Generalizzazioni pericolose

2017.12.13 - L'Arena - Foto "del giorno"

Foto (“del giorno”, in posizione di rilievo, come titolo comanda) pubblicata dal quotidiano “L’Arena” mercoledì 13 dicembre, rilanciando un’ANSA del giorno precedente.

Sarebbe ora di finirla di questi commenti “sì, ma…”, del tipo «muoiono più ciclisti, ma se la sono cercata…».

«Il 71 per cento gira senza casco». «E allora?» mi vien da dire «mica è obbligatorio…» (e per fortuna!).

Sono generalizzazioni pericolose.

E probabilmente anche sbagliate dato che, stante il numero di ciclisti circolanti in città (alcune migliaia, almeno), dovremmo vederne a decine (il 4%) trainati dalle auto, mentre davvero non si hanno ricordi di simili immagini in giro per le nostre strade.

Nemmeno giova mescolare gli obblighi di legge, come i fanali e i catarifrangenti dopo il tramonto, con i suggerimenti del buon senso (casco, giubbetto e specchietto, non obbligatori): crea solo confusione sulla normativa e risentimento sociale nei confronti di un’intera categoria che andrebbe invece sostenuta.

Infine, inutile notare come la foto non sia certo un esempio di comunicazione positiva (che non vuol dire nascondere la realtà, ma almeno non creare associazioni mentali vecchie e stantie, decisamente poco moderne). La foto odierna fa il paio con la foto della famiglia in bici a commento dell’impoverimento del ceto medio, comparsa su questo stesso quotidiano circa dieci mesi fa. Segno che la redazione del quotidiano “L’Arena” non impara dai suoi errori. Segno che c’è ancora molta strada da fare.

I molti ciclisti quotidiani rispettosi delle regole non possono condividere questi toni e questo stile comunicativo; spiace, molto. I ciclisti (quelli buoni, che sono la maggioranza, purtroppo ancora troppo poco visibile, in una città dominata -anche culturalmente- dalle auto) pedalando portano un gran beneficio alla città, oltre che a loro stessi. Andrebbero trattati con maggiore attenzione e rispetto.

A partire dai media.

MoVer, un affarone

Verona-IN BLOG 028-1 MoVer cardMi sono fatto la MoVer. Ho usato la formula più conveniente per me, utente occasionale dei giorni piovosi (ché altrimenti vado in bici): il borsellino elettronico. Praticamente si acquista un credito (taglio minimo 15 euro) che viene caricato sulla tessera, per poi utilizzarlo a poco a poco, in modalità “a scalare”; un po’ come per le ricariche telefoniche. A differenza di queste ultime, però (per le quali un contratto garantisce le modalità di tariffazione), la tessera MoVer non garantisce un numero determinato di viaggi sul mezzo pubblico, in quanto il loro costo è comunque determinato dal fluttuare delle tariffe, abbastanza stabili in passato, quantomai ballerine in tempi recenti.

Già una volta infatti, da quando ne sono fortunato possessore, il mio borsellino è stato istituzionalmente scippato di una parte del suo valore: fu a gennaio 2011, in occasione del passato aumento tariffario del 10%. Ora si prepara un secondo giro: tra una settimana, il primo luglio, verrò “ritassato” di oltre il 18% del saldo. Logicamente, il danno in valore assoluto è tanto maggiore quanto la cifra residua caricata sulla tessera.

Mi sono fatto la MoVer, sono ormai passati tre anni. Lo so bene, in quanto un bel mattino la macchinetta me l’ha rifiutata e mi sono ritrovato a fare la parte del “portoghese” involontario, senza spicci per l’emettitrice di bordo (a tariffa maggiorata) e senza, ovviamente, biglietti in tasca. Mossa a pietà, una solidale passeggera (di colore), mi ha regalato un biglietto… Subito non ho realizzato cosa fosse successo, ma poi ho capito: la MoVer, infatti, “scade” dopo soli tre anni. Rinnovarla richiede un obolo di 6 euro (più la foto nuova, mi dissero, per poi scoprire che non era invece necessaria) per la riemissione, pena la perdita del credito residuo che non è rimborsabile (nemmeno se decidessi di recedere dal contratto), ma solo trasferibile su un nuovo documento.

Salvo il voler pensar male mi sfuggono le ragioni di tale clausola (vessatoria). Ragioni tecniche? In piena era tecnologica? Ma fatemi il piacere!… Forse allora sarà perché la foto resta giovane mentre il soggetto invecchia (una sorta di Dorian Gray alla rovescia)? Battute a parte, è poco credibile, dal momento che persino alla carta d’identità, documento di ben più nobile lignaggio, è stata riconosciuta la proroga della validità a dieci anni. E allora?

