Effetto TRAM

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) – Editrice Verona SpA – Febbraio 2002

Sono passati quattordici anni.

La tranvia, allora, sembrava cosa fatta, e rileggere oggi le importanti dichiarazioni ufficiali rilasciate dal sindaco Sironi, dall’assessore alla mobilità Pellegrini Cipolla e dal presidente AMT Zaninelli se da un lato incanta per i toni ispirati (sarebbe un dovere di ogni buon amministratore; una modalità comunicativa che purtroppo da molti anni non si è più vista e ci hanno costretto a dimenticare), dall’altro non può non lasciare un retrogusto amaro in bocca.

Molto condivisibili, infatti, le analisi di allora, e molto visionarie le ipotesi di futuro e di sostenibilità che, con grande responsabilità, le autorità civili proponevano ai cittadini, promettendo un futuro più libero dal traffico e dall’inquinamento, «una Verona più pulita, più sana e più bella, dunque più frequentata dai turisti e più amata dai suoi cittadini», come raccontava Michela Sironi.

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL PRESIDENTE (Stefano Zaninelli - Presidente AMT)

IL PRESIDENTE

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL SINDACO (Michela Sironi - Sindaco di Verona) 1

IL SINDACO 1

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL SINDACO (Michela Sironi - Sindaco di Verona) 2

IL SINDACO 2

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 L'ASSESSORE (Giovanni Carlo Pellegrini Cipolla - Assessore alla Mobilità - Comune di Verona) 1

L’ASSESSORE 1

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 L'ASSESSORE (Giovanni Carlo Pellegrini Cipolla - Assessore alla Mobilità - Comune di Verona) 2

L’ASSESSORE 2

Effetto TRAM (a cura di Marina Montuori) - Editrice Verona SpA - Febbraio 2002 IL DOCENTE DI ECONOMIA DEI TRASPORTI (Cesare Enrico Surano)

IL DOCENTE

Ma che ne è stato di tanta visione?
Come il tutto si sia evoluto, lo sappiamo bene, purtroppo. E troppo bene vediamo, ogni giorno, le beghe e l’inconcludenza di chi non riesce a concretizzare un’idea politica e progettuale di città che, a questo punto, viene lecito domandarsi quale sia.

Il filobus è ancora lontano, nonostante da anni gli annunci ne proclamino l’apertura dei cantieri per il giorno dopo. E per fortuna, dico io, dato che di innovazione, in quel progetto non se ne vede poi molta. Ma siamo proprio sicuri che non ci sia spazio per rivedere la scelta alla base, una volta ancora? In questa pubblicazione d’annata si mostravano ai veronesi i vantaggi dei moderni sistemi tramviari in otto città europee (Graz, Vienna, Linz, Karlsruhe, Friburgo, Basilea, Berna e Grenoble) e tre italiane (Torino, Milano e Roma). Nel frattempo alcune città più piccole e più vicine a noi hanno compiuto questa transizione. Perché non confrontarsi con queste realtà? Se provassimo a riprendere in mano i vecchi studi? La più parte del lavoro sarebbe già compiuta… E non sarebbe certo disonorevole un ripensamento, nel nome del bene comune…

Oggi Verona è al palo, senza timonieri e senza fari, nella tempesta di un incerto domani, aggravato dalla crisi (dicono), che ci appare politica prima che economica. E l’anno prossimo andremo alle urne. Mi piacerebbe conoscere esattamente con quale progetto per la mobilità urbana i vari candidati intendono proporsi ai cittadini. E magari discuterne assieme, già da oggi (i progetti importanti non si improvvisano alla vigilia delle elezioni). Non mi pare una richiesta eccessiva…

Luciano Lorini

(Nota su Facebook – 19 giugno 2016)

Natura o progresso: un miope ricatto

«Le operazioni di taglio avverranno a partire dalle piante più giovani e meno frondose». Così fu detto e così riportarono i giornali, come se avesse senso stilare una classifica di merito dei condannati a morte per stabilire chi mandare per primo al patibolo. Vorremmo evitare di cadere in questo tranello, ribadendo la nostra convinzione che ogni pianta, grande o piccola che sia, ha un suo fondamentale ruolo nel già precario ecosistema urbano.

