Orgoglioni

Tutti orgogliosi, oggi, a Verona, per aver dato i natali al Nobel Mario Capecchi. Il QUOTIDIANO NOSTRUM gli dedica addirittura quattro importantissime pagine. Non che non le meriti, certo, ma il provincialismo di certe dichiarazioni produce un rumore davvero assordante. Sono sconcertato, davvero.

Rende benissimo l’idea Gianfalco nel post odierno, che vi consiglio, approfondimenti compresi.

Nuovi semafori: tutto bene?

E’ impossibile non aver notato i lavori per i nuovi semafori in giro per la città. Lungo la circonvallazione agli incroci con Corso Milano, con via Colombo, con via del Fante, al Cimitero è stato tutto uno scavo, un posar tubi, un piantar nuovi pali. E… voilà, i nuovi regolatori automatici sono finalmente in opera. Ma serviva davvero tutto questo lavoro? Era veramente necessario investire tutti questi denari pubblici per una sostituzione che, a ben vedere, poteva attendere ancora un po’?

Ho osservato le strutture, i pali e i corpi illuminanti immediatamente prima della sostituzione: non li ho trovati ne’ logori ne’ obsoleti (peccato, non ho scattato nemmeno una foto). Ho controllato il posizionamento dei nuovi impianti dopo la ristrutturazione: a parte l’inevitabile spostamento di uno-due metri, necessario al rinnovo delle tubazioni, nessuna modifica di rilievo è stata apportata; stesso numero di pali, stessa posizione, stessi intervalli operativi.

E allora perchè tutti questi lavori? Possibile che di colpo il parco semafori veronese si sia scoperto obsoleto? Non sarà per caso (è solo un tarlo di uno che ha tanto tempo e anche il lusso di sprecarlo) che alcune ditte produttrici di impianti semaforici si siano trovate in crisi (capirete, con tutte queste rotonde…) e abbiano pensato di proporre il salutare (sicuramente, par la so scarsèla) rinnovamento? Lo confesso, mi son perso le dichiarazioni probabilmente riportate dal quotidiano locale riguardo all’argomento. Magari ne avrei tratto qualche informazione utile. Ma i dubbi, al di là delle inascoltate dichiarazioni, rimangono…

E aggiungo una domandina facile facile…
Abbiamo approfittato dell’occasione per sostituire le vetuste lampadine con i più moderni ed economici LED? La differenza è sensibile, anzi di più: notevole. Vi invito alla lettura di un autorevole studio in materia molto interessante. Lo sapevate, per esempio, che ogni semaforo tradizionale consuma mediamente tra i 2 e i 2,5 kWh al giorno contro gli 0,4 kWh massimi di un pari impianto a LED? Lo confermo, notevole! Ah, tanto per essere precisi… qualora la risposta alla domanda fosse positiva, è giusto si sappia che non è necessaria la sostituzione dell’intero impianto (che rimane quindi ingiustificata) per la conversione a LED del semaforo. Basta intervenire sulla parabola. L’abbiamo visto tutti a Bressanone, su Report (era la goodnews di una vecchia puntata, il 22 ottobre 2004…)

Sempre più in basso

Nel paese amorale sull’orlo del baratro

E’ tempo di fondazione di nuovi partiti. Ma non si sa più cosa sono i partiti. È tempo di rifondazione della politica. Ma non si sa più che cosa è la politica. In 15 anni si è proceduto a dissolvere i fondamenti etico-politici della Repubblica, posti dalla Resistenza e dalla Costituzione. Alla Repubblica fondata sul lavoro si è cercato di sostituire una Repubblica fondata sul mercato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il paese e le sue istituzioni sono dominati dalla logica dell’acquisizione e dello scambio di beni materiali, posizioni di potere, posti di lavoro improduttivo. L’Italia si è avvitata in una spirale negativa, che sta distruggendo il patrimonio di ricchezza materiale e morale e di presenza negli scambi internazionali cumulato nel primo quindicennio successivo alla seconda guerra mondiale. La classe dirigente che ha trasformato un paese distrutto dalla guerra fascista in una potenza industriale veniva dall’antifascismo e dalla Resistenza: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Di Vittorio, Dossetti, La Malfa, Saragat. La guerra fredda li ha contrapposti frontalmente. Negli anni ’40 e ’50 l’Italia è stata squassata da conflitti sociali e politici durissimi, ma ha proceduto speditamente sulla strada dello sviluppo economico e del progresso civile. La classe dirigente, nel suo insieme, ha espresso una forte responsabilità nazionale e una adeguata capacità di direzione politica. Oggi non si può dire lo stesso. Il paese e la sua classe dirigente sono precipitati a un livello molto basso. Il danaro, il potere e l’esposizione narcisistica sono diventati gli obiettivi principali, che accomunano le aspirazioni di governanti e governati.

