Effetto TRAM

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) – Editrice Verona SpA – Febbraio 2002

Sono passati quattordici anni.

La tranvia, allora, sembrava cosa fatta, e rileggere oggi le importanti dichiarazioni ufficiali rilasciate dal sindaco Sironi, dall’assessore alla mobilità Pellegrini Cipolla e dal presidente AMT Zaninelli se da un lato incanta per i toni ispirati (sarebbe un dovere di ogni buon amministratore; una modalità comunicativa che purtroppo da molti anni non si è più vista e ci hanno costretto a dimenticare), dall’altro non può non lasciare un retrogusto amaro in bocca.

Molto condivisibili, infatti, le analisi di allora, e molto visionarie le ipotesi di futuro e di sostenibilità che, con grande responsabilità, le autorità civili proponevano ai cittadini, promettendo un futuro più libero dal traffico e dall’inquinamento, «una Verona più pulita, più sana e più bella, dunque più frequentata dai turisti e più amata dai suoi cittadini», come raccontava Michela Sironi.

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL PRESIDENTE (Stefano Zaninelli - Presidente AMT)

IL PRESIDENTE

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL SINDACO (Michela Sironi - Sindaco di Verona) 1

IL SINDACO 1

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL SINDACO (Michela Sironi - Sindaco di Verona) 2

IL SINDACO 2

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 L'ASSESSORE (Giovanni Carlo Pellegrini Cipolla - Assessore alla Mobilità - Comune di Verona) 1

L’ASSESSORE 1

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 L'ASSESSORE (Giovanni Carlo Pellegrini Cipolla - Assessore alla Mobilità - Comune di Verona) 2

L’ASSESSORE 2

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL DOCENTE DI ECONOMIA DEI TRASPORTI (Cesare Enrico Surano)

IL DOCENTE

Ma che ne è stato di tanta visione?
Come il tutto si sia evoluto, lo sappiamo bene, purtroppo. E troppo bene vediamo, ogni giorno, le beghe e l’inconcludenza di chi non riesce a concretizzare un’idea politica e progettuale di città che, a questo punto, viene lecito domandarsi quale sia.

Il filobus è ancora lontano, nonostante da anni gli annunci ne proclamino l’apertura dei cantieri per il giorno dopo. E per fortuna, dico io, dato che di innovazione, in quel progetto non se ne vede poi molta. Ma siamo proprio sicuri che non ci sia spazio per rivedere la scelta alla base, una volta ancora? In questa pubblicazione d’annata si mostravano ai veronesi i vantaggi dei moderni sistemi tramviari in otto città europee (Graz, Vienna, Linz, Karlsruhe, Friburgo, Basilea, Berna e Grenoble) e tre italiane (Torino, Milano e Roma). Nel frattempo alcune città più piccole e più vicine a noi hanno compiuto questa transizione. Perché non confrontarsi con queste realtà? Se provassimo a riprendere in mano i vecchi studi? La più parte del lavoro sarebbe già compiuta… E non sarebbe certo disonorevole un ripensamento, nel nome del bene comune…

Oggi Verona è al palo, senza timonieri e senza fari, nella tempesta di un incerto domani, aggravato dalla crisi (dicono), che ci appare politica prima che economica. E l’anno prossimo andremo alle urne. Mi piacerebbe conoscere esattamente con quale progetto per la mobilità urbana i vari candidati intendono proporsi ai cittadini. E magari discuterne assieme, già da oggi (i progetti importanti non si improvvisano alla vigilia delle elezioni). Non mi pare una richiesta eccessiva…

Luciano Lorini

(Nota su Facebook – 19 giugno 2016)

Crociate contemporanee

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Tutto è cominciato con una lettera, apparentemente innocente, di una signora perbene, disturbata dalla maleducazione altrui…

Sebbene, lo sappiamo, la maleducazione di certuni sia innegabile (ma ricordiamoci che essa è trasversale), non per questo mi metto a tavolino per stigmatizzare, carta e calamaio alla mano, il comportamento di tutti quelli che corrono in macchina alle mie spalle, o che si distraggono col cellulare, o…

Sono stanco di leggere lettere di questo tenore. Sono stanco di chi fomenta (anche se sorridendo e cerchiobottando) contrapposizioni tra categorie. Sono stanco di “una volta un ciclista mi ha sfiorato…”. Sono stanco di chi non ha nulla di meglio da fare. E sono stanco di quei giornalisti che non sanno più filtrare le notizie (e pure le non-notizie, come questa), dando voce a chiunque apra la bocca… Scusatemi, è che sono stanco.

TRAFFICO
Multare i ciclisti indisciplinati
L’Arena – mercoledì 13 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 22
Premetto che ammiro le persone che si servono della bicicletta per muoversi: nello stesso tempo fanno attività fisica, non inquinano e riducono il traffico. C’è una fetta però, purtroppo sempre più grande, che declassa e non di poco questa categoria. Percorrono strade in contromano e poche volte stanno attenti al normale flusso; attraversano sulle strisce pedonali a cavallo della bicicletta non ricordandosi che una volta che si viaggia sul mezzo si è a tutti gli effetti un veicolo, perciò è una manovra non giusta. Ma soprattutto mi rivolgo a quelle persone che viaggiano sui marciapiedi. Una volta sono quasi stata travolta da un ciclista a forte velocità mentre uscivo dal portone di casa, e non si è degnato di chiedere almeno scusa. Ti sfrecciano accanto senza tanta attenzione, ti suonano perché tu pedone ti sposti e li lasci passare perché secondo loro sul marciapiede è loro la precedenza. E si arrabbiano pure se gli fai notare che sono palesemente in torto. Capisco che le strade non siano certo all’altezza, piene di buche e in condizioni pessime, ma questo non dà loro diritto di andare sul marciapiede e oltretutto usare la prepotenza di diritto. Perciò un plauso a chi usa nel modo corretto questo mezzo; invece, a chi ha perso del tutto il senso civico, mi auguro che almeno incorra in multe salate.
Miriam Fresco VERONA

Come volevasi dimostrare, l'”innocente scritto” della signora Fresco risveglia gli istinti guerrieri dei nuovi crociati. Perché a casa mia queste le chiamo crociate.

Il dottor Baso, insigne commercialista e autore della lettera che segue, è un grande appassionato di automobili, di Ferrari in particolare. Non è proibito, ci mancherebbe, ma credo che il suo giudizio sia un tantino parziale. Fatico a pensare infatti che nella sua visione di città ideale vi sia posto per le biciclette. Anzi, suppongo che anche i pedoni siano un fastidio da eliminare, ma ci penserà in un secondo tempo; in questo caso se li tiene buoni, sono alleati preziosi. Deve aver pensato che si trattava di una ghiottissima occasione per gettare un po’ di discredito mediatico nei confronti del “nemico” (tale lo dipinge, con appassionata veemenza) per conquistare un po’ di lustro alle sue “truppe”. E l’ha sfruttata. La sua lettera, carente anche dal punto di vista compositivo (quantomeno un po’ arruffato nel suo argomentare), lo ripeto, non è casuale. Perché l’intervento della signora Fresco è stato tutt’altro che ingenuo ed innocente. Avevo immediatamente riconosciuto il “tarlo” nelle sue parole: sebbene inoppugnabile nel contenuto, la sua lettera era infastidita e “fastidiosa”, con i toni sbagliati. “Pelosa”, direi. E generalizzava, troppo. Non una semplice lagnanza, quindi, e mi dispiace essere stato uno dei pochi a coglierlo. Purtroppo ritengo che non funzioni il “non ti curar di lor ma guarda e passa”. Perché queste parole fanno danno, tanto. Si insinuano nella mente dei nostri concittadini e fanno breccia (non dobbiamo sopravvalutarli, i nostri concittadini, perché purtroppo hanno spesso dimostrato di non meritarselo). Lo scambio epistolare apparso sul nostro giornale nei giorni seguenti è lì a dimostrarlo.

