Viviamo Corso Milano

Eccoci qua, ad un primo passaggio importante:
il Comune, con pubblica assemblea (lo scorso giovedì 06 novembre), ha invitato i cittadini alla presentazione del progetto di riqualificazione di corso Milano.

La via principale del quartiere, accesso privilegiato alla città dal lato Ovest, si rifà il trucco e rivede finalmente le sue funzioni strategiche, in funzione non solo del traffico di attraversamento, ma anche della vivibilità, complessivamente intesa, dei suoi abitanti, delle attività commerciali che vi si affacciano e degli spostamenti interni al quartiere stesso, che del corso stesso necessitano la percorrenza e l’attraversamento.

Ma è proprio così? Sono andato ad ascoltare proprio per cercare di capire bene…
E forse non ho capito niente. O meglio, spero di non aver capito. Perchè quanto ho sentito mi ha turbato, stupito e preoccupato per il futuro di questa parte di città e dei suoi abitanti (bambini-figli compresi).

Houston, we (probably) have a problem…
Il progetto declassato per l’occasione a mera sistemazione e messa in sicurezza.

Il cuore della progettazione è stato una volta di più imperniato sul concetto di una strada-fiume, il cui unico scopo è quello di raccogliere i volumi (sempre crescenti) di traffico dai suoi mille affluenti, per poi accodarli sull’ultimo tratto (dove, per inciso, non ci sarà una rotonda). E’ evidente un difetto di fondo nella visione del domani. Se è vero, come conferma pure l’assessore Corsi, che il traffico è in crescita del 4,5% annuo, come si pensa sarà possibile smaltire, nei prossimi anni, questo aumento sulla già satura circonvallazione esterna? Forse aprendo il centro storico? Oppure aumentando il già altrettanto intasato anello circonvallatorio interno?

Le risposte al complesso problema ci sono, sono attuabili (si veda altrove) e suggerite da comitati e associazioni. E si tratta di risposte che possono soddisfare tutte le parti in causa, dai commercianti ai residenti. Richiedono però scelte coraggiose, compiute guardando in faccia la realtà e non nascondendosi dietro un dito. Per analizzare le proposte alternative rimando ai siti e ai comunicati riportati in coda al post, che mi riprometto di mantenere aggiornati.

Di giovedì aggiungo solo che mi ha molto colpito la dichiarazione di apertura al confronto con i cittadini, contraddetta dalla successiva chiusura dell’assessore Tosato in merito all’assoluta impossibilità di rivedere quanto già stabilito per il primo tratto (beh, almeno non alimenterà illusioni) e cioè il mantenimento delle quattro corsie e la conseguente assenza della necessaria pista ciclabile di raccordo con il centro (c’è già il collegamento con via San Marco lungo il Camuzzoni, i ciclisti usino quello…). E chiaro che l’assessore non va in bicicletta…

Io, mia moglie e i miei bambini continueremo (con prudenza e un po’… di fede nella Provvidenza) ad usare il tragitto più ovvio, sebbene non confortatti dalla solidarietà dell’amministrazione comunale che, è evidente, si ostina a non voler rappresentare le nostre legittime esigenze.

Anche questo progetto è legato all’idea tradizionale che corso Milano sia una strada di penetrazione della città, e come tale debba essere a due corsie per senso di marcia. In questo modo si accetta che la maggior parte del traffico sia di attraversamento, ovvero che la meta degli automobilisti sia un luogo slegato dai quartieri che gravitano attorno a corso Milano. Gli abitanti delle vie adiacenti al corso pagano per questa situazione in termini di salute per lo smog, di viabilità
locale (per raggiungere casa), di vita di quartiere, di pericolo: troppi incidenti e troppi autisti privi di sensibilità. Il progetto presentato dall’assessore può rendere il traffico più fluido, ma non migliora una situazione smog ormai vicina al dramma.

Il comitato “Viviamo corso Milano” propone una riqualificazione partendo da un principio diverso: mettere al centro come obiettivo le persone che vivono in questo luogo. In buona sostanza il comitato ritiene che corso Milano abbia le caratteristiche per essere una strada di quartiere e non una strada ad alto scorrimento. A questo proposito il comitato è convinto che corso Milano, al fine di lasciare posto agli spazi ciclopedonabili ed ai parcheggi, debba avere una corsia
per senso di marcia e non due come sostiene l’amministrazione comunale (non dimentichiamo che attualmente vi sono dei lunghi tratti ad una sola corsia). Per raggiungere questo obiettivo si vede la necessità di togliere parte del traffico dal corso: non è una operazione a breve termine e per trovare strade alternative è necessario avviare uno studio sulla viabilità che non si limiti al corso. Già nel
piano regolatore del 1975 si era vista la necessità di “offrire” agli automobilisti
una alternativa a questa strada passando per via Archimede e via Pitagora, ma non bisogna dimenticare che il traffico di corso Milano è molto legato alla statale Bresciana, e che un collegamento fra la statale e la bretella sfiorando il seminario di San Massimo e la cava Speziala offrirebbe una valida opzione agli automobilisti
e in modo particolare ai camionisti. Se i residenti ed i commercianti si sono riuniti in comitato, è perché hanno preso coscienza che vivono in una delle strade più inquinate d’Italia. Probabilmente l’assessore Tosato verrà nella sede della Circoscrizione per spiegare i motivi che lo hanno spinto a proporre questo suo progetto. Alessandro Soffiati

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Per approfondimenti:
Amici della Bicicletta di Verona – “Per una città possibile”
– Comitato “Vivamo Corso Milano”
Progetto Veronasu Corso Milano