Vogliamo mettere il vecchio biglietto di carta, sempre valido, in barba ad ogni aumento? Non aumenta e non scade: sopra non c’è scritto nulla a riguardo, ed essendo il titolo di viaggio il contratto stesso, c’è da credergli. Quasi quasi mi riconverto e torno indietro (e faccio scorta).

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Peccato, però, perché la MoVer card (obbligatoria per il rilascio di abbonamenti, facoltativa in sostituzione del biglietto per gli utenti ordinari e occasionali) sarebbe una bella possibilità di estensione del servizio all’utente: “biglietto” sempre disponibile in portafoglio; possibilità di ricarica online; meccanismo di sconti che parifica il biglietto elettronico a quello cartaceo e, per utilizzi più massicci, all’abbonamento, garantendo di non superarne mai il costo relativo. Certo, ancora non è possibile l’utilizzo combinato urbano/extraurbano (questa sì sarebbe la vera comodità) e per la tariffa integrata è ad oggi necessario recarsi dal tabacchino, ma non disperiamo: magari un domani, quando verranno unificati i CdA…

Delle fastidiose ombre alle quali abbiamo accennato poco si parla (e l’Azienda si guarda bene dall’evidenziarle). Eppure il cliente che, esprimendo fiducia a un’azienda e alla sua gestione, anticipa una somma in contanti, in ogni realtà commerciale che si rispetti non verrebbe certo ritenuto un pollo da spennare bensì una preziosa risorsa, da considerare con attenzione e magari fidelizzare con premi e incentivi. Non dimentichiamo infatti che la MoVer card, da un punto di vista aziendale, presenta l’indubbio valore aggiunto di poter tracciare le abitudini di spostamento dell’utenza (frequenza viaggi, itinerari, combinazioni linee) data dalla possibilità di identificare univocamente ciascuna tessera (mentre il biglietto è anonimo) ai fini di eventuali elaborazioni statistiche. Questo ritorno preziosissimo per le funzioni di pianificazione e controllo e per il marketing, giustificherebbe già di per sé l’impiego di consistenti risorse da investire nella promozione, mentre purtroppo avviene esattamente il contrario.

E’ il solito accanimento sui consumatori utenti/clienti, già sufficientemente bastonati dal sempre crescente calo dei livelli di servizio. E’ la miopia di chi, incompetente, una volta di più dimostra di non saper cogliere le opportunità per uno sviluppo che possa dirsi veramente tale. I veronesi protestino.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.06.2012 su Verona-in blog)

Appesi ad un filo, nel futuro

Verona-IN BLOG 018-0 George Bennie's Railplane (1937)A studiare le esperienze altrui va sempre a finire che si impara qualcosa di buono. In qualsiasi campo, ma in alcuni specialmente. Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, andiamo ad esempio a Londra: studiare quell’espressione di efficienza nei servizi, analizzarne le ragioni storiche, è esercizio utile e oltremodo interessante (TfL – Transport for London tra l’altro ha costituito un’apposita Charity che si occupa di conservare la memoria di un’evoluzione e rende disponibile allo studioso una mole impressionante di materiali). Ecco quindi che di ritorno dal recente viaggio londinese mi accingo, per curiosità e passione, ad approcciare una piccola parte di tanta conoscenza. Scoprendo due illustrazioni di opere visionarie (della più recente fu anche realizzato un prototipo), che oltre cent’anni or sono si figuravano di rivoluzionare il mondo dei trasporti. Ma che non trovarono infine applicazione come sistemi di trasporto di massa, rimanendo nel campo della fantascienza.

Verona-IN BLOG 018-1 Punch's New Aerial Omnibus (1847)Vi lascio in silenzio alle vostre riflessioni.

La saggezza ci insegna che solo chi sa guardare al passato può costruire un futuro migliore e questo è certamente vero. Spiace però che mentre si riesce ad appassionarsi a lontane fantasticherie, allo stesso tempo si dimentica quel patrimonio di esperienze consolidate che nella loro evoluzione costituirebbero oggi una risposta credibile alle esigenze del vivere moderno. Sto pensando al caro vecchio tramvai, vero sistema di trasporto di massa: “… là dove le linee degli autobus non sono più sufficientemente efficienti e le metropolitane non sono redditizie, il tram è considerato il mezzo di trasporto ideale…” (Wikipedia)

Nelle due immagini:
1) Un disegno del Railplane di George Bennie, dalla rivista Modern Wonder – 1937
2) Il visionario progetto di Omnibus aereo, dalla rivista satirica Punch – 1847

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Civiltà semaforica

Verona-IN BLOG 016-1C’era una volta, nella bella Verona, un impianto semaforico (anzi due) degno della migliore Europa. Come a Londra, in Regent Street, quando allo scattare del verde pedonale tutto il traffico motorizzato si ferma per lasciar posto a sciami di pedoni (ai quali per un minuto è consentito l’attraversamento dell’incrocio in tutte le direzioni, diagonali comprese), anche nel nostro centro cittadino, ai due incroci di via Degli Alpini con largo Divisione Pasubio e poi di via Pallone con stradone Maffei, l’omino verde regalava un momento di pace assoluta, parentesi protetta per pedoni e ciclisti, che tra l’altro consentiva a questi ultimi, provenienti da Piazza Bra’, il raggiungimento in sicurezza della corsia ciclabile sul lato opposto in via Pallone.