Anche se la lettera del dottor Baso è ottusa nella sua visione complessiva degli spazi stradali, l’aggressività e grossolanità degli argomenti non fanno purtroppo sorridere nessuno. Non fanno sorridere noi ciclisti, perché capiamo che simili affermazioni provenienti da una posizione rilevante come la sua contengono un potenziale altamente pericoloso. E non fanno sorridere l’”uomo della strada”, perché egli, stuzzicato negli istinti più profondi, tende a dare molto credito all’autorità e ad amplificarne i toni in una sorta di effetto megafono. Accendendo le micce. Domani, nei bar, non si commenterà la grevità di un presidente, ma l’inopportunità di avere troppe biciclette in giro. Estremizzando, ma solo per fare un esempio, ricordiamoci che all’inizio si diceva, quasi scherzando, che “gli ebrei puzzavano”. Affermazioni ottuse, a cui nessuna persona di buon senso avrebbe dato credito e per le quali ci sarebbe stato da sorridere, se non fossero state pronunciate da tante e tali persone… La storia ci racconta il seguito.
Mi aspetto, con un po’ di timore, che “la Olga” approfitti della situazione per strapazzarci ancora un po’…

CICLISTI
Un codice da rispettare
L’Arena – sabato 16 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Sono assolutamente d’accordo con la signora Fresco. Soprattutto nel centro storico il caso che ha sollevato sta diventando patologico! La maggioranza dei ciclisti, e purtroppo ho notato di qualsiasi età, etnia e ceto sociale, non rispetta più il codice della strada mettendo in grave pericolo l’incolumità di se stessi ma anche degli altri! Vorrei infatti evidenziare che l’automobilista non si aspetta che qualcuno arrivi da un senso vietato e quindi generalmente non vi presta attenzione. Ora, il ciclista che arriva da un senso vietato rischia pesantemente la propria incolumità, ma nel contempo mette l’automobilista incolpevole in condizioni sia morali che economiche assolutamente poco piacevoli. Non parliamo poi dell’arroganza e della maleducazione della purtroppo stragrande maggioranza dei ciclisti che spesso non si rendono nemmeno conto di quanto possa essere pericoloso il mezzo che conducono nei confronti dei pedoni. Ricordo un unico caso che mi è successo recentemente. Era domenica, stavo attraversando a piedi Ponte Pietra che fra l’altro era gremito di turisti, quando dalla parte opposta sopraggiungeva un ciclista in sella alla sua bicicletta a velocità sostenuta che stava guardando le rive del fiume (assurdo!) e mi stava investendo. «Attenzione», grido io. E lui, senza nemmeno scusarsi né fermarsi, mi grida: «Faccia attenzione lei!». E questo era uno di quelli educati…Ringrazio la signora Fresco per aver sollevato questo serio problema e posso assicurare che, almeno il sottoscritto, si farà promotore presso il comandante della Polizia locale affinché i nostri vigili siano meno transigenti nei confronti dei nostri concittadini ciclisti.
Adriano Baso PRESIDENTE AUTOMOBILE CLUB VERONA

Ed ecco che, dopo che il comandante in capo ha ordinato l’attacco, si scatenano gli eserciti degli indomiti fanti (motorizzati) ad espugnare il fortino dei ciclisti.

Con un approccio decisamente battagliero (sfido a dichiarare che non sia così) gli interventi del tipo “un giorno mio zio è stato sfiorato da un ciclista, che gli ha pure fatto il dito medio” si sprecano e le pagine del quotidiano veronese ospitano lettere dai toni più o meno arrabbiati. Anche i ciclisti non stanno zitti, ma per fortuna usano armi meno grossolane: argomentazioni statistiche, ironia, razionalità. Nessuno dei ciclisti si sofferma più di tanto sulle volte (centinaia, e quotidiane) in cui ha rischiato la vita per colpa di una disattenzione automobilistica, di un inopportuno cellulare alla guida, di uno stop o una precedenza non rispettata. A partire dalla lettera di Luca Reani, che ricorda non esistere le categorie, ma solo la pura maleducazione e il non rispetto.

INDISCIPLINA IN STRADA
Chi sgarra in bicicletta
L’Arena – domenica 17 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 25
Prendo spunto dall’ennesima lettera che riguarda «i ciclisti», scritta dalla signora Fresco. Non trovo corretta l’abitudine di dividere le persone in categorie e poi aggettivare l’intera categoria. Al mondo non esistono i ciclisti e gli automobilisti, i bianchi e neri, quelli di Pescantina e quelli di Bussolengo, ma semplicemente persone più o meno educate, più o meno indisciplinate, più o meno furbe. Queste «qualità» personali sono trasversali a tutte le «categorie» in modo del tutto casuale. E poi in una giornata uno può andare a piedi, in bici, in macchina, in moto, in autobus, e notare tutte le scorrettezze che gli altri utenti commettono, a rotazione in funzione del mezzo che sta usando, a quale categoria dobbiamo assegnarlo? Ecco quindi che la logica dice che le infrazioni, nella fattispecie stradali, vanno sanzionate in quanto tali e declassano il singolo individuo che le commette, non una categoria (che non esiste).
Luca Reani VERONA

CICLISTI
Indisciplinati da multare
L’Arena – martedì 19 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Nell’esprimere la massima condivisione per quanto scritto dalla signora Miriam Fresco nella lettera pubblicata su L’Arena il 13 gennaio a proposito dei moltissimi ciclisti indisciplinati, mi preme far presente che, a mio modestissimo parere, parte della responsabilità dell’anarchia che vige tra molti di loro ce l’hanno gli agenti delle forze dell’ordine che, in presenza di un ciclista indisciplinato (per usare un’eufemismo; l’espressione più appropriata sarebbe «in flagranza di infrazione al Codice della strada»), non dico – voglio essere buono – che gli facciano una contravvenzione, ma manco fanno la fatica di avvisare il ciclista in questione che ciò che sta facendo è un’infrazione al Codice della strada e che non lo debbono più fare. Moltissime volte sono stato testimone di simili comportamenti da parte degli agenti delle forze dell’ordine, che non fanno una piega quando sotto i loro occhi passano ciclisti sul marciapiedi o che attraversano passaggi pedonali riservati, appunto, ai soli pedoni; e non sto parlando di quegli attraversamenti che sono comuni sia per i pedoni che per i ciclisti. Oltretutto, questi ciclisti, a dir poco indisciplinati, credendosi equiparati ai pedoni, nell’attraversare sulle strisce pedonali si permettono pure di prendersi la precedenza! E’ ovvio che, con questo atteggiamento da parte degli agenti delle forze dell’ordine, passa il messaggio che ai ciclisti tutto sia permesso e che per loro non vi siano né regole e né Codici da rispettare. Posso capire la riluttanza a fare contravvenzioni ai ciclisti che poi, come è già successo in passato, provocano lo sdegno e le proteste da parte dei simpatici Amici della bicicletta che se la prendono con chi ha fatto, giustamente, rispettare il Codice della strada anche a loro, ma almeno facciano lo sforzo di educarli. Non è forse questo uno dei compiti principali delle forze dell’ordine?
Alberto Quagli VERONA

CICLISTI/1
Severi anche con le vetture
L’Arena – mercoledì 20 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Il presidente dell’Aci di Verona, in una lettera, ha lamentato la condotta maleducata e pericolosa dei ciclisti, riportando un caso personale: una bicicletta stava per investirlo pedalando a velocità sostenuta sul Ponte Pietra gremito di gente. Al suo «attenzione!» il ciclista ha risposto «faccia attenzione lei!». Ritengo- e scrivo in qualità di ciclista, ma anche di automobilista, utente dei mezzi pubblici e pedone- che certamente quel ciclista avrebbe fatto meglio a scusarsi sorridendo. Almeno tra utenti deboli della strada, i rapporti dovrebbero essere improntati a solidarietà e gentilezza e alla regola dell’attenzione verso chi è più vulnerabile. L’Istat ci dice che nel 2014 in Italia, effettivamente, ben 4 pedoni sono morti nello scontro con una bicicletta. Nel 2013 solo uno. Vorrei però rilevare che nello stesso 2014 i pedoni morti perché investiti da un mezzo motorizzato sono stati 573. Di questi, 427 sono stati uccisi da auto private. Probabilmente anche quelle persone avranno gridato «attento!» ma chi è chiuso in un abitacolo non può sentire e guida un mezzo pesante ad una velocità ben più elevata di quella di una bicicletta. Mi auguro quindi che il presidente dell’Aci, oltre a sollecitare la Polizia locale ad essere più intransigente nei confronti dei ciclisti, voglia mostrare la stessa sensibilità nel sollecitare maggior rigore nei confronti degli automobilisti. Fatte le dovute proporzioni di pericolosità anzi, l’intransigenza dovrebbe essere moltiplicata almeno per cento.
Donatella Miotto VERONA