Il ricatto “natura o progresso”, inoltre, è mal posto e non può trovare soluzione in questi termini. Perché le ragioni del cemento (dell’asfalto) sono miopi e col vero progresso nulla hanno a che spartire. Una volta avanzata, questa “modernità” non torna indietro; alla natura non sarà data possibilità di riprendersi lo spazio perduto. E a rimetterci saranno, come sempre, la città e i suoi abitanti, sempre più abbruttiti, sempre più ammalati.

Non ci stancheremo mai di ripetere che l’equazione “più strade, più parcheggi uguale meno traffico” non può funzionare. Perché il traffico è insaziabile: se non lo si doma non si accontenta e chiede sempre più spazio. Contestiamo quindi con forza, al di là delle varie alternative di progetto (tutte volte a “snellire”), la presunta ineluttabilità di questa tendenza, che tutti cercano di gestire, ma pochi si impegnano a invertire. La formula che proponiamo è “più bici, più pedoni e più trasporto pubblico uguale meno traffico, più salute, maggiore qualità della vita”. Funziona. Molti amministratori e cittadini, altrove, se stanno accorgendo e le piccole e grandi conversioni conseguenti, pubbliche e private, cominciano a fare notizia e ispirarne di nuove. Certi politici veronesi, invece, sono ancora ispirati dalle motoseghe e continuano ad abbattere, come i famosi personaggi brechtiani.

Nel suo ultimo libro “La mia Londra”, Simonetta Agnello Hornby scrive, in un passaggio particolarmente azzeccato: «Sono e continuo ad essere sorpresa dalla quantità di alberi, piante e giardini che si trova a Londra.» (città la cui modernità converremo non essere in discussione) «Si creano in continuazione spazi verdi anche piccoli, […] perché Londra si esprime liberamente nei propri parchi. […] Un paese civile si distingue anche per il modo in cui tratta le proprie piante.». Appunto.

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Citazione Simonetta Agnello Hornby)

RL-139 - Gli alberi di viale Galliano (Commento FColombo)

(Nota su Facebook – 19 luglio 2014)

(Pubblicato su Ruotalibera 139 – settembre/ottobre 2014)

MoVer, un affarone

Verona-IN BLOG 028-1 MoVer cardMi sono fatto la MoVer. Ho usato la formula più conveniente per me, utente occasionale dei giorni piovosi (ché altrimenti vado in bici): il borsellino elettronico. Praticamente si acquista un credito (taglio minimo 15 euro) che viene caricato sulla tessera, per poi utilizzarlo a poco a poco, in modalità “a scalare”; un po’ come per le ricariche telefoniche. A differenza di queste ultime, però (per le quali un contratto garantisce le modalità di tariffazione), la tessera MoVer non garantisce un numero determinato di viaggi sul mezzo pubblico, in quanto il loro costo è comunque determinato dal fluttuare delle tariffe, abbastanza stabili in passato, quantomai ballerine in tempi recenti.

Già una volta infatti, da quando ne sono fortunato possessore, il mio borsellino è stato istituzionalmente scippato di una parte del suo valore: fu a gennaio 2011, in occasione del passato aumento tariffario del 10%. Ora si prepara un secondo giro: tra una settimana, il primo luglio, verrò “ritassato” di oltre il 18% del saldo. Logicamente, il danno in valore assoluto è tanto maggiore quanto la cifra residua caricata sulla tessera.

Mi sono fatto la MoVer, sono ormai passati tre anni. Lo so bene, in quanto un bel mattino la macchinetta me l’ha rifiutata e mi sono ritrovato a fare la parte del “portoghese” involontario, senza spicci per l’emettitrice di bordo (a tariffa maggiorata) e senza, ovviamente, biglietti in tasca. Mossa a pietà, una solidale passeggera (di colore), mi ha regalato un biglietto… Subito non ho realizzato cosa fosse successo, ma poi ho capito: la MoVer, infatti, “scade” dopo soli tre anni. Rinnovarla richiede un obolo di 6 euro (più la foto nuova, mi dissero, per poi scoprire che non era invece necessaria) per la riemissione, pena la perdita del credito residuo che non è rimborsabile (nemmeno se decidessi di recedere dal contratto), ma solo trasferibile su un nuovo documento.

