Bambini a teatro

Lettera spedita (e non pubblicata) l’11 agosto 2010 al giornale L’Arena di Verona
La ricca proposta dell’Estate Teatrale Veronese nei cortili si sta per esaurire. Come ogni anno, ho cercato di assistere al maggior numero possibile di rappresentazioni e come ogni anno, al momento di tirare le somme, mi fa piacere rilevare l’impegno delle compagnie e la qualità complessiva dell’offerta che mi hanno regalato intrattenimento ed emozioni nelle calde serate estive.Ricordo di essermi appassionato al teatro grazie all’impegno dei miei genitori che, complice l’amicizia con il compianto Franco Amadei (che di molti teatri cittadini era l’anima), a questa arte mi hanno educato conducendomi con loro in innumerevoli occasioni sin dalla più tenera età. E altrettanto cerco di fare io con i miei figli, nella speranza di trasmettere loro la stessa passione, che intanto ritengo una valida e completa opportunità formativa.

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A questo riguardo mi permetto un appunto: troppo spesso la “politica dei prezzi” nei confronti dei più piccoli non rispetta i bilanci familiari (ci sono per fortuna molte eccezioni virtuose). E nemmeno dimostra l’intelligenza di considerare i bambini un investimento sul futuro del teatro stesso.

Prendiamo ad esempio il dramma: nel caso di copione “a rischio”, mi sono trovato costretto a dover scegliere se investire i “ridotti” 12 euro (per poi vederli sciupati, con i piccoli addormentati per tutto lo spettacolo) o rinunciare alla serata in famiglia e all’opportunità di proporre qualcosa di nuovo e diverso dalla solita commedia leggera. Peccato.

Ancora: in virtù del “posto unico” ho dovuto pagare intero (mi pare non sia stato sempre così) anche per il figlio novenne (salvo mentire -e diseducare- sulla sua età) in un Arsenale stipato da oltre cinquecento spettatori. Credo che una scelta di maggior rispetto per la famiglia (consuetudine, in altri paesi) non avrebbe inciso sui bilanci della Compagnia (se non sbaglio la rassegna nei cortili vede molta parte delle spese coperte dall’Assessorato alla Cultura).

Il teatro va senz’altro sostenuto, ne sono convinto: proprio per questa ragione, infatti, anche quando scrivevo per VERONAtime, rivista cittadina di teatro e spettacoli, quasi mai richiedevo l’ingresso omaggio. Ma in questo caso è un discorso più generale, si tratta di attenzione sociale. Guardando le platee si osservano davvero pochi bambini e magari molti posti vuoti. Lo sforzo sarebbe minimo, ma quanto apprezzabile il risultato, anche proiettandolo nel lungo periodo!

Elisabetta Garilli – Ma che Musica, Maestra!

Intervista raccolta da Luciano LORINI
da VERONAtime (Anno 5 Num. 45 – Maggio/Giugno 2009)


Elisabetta Garilli

L’esperienza didattica evidenzia l’importanza che la Musica riveste nella formazione umana. Un linguaggio potente, capace di integrare diversità, di promuovere autostima, di creare senso di appartenenza e orientare a progetti di vita. Da dieci anni i bambini veronesi che frequentano le primarie ricevono questo dono speciale, grandissimo e importante attraverso il progetto “Disegnare Musica”.

Ideatrice e cuore pulsante di questo progetto è Elisabetta Garilli. Parlando con lei traspare evidente un grande amore per il suo lavoro. Ciò che ha realizzato in questi anni ha un che di meraviglioso e sublime. C’è di che inorgoglirsi. Eppure il suo parlare è dolce e permeato da una grande umiltà. I suoi occhi vivaci si illuminano quando il pensiero va ai suoi bambini. Non si può fare a meno di pensare che la sua presenza e il suo operato siano una grande fortuna per i nostri piccoli e per il futuro delle giovani generazioni.

– 10 anni di “Disegnare Musica”, l’avresti immaginato? Come hai cominciato?