CICLISTI/2
Ma i colpevoli sono solo loro?
L’Arena – mercoledì 20 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Dunque, secondo il presidente dell’Aci di Verona il problema principale della mobilità nella nostra città, il problema che giustamente merita il massimo dell’attenzione da parte della polizia locale, sollecitata a porvi rimedio al più presto e con maggiore severità, è l’indisciplinatezza dei ciclisti urbani. È noto a tutti, infatti, che: sono i ciclisti che non rispettano i limiti di velocità, si distraggono col cellulare, sorpassano dov’è proibito e mettono così a repentaglio la vita dei pedoni, ad esempio quando attraversano la strada sulle strisce (gli investimenti su corso Milano stanno a dimostrarlo); sono i ciclisti che con le emissioni velenose dei loro velocipedi inquinano l’aria della nostra città rendendola irrespirabile e favorendo così l’insorgere di malattie respiratorie anche gravi; sono i ciclisti che, invadendo la Ztl con o senza autorizzazione, impediscono il godimento del nostro meraviglioso centro storico a concittadini e turisti che vorrebbero passeggiare in tutta tranquillità; sono i ciclisti che parcheggiano i loro ingombranti mezzi ovunque, non rispettano i divieti di sosta, occupano i marciapiedi e le poche piste ciclabili esistenti, impediscono il passaggio dei pedoni ostacolando in modo particolare carrozzine e carrozzelle, deturpano la bellezza del centro storico (davanti a Castelvecchio, a Porta Borsari, in piazza Erbe, davanti al municipio…); sono i ciclisti che, creando un volume di traffico cittadino ormai insostenibile, impediscono ai mezzi pubblici di muoversi in tempi ragionevoli e di diventare così davvero attraenti per gli spostamenti urbani. Sanzioniamoli, allora, questi concittadini indisciplinati, proponiamo anche misure drastiche nei loro confronti, magari la confisca delle loro pericolose e invadenti biciclette, e finalmente potremo dire di aver combattuto la causa principale dei problemi di mobilità urbana a Verona e di aver contribuito a renderla una città più sicura, più tranquilla, più pulita!
Francesca Gonzato VERONA

INCIDENTI STRADALI
Ma i ciclisti sono le vittime
L’Arena – giovedì 21 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Gli incidenti stradali a Verona stanno calando grazie anche all’opera do prevenzione da parte della polizia municipale. Ciononostante, anche nel 2015 si sono avuti 1.753 sinistri, con nove morti e 46 feriti gravi. Quanti di questi sono stati provocati dai brutti, maleducati e arroganti ciclisti e quanti, invece, da simpatici automobilisti? Non ho trovato il dato, ma penso di non sbagliare se dico che nessun morto o ferito grave è stato causato da un qualsiasi ciclista. Mentre i ciclisti e i pedoni sono spesso vittime del comportamento di qualche automobilista. Eppure la rubrica delle lettere ospita spsso lamentele di persone che denunciano la pericolosità e la maleducazione dei ciclisti, quasi mai degli automobilisti. Invito tutti a segnalare pure tutte le infrazioni dei ciclisti (magari anche dei pedoni) senza dimenticare che il vero problema di città come Verona è l’eccesso di traffico privato a motore, responsabile di imbruttimento delle strade e di minumenti, di inquinamento e di insicurezza.
Giuseppe Merlin MONTORIO

In questo scritto, però, il signor Taborelli varca il limite. Manca solo che il suo ciclista (nero e senza fari, nella notte nera, col giubbetto nero) mastichi una liquirizia… Anche qui si percepisce rabbia, livore. Qualcuno suggerisce frustrazione da traffico e invidia per la pedalante libertà. Può essere. Tuttavia decido che merita una risposta.

E, stavolta sì, scrivo anch’io.

CICLISTI
Bici, controlli e sequestri
L’Arena – venerdì 22 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Riallacciandomi a quanto asserito da Adriano Baso nell’articolo del 16 gennaio, ritengo che ormai sia tempo di agire, di investire di più nelle forze dell’ordine, di invitare il comandante della Polizia municipale dottor Altamura a porre un freno a questo viavai di ciclisti che, in ogni ora, dalla mattina all’alba del giorno dopo, compresa soprattutto la notte, scorazzano indisturbati, in contromano, a fari spenti, in mezzo alla strada, dondolandodi qua e di la come se si sentissero padroni della strada. Occorre che ci scappi il morto come in tutte le cose, prima che le autorità decidano di porre rimedio ad un simile pericolo che coinvolge ciclisti, pedoni, automobilisti e chiunque altro abbia a che fare con queste persone senza cervello? Alcune sere fa, verso le 23.40, dopo aver presieduto ad una assemblea condominiale, stavo andando a casa quando, arrivato alla fine di via Rosa Morando, nell’immettermi con il mio automezzo in via Badile, vedo sfrecciare, proveniente proprio da quella via, un ciclista di colore, con una bicicletta senza fanale, in contromano che stava dirigendosi verso Porta Vescovo. L’oscurità della notte, il colore del volto dello sconsiderato velocista che fra l’altro indossava anche un giubbetto nero, la mancanza di fanali davanti e dietro la bici, la mia stanchezza e il desiderio impellente di arrivare a casa, mi hanno per un attimo fatto sobbalzare e Dio ha voluto che la mia frenata improvvisa sia riuscita ad evitare un sicuro incidente. Se ciò non fosse andato bene, vai tu a convincere i vigili che ti sei trovato all’improvviso un ciclista in contromano con un velocipede fatiscente e che non sei riuscito ad evitarlo… Sicuramente perdi la serenità, se prima ce l’avevi. Propongo di fermare e revisionare subito, anche di giorno, tutte le biciclette che girano in città e in periferia, sequestrare i mezzi non conformi e che non garantiscono sicurezza sia per chi li cavalca sia per chi li incontra, freni, gomme, fanali, pedali e quant’altro e cominciare a sequestrarli se fuori norma e pene più severe se qualcuno viene colto a percorrere vie in contromano. Alla fine la responsabilità ricade sempre sugli automobilisti e non ritengo giusto assumermi presunte colpe anche quando non lo merito!
Giuliano Taborelli VERONA

Nel frattempo, al mattino successivo, arriva la proposta di tregua da pare del dottor Adriano Baso, che rimette la discussione su un piano decisamente diverso, di parità e civiltà.
Buongiorno, dottor Baso, questo è l’approccio giusto, lei è il benvenuto.

CICLISTI
Manca il rispetto delle regole
L’Arena – sabato 23 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 27
Dico alle signore Miotto e Gonzato che ho solo risposto ad una signora che si lamentava del comportamento dei ciclisti. Non era certo mia intenzione scatenare una guerra fra ciclisti ed automobilisti! Ognuno di noi, che comunque a volte può essere automobilista, motociclista, ciclista o pedone, ha le proprie colpe! Il fatto è che è venuto a mancare il rispetto delle regole da parte di tutti! Anche da parte di quei pedoni che si lanciano sulle strisce pedonali senza nemmeno guardare se sta arrivando qualcuno! Che fine ha fatto il senso civico che i nostri padri ci hanno insegnato? Il rispetto per gli altri e soprattutto per i più deboli? Purtroppo troppo spesso vedo solo comportamenti di arroganza e maleducazione da parte di tutti noi, sia in veste di camionisti, autisti di autobus, automobilisti, motociclisti, ciclisti o pedoni. E questo mi rammarica non poco. Cerchiamo tutti, con un po’ di buona volontà, di ritornare alle nostre origini, nel rispettare le regole e soprattutto gli altri! Si eviterebbero così sicuramente molti incidenti anche gravi.
Adriano Baso PRESIDENTE AUTOMOBILE CLUB VERONA

La mia lettera ancora non è stata pubblicata. Nel frattempo lo è un ulteriore intervento del “crociato” Taborelli, che stavolta proprio non si contiene, elencando prima tutte le carenze valoriali per attribuirle poi alla categoria “maudit”. Pensavo di suggerirgli anche un bel tatuaggio sul braccio, solo per ragioni di civiltà e sicurezza, s’intende… Ritorno alla mia domanda iniziale: se non sia cioè compito del buon giornalismo premurarsi anche di filtrare gli atteggiamenti oltranzisti e intolleranti. Sempre che si sia in grado di riconoscerli, s’intende. La mia lettera del 22 gennaio, se sarà pubblicata, andrà bene anche come risposta a questa sua seconda missiva.

