Natura o progresso: un miope ricatto

«Le operazioni di taglio avverranno a partire dalle piante più giovani e meno frondose». Così fu detto e così riportarono i giornali, come se avesse senso stilare una classifica di merito dei condannati a morte per stabilire chi mandare per primo al patibolo. Vorremmo evitare di cadere in questo tranello, ribadendo la nostra convinzione che ogni pianta, grande o piccola che sia, ha un suo fondamentale ruolo nel già precario ecosistema urbano.

Il ricatto “natura o progresso”, inoltre, è mal posto e non può trovare soluzione in questi termini. Perché le ragioni del cemento (dell’asfalto) sono miopi e col vero progresso nulla hanno a che spartire. Una volta avanzata, questa “modernità” non torna indietro; alla natura non sarà data possibilità di riprendersi lo spazio perduto. E a rimetterci saranno, come sempre, la città e i suoi abitanti, sempre più abbruttiti, sempre più ammalati.

Non ci stancheremo mai di ripetere che l’equazione “più strade, più parcheggi uguale meno traffico” non può funzionare. Perché il traffico è insaziabile: se non lo si doma non si accontenta e chiede sempre più spazio. Contestiamo quindi con forza, al di là delle varie alternative di progetto (tutte volte a “snellire”), la presunta ineluttabilità di questa tendenza, che tutti cercano di gestire, ma pochi si impegnano a invertire. La formula che proponiamo è “più bici, più pedoni e più trasporto pubblico uguale meno traffico, più salute, maggiore qualità della vita”. Funziona. Molti amministratori e cittadini, altrove, se stanno accorgendo e le piccole e grandi conversioni conseguenti, pubbliche e private, cominciano a fare notizia e ispirarne di nuove. Certi politici veronesi, invece, sono ancora ispirati dalle motoseghe e continuano ad abbattere, come i famosi personaggi brechtiani.

Nel suo ultimo libro “La mia Londra”, Simonetta Agnello Hornby scrive, in un passaggio particolarmente azzeccato: «Sono e continuo ad essere sorpresa dalla quantità di alberi, piante e giardini che si trova a Londra.» (città la cui modernità converremo non essere in discussione) «Si creano in continuazione spazi verdi anche piccoli, […] perché Londra si esprime liberamente nei propri parchi. […] Un paese civile si distingue anche per il modo in cui tratta le proprie piante.». Appunto.

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Citazione Simonetta Agnello Hornby)

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Commento FColombo)

(Nota su Facebook – 19 luglio 2014)

(Pubblicato su Ruotalibera 139 – settembre/ottobre 2014)

Un albero a pedali

Verona-IN BLOG 007-0Settimana in trasferta a Milano. Per verificare come gli altri risolvono problemi anche nostri, mi son fatto l’abbonamento settimanale al Bike-MI, il sistema di bike sharing meneghino. L’avevo già provato a fine estate, ma erano giorni a basso traffico mentre io volevo assaporare l’ebbrezza di una normale frenetica settimana del freddo inverno. Sorpresa: pedalare per Milano è molto meno problematico di quanto mi fossi immaginato. Niente di impossibile per un già allenatissimo ciclista urbano veronese. Gli stessi pericoli da schivare, lo stesso traffico in cui destreggiarsi… Se poi ci si limita al solo cerchio interno alle mura, evitando magari l’ora di punta, è un gioco da ragazzi.

In questo scenario son rimasto colpito dal numero di cittadini in movimento su due ruote (a pedali): lavoratori (a Milano l’è tüto un laurà) di tutte le categorie, dai travetti ai professionisti, tutti a pedalare veloci (la velocità sempre contraddistingue i milanesi, anche in bici) in corti efficientissimi spostamenti punto-punto tra le rastrelliere del Bike-MI. Dove è tutto un prendi e lascia di bici gialle, che magari non sarà Parigi, ma per una padanissima città tradizionalmente ostaggio dell’auto è davvero un bel vedere. E magari qualcuno comincia a pensare che oltre che comodo è anche piacevole, dando origine così alle prime conversioni.