Orbene, nella generale indifferenza, oggi questo non è più. Il nuovo impianto semaforico dedicato al Trasporto Pubblico Locale (quelle lanterne strane, con i triangoli gialli e le sbarre bianche verticali o traverse) ha portato con sé una nuova ripartizione dei periodi di attraversamento, ripristinati secondo la tradizione classica dei flussi paralleli. Che comporta l’altrettanto tradizionale pericolo derivante dai veicoli in svolta, i quali, in virtù del diritto loro assegnato dal semaforo, chiedono strada ai momentanei concorrenti generando spesso puntigli (pure i pedoni hanno il medesimo diritto, sebbene più deboli), pericolo e smarrimento, specie nei più vulnerabili, bambini e anziani in primis. Un duello impari e senza senso, che si potrebbe evitare con il solito buon senso, non scritto in alcun regolamento o codice, ma sempre apprezzato quando applicato.

Verona-IN BLOG 016-0La ragione del provvedimento è valida e condivisibile: consentire ai mezzi pubblici un tempo esclusivo per svoltare a sinistra in stradone Maffei, manovra molto impegnativa da quando al traffico privato è stato consentito di proseguire da via Pallone verso piazza Bra’. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di snellire il trasporto pubblico, ma bisognava per forza farlo a scapito della pedonalità? Una volta di più a Verona pare essere questa l’unica soluzione possibile, mentra fra tutti i concorrenti in gioco sarebbe proprio il mezzo privato (al quale invece vengono garantite sempre maggiori concessioni) a dover essere disincentivato.

In controtendenza con le città più avanzate, che chiudono i loro centri storici alle auto, da noi si stanno infatti allargando le maglie con sempre maggior leggerezza. Tanto, tutto l’intra moenia è Zona 30: ai soliti ecologisti dovrebbe bastare, no? Si contestano i provvedimenti definiti contrari alla pedonalità: ma sono in realtà pensati per garantirle maggior sicurezza, non se ne sono accorti? Su di un attraversamento pedonale un pedone potrebbe pensare di essere al sicuro e agire con leggerezza. Se invece lo si modifica o, meglio ancora, cancella egli, nella necessità comunque di attraversare, utilizzerà senz’altro maggior cautela. Limpido! E’ proprio ragionando in questo modo, provvedimento dopo provvedimento, che nel giro di un paio d’anni il tratto da San Luca a ponte Aleardi è divenuto (specialmente in bici) uno dei più critici e pericolosi della nostra città.

A proposito di semafori in zona: all’incrocio tra via Pallone e via Ponte Rofiolo si trovava un rosso pedonale lungo oltre 100 secondi. Inspiegabile, dato lo scarso passaggio veicolare. Addirittura, nei primi periodi di modifica alla viabilità della zona, quando i vigili presidiavano l’attraversamento, rendendosi conto dell’assurdità di certe attese, provvedevano talvolta ad accorciarle accompagnando e proteggendo pedoni e ciclisti nella “violazione” del rosso. Ecco, a questo incrocio invece nulla è cambiato.

Luciano Lorini

(pubblicato il 22.08.2011 su Verona-in blog)

Velo-city 2011

Verona-IN BLOG 015-0La pioggia arrivata su Siviglia, dopo una settimana estiva con punte di 32°, ha definitivamente abbassato il sipario sulla 19^ Conferenza internazionale sulla Mobilità ciclistica “Velo-City”, celebrata dal 23 al 25 marzo per iniziativa di European Cyclsts’ Federation (ECF) insieme all’Amministrazione comunale della capitale Andalusa.

Oltre 120 relatori hanno presentato e discusso le loro tesi nelle sessioni plenarie, nei workshop e nelle tavole rotonde. Unanime il consenso manifestato per i risultati ottenuti dalla Città di Siviglia che in soli 4 anni di lavoro ha dato attuazione al Piano urbano della mobilità ciclistica realizzando circa 140 Km di percorsi ciclabili e servizi ai ciclisti. Per questa ragione Siviglia è stata battezzata la “Copenhagen del sud”.