CICLISTI
Non mancano regole ma valori
L’Arena – martedì 26 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 25
Nel rispondere ad Adriano Baso, ritengo errato parlare di mancanza di regole, bensì si tratta di un appiattimento se non di una rimozione dei veri valori che hanno contraddistinto la generazione dei nostri padri e ci hanno fatto capire quanto sudore occorre far scivolare sul volto per cercare di costruire una vita decorosa. Dove sono andati a finire l’amore, il rispetto, la correttezza, la sincerità, il buon senso, la fatica? Ora abbiamo solo arroganza in primis, maleducazione, ipocrisia, indifferenza, violenza, desiderio di distruggere per eliminare il sentimento di «noia» che aleggia anche di notte senza parlare di bullismo, pornografia, filmini a luci rosse. Cosa vuol parlare di regole… ma chi le segue ormai? Avrei migliaia di episodi da raccontare a sostegno della mia tesi. Ecco perché propongo che anche le biciclette vengano revisionate a campione, come tutti gli altri mezzi e che venga anche visitato il conducente al quale, se in possesso dei requisiti, verrà consegnato un patentino con il numero di matricola della bici, numero inciso in maniera indelebile sul mezzo. Sapremo così a chi appartengono le bici appese a un paletto mezze distrutte e forse avremo anche meno imbecilli scorrazzanti come se fossero i padroni di strade e marciapiedi ma anche i luminari dell’insolenza.
Giuliano Taborelli VERONA

Ciclista illuminato: siamo tutti d’accordo. E FIAB non sta certo zitta a riguardo. Iniziative annuali e ripetuti interventi educativi di invito a usare i dispositivi di illuminazione, per il bene proprio e altrui, non sono certo un “plateale silenzio”…

CATTIVE ABITUDINI
In bicicletta a fari spenti
L’Arena – giovedì 28 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 24
Parole sante quelle della lettera a L’Arena di venerdì 22 gennaio sull’andare in bicicletta sconsideratamente senza fanali, ovviamente quando sono indispensabili cioè di sera. Dovrebbero comparire in massima evidenza sui computer dei Dirigenti comunali, per agire subito, senza se e senza ma, nel reprimere l’attuale increscioso fenomeno il quale passa, invece, nel più plateale silenzio. Certo di sera non si può far altro che accorrere sul luogo dell’incidente quando capita, ma non si capisce perché, invece, di giorno, non sia possibile istituire dei saltuari controlli con relativa appropriata sanzione per chi cavalca mezzi non idonei, senza ovviamente accettare scuse che… sta splendendo il sole. Sapendo che un controllo c’è, sia pure come ho detto saltuario perché le esigenze sono tante e il personale non può fare l’impossibile, ritengo che molti inizierebbero a riconsiderare il desueto obbligo di fanale anteriore e fanalino posteriore.
Lettera firmata

Eccola, finalmente!

L'Arena 29.01.2016 - Più biciclette e più rispetto (LLorini)

CICLISTI
Più biciclette e più rispetto
Lettera spedita a L’Arena la sera del 22 gennaio 2016
L’Arena – venerdì 29 gennaio 2016 – LETTERE, pagina 23
Il signor Taborelli, nella sua picaresca esposizione dei cattivi ciclisti, dipinge una città piena di pedalatori, diurni e soprattutto notturni. Magari fosse!, dal momento che è comprovato che la “sicurezza è nella quantità” (safety in numbers, dicono gli anglosassoni, a indicare la quota di massa critica che rende la bici percepita dagli automobilisti e quindi più sicura), sarebbe una buona notizia. Ma egli, invece, nell’auspicare indirettamente una drastica riduzione del “fastidio biciclette”, dimentica una fondamentale verità: ovvero che già oggi (e sempre più in futuro se non invertiremo la tendenza) le automobili sono troppe e lo spazio disponibile nelle città non è più sufficiente per garantire una soddisfacente mobilità ai cittadini e che è quindi interesse di tutti favorire la ciclabilità. Se non vorremo passare sempre più tempo delle nostre giornate nel “grande ingorgo” che paralizzerà le nostre strade, occorre prodursi al più presto in una svolta virtuosa. Ognuno di noi dovrà (re)imparare ad utilizzare in modo più efficiente ed efficace le risorse più elementari, da quelle individuali-naturali (piedi, muscoli e biciclette) a quelle collettive (trasporto pubblico, che andrà inevitabilmente potenziato), dimenticando l’auto privata, se non per i casi di reale necessità (laddove la bici non basta e il mezzo pubblico non arriva). Pensando a questo scenario sarà meglio che ci alleniamo (e partire da subito non è sbagliato, anzi) ad una migliore convivenza tra tutti gli utenti della strada. Le guerre non servono, anche perché dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che alla base della nostra società stanno le regole e che è di fondamentale importanza rispettarle, tutti. Chi non lo fa, ciclista, automobilista o pedone che sia, si autoesclude dal contesto civile, semplicemente non ne è degno (e va sanzionato, non v’è dubbio). Impegniamoci invece e lavoriamo da subito, c’è molto da fare, per costruire armonia e rispetto reciproco, partendo da noi stessi. Riduciamo (e di molto) la velocità; evitiamo il telefono alla guida; scendiamo con le bici dai marciapiedi e rispettiamo i semafori e le distanze di rispetto; teniamo i guinzagli dei cani un po’ più corti e non invadiamo le corsie delle varie utenze (ove presenti). E cominciamo anche a pensare che una società evoluta è solidale (l’opposto della giungla), e il più forte protegge il più debole. In questo senso sta andando anche la revisione del Codice della Strada, che vorrebbe capovolgere la visione della circolazione a favore delle utenze “vulnerabili”, passando anche attraverso norme (ormai accettate in tutta Europa) che, non me ne voglia il mio interlocutore, consentono al ciclista di circolare in controsenso (che è diverso dal contromano), senza tuttavia sconto alcuno per la sicurezza.
Luciano Lorini VERONA

Ed ecco pure la risposta piccata del signor Taborelli, che mal tollera repliche ai suoi argomenti.

“Picaresco” (inutile dire che era riferito alla descrizione del ciclista nella sua prima lettera, non certo al tono della sua seconda replica) in realtà mi era piaciuto, lo trovavo azzeccato. Pensare al ciclista ondeggiante descritto dal Tobarelli come a un moderno Don Chisciotte, arruffato, spaesato, ma consapevole della bontà della sua “missione” (e alla fine vincitore) mi era pure sembrato beneaugurante per la causa degli stessi ciclisti.

La lettera odierna conferma che, in generale, le “perle ai porci” sono uno spreco.
In questo caso, però, non trattandosi di una risposta al singolo, mi conforta sapere che comunque moltissime persone leggono e apprezzano (o biasimano, a seconda i casi): alla pubblicazione della mia replica ho ricevuto diversi messaggi di ringraziamento, e questo è positivo, indica che il tono è stato apprezzato. Un amico mi ha anche detto di avere risposto pure lui, senza però venir pubblicato, per il tono probabilmente poco costruttivo. Strano, sembra il segnale che allora una sorta di filtro redazionale esiste. Non per il Taborelli, pare, al quale evidentemente viene riconosciuta una buona capacità di argomentare… (mah, la sua lettera odierna è proprio illeggibile, da tanto è arruffata e discontinua, povera nelle sue tesi… Nemmeno si è curato di cercarla, la dichiarata differenza tra controsenso e contromano…).