Evidentemente, come ogni metropoli che si rispetti, anche Milano sta cambiando. Magari più lentamente di altre (sul tema del possibile miglioramento i miei amici di Ciclobby, lo so per certo, hanno molte idee da suggerire) ma qualcosa si muove: sensibilità nuove vanno emergendo e qualcuno, accortosene, per fede o convenienza (le intenzioni non contano, limitiamoci ai fatti) le sta cavalcando con lombarda imprenditorialità.

Verona-IN BLOG 007-1Soprattutto i Milanesi sanno bene che le idee vanno pubblicizzate. Anche quelle buone han bisogno di una spintarella per emergere e giungere a destinazione. Ecco allora che attorno al mezzo ciclabile si concentrano i creativi e si sviluppano campagne. Ne abbiamo la prova tutti i giorni (avete notato quanti velocipedi ultimamente affollano i luoghi più impensati dei nostri scenari pubblicitari televisivi? Sarà un caso? O non piuttosto un tentativo di associare inconsciamente alla bici l’idea intrinseca di benessere che essa veicola?…). Per rafforzare questo ed altri valori legati alle due ruote in via Dante, nella zona pedonale ora brulicante di mercatini tipici, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco è stato realizzato un albero di Natale… a pedali! Con le luci alimentate da 9 biciclette (e con un concorso abbinato) sono l’attrazione di moltissimi passanti, soprattutto giovani, che fanno la fila per pedalare e gareggiare osservando sul display i watt prodotti e ammirando il risultato del loro sforzo tramite l’accensione delle lampadine sul loro settore. Non solo una prova di forza (ricordate il Rocket, il Toro o la Punching-ball al Luna park?) ma anche on’occasione per riflettere in modo ecocompatibile sui consumi e sulle opportunità fornite dalla bicicletta.

E’ una bella idea, uno dei tanti modi di fare cultura.

Mi piace, molto. E molto mi piacerebbe se qualcuno la copiasse anche qui a Verona.

 

P.S.
Qui un riferimento a Milano (http://milano.virgilio.it/primopiano/albero-natale-a-pedali.html) e ad altre città che hanno ispirato il capoluogo lombardo:

Luciano Lorini

(pubblicato il 20.12.2010 su Verona-in blog)

Risanare l’aria – Da dove partiamo?

Aria, bene comune. Magari è meno evidente dell’acqua, ma solo perché poco ci soffermiamo a pensarci, tanto siamo abituati a “farne uso”. Eppure è proprio dall’aria che deriva il livello di salute della popolazione “respirante”.

E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione di uno studio dell’Università di Trento (commissionato da 18 Comuni, ULSS, ARPAV e Provincia) che analizza in modo completo cause e soluzioni per il risanamento dell’aria sul nostro territorio. Essendo uno studio completo, è ponderoso (oltre settecento pagine di dati e tabelle) e impegnativo. I due professori che l’hanno realizzato chiedono che venga divulgato il più possibile, per consentire ai cittadini di conoscere la situazione reale e, possibilmente, impegnarsi ciascuno nel proprio ambito a contrastare le cause che stanno portando ad un preoccupante degrado.

Quasi a rispondere preventivamente alle obiezioni che il nostro Sindaco è solito muovere, gli autori affrontano il tema del “ristagno padano” quale con-causa dei livelli di inquinamento, senza però minimizzare su tutte le altre componenti che concorrono, anche in maniera rilevante, al risultato finale . E su queste componenti vi sono responsabilità e possibilità di intervento. Politiche.

La tutela della salute dei cittadini è una delega esplicitamente assegnata nelle mani del Sindaco. Egli per primo è il responsabile di tutti gli interventi (e di tutte le omissioni) ad essa connessi. Qual è allora, quale dovrebbe essere il compito dell’Amministrazione Pubblica nella difesa di questo bene indispensabile? Azzardo due parole: realismo e coraggio. Ovvero guardare ai problemi in modo diretto e non strumentale e trovare soluzioni non demagogiche e banali. Qualcosa di veramente innovativo e non i soliti taconi compromissori e inefficaci.

Forse non basta dichiarare che “l’aria è più pulita” perché essa lo diventi…

A noi comuni mortali invece, visto che il documento è tecnico e non divulgativo, è non solo consentito, ma anche consigliato porre domande (sono gli stessi autori del rapporto a richiedercelo). E questo invito noi giriamo a ciascun cittadino di buona volontà.

