2000 ruote

Alla manifestazione odierna (in bici) delle associazioni ambientaliste veronesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “Verona che vorremmo” sono stati contati oltre 1000 partecipanti. Il colpo d’occhio era notevole, lo spettacolo entusiasmante.

In modo civile e composto abbiamo toccato con mano (e visto con occhio) i punti caldi del degrado prossimo venturo (ovviamente speriamo di fermarlo in tempo). Abbiamo senz’altro sensibilizzato i passanti che lumavano curiosi e un po’ stupiti (e pure disturbato q.b. gli automobilisti, inevitabilmente frettolosi, pure “il dì di festa”), gustandoci una giornata di piacevole e lento (come sempre accade quando si procede “a fisarmonica”) pedalare, incontrando amici e sconosciuti, scambiando sguardi e sorrisi, intrecciando fitte conversazioni e costruttivi scambi di opinione… facendo, insomma, comunità.

Mi ha infatti colpito molto (decisamente molto più del solito) la percezione di questa profonda unità che motivava la presenza “su strada” (si può certo leggere come un segnale di “acqua alta”). Ogni partecipante sapeva di essere lì a dire qualcosa. E non avrebbe potuto gridarlo più forte. Speriamo in una forte eco.

Bravi gli organizzatori (tutti: AdB, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato contro il traforo, …); bravo chi dall’alto ha benedetto la giornata con un tepore più che primaverile (ora sappiamo da che parte sta…); bravi tutti quelli che, con tenacia e pure un po’ di pazienza, hanno condiviso questo grande momento di festa e partecipazione democratica e civile. E’ stato un momento forte per tutti i cittadini.

Grazie.

Che Verona vuoi?

Sto intensificando la frequenza dei miei spostamenti casa-lavoro-casa con il mezzo a trazione animale (la bestia… c’est moi!). Da due volte a settimana (era l’impegno 2007… mantenuto) sto passando a quattro (il mercoledì, a causa del corso di tedesco, mi è ancora inevitabile lo scooter per coprire la maggior distanza…).

E mi piace sempre più, ci sto prendendo gusto. Tra l’altro la crescente abitudine (allenamento? forma fisica?…) mi porta a progressiva riduzione dei tempi di percorrenza, ormai sempre decisamente sotto alla mezz’ora (record assoluto 22′) per i 9 Km del tragitto, semafori compresi. E anche queste son soddisfazioni…

Purtroppo registro un’aria giorno dopo giorno sempre più irrespirabile. Non lo dico per avvalorare luoghi comuni o generiche tesi ambientaliste. Parlo semplicemente di percezione. Quella sensazione di “puzza” che oramai accompagna tutti i tratti del mio percorso da Borgo Milano a San Michele extra, e non solo nei tratti dov’è ovvio aspettarsela (c.so Milano, p.te Aleardi, via Unità d’Italia…) ma anche altrove (si sa, il vento muove l’aria… e anche i veleni…), là dove regnano incontrastati pedoni e biciclette (via Roma, c.so Portoni Borsari…).

Ma forse è meglio usare il passato: regnavano. Ieri pomeriggio, ore 18.10, incontro un’amica in piazza Erbe (che bello, la bici, ogni giorno, se fai il centro, un paio di incontri piacevoli…), proprio all’imbocco di c.so Portoni Borsari, davanti alla Gabbia d’oro. In cinque minuti ho contato 18 macchine. DICIOTTO!!! Alcune pure prepotentemente condotte (tralascio per buongusto la descrizione del conducente tipo). I mezzi erano invero molto variegati: non solo gli immancabili SUV (e miniSUV, kekkarini…); anche micro-macchine e pure tre indifferenti pattuglie della Polizia. E non ho contato gli scooter. Per sopravvivere nella nostra conversazione abbiamo dovuto riportarci sul toloneo della piazza…
Che scandalo, che tristezza!

Allora mi chiedo una volta ancora: è questo che vogliamo? Possibile che siano così poche le persone di buonsenso che non colgono la necessità di cambiare questo modello improponibile? O così deboli? Vogliamo letteralmente UCCIDERE i nostri figli? Non sentiamo la responsabilità delle nostre azioni sul domani (il domani vero, non fra cent’anni…)?

