Due sposini d’oro

Mamma e papà oggi

Mamma e papà oggi

Il mio papà, Giorgio Lorini, lasciò la natia Zara non ancora decenne il 6 gennaio 1944, assieme alla sua mamma Ada de Benvenuti, da 9 anni vedova del capitano marittimo Mario, e al fratello Ettore, quasi diciottenne, in un viaggio avventuroso a bordo del piroscafo Sansego. Dopo un periodo di qualche mese a Trieste partirono per Verona. Di quei tempi e degli eventi successivi ha un ricordo preciso e circostanziato, un patrimonio profuso abbondantemente.

 

La mia mamma, Rita Santucci, ha fatto a tempo solo a nascere a Zara, il 3 marzo del 1943, per essere considerata una zaratina DOC. Suo padre, Dario, allora sotto le armi, preoccupato per gli eventi bellici e quasi presago della catastrofe imminente, mandò nelle Marche, luogo d’origine della famiglia, la moglie Emma de Franceschi con le due figlie: Maria Novella di anni tre e Rita di soli tre mesi.

È stato il caso, o forse il destino, che ha fatto incontrare questi novelli Romeo e Giulietta nel settembre 1964, mentre si svolgeva il “balo de le ciacole” al Circolo Ufficiali di Castelvecchio in Verona. Mamma era ospite degli zii materni, giunta da Fermo in occasione del raduno. Alta, sorridente, bruna, con due grandi occhi azzurri, esprimeva una bellezza che non era solo la bellezza “del musso”, cioè dei vent’anni. A papà bastarono pochi momenti di ballo sulle note di una canzone in voga per far sì che tutte le sue convinzioni celibatarie di allergia ai legami, mantenute a fatica fino ai trent’anni, crollassero all’istante. Lui aveva molteplici interessi: faceva parte di un coro alpino, attore in una compagnia di teatro amatoriale, cantante in un’orchestrina da ballo, presentatore di rassegne dilettanti, molto in voga negli anni sessanta. Attività che alternava al lavoro “serio” presso il settore commerciale dell’ENEL. Insomma, si divertiva e si godeva la libertà di vivere varie esperienze, anche sentimentali, senza problemi. Quando incontrò la mamma ne restò immediatamente conquistato; capì che lei era la persona giusta con cui legarsi definitivamente. Nella stessa serata, ai propri cugini presenti al ballo, disse: «vi presento la vostra nuova cugina!». Era cosa fatta!

E bisogna proprio dire che papà aveva visto giusto, ché davvero la mamma si è rivelata una compagna di vita insostituibile. Forte e determinata, intelligente e sensibile, si è sempre dimostrata, con il suo perfetto equilibrio di fantasia e concretezza, un complemento sostanziale per il temperamento di papà, a volte un po’ sognatore e sbilanciato sul lato “artistico” della vita.

Mamma e Papà all'altare

Mamma e Papà all’altare

Vivendo a 400 Km di distanza l’uno dall’altra, lui a Verona e lei a Fermo, senza i telefonini cellulari non ancora inventati e l’Autostrada Adriatica incompleta, il loro amore veniva vissuto con difficoltà. Per cui si giunse ad una bilaterale decisione: fidanzamento lampo e nozze celebrate il 26 maggio 1966. Seguirono anni intensi e felici vissuti tra soddisfazioni non prive di sacrifici, specialmente per mamma, divisa fra le cure familiari e l’insegnamento. Un anno dopo, esattamente l’uno di agosto del 1967, sono arrivato io, Luciano; mi seguiranno i fratelli: Alberto nel giugno 1969 e Renato nel marzo 1975. Attualmente gli zaratini di terza generazione sono ben rappresentati dai miei due figli: Luca, nato nel 1998, e Leonardo, nel 2001, e dai due di Alberto: Zeno, nato nel 2004, e Martino, nel 2006. Le premesse per la continuazione e crescita della famiglia certo non mancano…


Oggi gli arzilli e ben portanti “sposini del raduno” tagliano il traguardo delle nozze d’oro.

Sempre bellissimi, uniti in coppia come un insieme indissolubile, li si incontra spesso camminare verso il domani con serenità, godendo della bellezza che la vita offre, mai paghi di gustare, come doni preziosi, la famiglia, le relazioni, i viaggi, l’arte, la natura… il mondo!

In questo lieto giorno tutti noi, figli e nipoti, ci stiamo dando da fare (anche questo ricordo è parte integrante della “celebrazione”) per festeggiarli adeguatamente. Soprattutto, per ringraziarli di tutto il bene riversato su di noi, per gli insegnamenti, gli esempi ed i valori trasmessici con la loro solida testimonianza di vita, di fede e d’amore.

Grazie mamma, grazie papà, vi vogliamo bene.

Troppa TV per i piccoli USA

Suicidio demografico


Crollo delle nascite e retorica familiare.

Continua quello che i demografi chiamano il “suicidio demografico dell’Italia” mentre impazza la retorica sulla famiglia. Il 12 ci saranno 2 manifestazioni per la famiglia, una pro e una contro i Dico sulle unioni di fatto, ma non si fa nulla per invertire la rotta di un paese che avendo dimezzato le nascite da 1 milione a 500mila è destinato a scomparire come etnia nell’arco di poche generazioni, se non prende provvedimenti contro il suicidio demografico. Almeno 250mila immigrati l’anno servono perché mancano 500mila giovani per sostituire 1 milione di ultrasessantenni.

La famiglia si trasforma, aumentano le nuove forme familiari – single, coppie non coniugate, coppie ricostruite , genitori soli – cresciute a più di 5 milioni rispetto ai 3,5 milioni di 10 anni fa, aumentano i figli nati fuori dal matrimonio al 14% dei nati e al 25% tra 10 anni. In Italia c’è la sindrome del rinvio, il diploma, il primo lavoro, l’uscita dalla casa paterna, la coppia, il primo figlio, tutto è rinviato. Se oggi nascono 1,3 figli per donna invece degli 1,2 di qualche anno fa è solo per merito delle immigrate che fanno 2,6 figli a testa. La natalità si riduce dovunque ma in Francia e Svezia che hanno fatto politiche pro natalità, a cominciare dai Voucher per ogni figlio e dalle deprecate 35 ore, la natalità è tornata a 2 figli per donna. Tra 20 anni la popolazione italica si ridurrà di 5 milioni, da 58 a 53, ma con 10 milioni in meno di giovani sino a 64 anni e 5 milioni in più di vecchi, col necessario seguito di badanti e milioni di nuovi immigrati per non chiudere ospedali e fabbriche.

Facciamo retorica sulla famiglia ricordando l’art. 29 della Costituzione “i diritti della famiglia fondata sul matrimonio” e non l’art. 3 “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di religione”, invocando orari di lavoro più lunghi e lavori flessibili senza combattere precarietà e problema della casa, primi responsabili della denatalità e del suicidio demografico.
Chi sa che i tassi di natalità europei più alti derivano da figli nati fuori dal matrimonio?
Come può un paese “intelligente” ignorare i diritti delle unioni di fatto?
Come può un paese intelligente spaccarsi sulla famiglia fondata sul matrimonio o sulla famiglia di fatto senza dedicare le energie a combattere il vero male della famiglia, il suicidio demografico?

Nicola Cacace


[da il Verona di Mercoledì 09 maggio 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]