Luciano Lorini

(pubblicato il 25.10.2010 su Verona-in blog)

 

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da Il Corriere di Verona – Domenica 24 Ottobre 2010

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Lotta all’inquinamento Il traffico urbano finisce sul banco degli imputati
L’università di Trento: «Divulgate il nostro studio»

VERONA — Sono cauti nell’esprimersi, all’indomani della bagarre scoppiata sul tomo di oltre cinquecento pagine. Non vogliono che il loro studio, che analizza a 360 gradi cause e soluzioni per il risanamento dell’aria del territorio veronese, venga ridimensionato a qualche focus su Ca’ del Bue, traforo o Motorcity: «Il nostro è un lavoro molto più ampio e complesso». I professori dell’università di Trento, che per due anni hanno lavorato su una marea di dati incrociati, non ci stanno neanche ad essere strattonati da comitati o politici. Però su una cosa non hanno dubbi: «Il nostro studio dev’essere divulgato, senza esitazioni». I due professori dell’ateneo trentino, responsabili del Piano di azione e risanamento della qualità dell’aria voluto da 18 Comuni, Usl, Arpav e Provincia, sono il milanese Marco Ragazzi e il veronese Dino Zardi. Lavorano al dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, specializzato in fisica dell’atmosfera, fenomeni di inquinamento e ingegneria sanitaria.

Inquinamento Uno studio analizza lo stato di salute e le soluzioni per Verona

Professori Zardi e Ragazzi, come sta a salute il territorio veronese?

«Presenta alcune criticità, spesso molto differenziate per zona, per tipologie di emissioni e per situazioni di esposizione della popolazione. Un elemento che accomuna il territorio esaminato ad altre aree del Nord Italia è la climatologia, non favorevole alla diluzione degli inquinanti». Il famoso ristagno della Pianura Padana. «A ciò si aggiunge un’elevata concentrazione di insediamenti e infrastrutture. Tuttavia la qualità dell’aria è un prodotto di molteplici fattori, che verranno spiegati quando lo studio sarà pubblicizzato».

Un capitolo è dedicato all’analisi della situazione attuale; attività produttive, insediamenti civili, strade, autostrade, aeroporto. Si potrebbe stilare una classifica delle emisisoni più inquinanti?

«Le emissioni più inquinanti sono quelle che espongono il cittadino a concentrazioni elevate. Il piano dell’aria evidenzia che il traffico urbano ha un ruolo tutt’altro che secondario

Traforo, Ca’ del Bue, inceneritore di Fumane, Motorcity. Un capitolo l’avete dedicato anche a questi grandi «emettitori».

«Abbiamo affrontato i temi senza entrare nei dettagli, limitandoci a compiere una serie di osservazioni. E siccome stiamo parlando di risanamento dell’aria, abbiamo rimarcato la necessità di stare attenti ad alcune problematiche connesse a un certo tipo di strutture».

In questi giorni i 18 Comuni e la Provincia stanno analizzando la mole di dati del vostro studio, che per ora non è stato pubblicizzato. Ritenete che potrebbe essere divulgato e messo a disposizione dei cittadini? 

«Crediamo che debba essere conosciuto e senza limiti. Trattandosi di un documento tecnico, sarà bene però che sia data ai cittadini la possibilità di chiedere chiarimenti».

(Laura Lorenzini)

Ecosistema Urbano 2010 – Verona perde punti

Ecosistema Urbano è il rapporto di Legambiente che mette a confronto le 103 città capoluogo di provincia italiane su 125 parametri ambientali per evidenziare eccellenze e criticità e stilare conseguenti classifiche. In occasione di questa XVII edizione 2010, Verona perde ben 8 posizioni scivolando al 60 posto.