Non avrei mai pensato. Ho iniziato lavorando con bambini molto piccoli. Un giorno una mamma mi disse: “dovresti fare questo con i bambini delle elementari”. Fu come una folgorazione. In un solo giorno, di getto, immaginai “Disegnare Musica”: i fondamenti, gli obiettivi, la didattica. Per due anni lavorai da sola, poi cominciarono ad arrivare altre richieste. Da qui iniziò la collaborazione con il Conservatorio, che indisse un bando interno, selezionando nuovi professionisti. Realizzammo un Coordinamento e da lì alle dimensioni attuali. Oggi non sono più io, è tutta questa “famiglia” che si confronta di continuo. C’è dentro un’anima.

– Di cosa si tratta esattamente?

E’ un’immensa progettualità che si propone di colmare l’assenza della Musica come materia di insegnamento nella scuola primaria. Con la presenza di insegnanti diplomati, ci prefiggiamo di trasmettere ai bambini, tutti, senza distinzione, la forza e l’emozione del linguaggio musicale, indispensabile alla crescita e allo sviluppo armonico della persona. L’approccio utilizza percorsi di Musica d’Insieme, Musica e Narrazione, Musica e Intercultura, Musica e Interdisciplinarietà. L’obiettivo non è creare delle classi di musicisti. E’ dare al bambino ciò che secondo noi è un diritto. Penso che chi nella vita è chiamato ad essere musicista lo diventerà, se avrà a fianco a sè delle persone che gli daranno humus per questo. Però qualsiasi bambino che riceve questo dono dall’infanzia, ha già un seme di luce dentro di sè. C’è già un gusto in bocca, non deve andarlo a ricercare, lo ha proprio. Nel momento in cui ha conosciuto quel gusto, non se lo dimentica, gli ritorna. Poi magari potrà dire “non mi interessa più”, però l’ha ricevuto, ha nutrito qualcosa di sè. Io ci credo profondamente.

– Parliamo dei collaboratori. Quanti siete? E’ passione condivisa o sbocco professionale? Come garantisci e controlli la qualità dell’offerta?

Siamo una squadra di 18 collaboratori. Ci anima una passione comune, profonda, perchè in realtà condividiamo veramente una poetica. E’ vero, innegabile dire che lo si fa anche per mangiare: è il nostro lavoro. Però se non c’è un cuore che pulsa, non ce la fai. Noi controlliamo che questo cuore ci sia, è un requisito fondamentale. Abbiamo un Coordinamento settimanale a cui tutti partecipano costantemente. Si parla di didattica, di approcci. Non ci stanchiamo mai di ribadire il rispetto del bambino. E’ fondamentale, e ti evita di prendere strade sbagliate.


Il team di Disegnare Musica

– Raccontaci un po’ di te, delle tue esperienze, della tua formazione…

Sono contaminata da tante cose, mai solo da un’unica direzione. E sono attratta dall’essere umano. Potrei stare ferma ore per la strada a guardare le persone e sentire che sto “suonando”. Io non riesco a separare la musica da quando suono, da quando insegno, da quando osservo. Non ce l’ho mai fatta fin da piccola, non riesco a concepirla come linguaggio separato dall’essere vivente, da ogni cosa che fa. Credo che una delle mie fortune sia stata quella di lavorare con artisti stranieri. Ho avuto dei grandissimi maestri e tante occasioni di ricerca con stili e dimensioni differenti. Ho la fortuna di un bagaglio di esperienze che mi hanno regalato una visione ampia sul mondo e sulla Musica. Non ho una formazione specifica in ambito pedagogico. Sono formata proprio come musicista. La mia ricerca pedagogica è nata nel momento in cui ho cominciato ad insegnare. Culturalmente data dai maestri che ho incontrato, però profondamente avuta dalla pratica. Tutte le domande sono nate quando ho cominciato a fare pratica. E’ una ricerca successiva che per me coincide con l’insegnamento. E se mi fermassi dall’insegnare non saprei più dare.


Elisabetta Garilli

– In occasione del Maggioscuola il Progetto ogni anno presenta alla città qualcosa di nuovo. Cosa avete in programma?