Salvo il voler pensar male mi sfuggono le ragioni di tale clausola (vessatoria). Ragioni tecniche? In piena era tecnologica? Ma fatemi il piacere!… Forse allora sarà perché la foto resta giovane mentre il soggetto invecchia (una sorta di Dorian Gray alla rovescia)? Battute a parte, è poco credibile, dal momento che persino alla carta d’identità, documento di ben più nobile lignaggio, è stata riconosciuta la proroga della validità a dieci anni. E allora?

Vogliamo mettere il vecchio biglietto di carta, sempre valido, in barba ad ogni aumento? Non aumenta e non scade: sopra non c’è scritto nulla a riguardo, ed essendo il titolo di viaggio il contratto stesso, c’è da credergli. Quasi quasi mi riconverto e torno indietro (e faccio scorta).

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Peccato, però, perché la MoVer card (obbligatoria per il rilascio di abbonamenti, facoltativa in sostituzione del biglietto per gli utenti ordinari e occasionali) sarebbe una bella possibilità di estensione del servizio all’utente: “biglietto” sempre disponibile in portafoglio; possibilità di ricarica online; meccanismo di sconti che parifica il biglietto elettronico a quello cartaceo e, per utilizzi più massicci, all’abbonamento, garantendo di non superarne mai il costo relativo. Certo, ancora non è possibile l’utilizzo combinato urbano/extraurbano (questa sì sarebbe la vera comodità) e per la tariffa integrata è ad oggi necessario recarsi dal tabacchino, ma non disperiamo: magari un domani, quando verranno unificati i CdA…

Delle fastidiose ombre alle quali abbiamo accennato poco si parla (e l’Azienda si guarda bene dall’evidenziarle). Eppure il cliente che, esprimendo fiducia a un’azienda e alla sua gestione, anticipa una somma in contanti, in ogni realtà commerciale che si rispetti non verrebbe certo ritenuto un pollo da spennare bensì una preziosa risorsa, da considerare con attenzione e magari fidelizzare con premi e incentivi. Non dimentichiamo infatti che la MoVer card, da un punto di vista aziendale, presenta l’indubbio valore aggiunto di poter tracciare le abitudini di spostamento dell’utenza (frequenza viaggi, itinerari, combinazioni linee) data dalla possibilità di identificare univocamente ciascuna tessera (mentre il biglietto è anonimo) ai fini di eventuali elaborazioni statistiche. Questo ritorno preziosissimo per le funzioni di pianificazione e controllo e per il marketing, giustificherebbe già di per sé l’impiego di consistenti risorse da investire nella promozione, mentre purtroppo avviene esattamente il contrario.

E’ il solito accanimento sui consumatori utenti/clienti, già sufficientemente bastonati dal sempre crescente calo dei livelli di servizio. E’ la miopia di chi, incompetente, una volta di più dimostra di non saper cogliere le opportunità per uno sviluppo che possa dirsi veramente tale. I veronesi protestino.

Luciano Lorini

(pubblicato il 24.06.2012 su Verona-in blog)

Beneducati senza biglietto

Verona-IN BLOG 020-0Tra le pieghe del giornale questa volta imparo che per qualcuno in ATV l’aumento del prezzo del biglietto acquistato a bordo sarebbe un intervento «più educativo che finanziario». Ahh, il bilancio non c’entra, quindi (e mi pareva)! Da sempre mi domando le ragioni di questa differenza, ora enfatizzata, immaginando l’impatto di queste entrate poco influente sui saldi contabili: quanti potranno mai essere, in percentuale e in valore assoluto, i biglietti emessi a bordo? Credo, basandomi su dati meramente esperienziali, molto molto pochi; certamente meno di quanti potrebbero essere, anche a causa del maggior costo. Se escludiamo infatti l’ignaro turista, passeggero occasionale dei nostri mezzi pubblici, ogni buon veronese, “educato” da questi lungimiranti interventi, normalmente provvede a munirsi di biglietto a terra (come peraltro suggerito all’ingresso in vettura e alle fermate). Solo se dovesse trovarsi a salire su un autobus in emergenza, perché un po’ di fretta o magari perché a tarda sera non ha trovato aperta la tabaccheria, pagherà il maggiore importo, giusta punizione per non essere stato previdente (tenendo in tasca un biglietto, o meglio ancora caricando il borsellino elettronico della sua MoVer, che si svaluta automaticamente ad ogni aumento…). Sperando ovviamente di avere spicci (la macchinetta non dà il resto).