Il maestro di cerimonie, Gil Peñalosa, già assessore ai Parchi e al tempo libero della città di Bogotà, non si è limitato ad introdurre ospiti, rappresentanti delle istituzioni e prestigiosi relatori ma ha egli stesso, con l’ausilio di video e presentazioni, portato testimonianza diretta di buone pratiche di mobilità ciclistica in Canada, Stati Uniti e Sud America. Sarà stato anche a causa della sua presenza che tra i 900 partecipanti, la delegazione proveniente dall’America Latina era numerosa come non mai.

Tra gli eventi che hanno prolungato per l’intera settimana la presenza a Siviglia di delegati ed esperti di mobilità ciclistica internazionali, l’assemblea generale dell’European Cyclists’ Federation (20-21 marzo) e  la visita guidata in bicicletta, da Puerto Serrano a Oliera, della “Via Verde de la Sierra”, una ciclovia di 36 Km realizzata dove prima correvano i binari di una ferrovia ormai dimessa (26 marzo). Lungo quella infrastruttura, popolata di ciclisti di tutte le età, le stazioni sono diventate centri visita o strutture per la ricettività di cicloturisti con bar, ristoranti e appartamenti a forma di vagoni ferroviari. Non a caso alla “Via Verde de la Sierra” è stato assegnato il Premio Europeo delle Vie Verdi nel 2005 e nel 2009.

La settimana della bici si è poi chiusa domenica con una grande “parata” in bicicletta, con in testa il Segreterio generale ECF, l’olandese Bernhard Ensink, a cui hanno partecipato migliaia di sivigliani in bici ma anche centinaia di pattinatori. Nel corso della sessione di chiusura della Conferenza, è stata approvata e sottoscritta la “Carta di Siviglia”, il documento finale sulla mobilità ciclistica che verrà posto all’ordine del giorno del prossimo summit mondiale dei ministri dei trasporti ospitato dall’International Transport Forum (ITF) che si terrà a Lipsia a maggio 2011. Il documento è stato firmato anche dal Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia. La Conferenza Velo-City non è solo un evento convegnistico  ma, come ha affermato il presidente dell’ECF, il tedesco Manfred Neun, “ una piazza reale dove, anche attraverso gli spazi espositivi, si incontrano istituzioni, imprese, progettisti, consulenti, soggetti no-profit”.

Tra gli espositori internazionali è spiccata la presenza di un’unica azienda italiana che produce e commercializza Biostrasse, un materiale per la pavimentazione di ciclovie che grazie alla sua eco-compatibilità certificata può essere utilizzato anche in zone SIC (Sito d’interesse Comunitario), ZPS (Zone a Protezione Speciale), ZSC (Zona Speciale di Conservazione).

Applaudita la cerimonia di passaggio di consegne tra gli organizzatori di Siviglia e quelli del prossimo anno. L’edizione “global” del Velo-City si terrà a Vancouver, Canada, dal 26 al 29 giugno. Già pronto lo slogan “Cities in Motion”.

Lello SforzaUfficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

(pubblicato il 30.03.2011 su Verona-in blog)

Illusione bicicletta? Una promessa credibile

Verona-IN BLOG 012-0Come Amico della Bicicletta mi sono sentito chiamato in causa dalla lettera che il giornale L’Arena ha pubblicato domenica scorsa. L’autore, signor Zusi da Montecchio, si è cimentato con malcelato rancore in un deliberato attacco verso la categoria dei ciclisti. Classificabili secondo l’uso manicheo in due categorie: quella dei disperati (principalmente extra-comunitari con i mezzi non in regola) e quella dei benestanti (professionisti, con biciclette fantascientifiche costate “cifroni”). Rei, a suo avviso, di turbare i già delicati equilibri viabilistici con assurde pretese di spazi dedicati per far circolare le loro due ruote. A sostenere tali esosità (nefaste in tempi di crisi) sarebbe nientepopodimeno che il Comune, nella persona del Sindaco, che si lascerebbe “infinocchiare” da questi pochi ecologisti, perdendo di vista il bene comune (asfaltatura delle strade e segnaletica orizzontale). Colpisce nell’attacco l’enfasi dei toni, quasi ispirati.

Io non sono un immigrato e neppure un professionista o fighetto, ma ugualmente cavalco la mia bici, scelta quotidiana di mobililtà sostenibile a vantaggio mio (numerosi i benefici derivanti dall’utilizzo del mezzo) e della città (con un pensiero anche a coloro che erediteranno i frutti delle nostre scelte). Utilizzo un mezzo sobrio ma efficiente, dotato di tutti gli accessori regolamentari (faro potente e campanello squillante) e come me tantissimi altri ciclisti (ovvio, ne va della nostra stessa sopravvivenza). Ultimamente, poi, osservo con soddisfazione il sempre maggior utilizzo del giubbino riflettente, frutto forse della campagna educativa promossa dalla FIAB. Non mi sento eroe, ma solamente cittadino responsabile e, nel leggere simili interventi, mi rammarico della scarsa considerazione di cui godono i ciclisti. La città e i suoi abitanti dovrebbero accoglierli come benvenuti. E proteggerli. Quando qualcosa in questo senso si muove plaudo, sempre consapevole che si potrebbe / dovrebbe fare di più. Ben più di una pista (peraltro in promiscuità con i pedoni) ogni tanto, dove ci sta. L’investimento, tra l’altro, è tra i più redditizi dato che riscuote i “dividendi” in aspetti “secondari” quali salute pubblica e qualità della vita.