Io, socio AdB molto convinto ieri e sempre più convinto oggi, mi sento in forte sintonia con le idee e le proposte di questa parte della società civile. Voglio esprimere il mio dissenso nei confronti delle scelte scellerate di questa amministrazione. Andrò a pedalare il 30 marzo alla BICICLETTATA PER LA CITTA’, titolo azzeccatissimo, con quella preposizione a doppio senso…


Mi piacerebbe, quella domenica, percepire la forza non solo ideale di chi la pensa come me. Dobbiamo essere tanti. Tantissimi. Per far capire a chi non sa ascoltare la voce della gente che cosa essa realmente desideri. Poche voci prepotenti e arroganti non possono e non devono coprire “il grido di dolore che da tante parti della città si leva verso il Palazzo…”.

Così sia.

Salviamo il mondo (!!??)


Oggi ho viaggiato verso Bologna, per condividere un po’ di lavoro con i colleghi di là. E’ stata una giornata intensa e faticosa (viste le mie condizioni fisiche un po’ sottotono). Ma è andata. Bene.

Viaggio di andata quasi mezz’ora di ritardo (chissà perchè l’altoparlante ha specificato soli quindici minuti… mah…). Viaggio di ritorno in piacevole compagnia di Sergio e Silvia, simpatici colleghi, anche loro di ritorno a casa.

Argomento del giorno: ecologia.


Ci siamo arrivati partendo da lontano e commentando le recenti news veronesi sull’aggressiva manovra di modifica del P.A.T. che sta avendo luogo in consiglio comunale in questi giorni. Un vero scempio (leggi qui).

Esprimendo le fortissime preoccupazioni per la città del domani nostro (e dei nostri figli) abbiamo seguitato, allargando il discorso, a interrogarci riguardo al futuro del mondo, “giocando” a individuare i piccoli interventi quotidiani sul nostro lifestyle che sono a portata di mano di ciascuno di noi.

Ne riporto un breve elenco (son cose già sentite e note, ma a noi ripassarle non ha fatto male)

1) Consumi Ridurre, ridurre, ridurre i consumi domestici, lavorando sugli sprechi e sull’ottimizzazione nell’utilizzo, innanzitutto, e proseguendo con una revisione un po’ più profonda delle nostre abitudini di consumo.

Elettricità:
– abituarsi (ed educare, con l’esempio, i figli) a spegnere le luci inutilizzate
– installare ciabatte con interruttore in “zona HI-FI” e in “zona PC” (elimina i consumi dello stand-by)
– utilizzare lampade a basso consumo oppure installare regolatori di potenza (dimmer)
– spostare i grossi consumi (forno, lavatrice, lavastoviglie) nelle ore serali
– preferire elettrodomestici in classe di consumo A, AA o superiore
– top of the top: ridurre il consumo e autoprodurre (vabbè, difficile e costoso, ok)

Acqua:
– abituarsi a chiudere i rubinetti se non si sta facendo uso dell’acqua (quando ci si spazzola i denti, ci si insapona in doccia, ci si rade…)
– installare vaschette WC a doppio scarico (e magari resistere alla tentazione di tirare lo sciacquone per ogni minima pisciatina)
– installare i rompigetto (perlator) sui rubinetti: stesso flusso, minor consumo
– sistemare le perdite dell’impianto (la goccia causa sprechi impensabili)
– riutilizzare l’acqua (bollitura, risciacqui) per, ad esempio, innaffiare i fiori
– per il pieno carico, utilizzare lavastoviglie anzichè lavare a mano – incredibile: si risparmia!

Curiosità: in Germania (ma penso anche altrove) lo spreco di acqua è socialmente deprecato. Un amico che visse lì per un po’ di tempo scandalizzò i colleghi autoctoni, suoi ospiti a cena, con il solo gesto di lasciar scorrere via l’acqua con cui stava lavando l’insalata…

2) Scelte di spesa

Frutta e verdura:
– privilegiare il cosiddetto “ciclo breve” per i propri acquisti di ortaggi e frutta. Coldiretti sta spingendo i produttori alla vendita diretta al cliente finale. Accogliamo la proposta. Vicino a noi c’è di sicuro un contadino desideroso di farci assaggiare le sue primizie…
– evitare quindi i prodotti d’oltre oceano e, in generale, i prodotti fuori stagione

Latte e derivati:
– stesso discorso: si vanno diffondendo i distributori automatici di latte fresco. Assaggiare per credere. Se proprio non ce la si fa, almeno si privilegi il latte locale. A Verona si può acquistare il latte S.Anna (si vende nelle botteghe e nei panifici). Si fa un viaggetto a Trento per l’imbottigliamento (penso che così goda di sgravi e contributi…) ma resta il più vicino tra i “latti” di centrale. Ed è buono assai.