Qualsiasi traccia di morale è stata espunta dai comportamenti diffusi nel paese, a partire dalle classi dirigenti. Una classe politica che abbonda di pregiudicati e inquisiti per corruzione e altri gravi reati non può che affannarsi a cancellare la memoria di Berlinguer, che osò denunciare la questione morale in un paese amorale. E allora dove si va? Chi si prepara a cercare di modificare questo quadro nero con la nascita di nuovi partiti, stia bene attento. L’insofferenza diffusa per l’attività politica espressa nell’ultimo quindicennio può avere effetti devastanti, se le nuove formazioni politiche mostreranno di avere gli stessi difetti degli aggregati precedenti. È vero che il fondo non si tocca mai. Ma il precipizio è dietro l’angolo.

Francesco Barbagallo

[da il Verona di Martedì 25 settembre 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]

Habemus sindacum

Da oggi Verona ha un nuovo sindaco: Flavio Tosi.
E per questo oggi io sono molto, molto triste.

 

Espressione del leghismo più oscurantista e intollerante, già condannato in appello per istigazione al razzismo (che lui rivendica con fierezza), ha sbaragliato la concorrenza con maggioranza plebiscitaria, superando il 60% dei consensi in una partecipazione elettorale straordinaria, come non si osservava da anni nella politicamente tiepida (in quanto a partecipazione elettorale) Verona. Campagna elettorale incentrata su ordine e sicurezza (per non parlare dell’auspicata “pulizia etnica” ricordata in un comizio dal suo maestro Gentilini, già sindaco di Treviso) in un crescendo di demagogia e slogan che ben pochi riferimenti hanno con la realtà osservabile da un occhio minimamente attento.

 

A poco son dunque valsi gli appelli alla ragione e al pensiero critico. A poco è valso ricordare le contraddizioni presenti nelle affermazioni del nostro in un passato nemmeno troppo lontano. A nulla l’osservazione di quanto inconsistenti si possano dimostrare le promesse di sicurezza da parte di un sindaco che deleghe in tal senso non ha (vedi la lettera aperta di Silvano Filippi). Al grido di “dagli allo straniero” che ha più modernamente sostituito l’oramai obsoleto “dagli al terrone” si è incitato il popolo (un po’ bue, stavolta l’appellativo se lo merita) alla rivoluzione anticomunista, paventando le mille vessazioni e pericoli cui esso è e sarà sottoposto a causa del marrano venuto da lontano, e ricordando i molti crimini che quotidianamente scuotono la città nei suoi più sani e cristiani fondamenti.

 

[Il fatto che in molti non riconoscano lo scenario dalle tinte fosche rappresentato da Tosi nei suoi comizi forse significa che il “nemico” ha da essere molto più subdolo di quanto non si pensi. Bisognerà agire con scaltrezza e decisione, senza lasciarsi intimorire o abbagliare… ]

 

Personalmente, io vivo la mia bella Verona di giorno e di notte; passeggio senza particolari timori per tutte le vie del centro, rientrando a casa (in Borgo Milano) a piedi o in bicicletta anche a notte fonda, senza ansie particolari. Certo, non sono una ragazza, nel qual caso forse adotterei qualche attenzione in più, ma posso affermare di non percepire il brividino de ‘ppaura che qualcuno vorrebbe io provassi. Ha detto bene Guglielmo Nardocci, giornalista di Famiglia Cristiana, osservando (articolo lucido e appassionato: “Le luci della città” – contro paura e pistole, del 20.05.2007, F.C. n.20; ve ne consiglio la lettura) che «…dalle 10 di sera in poi ci siamo impegnati a scovare negli angoli bui i terribili segni dell’assedio della malavita, ma per dire la verità a Pradaval c’erano solo coppie con bambini che passeggiavano, e a Veronetta nulla di che». Magari è stato pure fortunato, non nego che i problemi esistano. Sulle modalità per risolverli però mi trovo in totale disaccordo.

E mi stupisco di tutti gli amici centristi, ex democristiani, forzisti, ANnisti che, seppur da me non condivisi nel loro credo, mantengono però una coerenza di fondo non criticabile con certi valori e che stavolta, con il loro voto, hanno sostenuto tutto questo. Mi chiedo come possano conciliare il loro cristianesimo, il loro credo sociale con questa forma politica urlata e scomposta, oltre che insincera… Non si sentono presi in giro?