Alla conferenza stampa di presentazione, lo scorso 18 ottobre a Firenze era presente il nostro sindaco Flavio Tosi, che ha replicato punto per punto alle osservazioni critiche riportate da Legambiente (vedi articolo in Cronaca su L’Arena del 19 ottobre). Come di consueto, con spavalda sicurezza, il Sindaco ha minimizzato i risultati del rapporto, dalla qualità dell’aria alla quantità di verde, dalla ZTL agli indici di ciclabilità, dichiarando che nei prossimi anni sarà facile recuperare “qualche segno meno” tramite alcuni interventi strategici. Secondo Tosi infatti le soluzioni chiave del programma di scalata alle classifiche ambientali sono sostanzialmente tre: il filobus, i parcheggi intorno alla città e… il Traforo (come alternativa ai passaggi in centro). Poco importa poi se siamo agli ultimi posti nelle classifiche del PM10, o se l’indice di cementificazione è uno dei punti a cui Legambiente ha raccomandato di prestare la maggiore attenzione: in fondo il fine giustifica i mezzi

A ben vedere, scorrendo il rapporto nelle tabelle di dettaglio con occhio critico (e fantasioso, attento anche a quelle che potrebbero essere le posizioni future, conseguenza delle scelte oggi in cantiere), c’è ben poco da stare allegri. E un atteggiamento superficiale al riguardo è probabilmente poco opportuno. Verona gode di alcune posizioni di eccellenza, sicuramente frutto di attenzione e buon governo; ma ci sono pure moltissimi problemi. Ignorarli, scaricare le responsabilità, mancare di attenzione progettuale trascurando le conseguenze negative che ogni scelta può comportare è contrario all’etica del servizio al Bene comune, che dovrebbe illuminare ogni gesto politico di un buon amministratore.

Luciano Lorini

(pubblicato il 20.10.2010 su Verona-in blog)

 

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da L’Arena – Martedì 19 Ottobre 2010 – CRONACA – pagina 7

L’alternativa al traffico in centro storico garantita dal passante Nord, cui si aggiungeranno filobus in servizio e parcheggi intorno alla città: tre soluzioni per il futuro di Verona che il sindaco Tosi indica come risolutive, nel giro dei prossimi anni, di qualche segno meno registrato dalla nostra città nell’«Ecosistema urbano 2010».
Proprio ieri infatti il primo cittadino si trovava a Firenze per la presentazione ufficiale del rapporto di Legambiente, e alle questioni che questo ha aperto ha replicato punto per punto.
«Quanto ai dati sulla qualità dell’aria, paghiamo lo scotto di tutte le città che si trovano nella Pianura Padana, dunque una questione legata all’orografia. Certo poi il rapporto mostra alcuni aspetti sui quali si può migliorare: per esempio il trasporto pubblico, dove ci sarà un cambiamento fondamentale con l’entrata in servizio del sistema di filobus. Per il verde, questo rapporto non conteggia, poichè non è proprietà comunale ma demaniale, quella straordinaria risorsa che sono i 2 milioni di metri quadri di verde dei bastioni. E per il fotovoltaico abbiamo anche ricevuto i complimenti: non solo per lo stadio, ma anche per la generale attenzione. Quanto ai dati della Ztl, c’è evidentemente un errore di comunicazione, poichè è in vigore da anni. In ogni caso sono convinto che conta quello che si fa e noi stiamo facendo tutto il possibile su tutti i fronti, compreso quello delle piste ciclabili».
Anche in relazione alle maggiori criticità messe in luce da Legambiente, la progressiva cementificazione e il traffico automobilistico, Tosi ribatte: «Proprio il traforo delle Torricelle è una garanzia di inedificabilità per quest’area: se si toglie il vincolo, è possibile che invece l’area torni edificabile e d’altro canto una circonvallazione non completa è una lacuna che nessun’altra grande città mostra. Vorrei che i cosiddetti ambientalisti si trovassero a passare quotidianamente per Veronetta e via Mameli, per capire quanto necessaria sia una viabilità alternativa. Tra qualche anno, quando saranno stati realizzati i parcheggi intorno alla città, quando il filobus sarà in funzione e ci sarà l’attuazione del passante Nord, le auto private potranno circolare intorno alla città restandone fuori e restituire così al centro un volto più libero dal traffico». A. G.