Proprio oggi, a Siviglia, avrà inizio la conferenza mondiale Velo-city (mi riprometto di fornire successivi approfondimenti); esperti e politici da tutto il pianeta ci inviteranno a riflettere sull’opportunità di iniziarlo, questo percorso di liberazione dall’automobile. La “illusione” di un mondo migliore è in realtà una promessa credibile; ed è lì, a portata di mano. La bicicletta ne sarà protagonista.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.03.2011 su Verona-in blog)

Lavori in corso

Verona-IN BLOG 011-0Uffa domani è lunedì, recitava un vecchio ritornello.

Pensiero condivisibile, specialmente se poi consideriamo che, al normale trauma da ripresa dovremo aggiungere lo stress da traffico dei giorni di pioggia(*). Ma stavolta ci sarà una condizione aggravante: cominciano infatti domattina i lavori per la ristrutturazione del ponte San Francesco. E’ un nodo nevralgico nel sistema viabilistico cittadino, indispensabile raccordo tra il Centro, la parte Sud e l’Est cittadino, incrocio circonvallatorio strategico. L’intervento è pesante e indifferibile. E già si parla di una vera e propria emergenza. Nonostante i molti sforzi per parare il colpo e organizzare le difese è prevedibile una sostanziale paralisi, specialmente nei primi giorni (vuoi per la pioggia e per la ricerca del nuovi necessari equilibri). A Verona è così: i volumi di traffico sono tali per cui basta un nonnulla a creare una forte turbativa del sistema; figuriamoci poi a fronte un intervento così invasivo… I consigli (raccomandazioni) per la sopravvivenza sono quindi così riassumibili: evitare il passaggio dai punti caldi (interessata tutta la zona, compreso il ponte Aleardi); differire temporalmente gli spostamenti per evitare le ore di punta (il comandante Altamura caldeggia almeno un quarto d’ora di anticipo e ricorda ai cittadini che alcune scelte ppossono addirittura essere autolesioniste); puntare su sistemi di trasporto alternativi all’auto. L’emergenza traffico si protrarrà per almeno 18 mesi, questo l’annuncio.

L’augurio che in tanti ci porgiamo è che siano in molti a scoprire (per necessità, prima) ed apprezzare (per calcolo utilitaristico, poi) le alternative all’automobile, bicicletta in primis. La conversione è (oltre che necessaria) possibile e conveniente: “in questi momenti di crisi del sistema della viabilità la bici è l’unico mezzo in grado di assicurare tempi certi nelle relazioni urbane e di ridurre gli ingorghi stradali” (sono parole di Paolo Fabbri, presidente degli Amici della Bicicletta di Verona). Vista la stagione, che si sta aprendo alla primavera, c’è poi tutto il tempo necessario per innamorarsi anche degli altri aspetti di vantaggio e piacevolezza. Ad ogni automobilista suggerirei di regalarsi la possibilità di una gradita sorpresa. C’è tutto da guadagnarci.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.03.2011 su Verona-in blog)

Non c’era posto per loro…

Verona-IN BLOG 009-0La scorsa settimana, da uno scenario post natalizio, sono giunti i lamenti degli automobilisti [link…] che, nella prima domenica di saldi, hanno a lungo vagato in cerca di parcheggio, tra serpentoni e ingorghi. Lamenti accompagnati dalle opportune riflessioni di cronaca a riguardo. Ci si chiede innanzitutto di quanti posti auto avrebbe bisogno la città per dare adeguata risposta alle auto che “premono” per entrare a ridosso del Centro Storico. E secondariamente ci si pone il dubbio sull’opportunità di consentire alle stesse tale avvicinamento. [segue…] Alla prima questione si risponde con i dati: i parcheggi intra mœnia domenica scorsa erano tutti esauriti (ma già ieri l’emergenza era rientrata ai valori di normalità). Dal momento che si osserva, parola di Assessore, che i cittadini sono in fondo ben disposti a pagare il loro posto auto, la conclusione potrebbe sembrare scontata, ineluttabile (e, anche dalle parole dell’articolista, ci sembra di intravvedere il rischio che possa essere considerata tale): c’è ancora bisogno di parcheggi “attrattori” in Centro. C’è ancora bisogno di scavare, creare disagi, martoriare sottosuolo e reperti archeologici, generare indotto da traffico e, ovviamente, sostenere quest’ultimo per ripagare il finanziamento delle opere, minando la vivibilità dei veronesi e ipotecando il futuro delle prossime generazioni.