CICLISTI
Troppo idealismo
L’Arena – mercoledì 3 febbraio 2016 – LETTERE, pagina 24
Nel rispondere al signor Lorini, ritengo fuori luogo descrivere la tipologia della mia lettera disturbando un vocabolo di origine spagnola, «picaresca», che spesso viene usato nella novellistica per raccontare le vicende di un personaggio vagabondo, burlesco e truffatore. Nel mio scritto, non ravviso nulla di tutto ciò, ma solo il fatto che i valori di una volta sono scomparsi ed ora si pensa che, per la sicurezza, siano sufficienti esclusivamente le regole che raramente vengono rispettate soprattutto dai ciclisti quali il segnale di stop, i semafori, le precedenze, l’attraversamento sulle strisce pedonali seduti comodamente sul sellino del loro mezzo a due ruote. Tutto questo non si improvvisa, è puro idealismo credere che bastino segnali e pitture sulla strada per sentirsi tranquilli anche camminando, sperare che la prudenza, il rispetto, il senso di civiltà fioriscano dentro di noi così magicamente. Viviamo in una realtà dove gli orari, gli impegni, gli appuntamenti, il lavoro fanno parte di noi stessi e la fretta è la nemica numero uno di tutto ciò. Certo, concordo che occorre servirsi dei mezzi pubblici, ma questo è un altro discorso. Dimenticavo di informare che via Badile, strada dalla quale è sbucato improvvisamente il ciclista di colore, è a senso unico, pertanto se si imbocca in maniera erronea è sempre in contromano, costituendo comunque un pericolo per chi la percorre correttamente.
Giuliano Taborelli VERONA

Questa settimana è già la seconda volta che le lettere pubblicate su L’Arena occupano lo spazio di due pagine. Segno della voglia di partecipazione dei cittadini o piuttosto del bisogno di contenuti (non importa di quale qualità) da parte della redazione? Chissà…

MoVer, un affarone

Verona-IN BLOG 028-1 MoVer cardMi sono fatto la MoVer. Ho usato la formula più conveniente per me, utente occasionale dei giorni piovosi (ché altrimenti vado in bici): il borsellino elettronico. Praticamente si acquista un credito (taglio minimo 15 euro) che viene caricato sulla tessera, per poi utilizzarlo a poco a poco, in modalità “a scalare”; un po’ come per le ricariche telefoniche. A differenza di queste ultime, però (per le quali un contratto garantisce le modalità di tariffazione), la tessera MoVer non garantisce un numero determinato di viaggi sul mezzo pubblico, in quanto il loro costo è comunque determinato dal fluttuare delle tariffe, abbastanza stabili in passato, quantomai ballerine in tempi recenti.

Già una volta infatti, da quando ne sono fortunato possessore, il mio borsellino è stato istituzionalmente scippato di una parte del suo valore: fu a gennaio 2011, in occasione del passato aumento tariffario del 10%. Ora si prepara un secondo giro: tra una settimana, il primo luglio, verrò “ritassato” di oltre il 18% del saldo. Logicamente, il danno in valore assoluto è tanto maggiore quanto la cifra residua caricata sulla tessera.

Mi sono fatto la MoVer, sono ormai passati tre anni. Lo so bene, in quanto un bel mattino la macchinetta me l’ha rifiutata e mi sono ritrovato a fare la parte del “portoghese” involontario, senza spicci per l’emettitrice di bordo (a tariffa maggiorata) e senza, ovviamente, biglietti in tasca. Mossa a pietà, una solidale passeggera (di colore), mi ha regalato un biglietto… Subito non ho realizzato cosa fosse successo, ma poi ho capito: la MoVer, infatti, “scade” dopo soli tre anni. Rinnovarla richiede un obolo di 6 euro (più la foto nuova, mi dissero, per poi scoprire che non era invece necessaria) per la riemissione, pena la perdita del credito residuo che non è rimborsabile (nemmeno se decidessi di recedere dal contratto), ma solo trasferibile su un nuovo documento.

Salvo il voler pensar male mi sfuggono le ragioni di tale clausola (vessatoria). Ragioni tecniche? In piena era tecnologica? Ma fatemi il piacere!… Forse allora sarà perché la foto resta giovane mentre il soggetto invecchia (una sorta di Dorian Gray alla rovescia)? Battute a parte, è poco credibile, dal momento che persino alla carta d’identità, documento di ben più nobile lignaggio, è stata riconosciuta la proroga della validità a dieci anni. E allora?

Vogliamo mettere il vecchio biglietto di carta, sempre valido, in barba ad ogni aumento? Non aumenta e non scade: sopra non c’è scritto nulla a riguardo, ed essendo il titolo di viaggio il contratto stesso, c’è da credergli. Quasi quasi mi riconverto e torno indietro (e faccio scorta).

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Peccato, però, perché la MoVer card (obbligatoria per il rilascio di abbonamenti, facoltativa in sostituzione del biglietto per gli utenti ordinari e occasionali) sarebbe una bella possibilità di estensione del servizio all’utente: “biglietto” sempre disponibile in portafoglio; possibilità di ricarica online; meccanismo di sconti che parifica il biglietto elettronico a quello cartaceo e, per utilizzi più massicci, all’abbonamento, garantendo di non superarne mai il costo relativo. Certo, ancora non è possibile l’utilizzo combinato urbano/extraurbano (questa sì sarebbe la vera comodità) e per la tariffa integrata è ad oggi necessario recarsi dal tabacchino, ma non disperiamo: magari un domani, quando verranno unificati i CdA…

Delle fastidiose ombre alle quali abbiamo accennato poco si parla (e l’Azienda si guarda bene dall’evidenziarle). Eppure il cliente che, esprimendo fiducia a un’azienda e alla sua gestione, anticipa una somma in contanti, in ogni realtà commerciale che si rispetti non verrebbe certo ritenuto un pollo da spennare bensì una preziosa risorsa, da considerare con attenzione e magari fidelizzare con premi e incentivi. Non dimentichiamo infatti che la MoVer card, da un punto di vista aziendale, presenta l’indubbio valore aggiunto di poter tracciare le abitudini di spostamento dell’utenza (frequenza viaggi, itinerari, combinazioni linee) data dalla possibilità di identificare univocamente ciascuna tessera (mentre il biglietto è anonimo) ai fini di eventuali elaborazioni statistiche. Questo ritorno preziosissimo per le funzioni di pianificazione e controllo e per il marketing, giustificherebbe già di per sé l’impiego di consistenti risorse da investire nella promozione, mentre purtroppo avviene esattamente il contrario.

E’ il solito accanimento sui consumatori utenti/clienti, già sufficientemente bastonati dal sempre crescente calo dei livelli di servizio. E’ la miopia di chi, incompetente, una volta di più dimostra di non saper cogliere le opportunità per uno sviluppo che possa dirsi veramente tale. I veronesi protestino.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.06.2012 su Verona-in blog)

Beneducati senza biglietto

Verona-IN BLOG 020-0Tra le pieghe del giornale questa volta imparo che per qualcuno in ATV l’aumento del prezzo del biglietto acquistato a bordo sarebbe un intervento «più educativo che finanziario». Ahh, il bilancio non c’entra, quindi (e mi pareva)! Da sempre mi domando le ragioni di questa differenza, ora enfatizzata, immaginando l’impatto di queste entrate poco influente sui saldi contabili: quanti potranno mai essere, in percentuale e in valore assoluto, i biglietti emessi a bordo? Credo, basandomi su dati meramente esperienziali, molto molto pochi; certamente meno di quanti potrebbero essere, anche a causa del maggior costo. Se escludiamo infatti l’ignaro turista, passeggero occasionale dei nostri mezzi pubblici, ogni buon veronese, “educato” da questi lungimiranti interventi, normalmente provvede a munirsi di biglietto a terra (come peraltro suggerito all’ingresso in vettura e alle fermate). Solo se dovesse trovarsi a salire su un autobus in emergenza, perché un po’ di fretta o magari perché a tarda sera non ha trovato aperta la tabaccheria, pagherà il maggiore importo, giusta punizione per non essere stato previdente (tenendo in tasca un biglietto, o meglio ancora caricando il borsellino elettronico della sua MoVer, che si svaluta automaticamente ad ogni aumento…). Sperando ovviamente di avere spicci (la macchinetta non dà il resto).

Vien da chiedersi a cosa servano le emettitrici di bordo: se siano un servizio ai clienti/utenti o piuttosto un fastidio per l’Azienda, presenti solo in quanto obbligate da una parvenza formale di progresso e civiltà. Non basterebbe il risparmio sulle commissioni di vendita (peraltro minime) a ripagarne l’installazione e la manutenzione? (non dimentichiamo che i mezzi la sera tornano in deposito: svuotare le “pance piene” di monetine non dovrebbe risultare poi tanto oneroso). Verona-IN BLOG 020-1Non basterebbero le maggiori entrate da parte degli utenti che, saliti a bordo senza biglietto, in totale buona fede (esistono, lo giuro, ne ho visti tanti, per molte diverse ragioni), vengono incentivati a regolarizzare la loro posizione da strumenti efficaci e da tariffe eque?