In generale:
– essere consumatori accorti, non sprovveduti
– farsi domande sulla provenienza, sui metodi di produzione, sulla sostenibilità della filiera, …
– sospettare di prezzi troppo bassi (c’è sempre la fregatura)…
– conoscete i G.A.S. (Gruppi Acquisto Solidale)? Informarsi…

3) Scelte di vita

Trasporti:
– optare il più possibile per trasporto pubblico e mezzi a trazione “umana” (bici, pattini…)
– ridurre progressivamente all’indispensabile il chilometraggio annuo
– verificare il numero e la tipologia dei veicoli a motore in famiglia
– valutare formule alternative al possesso dell’automezzo (noleggio per le vacanze, car-sharing, car pooling, …)
– impegnarsi nella promozione di forme alternative di lavoro (telelavoro) e disincentivare (se non vi licenziano per questo) il trasfertismo sfrenato (ma anche quello moderato). Ricordarsi che hanno inventato la videoconferenza…

Vacanze:
– vabbè, viste le attuali tendenze e necessità, mi rendo conto di essere nel campo dell’utopia… e poi anche a me piace viaggiare… e non vedo molti modi di attraversare gli oceani (attendendo il teletrasporto…). Ma si cerchi di evitare l’aereo per quanto possibile (ho girato il Mexico utilizzando tre voli interni… alcuni amici che han preso il “torpedone” si son gustati il viaggio molto di più… mi pento :-) )
– rifuggire dall’esotismo a tutti i costi (la vecchia Europa è tutta da scoprire)
– considerare la possibilità di organizzare vacanze equo-solidali

…………..

Cercando di ricordare le tante cose che ci siamo detti in un’ora e mezza di viaggio, mi rendo conto che questo articolo dovrebbe essere lunghissimo; più o meno come un sito internet… forse più.

Vi invito a visitare questo link, curato da Legambiente, che (sebbene sponsorizzato) ben riassume queste idee e queste proposte:
http://www.viviconstile.org

Vado a scuola da solo – parte I

Lettera spedita al

Comando di Polizia Municipale di Verona il 02 marzo 2007
Parte I – La denuncia: nella seconda parte vi dirò com’è andata…
… e come sta proseguendo…

Tramite la rivista della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) mi viene ricordato lo “strepitoso verdetto” emesso dai Ministri Europei dei trasporti lo scorso novembre in occasione della quarta “Conferenza ministeriale sulla sicurezza stradale” tenutasi a Verona, che ha premiato ben due città italiane nei primi tre posti. E al primo c’è proprio Verona con il noto progetto “Vado a scuola da solo”. Progetto caro ai veronesi, ben concepito e curato con molta attenzione dagli amici della FIAB (a Verona, AdB), che lodo e ringrazio per il costante impegno a beneficio di tutta la comunità.

A voi responsabili della vigilanza sul territorio vorrei invece ricordare in particolare una situazione (ma ce ne sono moltissime simili) che contrasta fortemente con lo spirito e le buone intenzioni che traspaiono da tutte le dichiarazioni sul tema:

Scuola primaria A.Vivaldi e via Policarpo Scarabello. Quest’ultima costituisce uno dei due accessi principali alla scuola, l’unico per chi giunge da via S.Marco. Orbene, questa strada è stretta, a doppio senso di marcia, con automobili in sosta su ambo i lati. Ed è priva di marciapiedi. Certamente il volume di traffico è minimo, trattandosi di una strada chiusa, al servizio di una decina di case o poco più. L’assessorato competente ha posto quantomai opportuna segnaletica sia sulla via S.Marco, sia all’imbocco della stessa via Scarabello, ad intimare il divieto di transito nel quarto d’ora precedente l’ingresso e l’uscita degli studenti e così pure per i minuti successivi.

