prima: è già un annetto che ci penso e adesso che i bimbi stan crescendo, ci sto lavorando più concretamente, sia sul piano psicologico sia su quello fisico… a presto su questi schermi i diaporama e i filmini… 😉 )

Confetti in piazza

Domenica, di notte…

… prima serata dopo il cambio dell’ora.
Ora reale: 23.00 – Ora percepita: 24.00.
All’uscita da una riunione serale piacevole ma impegnativa, decido di distendere i nervi e rilassarmi, passeggiando un poco per la nostra bella Verona, approfittando dell’aria frizzante, fresca sì, ma non troppo, decisamente gradevole e invitante.
Non ho sonno. Di solito non mi corico prima delle due e stimo di avere almeno un’ora di autonomia prima di cominciare a sentire la stanchezza. Inforco la bici e… via, dalle lande dei sobborghi alle centralissime e amatissime piazze.
Parcheggio, as usual, in via Roma e decido di affrontare il giro in senso orario (rottura degli schemi… evvàii!!) principiando la mia passeggiata ristoratrice dalla via Roma e proseguendo per corso Cavour, Portoni Borsari, piazza Erbe, giretto in Sottoriva, ritorno lungo S.Anastasia, via Cappello, porta Leoni… a bit back: via Stella, un pezzetto di vasca “classic style” sulla Mazziniana et… voilà, piazza Bra’.
E allora, che c’è di strano?, l’ho fatto centinaia di volte!
Di strano c’è che avevo una sensazione di ovattato, di vuoto, o meglio di assenza. La gente in giro era pochissima. Addirittura in via Roma l’unica presenza era quella dell’omino disegnato sulla protezione dell’impalcatura.
SPETTRALE
  • forse erano tutti a casa a smaltire il trauma da ripresa settimanale (esco poco il lunedì e oggettivamente mi capita spesso di trascorrere a casa la prima serata della settimana)… beneficio del dubbio
  • forse erano tutti stravolti per il time-lag da rientro all’ora solare
  • forse non si sentivano abbastanza sicuri… (chissà i rischi che ho corso…)
  • forse avevano ascoltato le previsioni meteo “alle consuete ore” riconoscendo la perturbazione in arrivo (che, in effetti, è poi arrivata, ma io ero già a nanna dopo una incantevole – meteorologicamente parlando – passeggiata notturna)
  • forse…

Ma la cosa che più mi ha colpito è stata la vista del nostro anfiteatro, vezzosamente ornato da un abito di luce rosa, come fosse un confettino kitsch da offrire allo stupito turista.

Uno spettacoloORRIPILANTEPer non parlare poi delle luci utilizzate, tutte molto intense, alcune male orientate, molto verso il basso, sì da abbagliare con forza e decisione l’ignaro passante che osi ad esse indirizzare lo sguardo.

Ancora una volta voglio ringraziare chi lavora (chissà che impegno…) per rendere la città sempre più bella e piacevole… (ovviamente, per non farmi del male, non mi domando quanto questo scempio sia costato alla municipalità)…