Vien da chiedersi a cosa servano le emettitrici di bordo: se siano un servizio ai clienti/utenti o piuttosto un fastidio per l’Azienda, presenti solo in quanto obbligate da una parvenza formale di progresso e civiltà. Non basterebbe il risparmio sulle commissioni di vendita (peraltro minime) a ripagarne l’installazione e la manutenzione? (non dimentichiamo che i mezzi la sera tornano in deposito: svuotare le “pance piene” di monetine non dovrebbe risultare poi tanto oneroso). Verona-IN BLOG 020-1Non basterebbero le maggiori entrate da parte degli utenti che, saliti a bordo senza biglietto, in totale buona fede (esistono, lo giuro, ne ho visti tanti, per molte diverse ragioni), vengono incentivati a regolarizzare la loro posizione da strumenti efficaci e da tariffe eque?

Come al solito diamo una sbirciatina all’estero: le biglietterie automatiche alle principali fermate e sui mezzi sono realtà in moltissime città europee, specialmente laddove si è deciso che il rafforzamento del trasporto pubblico e l’incentivo al suo utilizzo sono una delle risposte ai problemi dell’inquinamento e della congestione delle città. In particolare apprezzo Monaco di Baviera (città nostra gemella) dove, al prezzo unificato del tariffario ufficiale, le “macchinette” rilasciano qualsiasi tipo di titolo di viaggio (abbonamenti compresi), danno il resto e, su alcuni mezzi, permettono pure il pagamento con sistemi elettronici. Per minimizzare i mancati guadagni dovuti ai pur sempre possibili malfunzionamenti (e anche agli affollamenti da ora di punta) su molti autobus e tram sono poi ridondate ad ogni ingresso. Non si capisce la ragione educativa di tanto “spreco”…

Luciano Lorini

(pubblicato il 05.09.2011 su Verona-in blog)

Appesi ad un filo, nel futuro

Verona-IN BLOG 018-0 George Bennie's Railplane (1937)A studiare le esperienze altrui va sempre a finire che si impara qualcosa di buono. In qualsiasi campo, ma in alcuni specialmente. Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, andiamo ad esempio a Londra: studiare quell’espressione di efficienza nei servizi, analizzarne le ragioni storiche, è esercizio utile e oltremodo interessante (TfL – Transport for London tra l’altro ha costituito un’apposita Charity che si occupa di conservare la memoria di un’evoluzione e rende disponibile allo studioso una mole impressionante di materiali). Ecco quindi che di ritorno dal recente viaggio londinese mi accingo, per curiosità e passione, ad approcciare una piccola parte di tanta conoscenza. Scoprendo due illustrazioni di opere visionarie (della più recente fu anche realizzato un prototipo), che oltre cent’anni or sono si figuravano di rivoluzionare il mondo dei trasporti. Ma che non trovarono infine applicazione come sistemi di trasporto di massa, rimanendo nel campo della fantascienza.

Verona-IN BLOG 018-1 Punch's New Aerial Omnibus (1847)Vi lascio in silenzio alle vostre riflessioni.

La saggezza ci insegna che solo chi sa guardare al passato può costruire un futuro migliore e questo è certamente vero. Spiace però che mentre si riesce ad appassionarsi a lontane fantasticherie, allo stesso tempo si dimentica quel patrimonio di esperienze consolidate che nella loro evoluzione costituirebbero oggi una risposta credibile alle esigenze del vivere moderno. Sto pensando al caro vecchio tramvai, vero sistema di trasporto di massa: “… là dove le linee degli autobus non sono più sufficientemente efficienti e le metropolitane non sono redditizie, il tram è considerato il mezzo di trasporto ideale…” (Wikipedia)

Nelle due immagini:
1) Un disegno del Railplane di George Bennie, dalla rivista Modern Wonder – 1937
2) Il visionario progetto di Omnibus aereo, dalla rivista satirica Punch – 1847

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Innocenti evasioni

Verona-IN BLOG 017-0In soli cinque mesi 1,6 miliardi di euro sottratti al Fisco: è la regione record” titolava ieri il Corriere, riferendosi al Veneto. Un bel traguardo, per il nostro popolo, la pole position nella classifica dei furbetti del Fisco, chapeau!