Dei 5000 posti dei parcheggi scambiatori dello Stadio (recentemente arricchiti con la fermata di ben due autolinee urbane, anche festive) si fa solo un rapido cenno. Siamo ragionevolmente sicuri che saranno stati, come d’abitudine, desolatamente vuoti. Eppure questa potrebbe essere (usando però diverse attenzioni e strategie) una soluzione intelligente e pronta all’uso. A Sindaco e Assessori rivolgiamo una sola domanda: come possiamo pensare che i cittadini che oggi non utilizzano i parcheggi dello Stadio (2,6 Km di percorso urbano gradevole anche a piedi, in 34 minuti come riportato da Google Maps) saranno entusiasti di parcheggiare domani alla Fiera (2,7 Km in 35 minuti di itinerario decisamente meno piacevole e sicuro)? Ci sono forse dei provvedimenti o incentivi (e relativi disincentivi) che vengono tenuti nascosti nel cilindro? Ci piacerebbe conoscerli per poterli insieme valutare con serena lucidità. Diversamente temiamo l’ennesimo flop. D’altronde si sa che senza una pianificazione seria gli interventi spot spesso sfuggono al controllo e non centrano gli obiettivi…

L’approccio sinora utilizzato ci appare quantomeno poco lungimirante, in quanto non considera i numerosi effetti collaterali di cui l’intasamento da auto della Città Antica è sicuramente causa. Effetti fisici, dovuti a polveri, vibrazioni, occupazione di suolo e inquinamento acustico. Effetti sociali, per la disgregazione progressiva del tessuto urbano nella sua intimità, negli spazi tradizionalmente deputati al ritrovo e all’aggregazione. Basta guardare, ad esempio, a piazza Bra’: dal momento della riapertura al transito veicolare sui due sensi non è più la stessa. Per i pedoni e per chi circola in bicicletta l’uscita da via Roma è diventato un punto critico. Il canale di mezzi motorizzati che separa il marciapiede della Gran Guardia dal selciato della piazza è diventato un elemento di pericolo, una frattura insanabile che costituisce ostacolo insormontabile per i soggetti più deboli (ai quali vengono pure ridotti gli attraversamenti). Anche così la città muore, e a poco valgono le svendite (crisi a parte), il processo è già iniziato. Nessuno vuole che ciò accada, tutti i Veronesi amano la loro città. E a tutti piace passeggiarne il centro, per godere di quelle bellezze che nessun centro commerciale potrà surrogare. Agli amministratori e alla politica chiediamo ben altro! E’ loro il compito di riconquistare la città ai suoi abitanti, armonizzarne le diverse esigenze in base a precise priorità (da condividere), tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. La vitalità del commercio, certamente, ma anche la vivibilità di cittadini e turisti, che del Centro sono l’anima e senza dei quali tutto il resto non troverebbe senso di essere. Non sono obiettivi incompatibili.

Luciano Lorini

(pubblicato il 11.01.2011 su Verona-in blog)

 

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da L’Arena – Martedì 4 Gennaio 2011 – Cronaca – pagina 8

http://www.larena.it/stories/Home/214925_come_evitare_il_traffico_in_tilt_si_spera_nel_park_della_fiera/

I PROBLEMI DELLA VIABILITÀ.

Dopo il caos delle festività, l’amministrazione s’interroga su quali soluzioni adottare
Come evitare il traffico in tilt? Si spera nel park della Fiera
L’assessore Corsi: «Domenica tutti i parcheggi esauriti Con i 2.500 nuovi posti un’ulteriore risposta»

di Enrico Giardini

Traffico in tilt domenica in centro e scatta inevitabile la domanda. Quanti posti auto per la sosta servirebbero per evitare la paralisi? In particolare domenica, ma così anche in altri giorni delle festività appena trascorse, in strade prossime al centro gli stalli blu e gialloblù erano tutti occupati (eppure nei giorni festivi non si paga) ma erano numerose anche le auto in sosta vietata. Il che ripropone, fra l’altro, il tema dell’accesso al centro con le auto private, soprattutto nei giorni festivi e la domenica, dove la circolazione va quasi sempre in tilt.

DA UNA NOSTRA indagine telefonica tra i gestori dei parcheggi a pagamento Cittadella, del vicino Arena, di piazza Isolo, dell’Arsenale, dell’Università (polo Zanotto), quindi quelli con il maggior numero di posti, risulta poi che nel tardo pomeriggio di domenica fossero del tutto esauriti.