Treni d’oggi e vecchie ferrovie


Tratte abbandonate, tariffe impazzite, viaggi disagiati,
utenti trascurati. E i ciclisti?… dimenticàti!

di Luciano LORINI
da Ruotalibera (Num. 111 – Marzo/Aprile 2009 – Rubrica “Treno e bici”)

Il momento di difficoltà che stanno attraversando attualmente le nostre Ferrovie è sotto gli occhi di tutti, basta aprire un giornale per rendersene conto. In occasione della pubblicazione dell’ultimo orario ufficiale numerose sono state le voci di preoccupazione che hanno segnalato all’opinione pubblica cali di servizio e aumento dei disagi (e dei costi) per molte categorie di utenti, pendolari in testa.

Che cosa sta succedendo? Sembra quasi che la mission aziendale del Gruppo Ferrovie dello Stato (lo slogan recita “Quando il trasporto si fa impresa al servizio del Paese” – forse manca il punto interrogativo) non sia più quella di fornire tale servizio al viaggiatore in generale, bensì di focalizzarlo ad un certo segmento in particolare, in grado di ripagarsi completamente, quello business. Per privilegiare il quale si aumentano le corse redditizie a scapito di quelle meno remunerative (che però trasportano la maggior parte dei passeggeri: 88 su 100 infatti viaggiano su treni locali). Un biglietto ES di prima classe Milano-Roma, per esempio, costa 81 euro sola andata (93 la nuova Freccia Rossa) mentre un mese di abbonamento regionale entro i 150 Km solo pochi euro in meno…

Sensibili sul tema (non dimentichiamo che non è consentito il trasporto delle biciclette sui treni Eurostar) non possiamo non considerare le potenzialità che il trasporto ferroviario locale rappresenta per gli spostamenti quotidiani di un vastissimo bacino di utenti, pendolari (in aumento) ma non solo. Potenzialità di fatto sprecate, spesso nemmeno considerate da Trenitalia. Non è dato conoscere quale sia il disegno finale, il piano di sviluppo ferroviario che certo management ha in mente. Ma fatte certe considerazioni, la percezione non è certo ottimistica.

Mancano investimenti. Nel dettaglio si osservano: “dimenticanza” di partite nel bilancio dello Stato e miseri contributi dalle Regioni (molto più bassi del virtuoso 1% cui tendono molti paesi europei) che di fatto ingessano il sistema dei trasporti ferroviari (fonte: Legambiente – Rapporto “Pendolaria”). Ma soprattutto mancano sensibilità e lungimiranza per rendere il trasporto su rotaia più integrato e moderno. I punti di attenzione in agenda riguardano: puntualità, frequenza, comodità e pulizia dei treni, organizzazione dell’intermodalità e accessibilità delle stazioni. Gli ultimi due vedono impegnata la FIAB, sia a livello nazionale sia in ambito locale, con numerose attività e manifestazioni dedicate a sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenere un adeguato livello di attenzione alle esigenze degli utenti ciclisti. Ne parliamo brevemente.

Il viaggiatore ciclista, sia esso turista o pendolare, necessita ovviamente di poter trasportare la bicicletta sui convogli. Allo scopo non basta una dichiarazione sull’orario o un adesivo sulla fiancata del vagone; occorrono tutta una serie di provvedimenti volti a concretizzare questa possibilità. I convogli abilitati dovrebbero aumentare, senza limitazioni di tratte ed orari. Le stazioni dovrebbero consentire un accesso agevole e ben segnalato ai binari. Anche le strutture accessorie (i parcheggi) dovrebbero tener conto delle esigenze di chi magari non si porta diertro il mezzo, ma ugualmente raggiunge la stazione pedalando (ricordate l’annosa questione sul progetto di rinnovamento del piazzale antistante la Stazione di Porta Nuova e relativo parcheggio biciclette – coperto? custodito?). Ovvero: la bicicletta dovrebbe essere benvenuta, sempre. Purtroppo capita spesso che non lo sia ed ecco allora che noi AdB di Verona, duri e irriducibili, per saggiare di continuo lo stato di salute del progetto intermodalità di Trenitalia, organizziamo numerose gite Treno+bici, il cui nome esprime bene il concetto e anticipa già buona parte dei contenuti. Con i medesimi intenti, a livello nazionale viene proposta, da quasi dieci anni, la giornata Bicintreno a sostegno del trasporto integrato, cui parteciperemo anche noi veronesi (il 13 aprile – v.programma). Il non rassegnarsi ad una situazione che di fatto è sconsolante vuole proprio essere stimolo a non trascurare queste istanze. La posta in gioco è altissima: il cammino di progresso civile e la credibilità del nostro Paese in ambito internazionale. Oltre a un non trascurabile effetto economico dovuto alla crescita dimostrata del cicloturismo in questi ultimi anni. Alcuni segnali preoccupanti stanno purtroppo già arrivando: sono le lettere di protesta che i cicloturisti stranieri inviano alle nostre sedi, dopo aver avuto notizia dell’impossibilità di entrare ciclomuniti in Italia dalla Svizzera, a bordo dei treni Cisalpino (e altri gestori si son già ritirati a causa dell’aumento delle tariffe di transito richieste da RFI).