La conformazione particolare della strada, stanti le norme che ne regolano il transito dei veicoli, sarebbe garanzia sufficiente di un passaggio sicuro dei bambini. Purtroppo così non è. Il disprezzo per le regole e il poco rispetto per il prossimo che molto ci distinguono dai nostri fratelli d’Europa la fanno quotidianamente da padrone e ci costringono ad osservare silenziosi la processione delle molte mamme motorizzate (e pure qualche maestra, poche in verità) che, talvolta con fretta e conseguente velocità, ci sfiorano mentre, necessariamente nel mezzo della strada, teniamo stretti per mano i nostri bambini, accompagnandoli a scuola… fino alla quinta (ma c’è pur sempre l’opzione “rischio”, giocando il jolly dell’angelo custode…). Altro che da soli!!

Per porre freno a questo malcostume non ci vorrebbe un granchè. Un po’ di volontà politica e un pizzico di sana, educativa repressione (le sanzioni per la ZTL mi pare qualche risultato l’abbiano raggiunto…). Mi permetto di suggerire: cinque-sei volte, a caso, nel’arco di due mesi, “senza pietà”, possono forse costituire un efficace deterrente per diversi mesi…

Le scuse non reggono: il parcheggio è a venti metri dalla scuola, in via don Luigi Sturzo, solo… un semaforo più in là (certo capirete: un semaforo è un semaforo, e costa tempo e fatica…). Segnalando il disagio al vigile di quartiere, che talvolta presidia l’attraversamento pedonale principale, ci viene risposto che lui non può spostarsi (si noti che c’è sempre anche il “nonno-vigile”) e che dobbiamo segnalare la situazione al comando.
Detto, fatto.

La situazione è pericolosissima, e pure molto diseducativa (certamente faccio più fatica a motivare ai miei figli la scelta pedonale e il rispetto per le regole di fronte allo spregio quotidiano, ma questa è un’altra storia…). Probabilmente l’amministrazione sta aspettando il solito sacrificio umano per “com”muovere le sue potenti divinità a porre qualche rimedio. Speriamo non sia necessario. Qualche genitore intanto mi ha confidato: “anch’io sono preoccupato, ma ho risolto… accompagno mio figlio in macchina fino davanti al cancello…”.
Che tristezza!

Ringraziando per l’attenzione ricevuta, resto in fiduciosa attesa di un vostro opportuno intervento.
Se non avessi fatto centro, per quanto relativo all’ambito di competenza, vi prego di informarmi con una cortese risposta, affinchè io possa rivolgere altrove in modo più efficace questo appello. Sottoscritto peraltro da molti altri genitori, che si associano in modo silenzioso e civile (sperando di non essere costretti ad alzare la voce, interessando i giornali e operando manifestazioni e raccolte di firme a supporto).

Cordialmente, [eccetera, eccetera…]

Oggi cucino io: Progetto in Salsa di Telelavoro


Ingredienti:
– 2 giornate di malessere non debilitante (tipo dissenteria fulminante)
– 1 progetto in scadenza con consegna improcrastinabile
– 1 PC (“IBM compatibile”, of course… no, scherzo, va bene anche un MAC)
– 1 linea ADSL
– 1 software di crittografia per VPN (non dimenticate la chiave)
a piacere (se l’avete in dispensa)
– 1 webcam
– 1 software per gestire l’IP-Phone

Preparazione:
1) Svegliatevi di buon mattino e cominciate la consueta preparazione del vostro ego per la giornata incipiente (che si presenta radiosa). Barba, doccia, vestiti, colazione…
– “Ach… che succede?”
– “Cos’è questo dolorino al basso ventre… sempre più acuto… “
– “NOOOO !!!”

2) Accorgetevi ben presto, dopo aver ascoltato i segnali del vostro corpo, che non c’è scampo: la scorsa settimana è toccato ai vostri figli e oggi si è trasferita e ve la siete cuccata voi: la terribile INFLUENZA INTESTINALE! Quella che non perdona.
Se vi va bene resterete in compagnia delle riviste del bagno per un’intera giornata. Se va male, anche per due (fortuna che è una forma fulminante: tanto velocemente arriva, altrettanto velocemente se ne va!).