Come al solito diamo una sbirciatina all’estero: le biglietterie automatiche alle principali fermate e sui mezzi sono realtà in moltissime città europee, specialmente laddove si è deciso che il rafforzamento del trasporto pubblico e l’incentivo al suo utilizzo sono una delle risposte ai problemi dell’inquinamento e della congestione delle città. In particolare apprezzo Monaco di Baviera (città nostra gemella) dove, al prezzo unificato del tariffario ufficiale, le “macchinette” rilasciano qualsiasi tipo di titolo di viaggio (abbonamenti compresi), danno il resto e, su alcuni mezzi, permettono pure il pagamento con sistemi elettronici. Per minimizzare i mancati guadagni dovuti ai pur sempre possibili malfunzionamenti (e anche agli affollamenti da ora di punta) su molti autobus e tram sono poi ridondate ad ogni ingresso. Non si capisce la ragione educativa di tanto “spreco”…

Luciano Lorini

(pubblicato il 05.09.2011 su Verona-in blog)

Appesi ad un filo, nel futuro

Verona-IN BLOG 018-0 George Bennie's Railplane (1937)A studiare le esperienze altrui va sempre a finire che si impara qualcosa di buono. In qualsiasi campo, ma in alcuni specialmente. Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, andiamo ad esempio a Londra: studiare quell’espressione di efficienza nei servizi, analizzarne le ragioni storiche, è esercizio utile e oltremodo interessante (TfL – Transport for London tra l’altro ha costituito un’apposita Charity che si occupa di conservare la memoria di un’evoluzione e rende disponibile allo studioso una mole impressionante di materiali). Ecco quindi che di ritorno dal recente viaggio londinese mi accingo, per curiosità e passione, ad approcciare una piccola parte di tanta conoscenza. Scoprendo due illustrazioni di opere visionarie (della più recente fu anche realizzato un prototipo), che oltre cent’anni or sono si figuravano di rivoluzionare il mondo dei trasporti. Ma che non trovarono infine applicazione come sistemi di trasporto di massa, rimanendo nel campo della fantascienza.

Verona-IN BLOG 018-1 Punch's New Aerial Omnibus (1847)Vi lascio in silenzio alle vostre riflessioni.

La saggezza ci insegna che solo chi sa guardare al passato può costruire un futuro migliore e questo è certamente vero. Spiace però che mentre si riesce ad appassionarsi a lontane fantasticherie, allo stesso tempo si dimentica quel patrimonio di esperienze consolidate che nella loro evoluzione costituirebbero oggi una risposta credibile alle esigenze del vivere moderno. Sto pensando al caro vecchio tramvai, vero sistema di trasporto di massa: “… là dove le linee degli autobus non sono più sufficientemente efficienti e le metropolitane non sono redditizie, il tram è considerato il mezzo di trasporto ideale…” (Wikipedia)

Nelle due immagini:
1) Un disegno del Railplane di George Bennie, dalla rivista Modern Wonder – 1937
2) Il visionario progetto di Omnibus aereo, dalla rivista satirica Punch – 1847

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Civiltà semaforica

Verona-IN BLOG 016-1C’era una volta, nella bella Verona, un impianto semaforico (anzi due) degno della migliore Europa. Come a Londra, in Regent Street, quando allo scattare del verde pedonale tutto il traffico motorizzato si ferma per lasciar posto a sciami di pedoni (ai quali per un minuto è consentito l’attraversamento dell’incrocio in tutte le direzioni, diagonali comprese), anche nel nostro centro cittadino, ai due incroci di via Degli Alpini con largo Divisione Pasubio e poi di via Pallone con stradone Maffei, l’omino verde regalava un momento di pace assoluta, parentesi protetta per pedoni e ciclisti, che tra l’altro consentiva a questi ultimi, provenienti da Piazza Bra’, il raggiungimento in sicurezza della corsia ciclabile sul lato opposto in via Pallone.

Orbene, nella generale indifferenza, oggi questo non è più. Il nuovo impianto semaforico dedicato al Trasporto Pubblico Locale (quelle lanterne strane, con i triangoli gialli e le sbarre bianche verticali o traverse) ha portato con sé una nuova ripartizione dei periodi di attraversamento, ripristinati secondo la tradizione classica dei flussi paralleli. Che comporta l’altrettanto tradizionale pericolo derivante dai veicoli in svolta, i quali, in virtù del diritto loro assegnato dal semaforo, chiedono strada ai momentanei concorrenti generando spesso puntigli (pure i pedoni hanno il medesimo diritto, sebbene più deboli), pericolo e smarrimento, specie nei più vulnerabili, bambini e anziani in primis. Un duello impari e senza senso, che si potrebbe evitare con il solito buon senso, non scritto in alcun regolamento o codice, ma sempre apprezzato quando applicato.

Verona-IN BLOG 016-0La ragione del provvedimento è valida e condivisibile: consentire ai mezzi pubblici un tempo esclusivo per svoltare a sinistra in stradone Maffei, manovra molto impegnativa da quando al traffico privato è stato consentito di proseguire da via Pallone verso piazza Bra’. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di snellire il trasporto pubblico, ma bisognava per forza farlo a scapito della pedonalità? Una volta di più a Verona pare essere questa l’unica soluzione possibile, mentra fra tutti i concorrenti in gioco sarebbe proprio il mezzo privato (al quale invece vengono garantite sempre maggiori concessioni) a dover essere disincentivato.

In controtendenza con le città più avanzate, che chiudono i loro centri storici alle auto, da noi si stanno infatti allargando le maglie con sempre maggior leggerezza. Tanto, tutto l’intra moenia è Zona 30: ai soliti ecologisti dovrebbe bastare, no? Si contestano i provvedimenti definiti contrari alla pedonalità: ma sono in realtà pensati per garantirle maggior sicurezza, non se ne sono accorti? Su di un attraversamento pedonale un pedone potrebbe pensare di essere al sicuro e agire con leggerezza. Se invece lo si modifica o, meglio ancora, cancella egli, nella necessità comunque di attraversare, utilizzerà senz’altro maggior cautela. Limpido! E’ proprio ragionando in questo modo, provvedimento dopo provvedimento, che nel giro di un paio d’anni il tratto da San Luca a ponte Aleardi è divenuto (specialmente in bici) uno dei più critici e pericolosi della nostra città.

A proposito di semafori in zona: all’incrocio tra via Pallone e via Ponte Rofiolo si trovava un rosso pedonale lungo oltre 100 secondi. Inspiegabile, dato lo scarso passaggio veicolare. Addirittura, nei primi periodi di modifica alla viabilità della zona, quando i vigili presidiavano l’attraversamento, rendendosi conto dell’assurdità di certe attese, provvedevano talvolta ad accorciarle accompagnando e proteggendo pedoni e ciclisti nella “violazione” del rosso. Ecco, a questo incrocio invece nulla è cambiato.

Luciano Lorini

(pubblicato il 22.08.2011 su Verona-in blog)

Velo-city 2011

Verona-IN BLOG 015-0La pioggia arrivata su Siviglia, dopo una settimana estiva con punte di 32°, ha definitivamente abbassato il sipario sulla 19^ Conferenza internazionale sulla Mobilità ciclistica “Velo-City”, celebrata dal 23 al 25 marzo per iniziativa di European Cyclsts’ Federation (ECF) insieme all’Amministrazione comunale della capitale Andalusa.

Oltre 120 relatori hanno presentato e discusso le loro tesi nelle sessioni plenarie, nei workshop e nelle tavole rotonde. Unanime il consenso manifestato per i risultati ottenuti dalla Città di Siviglia che in soli 4 anni di lavoro ha dato attuazione al Piano urbano della mobilità ciclistica realizzando circa 140 Km di percorsi ciclabili e servizi ai ciclisti. Per questa ragione Siviglia è stata battezzata la “Copenhagen del sud”.