Un altro argomento attinente riguarda le Ferrovie dismesse, ovvero quell’immenso patrimonio abbandonato (oltre 5.000 Km) che sarebbe facile, economico, opportuno riconvertire per la creazione di una rete di mobilità dolce, aperta a pedoni, ciclisti, cavalieri, utenti a mobilità ridotta. Un progetto di legge per il riuso di questo patrimonio è stato presentato in Parlamento nel febbraio 2007, assieme ad una petizione popolare con oltre 6.000 firme. A supporto di questa iniziativa, la FIAB (aderente alla Confederazione per la Mobilità Dolce – Co.Mo.Do.) partecipa alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, giunta quest’anno alla seconda edizione. Ricordando a riguardo l’impegno ormai pluriennale sul fronte della Treviso-Ostiglia, gli AdB di Verona hanno pedalato insieme (il 1 marzo) per promuovere la ciclabilità dell’ex ferrovia Dolcè-Volargne e il collegamento ciclabile della Val del Tasso con il nuovo Bicigrill di Affi.

Viviamo Corso Milano

Eccoci qua, ad un primo passaggio importante:
il Comune, con pubblica assemblea (lo scorso giovedì 06 novembre), ha invitato i cittadini alla presentazione del progetto di riqualificazione di corso Milano.

La via principale del quartiere, accesso privilegiato alla città dal lato Ovest, si rifà il trucco e rivede finalmente le sue funzioni strategiche, in funzione non solo del traffico di attraversamento, ma anche della vivibilità, complessivamente intesa, dei suoi abitanti, delle attività commerciali che vi si affacciano e degli spostamenti interni al quartiere stesso, che del corso stesso necessitano la percorrenza e l’attraversamento.

Ma è proprio così? Sono andato ad ascoltare proprio per cercare di capire bene…
E forse non ho capito niente. O meglio, spero di non aver capito. Perchè quanto ho sentito mi ha turbato, stupito e preoccupato per il futuro di questa parte di città e dei suoi abitanti (bambini-figli compresi).

Houston, we (probably) have a problem…
Il progetto declassato per l’occasione a mera sistemazione e messa in sicurezza.

Il cuore della progettazione è stato una volta di più imperniato sul concetto di una strada-fiume, il cui unico scopo è quello di raccogliere i volumi (sempre crescenti) di traffico dai suoi mille affluenti, per poi accodarli sull’ultimo tratto (dove, per inciso, non ci sarà una rotonda). E’ evidente un difetto di fondo nella visione del domani. Se è vero, come conferma pure l’assessore Corsi, che il traffico è in crescita del 4,5% annuo, come si pensa sarà possibile smaltire, nei prossimi anni, questo aumento sulla già satura circonvallazione esterna? Forse aprendo il centro storico? Oppure aumentando il già altrettanto intasato anello circonvallatorio interno?

Le risposte al complesso problema ci sono, sono attuabili (si veda altrove) e suggerite da comitati e associazioni. E si tratta di risposte che possono soddisfare tutte le parti in causa, dai commercianti ai residenti. Richiedono però scelte coraggiose, compiute guardando in faccia la realtà e non nascondendosi dietro un dito. Per analizzare le proposte alternative rimando ai siti e ai comunicati riportati in coda al post, che mi riprometto di mantenere aggiornati.