3) Rassegnatevi all’idea che un trasferimento dall’altra parte della città è pressochè impossibile, quale che sia il mezzo utilizzato (specie nel vostro caso, voi che avete venduto l’auto in cambio del “più civile abbinamento bicicletta – bus se piove…”). Per rafforzare l’idea pensate all’imbarazzo di un’incontinenza sull’affollatissimo 12.
E avete deciso. Resterete a casa, comodamente a tiro della stanza più utile del vostro appartamento.

4) Concentratevi sulle scuse possibili da fornire per giustificare la vostra assenza. Considerate la vostra delicata posizione di lavoratore “a rischio” per abuso di permessi e aspettative quale aggravante della vostra condizione di malato. Aggiungete lentamente l’analisi delle attività in corso e delle scadenze promesse.

5) Decidete di lavorare da casa. La vostra (vostra, seeee: magari!) azienda è, fortunatamente operante nell’ICT (l’Information & Communication Technology, ndr) e gli strumenti non difettano. La vostra professione (oltrechè passione) è l’informatica e quindi neppure la vostra casa è priva della necessaria tecnologia. I computer si sprecano, la connettività non manca. E dunque:

6) Vi collegate in emulazione all’host remoto, prendete il controllo del PC dell’ufficio (sempre acceso, non si sa mai) in Terminal Server e cominciate a scaricare la posta, inviare messaggi (al capo, innanzitutto, comunicando, dalla mail aziendale, la vostra assenza per malattia), sviluppare software, scivere relazioni, controllare progetti, produrre documentazione, fare qualche telefonata a colleghi e collaboratori…

7) Interrompete frequentemente ma brevemente il lavoro per i necessari pit-stop (siete malati, ricordate?), per reintegrare i liquidi, per cambiare i CD nello stereo (no, questo no, lo so, è tutto sull’hard disk… ;-)), per preparare e consumare il pranzo, per guardare un TG, per prendere una pennichella…

8) Vi scollegate a sera fatta, abbastanza stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto, riportando a voi stessi alcune riflessioni e tirando le somme dell’esperienza effettuata:

  • Il telelavoro, quello vero anche ad alto contenuto professionale (tralasciando quindi i “surrogati” o il telependolarismo), è un’esperienza realmente possibile e a portata di mano anche in realtà aziendali fortemente organizzate (per i free-lance, già lo sapevamo…).
  • Richiede ovviamente condizioni tecniche e ambientali favorevoli, ma in presenza di tali requisiti è senza dubbio alcuno un’esperienza piacevole e pure assai produttiva
  • La sua appplicabilità richiede regole precise e un quadro normativo contrattuale ben definito onde evitare abusi e interpretazioni arbitrarie dei corpo diritti/doveri (da ambo le parti)
  • Parimenti è opportuno addestrarsi a mantenere separati gli aspetti personali e professionali per evitare pericolosi sconfinamenti dall’una e dall’altra parte (specie in quelle case dove il PC è acceso giorno e notte…). Lasciarsi prendere la mano dall’entusiasmo, è un attimo (e non è nemmeno giusto)
  • I vantaggi personali sono evidenti e ve li tralascio, come pure ometto quelli aziendali; solo ricordo che non di soli vantaggi materiali si tratta
  • Ovviamente vi sono anche delle salutari ripercussioni positive sulla società e sull’ambiente…

E allora non si capisce come mai questa forma di lavoro in Italia stenti a prendere piede. Come mai nelle aziende, specie quelle moderne e tecnologicamente evolute, non si intraprendano i necessari percorsi virtuosi di sperimentazione delle forme di lavoro alternative per la conversione dei modelli attuali. Come mai il telelavoro sia concepito e ammesso solo come forma di lavoro in emergenza (interventi fuori orario, reperibilità spot in malattia o lungassenza) e mai come prassi quotidiana.

Si consideri infine che in molti casi le aziende transnazionali impiegano buona parte del personale in una delocalizzazione de facto (trasferte nazionali ed estere, riunioni e meeting, conferenze, …) per la più parte del tempo, riducendo in sostanza molti uffici a meri recapiti per la corrispondenza ordinaria.