Quest’anno ci sono due percorsi differenti: “Viaggio nella notte blu” di Bimba Landmann (che sarà presente allo spettacolo, il 13 e il 14 maggio alle 14.00) rappresenta un momento molto intimo. Il capovolgimento del luogo comune del lupo cattivo, che fa della notte il luogo della fantasia. “La formica e l’uovo”, invece (15 maggio alle 14.00 e alle 15.45), è una forza che si esprime attraverso l’inimmaginabile. Cerchiamo di far capire come un libro fondamentalmente non si smetta mai di vederlo. E di sentirlo, perchè un libro può essere ascoltato anche attraverso i suoni. Non solo il suono della parola, ma anche dell’immagine.


Classi di bambini al Maggioscuola con Disegnare Musica

– C’è interesse al di fuori di Verona per l’iniziativa e per la sua struttura didattica? Un orientamento un po’ più in alto, magari a livello ministeriale? Un lavoro fruibile come progetto pilota per un qualcosa di più grande, che possa cambiare gli orientamenti musicali per tutti i bambini delle primarie?

Al di fuori di Verona Disegnare Musica è conosciuto. E pure interessa. In provincia è già stato richiesto. Il problema è con quali forze esportarlo. Si potrebbe trasmettere come modello applicabile. Con risorse che però bisogna andare a creare. E questo richiede uno spazio/tempo per il quale in questo momento mancano davvero le energie. Per organizzarsi, creare nuove persone che abbiano coscienza, in sintonia costruttiva. Con il Conservatorio stiamo tentando di progettare e strutturare questo modello. C’è pure un riconoscimento del lavoro che stiamo svolgendo. L’anno scorso siamo stati a Roma a presentare Disegnare Musica alla commissione per le buone pratiche musicali presieduta dall’ On. Berlinguer, dietro segnalazione della Regione Veneto come uno dei migliori progetti di Didattica musicale. I riconoscimenti li abbiamo avuti e c’è sensibilità nei nostri confronti. Speriamo.

– Oggi sono in molti a riconoscere al Progetto un indiscusso valore formativo, un’indispensabile pagina nella crescita di ogni bambino. In altri paesi d’Europa questo valore non è assolutamente in discussione. Da noi, invece, nonostante la premessa, si fatica sempre a trovare i fondi necessari per continuare e ogni anno la vita stessa del Progetto è rimessa in discussione. La tua idea a riguardo?

E’ difficile. Siamo costantemente sospesi ad un filo. Anche se crediamo profondamente in questa sensibilità che si è aperta. Siamo sostenuti dalla Fondazione Cariverona, dall’Accademia Filarmonica, dal Comune (Assessorato all’Istruzione), dai genitori, dalla Regione. Sentiamo che c’è una netta approvazione e condivisione. Perciò siamo sospesi, è vero, ma proiettando una forte speranza, sempre. Anche se poi questo vuol dire arrivare a settembre/ottobre senza sapere del futuro. E magari nel frattempo rinunciare a qualsiasi lavoro arrivi, in nome di questa fede. Ma tant’è; noi ci crediamo davvero.

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“Chi è”

Diplomata in pianoforte al conservatorio di Genova e in possesso della Maturità Artistica, studia pianoforte jazz con Giorgio Gaslini, voce e tecniche di improvvisazione strumentale e vocale con Bob Stoloff e Anna Bakja con cui ha collaborato nella ricerca sul suono vocale e sulla biorisonanza, ha suonato con jazzisti internazionali quali M. Waldron, R. Sellani, A. Zambrini, L. Agudo, F. D’Auria, ha collaborato quale insegnante agli Stages Internazionali di Spazio Musica, è stata ammessa al Programma per Artisti Professionisti a Roma da D. De Fazio. Da oltre dieci anni dedica la propria ricerca alla valorizzazione del ruolo della musica nei processi di apprendimento. È ideatrice e coordinatrice, quale esperta di didattica musicale applicativa, del Progetto Disegnare Musica, è autrice di racconti e musiche per bambini, di colonne sonore per cortometraggi e di spettacoli didattici realizzati all’interno di rassegne quali Maggioscuola e Mondadori Junior Festival. Tiene corsi di formazione e seminari sulle tematiche dell’apprendimento ritmico-corporeo, tattile-uditivo e del paesaggio sonoro. E’ docente nella scuola internazione di danzaterapia Si.Danza e affianca Pio Campo nei progetti internazionali di ricerca e formazione che indagano i linguaggi averbali.