Proprio la scorsa settimana ho vissuto una spiacevolissima esperienza: nell’attesa di un caffé al banco di un bar, in una nota località dei nostri monti, ho dovuto assistere alla penosa scena dei titolari che si accanivano (verbalmente, ma in modo assai aggressivo) su due ispettori dell’Ufficio del Lavoro, che avevano riscontrato gravi “scorrettezze” (è un eufemismo, anche il lavoro nero è una forma di evasione bella e buona, con alcune aggravanti) e stavano redigendo il loro verbale. Le motivazioni addotte erano del tipo «noi stiamo difendendo il nostro lavoro» (plateatico e terrazze straripanti di tavolini, tutti occupati dal mattino a notte fonda – non certo una situazione di difficoltà), oppure «facile parlare quando arriva il 27 e i propri soldi non dipendono dal cliente dietro al banco» (almeno un cliente dietro al banco -il sottoscritto- era fortemente disgustato e di certo non rimetterà mai più piede in quel locale). La cosa più triste, a mio avviso, era la partecipazione degli avventori, schierati apertamente a favore dei baristi, che non si risparmiavano commenti e sostegni in stile “tifo da stadio”. Inutile discutere con certa gente, si rischia il linciaggio. Difatti gli ispettori, impassibili e impermeabili alle ingiurie (immagino sia l’aspetto spiacevole di certa professione), continuavano nel loro encomiabile lavoro.

La perdita di senso collettiva distorce la realtà a tal punto da non permettere più ai soggetti di riconoscere le reali posizioni: chi viola le leggi e chi le fa rispettare. Succedeva un tempo che il bimbo pizzicato con le dita nella marmellata arrossisse di vergogna per il suo gesto e si ritirasse in silenzio a scontare la punizione, percepita come giusta per la consapevolezza di trovarsi in fallo. Col tempo il rossore ha lasciato il posto all’arroganza e la coscienza, dopo lungo allenamento e grazie all’apologia del malaffare promossa da certi nostri politici attraverso media compiacenti, si è corazzata per resistere anche alle più laceranti accuse. Così, anche nel giudizio collettivo (i clienti del bar) il barista è diventato vittima e i pubblici ufficiali carnefici.

E’ su questo terreno che attecchiscono facilmente, con ampio consenso popolare, quei provvedimenti recentemente annunciati nei confronti del pubblico impiego. Palesemente ingiusti e vessatori, essi mirano solamente a soddisfare la sete di rivalsa di un popolo sempre più in bolletta, dirigendola però nel posto sbagliato. I lavoratori pubblici non si aspettino solidarietà alcuna.

Luciano Lorini

(pubblicato il 26.08.2011 su Verona-in blog)

Illusione bicicletta? Una promessa credibile

Verona-IN BLOG 012-0Come Amico della Bicicletta mi sono sentito chiamato in causa dalla lettera che il giornale L’Arena ha pubblicato domenica scorsa. L’autore, signor Zusi da Montecchio, si è cimentato con malcelato rancore in un deliberato attacco verso la categoria dei ciclisti. Classificabili secondo l’uso manicheo in due categorie: quella dei disperati (principalmente extra-comunitari con i mezzi non in regola) e quella dei benestanti (professionisti, con biciclette fantascientifiche costate “cifroni”). Rei, a suo avviso, di turbare i già delicati equilibri viabilistici con assurde pretese di spazi dedicati per far circolare le loro due ruote. A sostenere tali esosità (nefaste in tempi di crisi) sarebbe nientepopodimeno che il Comune, nella persona del Sindaco, che si lascerebbe “infinocchiare” da questi pochi ecologisti, perdendo di vista il bene comune (asfaltatura delle strade e segnaletica orizzontale). Colpisce nell’attacco l’enfasi dei toni, quasi ispirati.

