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Beppe Grillo a Verona – 20.10.2008


Com’è stato lo spettacolo di Beppe Grillo?

Indubbiamente significativo; il momento storico e l’attuale congiuntura economica, d’altra parte, offrono parecchi spunti ad una lettura critica dei nostri stili di vita, del nostro modello di produzione e consumo…

In fondo, non è stato detto nulla di nuovo. Le critiche alla finanza e ai suoi trucchi le avevamo sentite già molto tempo fa, da più parti (molte delle quali fonti dichiarate del caro BG), solo che probabilmente avevamo le orecchie sintonizzate su altre frequenze… Oggi forse è risultato più facile ascoltare concedendo quantomeno il beneficio del dubbio… Personalmente, poi, in quanto lettore di lungo corso della rivista Altreconomia (che suggerisco quale buona stampa) devo riconoscere che la voce che si leva da queste pagine non è certo mai somigliata al canto delle sirene: mi considero pertanto già ben sensibilizzato sugli argomenti…

Giova in ogni caso a tutti risentire certi ritornelli. E fa bene al cuore pensare che molti dei cinquemila presenti al palasport (considerando pure il basso livello del senso critico delle nostre masse) non avevano probabilmente mai sentito parlare di certi argomenti, dal momento che la nostra informazione è a dir poco imbavagliata.

La prima parte della serata è stata tutta dedicata a economia e finanza, nonchè a politica e malgoverno. Il male di cui soffre l’Italia, dice il comico, è principalmente (ma non solo) l’avidità dei suoi governanti i quali, spinti da sentimenti tutt’altro che nobili, e dimentichi della delega ricevuta, divorano insaziabili le risorse che dovrebbero alimentare la crescita e lo sviluppo del Paese. Per usicre dal tunnel abbiamo poco tempo, il collasso è vicino.

Il messaggio (molto riassunto) della serata è il seguente:

  • Nessuno governa più in nome nostro: dobbiamo riprenderci le deleghe
  • Nessuno ci informa di come stiano davvero le cose: dobbiamo informarci da soli
  • Nessuno fa più vera politica: la dobbiamo fare noi, dal basso

Gli strumenti a disposizione sono:

  • Far pressione sulle amministrazioni, facendo valere i nostri diritti
  • Utilizzare le nuove tecnologie, mettendo a frutto le potenzialità immense della Rete
  • Trovare il coraggio di scalzare il sistema, compiendo le piccole scelte quotidiane

Da questo ultimo punto si è dipanata la seconda parte dello spettacolo, incentrata maggiormente su temi di ecologia e sostenibilità, secondo la consolidata tradizione di Grillo. Ha affrontato argomenti vari, dall’acqua (basta alla minerale!) ai trasporti (molti ripetuti inviti all’uso della bicicletta), dall’edilizia (accenno alle case passive e alla disponibilità di nuovi materiali) all’energia (autoproduzione e scambio su piccola scala), non trascurando le dimostrazioni live, che questa volta hanno riguardato: il bucato, con una bio-palla che annienterebbe i detersivi (ammetto, sono curiosissimo, mi informerò…) e l’accesso alla cultura, con un momento pubblicitario sull’e-book di Amazon…

Ho invece percepito come nota stonata il momento di presentazione riservato al Meetup (il gruppo locale di sostenitori). Con un taglio evidentemente propagandistico per un possibile ruolo futuro nel tessuto politico-amministrativo della città, non mi ha convinto (nonostante le migliori intenzioni, sulle quali non ho dubbi) per la forma, un po’ sottotono e approssimativa (e qui concordo con Edoardo), decisamente non in fase con il livello del mattatore. Non sono sicuro abbia colpito e centrato l’obiettivo. Peccato.

In conclusione, sebbene non veda in Beppe Grillo un profeta (non dimentico mai che è un comico e ha come mandato primario il far ridere la gente), ammetto di ammirarne la capacità di stimolo critico che riesce a mettere in campo. Suscitando (speriamo) ripensamenti e qualche crisi di coscienza. E’ appassionato e, pure quando dice castronerie (sul lato tecnico mi capita, per formazione professionale, di riconoscerne alcune e immagino ce ne possano essere altre), ha la forza di convincere che, se non altro, abbiamo il dovere di ricercare un’alternativa più sostenibile. Di questo gli va reso merito e mi auguro che lo spettacolo costituisca un’occasione di revisione per molti.

Qualche segnale c’è: il simpatico guidatore dell’Hammer che all’uscita cercava di fendere la folla per farsi strada verso l’uscita, non sembrava arrogante come il mezzo avrebbe potuto suggerire alla fantasia di noi pedoni. Con gesti umili e pacati sembrava anzi volersi scusare con chi lo osservava silenzioso per il mezzo che tanto strideva con lo stile, appunto, appena ascoltato. 🙂
Son semi di speranza…

Luciano

Veronese, classe 1967. Informatico di professione, coltiva mille passioni con cui impiega il sempre troppo poco tempo libero: musica, lettura, cinema e teatro, oltre a computer e bicicletta. Cittadino attento e sensibile, si interessa alla vita sociale e politica e pedala per la città perché crede nella bici come viatico per un maggior benessere, individuale e collettivo.

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