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Let’s go

Gran Guardia (Maggioscuola) – 13 e 14 maggio alle 14.00 – “Viaggio nella notte blu”
Gran Guardia (Maggioscuola) – 15 maggio alle 14.00 e alle 15.45 – “La formica e l’uovo”

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Infos

www.disegnaremusica.it
info@disegnaremusica.it

Il canto del grande schermo


L’Ecclesia Nova rivisita le colonne sonore più significative

di Luciano LORINI
da VERONAtime (Anno 5 Num. 42 – Dicembre 2008/Gennaio 2009)

E’ un concerto bellissimo, questo Ciak… si canta. Di più: uno spettacolo completo, godibile e curato sotto ogni aspetto. Non solo musica e canto per la delizia delle orecchie, ma anche costumi, coreografie, luci per l’appagamento della vista e del cuore. Se ne esce, insomma pienamente soddisfatti e convinti. Chi afferma che il mondo corale non ha più nulla da dire si sbaglia di grosso.

Protagonista della messa in scena è l’ Insieme Corale Ecclesia Nova, un coro che si muove (e ci voleva!, brava la coreografa Tatiana Cazzadori), affascina, cattura, conquista. Vivace e mai sguaiato, “allegro ma non troppo”… Tecnicamente il risultato è sorprendente. Convincente assai per la pulizia del suono e la ricerca espressiva, praticamente perfetto per quanto riguarda l’intonazione. Pure efficace ed equilibrato l’utilizzo dei bravissimi solisti.

E d’altra parte non sarà certo un caso se nel recente 5° Festival della Coralità Veneta, organizzato dall’ASAC lo scorso ottobre proprio qui a Verona, formazione e direttore han fatto man bassa di premi (- premio speciale per la scelta della composizione d’autore ritenuta più interessante – premio speciale per il miglior direttore, «distintosi per particolari doti tecnico-interpretative» – primo posto nella categoria “Repertorio Polifonico d’autore sacro e/o profano” – Gran Premio del Festival)…

Il direttore, appunto. Giovanissimo e promettente, l’entusiasta Matteo Valbusa sta conducendo per mano i suoi cantori alla ricerca della perfezione. E’ pur vero che l’aiuto del Maestro Mario Lanaro, che l’ha sostituito nel ruolo di direttore ospite alla guida del coro lo scorso anno, durante un suo lungo periodo di studio all’estero (in Finlandia, presso l’accademia Sibelius), potrebbe aver lasciato un’impronta non indifferente ma, si sa, un coro è una realtà complessa, una materia in perenne divenire e una buona mano da sola non basta a imprimere la “svolta”. Ci vogliono i coristi, la materia da plasmare, la “stoffa” per l’abito che si ha in mente. Allora sì che l’artista, il sarto, riesce nell’impresa creativa. Di questo, probabilmente, va reso merito non solo ai direttori, ma anche ai coristi tutti, nessuno escluso.

Il programma dello spettacolo è ricco, completo e variegato. E’ suddiviso in tre grandi blocchi (Walt Disney, il Musical, i Film), intermezzati da letture (Mara Asmundo) e momenti musicali strumentali (con il violino di Silvia Bisin e il pianoforte dell’ottimo Federico Donadoni) ad accompagnare alcune coreografie della solista Valentina Dolci. La scelta dei brani è quantomai azzeccata e strizza l’occhiolino ai nostri ricordi, riportando a galla memorie sopite della nostra infanzia (e non solo). Gli arrangiamenti corali del Maestro Lanaro sono, come al solito, impeccabili: delicati, incisivi quando serve, sempre e comunque dei piccoli capolavori compositivi.

E’ palese l’invito a non mancare, di sicuro non ve ne pentirete!

Venerdì 2 gennaio 2009 – ore 21.00
Teatro Vittoria – Boscochiesanuova – VR
www.ecclesianova.itinfo@ecclesianova.it