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Confetti in piazza

Domenica, di notte…

… prima serata dopo il cambio dell’ora.
Ora reale: 23.00 – Ora percepita: 24.00.
All’uscita da una riunione serale piacevole ma impegnativa, decido di distendere i nervi e rilassarmi, passeggiando un poco per la nostra bella Verona, approfittando dell’aria frizzante, fresca sì, ma non troppo, decisamente gradevole e invitante.
Non ho sonno. Di solito non mi corico prima delle due e stimo di avere almeno un’ora di autonomia prima di cominciare a sentire la stanchezza. Inforco la bici e… via, dalle lande dei sobborghi alle centralissime e amatissime piazze.
Parcheggio, as usual, in via Roma e decido di affrontare il giro in senso orario (rottura degli schemi… evvàii!!) principiando la mia passeggiata ristoratrice dalla via Roma e proseguendo per corso Cavour, Portoni Borsari, piazza Erbe, giretto in Sottoriva, ritorno lungo S.Anastasia, via Cappello, porta Leoni… a bit back: via Stella, un pezzetto di vasca “classic style” sulla Mazziniana et… voilà, piazza Bra’.
E allora, che c’è di strano?, l’ho fatto centinaia di volte!
Di strano c’è che avevo una sensazione di ovattato, di vuoto, o meglio di assenza. La gente in giro era pochissima. Addirittura in via Roma l’unica presenza era quella dell’omino disegnato sulla protezione dell’impalcatura.
SPETTRALE
  • forse erano tutti a casa a smaltire il trauma da ripresa settimanale (esco poco il lunedì e oggettivamente mi capita spesso di trascorrere a casa la prima serata della settimana)… beneficio del dubbio
  • forse erano tutti stravolti per il time-lag da rientro all’ora solare
  • forse non si sentivano abbastanza sicuri… (chissà i rischi che ho corso…)
  • forse avevano ascoltato le previsioni meteo “alle consuete ore” riconoscendo la perturbazione in arrivo (che, in effetti, è poi arrivata, ma io ero già a nanna dopo una incantevole – meteorologicamente parlando – passeggiata notturna)
  • forse…

Ma la cosa che più mi ha colpito è stata la vista del nostro anfiteatro, vezzosamente ornato da un abito di luce rosa, come fosse un confettino kitsch da offrire allo stupito turista.

Uno spettacoloORRIPILANTEPer non parlare poi delle luci utilizzate, tutte molto intense, alcune male orientate, molto verso il basso, sì da abbagliare con forza e decisione l’ignaro passante che osi ad esse indirizzare lo sguardo.

Ancora una volta voglio ringraziare chi lavora (chissà che impegno…) per rendere la città sempre più bella e piacevole… (ovviamente, per non farmi del male, non mi domando quanto questo scempio sia costato alla municipalità)…

Luciano

Veronese, classe 1967. Informatico di professione, coltiva mille passioni con cui impiega il sempre troppo poco tempo libero: musica, lettura, cinema e teatro, oltre a computer e bicicletta. Cittadino attento e sensibile, si interessa alla vita sociale e politica e pedala per la città perché crede nella bici come viatico per un maggior benessere, individuale e collettivo.

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