Il maestro di cerimonie, Gil Peñalosa, già assessore ai Parchi e al tempo libero della città di Bogotà, non si è limitato ad introdurre ospiti, rappresentanti delle istituzioni e prestigiosi relatori ma ha egli stesso, con l’ausilio di video e presentazioni, portato testimonianza diretta di buone pratiche di mobilità ciclistica in Canada, Stati Uniti e Sud America. Sarà stato anche a causa della sua presenza che tra i 900 partecipanti, la delegazione proveniente dall’America Latina era numerosa come non mai.

Tra gli eventi che hanno prolungato per l’intera settimana la presenza a Siviglia di delegati ed esperti di mobilità ciclistica internazionali, l’assemblea generale dell’European Cyclists’ Federation (20-21 marzo) e  la visita guidata in bicicletta, da Puerto Serrano a Oliera, della “Via Verde de la Sierra”, una ciclovia di 36 Km realizzata dove prima correvano i binari di una ferrovia ormai dimessa (26 marzo). Lungo quella infrastruttura, popolata di ciclisti di tutte le età, le stazioni sono diventate centri visita o strutture per la ricettività di cicloturisti con bar, ristoranti e appartamenti a forma di vagoni ferroviari. Non a caso alla “Via Verde de la Sierra” è stato assegnato il Premio Europeo delle Vie Verdi nel 2005 e nel 2009.

La settimana della bici si è poi chiusa domenica con una grande “parata” in bicicletta, con in testa il Segreterio generale ECF, l’olandese Bernhard Ensink, a cui hanno partecipato migliaia di sivigliani in bici ma anche centinaia di pattinatori. Nel corso della sessione di chiusura della Conferenza, è stata approvata e sottoscritta la “Carta di Siviglia”, il documento finale sulla mobilità ciclistica che verrà posto all’ordine del giorno del prossimo summit mondiale dei ministri dei trasporti ospitato dall’International Transport Forum (ITF) che si terrà a Lipsia a maggio 2011. Il documento è stato firmato anche dal Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia. La Conferenza Velo-City non è solo un evento convegnistico  ma, come ha affermato il presidente dell’ECF, il tedesco Manfred Neun, “ una piazza reale dove, anche attraverso gli spazi espositivi, si incontrano istituzioni, imprese, progettisti, consulenti, soggetti no-profit”.

Tra gli espositori internazionali è spiccata la presenza di un’unica azienda italiana che produce e commercializza Biostrasse, un materiale per la pavimentazione di ciclovie che grazie alla sua eco-compatibilità certificata può essere utilizzato anche in zone SIC (Sito d’interesse Comunitario), ZPS (Zone a Protezione Speciale), ZSC (Zona Speciale di Conservazione).

Applaudita la cerimonia di passaggio di consegne tra gli organizzatori di Siviglia e quelli del prossimo anno. L’edizione “global” del Velo-City si terrà a Vancouver, Canada, dal 26 al 29 giugno. Già pronto lo slogan “Cities in Motion”.

Lello SforzaUfficio Stampa FIAB onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

(pubblicato il 30.03.2011 su Verona-in blog)

Illusione bicicletta? Una promessa credibile

Verona-IN BLOG 012-0Come Amico della Bicicletta mi sono sentito chiamato in causa dalla lettera che il giornale L’Arena ha pubblicato domenica scorsa. L’autore, signor Zusi da Montecchio, si è cimentato con malcelato rancore in un deliberato attacco verso la categoria dei ciclisti. Classificabili secondo l’uso manicheo in due categorie: quella dei disperati (principalmente extra-comunitari con i mezzi non in regola) e quella dei benestanti (professionisti, con biciclette fantascientifiche costate “cifroni”). Rei, a suo avviso, di turbare i già delicati equilibri viabilistici con assurde pretese di spazi dedicati per far circolare le loro due ruote. A sostenere tali esosità (nefaste in tempi di crisi) sarebbe nientepopodimeno che il Comune, nella persona del Sindaco, che si lascerebbe “infinocchiare” da questi pochi ecologisti, perdendo di vista il bene comune (asfaltatura delle strade e segnaletica orizzontale). Colpisce nell’attacco l’enfasi dei toni, quasi ispirati.

Io non sono un immigrato e neppure un professionista o fighetto, ma ugualmente cavalco la mia bici, scelta quotidiana di mobililtà sostenibile a vantaggio mio (numerosi i benefici derivanti dall’utilizzo del mezzo) e della città (con un pensiero anche a coloro che erediteranno i frutti delle nostre scelte). Utilizzo un mezzo sobrio ma efficiente, dotato di tutti gli accessori regolamentari (faro potente e campanello squillante) e come me tantissimi altri ciclisti (ovvio, ne va della nostra stessa sopravvivenza). Ultimamente, poi, osservo con soddisfazione il sempre maggior utilizzo del giubbino riflettente, frutto forse della campagna educativa promossa dalla FIAB. Non mi sento eroe, ma solamente cittadino responsabile e, nel leggere simili interventi, mi rammarico della scarsa considerazione di cui godono i ciclisti. La città e i suoi abitanti dovrebbero accoglierli come benvenuti. E proteggerli. Quando qualcosa in questo senso si muove plaudo, sempre consapevole che si potrebbe / dovrebbe fare di più. Ben più di una pista (peraltro in promiscuità con i pedoni) ogni tanto, dove ci sta. L’investimento, tra l’altro, è tra i più redditizi dato che riscuote i “dividendi” in aspetti “secondari” quali salute pubblica e qualità della vita.

Proprio oggi, a Siviglia, avrà inizio la conferenza mondiale Velo-city (mi riprometto di fornire successivi approfondimenti); esperti e politici da tutto il pianeta ci inviteranno a riflettere sull’opportunità di iniziarlo, questo percorso di liberazione dall’automobile. La “illusione” di un mondo migliore è in realtà una promessa credibile; ed è lì, a portata di mano. La bicicletta ne sarà protagonista.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.03.2011 su Verona-in blog)

Lavori in corso

Verona-IN BLOG 011-0Uffa domani è lunedì, recitava un vecchio ritornello.

Pensiero condivisibile, specialmente se poi consideriamo che, al normale trauma da ripresa dovremo aggiungere lo stress da traffico dei giorni di pioggia(*). Ma stavolta ci sarà una condizione aggravante: cominciano infatti domattina i lavori per la ristrutturazione del ponte San Francesco. E’ un nodo nevralgico nel sistema viabilistico cittadino, indispensabile raccordo tra il Centro, la parte Sud e l’Est cittadino, incrocio circonvallatorio strategico. L’intervento è pesante e indifferibile. E già si parla di una vera e propria emergenza. Nonostante i molti sforzi per parare il colpo e organizzare le difese è prevedibile una sostanziale paralisi, specialmente nei primi giorni (vuoi per la pioggia e per la ricerca del nuovi necessari equilibri). A Verona è così: i volumi di traffico sono tali per cui basta un nonnulla a creare una forte turbativa del sistema; figuriamoci poi a fronte un intervento così invasivo… I consigli (raccomandazioni) per la sopravvivenza sono quindi così riassumibili: evitare il passaggio dai punti caldi (interessata tutta la zona, compreso il ponte Aleardi); differire temporalmente gli spostamenti per evitare le ore di punta (il comandante Altamura caldeggia almeno un quarto d’ora di anticipo e ricorda ai cittadini che alcune scelte ppossono addirittura essere autolesioniste); puntare su sistemi di trasporto alternativi all’auto. L’emergenza traffico si protrarrà per almeno 18 mesi, questo l’annuncio.