Io non sono un immigrato e neppure un professionista o fighetto, ma ugualmente cavalco la mia bici, scelta quotidiana di mobililtà sostenibile a vantaggio mio (numerosi i benefici derivanti dall’utilizzo del mezzo) e della città (con un pensiero anche a coloro che erediteranno i frutti delle nostre scelte). Utilizzo un mezzo sobrio ma efficiente, dotato di tutti gli accessori regolamentari (faro potente e campanello squillante) e come me tantissimi altri ciclisti (ovvio, ne va della nostra stessa sopravvivenza). Ultimamente, poi, osservo con soddisfazione il sempre maggior utilizzo del giubbino riflettente, frutto forse della campagna educativa promossa dalla FIAB. Non mi sento eroe, ma solamente cittadino responsabile e, nel leggere simili interventi, mi rammarico della scarsa considerazione di cui godono i ciclisti. La città e i suoi abitanti dovrebbero accoglierli come benvenuti. E proteggerli. Quando qualcosa in questo senso si muove plaudo, sempre consapevole che si potrebbe / dovrebbe fare di più. Ben più di una pista (peraltro in promiscuità con i pedoni) ogni tanto, dove ci sta. L’investimento, tra l’altro, è tra i più redditizi dato che riscuote i “dividendi” in aspetti “secondari” quali salute pubblica e qualità della vita.

Proprio oggi, a Siviglia, avrà inizio la conferenza mondiale Velo-city (mi riprometto di fornire successivi approfondimenti); esperti e politici da tutto il pianeta ci inviteranno a riflettere sull’opportunità di iniziarlo, questo percorso di liberazione dall’automobile. La “illusione” di un mondo migliore è in realtà una promessa credibile; ed è lì, a portata di mano. La bicicletta ne sarà protagonista.

Luciano Lorini

(pubblicato il 23.03.2011 su Verona-in blog)

Lavori in corso

Verona-IN BLOG 011-0Uffa domani è lunedì, recitava un vecchio ritornello.

Pensiero condivisibile, specialmente se poi consideriamo che, al normale trauma da ripresa dovremo aggiungere lo stress da traffico dei giorni di pioggia(*). Ma stavolta ci sarà una condizione aggravante: cominciano infatti domattina i lavori per la ristrutturazione del ponte San Francesco. E’ un nodo nevralgico nel sistema viabilistico cittadino, indispensabile raccordo tra il Centro, la parte Sud e l’Est cittadino, incrocio circonvallatorio strategico. L’intervento è pesante e indifferibile. E già si parla di una vera e propria emergenza. Nonostante i molti sforzi per parare il colpo e organizzare le difese è prevedibile una sostanziale paralisi, specialmente nei primi giorni (vuoi per la pioggia e per la ricerca del nuovi necessari equilibri). A Verona è così: i volumi di traffico sono tali per cui basta un nonnulla a creare una forte turbativa del sistema; figuriamoci poi a fronte un intervento così invasivo… I consigli (raccomandazioni) per la sopravvivenza sono quindi così riassumibili: evitare il passaggio dai punti caldi (interessata tutta la zona, compreso il ponte Aleardi); differire temporalmente gli spostamenti per evitare le ore di punta (il comandante Altamura caldeggia almeno un quarto d’ora di anticipo e ricorda ai cittadini che alcune scelte ppossono addirittura essere autolesioniste); puntare su sistemi di trasporto alternativi all’auto. L’emergenza traffico si protrarrà per almeno 18 mesi, questo l’annuncio.

L’augurio che in tanti ci porgiamo è che siano in molti a scoprire (per necessità, prima) ed apprezzare (per calcolo utilitaristico, poi) le alternative all’automobile, bicicletta in primis. La conversione è (oltre che necessaria) possibile e conveniente: “in questi momenti di crisi del sistema della viabilità la bici è l’unico mezzo in grado di assicurare tempi certi nelle relazioni urbane e di ridurre gli ingorghi stradali” (sono parole di Paolo Fabbri, presidente degli Amici della Bicicletta di Verona). Vista la stagione, che si sta aprendo alla primavera, c’è poi tutto il tempo necessario per innamorarsi anche degli altri aspetti di vantaggio e piacevolezza. Ad ogni automobilista suggerirei di regalarsi la possibilità di una gradita sorpresa. C’è tutto da guadagnarci.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.03.2011 su Verona-in blog)

Pedonalizzazione – penalizzazione

Verona-IN BLOG 006-0Peccato, perché ci credevamo. Con cauta ma ottimistica speranza in molti pensavamo che la pedonalizzazione di via Todeschini, anche se solo per pochi giorni di un periodo definito, potesse costituire il primo passo, il calcio d’inizio di una partita verso il modello di città meno autocentrico che da sempre auspichiamo in favore di un maggiore spazio a pedoni, biciclette e mezzi pubblici. Così non è stato. Nonostante la buona volontà visionaria del proponente (Elio Insacco) e dei molti sostenitori (Lucia Cametti in testa) il progetto è naufragato fra la sollevazione popolare e le scuse del Consigliere comunale, per fortuna ancora convinto della bontà e sostenibilità della proposta.