In tali situazioni (e sono molte) i pochi colleghi e collaboratori rimasti in sede possono solo constatare le vastità degli spazi (vuoti) e tentare un calcolo degli sprechi. Oltre che sperimentare sulla loro pelle l’inutilità dello sforzo per trasferirsi dal domicilio al “luogo di lavoro” (in Italia è particolarmente forte l’identificazione di work e workplace).

Ne riparleremo.

Orgoglioni

Tutti orgogliosi, oggi, a Verona, per aver dato i natali al Nobel Mario Capecchi. Il QUOTIDIANO NOSTRUM gli dedica addirittura quattro importantissime pagine. Non che non le meriti, certo, ma il provincialismo di certe dichiarazioni produce un rumore davvero assordante. Sono sconcertato, davvero.

Rende benissimo l’idea Gianfalco nel post odierno, che vi consiglio, approfondimenti compresi.

Sempre più in basso

Nel paese amorale sull’orlo del baratro

E’ tempo di fondazione di nuovi partiti. Ma non si sa più cosa sono i partiti. È tempo di rifondazione della politica. Ma non si sa più che cosa è la politica. In 15 anni si è proceduto a dissolvere i fondamenti etico-politici della Repubblica, posti dalla Resistenza e dalla Costituzione. Alla Repubblica fondata sul lavoro si è cercato di sostituire una Repubblica fondata sul mercato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il paese e le sue istituzioni sono dominati dalla logica dell’acquisizione e dello scambio di beni materiali, posizioni di potere, posti di lavoro improduttivo. L’Italia si è avvitata in una spirale negativa, che sta distruggendo il patrimonio di ricchezza materiale e morale e di presenza negli scambi internazionali cumulato nel primo quindicennio successivo alla seconda guerra mondiale. La classe dirigente che ha trasformato un paese distrutto dalla guerra fascista in una potenza industriale veniva dall’antifascismo e dalla Resistenza: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Di Vittorio, Dossetti, La Malfa, Saragat. La guerra fredda li ha contrapposti frontalmente. Negli anni ’40 e ’50 l’Italia è stata squassata da conflitti sociali e politici durissimi, ma ha proceduto speditamente sulla strada dello sviluppo economico e del progresso civile. La classe dirigente, nel suo insieme, ha espresso una forte responsabilità nazionale e una adeguata capacità di direzione politica. Oggi non si può dire lo stesso. Il paese e la sua classe dirigente sono precipitati a un livello molto basso. Il danaro, il potere e l’esposizione narcisistica sono diventati gli obiettivi principali, che accomunano le aspirazioni di governanti e governati.

Qualsiasi traccia di morale è stata espunta dai comportamenti diffusi nel paese, a partire dalle classi dirigenti. Una classe politica che abbonda di pregiudicati e inquisiti per corruzione e altri gravi reati non può che affannarsi a cancellare la memoria di Berlinguer, che osò denunciare la questione morale in un paese amorale. E allora dove si va? Chi si prepara a cercare di modificare questo quadro nero con la nascita di nuovi partiti, stia bene attento. L’insofferenza diffusa per l’attività politica espressa nell’ultimo quindicennio può avere effetti devastanti, se le nuove formazioni politiche mostreranno di avere gli stessi difetti degli aggregati precedenti. È vero che il fondo non si tocca mai. Ma il precipizio è dietro l’angolo.

Francesco Barbagallo

[da il Verona di Martedì 25 settembre 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]

Habemus sindacum

Da oggi Verona ha un nuovo sindaco: Flavio Tosi.
E per questo oggi io sono molto, molto triste.

 

Espressione del leghismo più oscurantista e intollerante, già condannato in appello per istigazione al razzismo (che lui rivendica con fierezza), ha sbaragliato la concorrenza con maggioranza plebiscitaria, superando il 60% dei consensi in una partecipazione elettorale straordinaria, come non si osservava da anni nella politicamente tiepida (in quanto a partecipazione elettorale) Verona. Campagna elettorale incentrata su ordine e sicurezza (per non parlare dell’auspicata “pulizia etnica” ricordata in un comizio dal suo maestro Gentilini, già sindaco di Treviso) in un crescendo di demagogia e slogan che ben pochi riferimenti hanno con la realtà osservabile da un occhio minimamente attento.