L’assessore alla mobilità, Enrico Corsi, sottolinea che «i parcheggi cittadini domenica erano tutti pieni. Quindi non direi che c’era traffico intenso perché la gente che arriva in città non è disposta a pagare. Semplicemente, sono stati davvero molto numerosi turisti e le persone che si sono riversate a Verona».

IL FATTO che mancassero posti auto nei parcheggi, come domenica, dice senz’altro che Verona si conferma una meta privilegiata. Ma pone appunto il problema di quanto posti auto per sosta e parcheggi sarebbero necessari — proprio per la grande capacità attrattiva della nostra città — per evitare che la circolazione si blocchi. Con tutto quanto consegue per l’inquinamento dell’aria.

Ciò interroga però i cittadini e gli amministratori sulla mobilità urbana e dell’immediata fascia al di fuori delle mura. Fino a che punto una città bimillenaria come Verona, con il centro storico patrimonio dell’Unesco, può reggere (e non solo nei giorni festivi) una simile ondata di autoveicoli a pochi metri da monumenti e piazza storiche?

In ogni caso, tutto si può dire tranne che manchino parcheggi e posti auto per la sosta. Oltre alle diverse migliaia di posti negli stalli blu e gialloblù, oltre che quelli bianchi a disco orario, ci sono numerosi parcheggi a pagamento: Cittadella, da 750 posti auto; Arena, 870; piazza Isolo, 490; Arsenale, 430 posti fra la parte gestita da Saba Italia e quella da Amt; via Città di Nimes, 260 posti; Tribunale, 163; Passalacqua, 350.

ALTRI POSTI al parking Italia (corso Porta Nuova) e all’autorimessa Paradiso (via Paradiso), al polo Zanotto e al metropark della stazione. Altre centinaia di posti a porta Palio, gratuiti, in piazzale Guardini, pure gratis come del resto nei tre parcheggi dello stadio , che complessivamente hanno 5.000 posteggi. Di più — e in attesa che si costruisca il parcheggio interrato all’ex gasometro, quello in via De Lellis, in piazza Corrubbio e in piazza Arditi — che cosa si può fare, fermo restando che l’ottica sembra essere solo quella di usare l’auto privata?

«Prossimamente avremo a disposizione quasi 2.500 nel nuovo parcheggio di fronte alla Fiera», conclude Corsi, «che sarà disponibile in particolari giornate anche al di fuori delle rassegne fieristiche».

Un albero a pedali

Verona-IN BLOG 007-0Settimana in trasferta a Milano. Per verificare come gli altri risolvono problemi anche nostri, mi son fatto l’abbonamento settimanale al Bike-MI, il sistema di bike sharing meneghino. L’avevo già provato a fine estate, ma erano giorni a basso traffico mentre io volevo assaporare l’ebbrezza di una normale frenetica settimana del freddo inverno. Sorpresa: pedalare per Milano è molto meno problematico di quanto mi fossi immaginato. Niente di impossibile per un già allenatissimo ciclista urbano veronese. Gli stessi pericoli da schivare, lo stesso traffico in cui destreggiarsi… Se poi ci si limita al solo cerchio interno alle mura, evitando magari l’ora di punta, è un gioco da ragazzi.

In questo scenario son rimasto colpito dal numero di cittadini in movimento su due ruote (a pedali): lavoratori (a Milano l’è tüto un laurà) di tutte le categorie, dai travetti ai professionisti, tutti a pedalare veloci (la velocità sempre contraddistingue i milanesi, anche in bici) in corti efficientissimi spostamenti punto-punto tra le rastrelliere del Bike-MI. Dove è tutto un prendi e lascia di bici gialle, che magari non sarà Parigi, ma per una padanissima città tradizionalmente ostaggio dell’auto è davvero un bel vedere. E magari qualcuno comincia a pensare che oltre che comodo è anche piacevole, dando origine così alle prime conversioni.

Evidentemente, come ogni metropoli che si rispetti, anche Milano sta cambiando. Magari più lentamente di altre (sul tema del possibile miglioramento i miei amici di Ciclobby, lo so per certo, hanno molte idee da suggerire) ma qualcosa si muove: sensibilità nuove vanno emergendo e qualcuno, accortosene, per fede o convenienza (le intenzioni non contano, limitiamoci ai fatti) le sta cavalcando con lombarda imprenditorialità.