Di giovedì aggiungo solo che mi ha molto colpito la dichiarazione di apertura al confronto con i cittadini, contraddetta dalla successiva chiusura dell’assessore Tosato in merito all’assoluta impossibilità di rivedere quanto già stabilito per il primo tratto (beh, almeno non alimenterà illusioni) e cioè il mantenimento delle quattro corsie e la conseguente assenza della necessaria pista ciclabile di raccordo con il centro (c’è già il collegamento con via San Marco lungo il Camuzzoni, i ciclisti usino quello…). E chiaro che l’assessore non va in bicicletta…

Io, mia moglie e i miei bambini continueremo (con prudenza e un po’… di fede nella Provvidenza) ad usare il tragitto più ovvio, sebbene non confortatti dalla solidarietà dell’amministrazione comunale che, è evidente, si ostina a non voler rappresentare le nostre legittime esigenze.

Anche questo progetto è legato all’idea tradizionale che corso Milano sia una strada di penetrazione della città, e come tale debba essere a due corsie per senso di marcia. In questo modo si accetta che la maggior parte del traffico sia di attraversamento, ovvero che la meta degli automobilisti sia un luogo slegato dai quartieri che gravitano attorno a corso Milano. Gli abitanti delle vie adiacenti al corso pagano per questa situazione in termini di salute per lo smog, di viabilità
locale (per raggiungere casa), di vita di quartiere, di pericolo: troppi incidenti e troppi autisti privi di sensibilità. Il progetto presentato dall’assessore può rendere il traffico più fluido, ma non migliora una situazione smog ormai vicina al dramma.

Il comitato “Viviamo corso Milano” propone una riqualificazione partendo da un principio diverso: mettere al centro come obiettivo le persone che vivono in questo luogo. In buona sostanza il comitato ritiene che corso Milano abbia le caratteristiche per essere una strada di quartiere e non una strada ad alto scorrimento. A questo proposito il comitato è convinto che corso Milano, al fine di lasciare posto agli spazi ciclopedonabili ed ai parcheggi, debba avere una corsia
per senso di marcia e non due come sostiene l’amministrazione comunale (non dimentichiamo che attualmente vi sono dei lunghi tratti ad una sola corsia). Per raggiungere questo obiettivo si vede la necessità di togliere parte del traffico dal corso: non è una operazione a breve termine e per trovare strade alternative è necessario avviare uno studio sulla viabilità che non si limiti al corso. Già nel
piano regolatore del 1975 si era vista la necessità di “offrire” agli automobilisti
una alternativa a questa strada passando per via Archimede e via Pitagora, ma non bisogna dimenticare che il traffico di corso Milano è molto legato alla statale Bresciana, e che un collegamento fra la statale e la bretella sfiorando il seminario di San Massimo e la cava Speziala offrirebbe una valida opzione agli automobilisti
e in modo particolare ai camionisti. Se i residenti ed i commercianti si sono riuniti in comitato, è perché hanno preso coscienza che vivono in una delle strade più inquinate d’Italia. Probabilmente l’assessore Tosato verrà nella sede della Circoscrizione per spiegare i motivi che lo hanno spinto a proporre questo suo progetto. Alessandro Soffiati

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Per approfondimenti:
Amici della Bicicletta di Verona – “Per una città possibile”
– Comitato “Vivamo Corso Milano”
Progetto Veronasu Corso Milano

Son cose che fan piacere…

Dipendente di un grande gruppo bancario, ricevo anch’io la mia razione mensile di buoni pasto. I quali, ormai da diversi mesi, sono stati scoperti essere un potente veicolo pubblicitario, in grado di raggiungere in modo diretto una parte consistente di popolazione consumatrice, perlopiù a medio-alto reddito (vista l’attuale media nazionale in netto calo e supponendo che anche i nostri dirigenti percepiscano la loro quota di buoni… ;-)). Si sprecano quindi i messaggi di ogni tipo, dai tour operator online agli abbonamenti, dai fitness center ai servizi di consegna floreali. Al punto che, nei periodi di magra estiva, quando cioè la spettanza in buoni pasto per il sottoscritto (a causa di ferie e congedi parentali) scende a poche unità, il blocchetto ugualmente pesa così tanto che al ritiro potrei pensare di andarmelo a consumare al Dodici Apostoli…

Purtuttavia non manca la pubblicità progresso.
E si tratta di un messaggio non sponsorizzato, a cura della stessa Sodexo, quale semplice suggerimento (immagino) ad un vivere più gradevole e sostenibile. Lodevole iniziativa, cui plaudo incondizionatamente. E da Amico della Bicicletta quale sono, condividendo appieno il messaggio, ve lo evidenzio e ripropongo.