 

A poco son dunque valsi gli appelli alla ragione e al pensiero critico. A poco è valso ricordare le contraddizioni presenti nelle affermazioni del nostro in un passato nemmeno troppo lontano. A nulla l’osservazione di quanto inconsistenti si possano dimostrare le promesse di sicurezza da parte di un sindaco che deleghe in tal senso non ha (vedi la lettera aperta di Silvano Filippi). Al grido di “dagli allo straniero” che ha più modernamente sostituito l’oramai obsoleto “dagli al terrone” si è incitato il popolo (un po’ bue, stavolta l’appellativo se lo merita) alla rivoluzione anticomunista, paventando le mille vessazioni e pericoli cui esso è e sarà sottoposto a causa del marrano venuto da lontano, e ricordando i molti crimini che quotidianamente scuotono la città nei suoi più sani e cristiani fondamenti.

 

[Il fatto che in molti non riconoscano lo scenario dalle tinte fosche rappresentato da Tosi nei suoi comizi forse significa che il “nemico” ha da essere molto più subdolo di quanto non si pensi. Bisognerà agire con scaltrezza e decisione, senza lasciarsi intimorire o abbagliare… ]

 

Personalmente, io vivo la mia bella Verona di giorno e di notte; passeggio senza particolari timori per tutte le vie del centro, rientrando a casa (in Borgo Milano) a piedi o in bicicletta anche a notte fonda, senza ansie particolari. Certo, non sono una ragazza, nel qual caso forse adotterei qualche attenzione in più, ma posso affermare di non percepire il brividino de ‘ppaura che qualcuno vorrebbe io provassi. Ha detto bene Guglielmo Nardocci, giornalista di Famiglia Cristiana, osservando (articolo lucido e appassionato: “Le luci della città” – contro paura e pistole, del 20.05.2007, F.C. n.20; ve ne consiglio la lettura) che «…dalle 10 di sera in poi ci siamo impegnati a scovare negli angoli bui i terribili segni dell’assedio della malavita, ma per dire la verità a Pradaval c’erano solo coppie con bambini che passeggiavano, e a Veronetta nulla di che». Magari è stato pure fortunato, non nego che i problemi esistano. Sulle modalità per risolverli però mi trovo in totale disaccordo.

E mi stupisco di tutti gli amici centristi, ex democristiani, forzisti, ANnisti che, seppur da me non condivisi nel loro credo, mantengono però una coerenza di fondo non criticabile con certi valori e che stavolta, con il loro voto, hanno sostenuto tutto questo. Mi chiedo come possano conciliare il loro cristianesimo, il loro credo sociale con questa forma politica urlata e scomposta, oltre che insincera… Non si sentono presi in giro?

Temo che pagheremo care le scelte di questo giorno sull’onda lunga. Lo sfregio che ne ricaverà Verona non sarà facilmente sanabile. Cinque anni passano presto, è vero, ma possono pure essere terribilmente lunghi.

Demolalia

“… Come la Gabanelli ad esempio, la Milly. Si fa un mazzo così tutta la settimana, scopre le cose più incredibili… e poi al lunedì non se la caga nessuno! Ti sembra possibile? […] Milly, per essere considerata devi parlare della gnocca!”
[…] perché l’Italia è una demolalia, ovvero una democrazia della chiacchiera, si può discutere di tutto dopo che le decisioni sono state già prese.

Città e bicicletta

[…] Noi siamo convinti che la qualità della vita nostra e dei nostri cari dipenda molto anche dalla capacità dei nostri rappresentanti di prefigurarsi un modello di città migliore di quello in cui ci ritroviamo. Che una città a misura di biciclette sia una città dove in generale tutti possono stare meglio, dove ci sono più negozi di vicinato, dove gli stili di vita sono meno patogeni e persino meno costosi. E dove gli spazi e la mobilità sono pensati anche per anziani, bambini o disabili. Siamo convinti che la bici vada di pari passo con tramvia, telecamere, zone 30 e piano della sosta. In generale con tutti provvedimenti che tendono a disincentivare l’uso dell’automobile e a promuovere quello del mezzo pubblico. Senza dimenticare i pedoni e la necessità di ampliare la ztl e di istituire ztl anche nei quartieri. […]

[Paolo Fabbri (presidente degli Amici della Bicicletta di Verona)]
da “
il punto del Presidente