Verona-IN BLOG 007-1Soprattutto i Milanesi sanno bene che le idee vanno pubblicizzate. Anche quelle buone han bisogno di una spintarella per emergere e giungere a destinazione. Ecco allora che attorno al mezzo ciclabile si concentrano i creativi e si sviluppano campagne. Ne abbiamo la prova tutti i giorni (avete notato quanti velocipedi ultimamente affollano i luoghi più impensati dei nostri scenari pubblicitari televisivi? Sarà un caso? O non piuttosto un tentativo di associare inconsciamente alla bici l’idea intrinseca di benessere che essa veicola?…). Per rafforzare questo ed altri valori legati alle due ruote in via Dante, nella zona pedonale ora brulicante di mercatini tipici, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco è stato realizzato un albero di Natale… a pedali! Con le luci alimentate da 9 biciclette (e con un concorso abbinato) sono l’attrazione di moltissimi passanti, soprattutto giovani, che fanno la fila per pedalare e gareggiare osservando sul display i watt prodotti e ammirando il risultato del loro sforzo tramite l’accensione delle lampadine sul loro settore. Non solo una prova di forza (ricordate il Rocket, il Toro o la Punching-ball al Luna park?) ma anche on’occasione per riflettere in modo ecocompatibile sui consumi e sulle opportunità fornite dalla bicicletta.

E’ una bella idea, uno dei tanti modi di fare cultura.

Mi piace, molto. E molto mi piacerebbe se qualcuno la copiasse anche qui a Verona.

 

P.S.
Qui un riferimento a Milano (http://milano.virgilio.it/primopiano/albero-natale-a-pedali.html) e ad altre città che hanno ispirato il capoluogo lombardo:

Luciano Lorini

(pubblicato il 20.12.2010 su Verona-in blog)

Pedonalizzazione – penalizzazione

Verona-IN BLOG 006-0Peccato, perché ci credevamo. Con cauta ma ottimistica speranza in molti pensavamo che la pedonalizzazione di via Todeschini, anche se solo per pochi giorni di un periodo definito, potesse costituire il primo passo, il calcio d’inizio di una partita verso il modello di città meno autocentrico che da sempre auspichiamo in favore di un maggiore spazio a pedoni, biciclette e mezzi pubblici. Così non è stato. Nonostante la buona volontà visionaria del proponente (Elio Insacco) e dei molti sostenitori (Lucia Cametti in testa) il progetto è naufragato fra la sollevazione popolare e le scuse del Consigliere comunale, per fortuna ancora convinto della bontà e sostenibilità della proposta.

Ad ordinanza revocata, allora, proviamo a ragionare sulle cause per evitare che da un fallimento possa derivare un atteggiamento immobile per altri sempre troppo lunghi anni. Supponendo valido il merito del provvedimento (si parla di organizzare un percorso ciclopedonale interquartierale che colleghi la periferia al centro in modo diretto e sicuro, un’iniziativa sulla cui utilità non si discute) ricercheremo nel metodo le ragioni del naufragio.

Giustamente si è detto che “la pedonalizzazione non è una penalizzazione ma, anzi, una conquista”. Assolutamente vero (per noi ciclopedoni). Ma quest’affermazione non è stata probabilmente colta allo stesso modo da tutti i cittadini. Affinché questa conquista sia percepita come tale da tutti i soggetti, e non solo da coloro i quali ne ottengono i benefici più immediati (l’utenza vulnerabile, in generale) serve qualcosa di più di un’affermazione. E’ impensabile infatti che chi si vede privato di diritti di cui ha goduto fino a un dato momento possa esultare al realizzarsi di certi interventi, seppure ritenuti di altissimo spessore sociale, che tali diritti revocano. Si tratta pur sempre di una limitazione alla libertà individuale. Le ragioni (più grandi e più alte) di questa restrizione vanno pertanto comunicate, motivate, condivise. Si chiama democrazia partecipata. In alcuni Paesi è prassi (pure in Italia ci sono state alcune riuscite sperimentazioni). Utilizzando questa modalità progettuale le tensioni fra le parti per contrasto di interessi si stemperano attraverso assemblee, confronti, mediazioni, gare di idee, coinvolgimento. E, almeno così dicono, si riducono drasticamente le nascite di nuovi Comitati (è evidente: se hai partecipato alla progettazione e alle decisioni, ne accetti meglio anche i necessari compromessi a te sfavorevoli).

Una bella occasione potrebbe essere l’inserimento di certi argomenti in un discorso di pianificazione più ampio. Magari in quel Piano della Ciclabilità (o Biciplan) che gli Amici della Bicicletta propongono da anni agli amministratori. Se non si contestualizza ogni intervento, grande o piccolo che sia, in un quadro di riferimento (meglio se condiviso, appunto) il rischio è quello di assistere a piccole battaglie poco edificanti come quella dei giorni scorsi, appunto. Dalla quale la civitas esce sicuramente sconfitta.

Mi è piaciuta la frase di Lucia Cametti, che ha ricordato la “funzione didattica degli amministratori nei confronti dei cittadini”. Ecco, un’occasione educativa forte potrebbe essere proprio quella di agevolare questo percorso virtuoso, utile pure alla costruzione di una cittadinanza responsabile e consapevole. Continuiamo a suggerirlo e ad augurarcelo di cuore.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.12.2010 su Verona-in blog)