L’augurio che in tanti ci porgiamo è che siano in molti a scoprire (per necessità, prima) ed apprezzare (per calcolo utilitaristico, poi) le alternative all’automobile, bicicletta in primis. La conversione è (oltre che necessaria) possibile e conveniente: “in questi momenti di crisi del sistema della viabilità la bici è l’unico mezzo in grado di assicurare tempi certi nelle relazioni urbane e di ridurre gli ingorghi stradali” (sono parole di Paolo Fabbri, presidente degli Amici della Bicicletta di Verona). Vista la stagione, che si sta aprendo alla primavera, c’è poi tutto il tempo necessario per innamorarsi anche degli altri aspetti di vantaggio e piacevolezza. Ad ogni automobilista suggerirei di regalarsi la possibilità di una gradita sorpresa. C’è tutto da guadagnarci.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.03.2011 su Verona-in blog)

Non c’era posto per loro…

Verona-IN BLOG 009-0La scorsa settimana, da uno scenario post natalizio, sono giunti i lamenti degli automobilisti [link…] che, nella prima domenica di saldi, hanno a lungo vagato in cerca di parcheggio, tra serpentoni e ingorghi. Lamenti accompagnati dalle opportune riflessioni di cronaca a riguardo. Ci si chiede innanzitutto di quanti posti auto avrebbe bisogno la città per dare adeguata risposta alle auto che “premono” per entrare a ridosso del Centro Storico. E secondariamente ci si pone il dubbio sull’opportunità di consentire alle stesse tale avvicinamento. [segue…] Alla prima questione si risponde con i dati: i parcheggi intra mœnia domenica scorsa erano tutti esauriti (ma già ieri l’emergenza era rientrata ai valori di normalità). Dal momento che si osserva, parola di Assessore, che i cittadini sono in fondo ben disposti a pagare il loro posto auto, la conclusione potrebbe sembrare scontata, ineluttabile (e, anche dalle parole dell’articolista, ci sembra di intravvedere il rischio che possa essere considerata tale): c’è ancora bisogno di parcheggi “attrattori” in Centro. C’è ancora bisogno di scavare, creare disagi, martoriare sottosuolo e reperti archeologici, generare indotto da traffico e, ovviamente, sostenere quest’ultimo per ripagare il finanziamento delle opere, minando la vivibilità dei veronesi e ipotecando il futuro delle prossime generazioni.

Dei 5000 posti dei parcheggi scambiatori dello Stadio (recentemente arricchiti con la fermata di ben due autolinee urbane, anche festive) si fa solo un rapido cenno. Siamo ragionevolmente sicuri che saranno stati, come d’abitudine, desolatamente vuoti. Eppure questa potrebbe essere (usando però diverse attenzioni e strategie) una soluzione intelligente e pronta all’uso. A Sindaco e Assessori rivolgiamo una sola domanda: come possiamo pensare che i cittadini che oggi non utilizzano i parcheggi dello Stadio (2,6 Km di percorso urbano gradevole anche a piedi, in 34 minuti come riportato da Google Maps) saranno entusiasti di parcheggiare domani alla Fiera (2,7 Km in 35 minuti di itinerario decisamente meno piacevole e sicuro)? Ci sono forse dei provvedimenti o incentivi (e relativi disincentivi) che vengono tenuti nascosti nel cilindro? Ci piacerebbe conoscerli per poterli insieme valutare con serena lucidità. Diversamente temiamo l’ennesimo flop. D’altronde si sa che senza una pianificazione seria gli interventi spot spesso sfuggono al controllo e non centrano gli obiettivi…

L’approccio sinora utilizzato ci appare quantomeno poco lungimirante, in quanto non considera i numerosi effetti collaterali di cui l’intasamento da auto della Città Antica è sicuramente causa. Effetti fisici, dovuti a polveri, vibrazioni, occupazione di suolo e inquinamento acustico. Effetti sociali, per la disgregazione progressiva del tessuto urbano nella sua intimità, negli spazi tradizionalmente deputati al ritrovo e all’aggregazione. Basta guardare, ad esempio, a piazza Bra’: dal momento della riapertura al transito veicolare sui due sensi non è più la stessa. Per i pedoni e per chi circola in bicicletta l’uscita da via Roma è diventato un punto critico. Il canale di mezzi motorizzati che separa il marciapiede della Gran Guardia dal selciato della piazza è diventato un elemento di pericolo, una frattura insanabile che costituisce ostacolo insormontabile per i soggetti più deboli (ai quali vengono pure ridotti gli attraversamenti). Anche così la città muore, e a poco valgono le svendite (crisi a parte), il processo è già iniziato. Nessuno vuole che ciò accada, tutti i Veronesi amano la loro città. E a tutti piace passeggiarne il centro, per godere di quelle bellezze che nessun centro commerciale potrà surrogare. Agli amministratori e alla politica chiediamo ben altro! E’ loro il compito di riconquistare la città ai suoi abitanti, armonizzarne le diverse esigenze in base a precise priorità (da condividere), tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. La vitalità del commercio, certamente, ma anche la vivibilità di cittadini e turisti, che del Centro sono l’anima e senza dei quali tutto il resto non troverebbe senso di essere. Non sono obiettivi incompatibili.

Luciano Lorini

(pubblicato il 11.01.2011 su Verona-in blog)

 

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da L’Arena – Martedì 4 Gennaio 2011 – Cronaca – pagina 8

http://www.larena.it/stories/Home/214925_come_evitare_il_traffico_in_tilt_si_spera_nel_park_della_fiera/

I PROBLEMI DELLA VIABILITÀ.

Dopo il caos delle festività, l’amministrazione s’interroga su quali soluzioni adottare
Come evitare il traffico in tilt? Si spera nel park della Fiera
L’assessore Corsi: «Domenica tutti i parcheggi esauriti Con i 2.500 nuovi posti un’ulteriore risposta»

di Enrico Giardini

Traffico in tilt domenica in centro e scatta inevitabile la domanda. Quanti posti auto per la sosta servirebbero per evitare la paralisi? In particolare domenica, ma così anche in altri giorni delle festività appena trascorse, in strade prossime al centro gli stalli blu e gialloblù erano tutti occupati (eppure nei giorni festivi non si paga) ma erano numerose anche le auto in sosta vietata. Il che ripropone, fra l’altro, il tema dell’accesso al centro con le auto private, soprattutto nei giorni festivi e la domenica, dove la circolazione va quasi sempre in tilt.

DA UNA NOSTRA indagine telefonica tra i gestori dei parcheggi a pagamento Cittadella, del vicino Arena, di piazza Isolo, dell’Arsenale, dell’Università (polo Zanotto), quindi quelli con il maggior numero di posti, risulta poi che nel tardo pomeriggio di domenica fossero del tutto esauriti.

L’assessore alla mobilità, Enrico Corsi, sottolinea che «i parcheggi cittadini domenica erano tutti pieni. Quindi non direi che c’era traffico intenso perché la gente che arriva in città non è disposta a pagare. Semplicemente, sono stati davvero molto numerosi turisti e le persone che si sono riversate a Verona».

IL FATTO che mancassero posti auto nei parcheggi, come domenica, dice senz’altro che Verona si conferma una meta privilegiata. Ma pone appunto il problema di quanto posti auto per sosta e parcheggi sarebbero necessari — proprio per la grande capacità attrattiva della nostra città — per evitare che la circolazione si blocchi. Con tutto quanto consegue per l’inquinamento dell’aria.

Ciò interroga però i cittadini e gli amministratori sulla mobilità urbana e dell’immediata fascia al di fuori delle mura. Fino a che punto una città bimillenaria come Verona, con il centro storico patrimonio dell’Unesco, può reggere (e non solo nei giorni festivi) una simile ondata di autoveicoli a pochi metri da monumenti e piazza storiche?

In ogni caso, tutto si può dire tranne che manchino parcheggi e posti auto per la sosta. Oltre alle diverse migliaia di posti negli stalli blu e gialloblù, oltre che quelli bianchi a disco orario, ci sono numerosi parcheggi a pagamento: Cittadella, da 750 posti auto; Arena, 870; piazza Isolo, 490; Arsenale, 430 posti fra la parte gestita da Saba Italia e quella da Amt; via Città di Nimes, 260 posti; Tribunale, 163; Passalacqua, 350.

ALTRI POSTI al parking Italia (corso Porta Nuova) e all’autorimessa Paradiso (via Paradiso), al polo Zanotto e al metropark della stazione. Altre centinaia di posti a porta Palio, gratuiti, in piazzale Guardini, pure gratis come del resto nei tre parcheggi dello stadio , che complessivamente hanno 5.000 posteggi. Di più — e in attesa che si costruisca il parcheggio interrato all’ex gasometro, quello in via De Lellis, in piazza Corrubbio e in piazza Arditi — che cosa si può fare, fermo restando che l’ottica sembra essere solo quella di usare l’auto privata?

«Prossimamente avremo a disposizione quasi 2.500 nel nuovo parcheggio di fronte alla Fiera», conclude Corsi, «che sarà disponibile in particolari giornate anche al di fuori delle rassegne fieristiche».