Usando la bicicletta si ottengono molti benefici: si risparmiano soldi e tempo, si salvaguarda l’ambiente e si migliorano forma fisica, salute e umore.

Andare in bici ha molti effetti positivi: tra gli altri, stimola le relazioni umane, migliora la fiducia in se stessi, ci aiuta a scaricare lo stress e a ricaricarci di energie. Tonici e al tempo stesso rilassati si è nella condizione ideale per affrontare al meglio anche gli impegni di lavoro.

Si può scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto, esclusivo o prevalente, in molte situazioni: per andare al lavoro, per fare una passeggiata, persino per andare in vacanza. Si risparmiano così tempo e denaro, si guadagna in salute e bellezza.

Di seguito l’headline (direi che si meritano la citazione):

Sodexo PASS – Making every day a better day.

Se andate in bicicletta, è garantito! Ciao ciao

L’acqua del sindaco


Consumare acqua in bottiglia, se l’acqua che sgorga dal rubinetto è di ottima qualità, è un controsenso: costa di più, contribuisce al riscaldamento globale della terra (con i camion che la trasportano e la montagna di plastica che produce: circa 9 miliardi di bottiglie ogni anno in Italia), è più scomoda. (…) 

[da www.imbrocchiamola.org]
L’acqua del rubinetto, invece, è sicura (è dimostrato da diverse ricerche che i controlli sono maggiori), buona (quasi ovunque), ecologica, comoda (ci arriva direttamente in casa) e viene venduta ad un prezzo equo. E’, insomma, sostenibile.
E allora, cosa aspettiamo ad eliminare le famigerate bottiglie di plastica dalla nostra tavola? Per gli aficionados delle bollicine (come me) ci sono vari sistemi a disposizione: dalle polveri (io, nostalgico, uso Idrolitina del cavalier Gazzoni) alle bombolette di gas acido carbonico (spesso disponibili in comodato dalle aziende pubbliche della propria città).
Un ulteriore passo sarà quello di iniziare a richiederla pure nei bar e nei ristoranti, vincendo l’ingiustificato pudore che ci blocca in questa legittima aspettativa. Visitate il sito www.imbrocchiamola.org per maggiori info.

2000 ruote

Alla manifestazione odierna (in bici) delle associazioni ambientaliste veronesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “Verona che vorremmo” sono stati contati oltre 1000 partecipanti. Il colpo d’occhio era notevole, lo spettacolo entusiasmante.

In modo civile e composto abbiamo toccato con mano (e visto con occhio) i punti caldi del degrado prossimo venturo (ovviamente speriamo di fermarlo in tempo). Abbiamo senz’altro sensibilizzato i passanti che lumavano curiosi e un po’ stupiti (e pure disturbato q.b. gli automobilisti, inevitabilmente frettolosi, pure “il dì di festa”), gustandoci una giornata di piacevole e lento (come sempre accade quando si procede “a fisarmonica”) pedalare, incontrando amici e sconosciuti, scambiando sguardi e sorrisi, intrecciando fitte conversazioni e costruttivi scambi di opinione… facendo, insomma, comunità.

Mi ha infatti colpito molto (decisamente molto più del solito) la percezione di questa profonda unità che motivava la presenza “su strada” (si può certo leggere come un segnale di “acqua alta”). Ogni partecipante sapeva di essere lì a dire qualcosa. E non avrebbe potuto gridarlo più forte. Speriamo in una forte eco.

Bravi gli organizzatori (tutti: AdB, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato contro il traforo, …); bravo chi dall’alto ha benedetto la giornata con un tepore più che primaverile (ora sappiamo da che parte sta…); bravi tutti quelli che, con tenacia e pure un po’ di pazienza, hanno condiviso questo grande momento di festa e partecipazione democratica e civile. E’ stato un momento forte per tutti i cittadini.

Grazie.