Temo che pagheremo care le scelte di questo giorno sull’onda lunga. Lo sfregio che ne ricaverà Verona non sarà facilmente sanabile. Cinque anni passano presto, è vero, ma possono pure essere terribilmente lunghi.

Demolalia

“… Come la Gabanelli ad esempio, la Milly. Si fa un mazzo così tutta la settimana, scopre le cose più incredibili… e poi al lunedì non se la caga nessuno! Ti sembra possibile? […] Milly, per essere considerata devi parlare della gnocca!”
[…] perché l’Italia è una demolalia, ovvero una democrazia della chiacchiera, si può discutere di tutto dopo che le decisioni sono state già prese.

Città e bicicletta

[…] Noi siamo convinti che la qualità della vita nostra e dei nostri cari dipenda molto anche dalla capacità dei nostri rappresentanti di prefigurarsi un modello di città migliore di quello in cui ci ritroviamo. Che una città a misura di biciclette sia una città dove in generale tutti possono stare meglio, dove ci sono più negozi di vicinato, dove gli stili di vita sono meno patogeni e persino meno costosi. E dove gli spazi e la mobilità sono pensati anche per anziani, bambini o disabili. Siamo convinti che la bici vada di pari passo con tramvia, telecamere, zone 30 e piano della sosta. In generale con tutti provvedimenti che tendono a disincentivare l’uso dell’automobile e a promuovere quello del mezzo pubblico. Senza dimenticare i pedoni e la necessità di ampliare la ztl e di istituire ztl anche nei quartieri. […]

 

[Paolo Fabbri (presidente degli Amici della Bicicletta di Verona)]
da “
il punto del Presidente

Troppa TV per i piccoli USA

Suicidio demografico


Crollo delle nascite e retorica familiare.

Continua quello che i demografi chiamano il “suicidio demografico dell’Italia” mentre impazza la retorica sulla famiglia. Il 12 ci saranno 2 manifestazioni per la famiglia, una pro e una contro i Dico sulle unioni di fatto, ma non si fa nulla per invertire la rotta di un paese che avendo dimezzato le nascite da 1 milione a 500mila è destinato a scomparire come etnia nell’arco di poche generazioni, se non prende provvedimenti contro il suicidio demografico. Almeno 250mila immigrati l’anno servono perché mancano 500mila giovani per sostituire 1 milione di ultrasessantenni.

La famiglia si trasforma, aumentano le nuove forme familiari – single, coppie non coniugate, coppie ricostruite , genitori soli – cresciute a più di 5 milioni rispetto ai 3,5 milioni di 10 anni fa, aumentano i figli nati fuori dal matrimonio al 14% dei nati e al 25% tra 10 anni. In Italia c’è la sindrome del rinvio, il diploma, il primo lavoro, l’uscita dalla casa paterna, la coppia, il primo figlio, tutto è rinviato. Se oggi nascono 1,3 figli per donna invece degli 1,2 di qualche anno fa è solo per merito delle immigrate che fanno 2,6 figli a testa. La natalità si riduce dovunque ma in Francia e Svezia che hanno fatto politiche pro natalità, a cominciare dai Voucher per ogni figlio e dalle deprecate 35 ore, la natalità è tornata a 2 figli per donna. Tra 20 anni la popolazione italica si ridurrà di 5 milioni, da 58 a 53, ma con 10 milioni in meno di giovani sino a 64 anni e 5 milioni in più di vecchi, col necessario seguito di badanti e milioni di nuovi immigrati per non chiudere ospedali e fabbriche.

Facciamo retorica sulla famiglia ricordando l’art. 29 della Costituzione “i diritti della famiglia fondata sul matrimonio” e non l’art. 3 “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di religione”, invocando orari di lavoro più lunghi e lavori flessibili senza combattere precarietà e problema della casa, primi responsabili della denatalità e del suicidio demografico.
Chi sa che i tassi di natalità europei più alti derivano da figli nati fuori dal matrimonio?
Come può un paese “intelligente” ignorare i diritti delle unioni di fatto?
Come può un paese intelligente spaccarsi sulla famiglia fondata sul matrimonio o sulla famiglia di fatto senza dedicare le energie a combattere il vero male della famiglia, il suicidio demografico?

Nicola Cacace


[da il Verona di Mercoledì 09 maggio 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]