Ad ordinanza revocata, allora, proviamo a ragionare sulle cause per evitare che da un fallimento possa derivare un atteggiamento immobile per altri sempre troppo lunghi anni. Supponendo valido il merito del provvedimento (si parla di organizzare un percorso ciclopedonale interquartierale che colleghi la periferia al centro in modo diretto e sicuro, un’iniziativa sulla cui utilità non si discute) ricercheremo nel metodo le ragioni del naufragio.

Giustamente si è detto che “la pedonalizzazione non è una penalizzazione ma, anzi, una conquista”. Assolutamente vero (per noi ciclopedoni). Ma quest’affermazione non è stata probabilmente colta allo stesso modo da tutti i cittadini. Affinché questa conquista sia percepita come tale da tutti i soggetti, e non solo da coloro i quali ne ottengono i benefici più immediati (l’utenza vulnerabile, in generale) serve qualcosa di più di un’affermazione. E’ impensabile infatti che chi si vede privato di diritti di cui ha goduto fino a un dato momento possa esultare al realizzarsi di certi interventi, seppure ritenuti di altissimo spessore sociale, che tali diritti revocano. Si tratta pur sempre di una limitazione alla libertà individuale. Le ragioni (più grandi e più alte) di questa restrizione vanno pertanto comunicate, motivate, condivise. Si chiama democrazia partecipata. In alcuni Paesi è prassi (pure in Italia ci sono state alcune riuscite sperimentazioni). Utilizzando questa modalità progettuale le tensioni fra le parti per contrasto di interessi si stemperano attraverso assemblee, confronti, mediazioni, gare di idee, coinvolgimento. E, almeno così dicono, si riducono drasticamente le nascite di nuovi Comitati (è evidente: se hai partecipato alla progettazione e alle decisioni, ne accetti meglio anche i necessari compromessi a te sfavorevoli).

Una bella occasione potrebbe essere l’inserimento di certi argomenti in un discorso di pianificazione più ampio. Magari in quel Piano della Ciclabilità (o Biciplan) che gli Amici della Bicicletta propongono da anni agli amministratori. Se non si contestualizza ogni intervento, grande o piccolo che sia, in un quadro di riferimento (meglio se condiviso, appunto) il rischio è quello di assistere a piccole battaglie poco edificanti come quella dei giorni scorsi, appunto. Dalla quale la civitas esce sicuramente sconfitta.

Mi è piaciuta la frase di Lucia Cametti, che ha ricordato la “funzione didattica degli amministratori nei confronti dei cittadini”. Ecco, un’occasione educativa forte potrebbe essere proprio quella di agevolare questo percorso virtuoso, utile pure alla costruzione di una cittadinanza responsabile e consapevole. Continuiamo a suggerirlo e ad augurarcelo di cuore.

Luciano Lorini

(pubblicato il 13.12.2010 su Verona-in blog)

Pampàm

Pampàm, èto visto la partìa de la Roma? Pampàm, èto visto che schifo, pampàm? El campo, pampàm, el paréa un campo de patate, pampàm…”
Ora, sostituite il pampàm con una bestemmia a vostra scelta, meglio se assonante, e avrete chiaro nelle orecchie il suono (quasi un verso futurista) di una tipica conversazione da bar. Che stavolta, oltre al solito disturbo, mi ha colpito per l’incalzare
quasi compiaciuto dell’interiezione. Un vezzo culturale tipico del popolo veneto, si dice. In fondo, bisogna contestualizzare.
Sono quasi convinto sulla volontà deficiente

Allora, per non cadere nell’inganno, contestualizziamo: non si tratta di un bar malfamato di un quartiere degradato, ma un posto elegante, da pausa pranzo cittadina, con i conversatori elegantemente vestiti, entrambi impegnati nella lettura di un quotidiano (L’Arena e la Gazzetta, vabbé…). Al tavolo vicino, scorro il Filo Rosso di Concita De Gregorio sulla compravendita di parlamentari.

Contesti? Questione di sensibilità? Punti di vista?
Un po’ ci sarebbe da stare preoccupati