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Sempre più in basso

Nel paese amorale sull’orlo del baratro

E’ tempo di fondazione di nuovi partiti. Ma non si sa più cosa sono i partiti. È tempo di rifondazione della politica. Ma non si sa più che cosa è la politica. In 15 anni si è proceduto a dissolvere i fondamenti etico-politici della Repubblica, posti dalla Resistenza e dalla Costituzione. Alla Repubblica fondata sul lavoro si è cercato di sostituire una Repubblica fondata sul mercato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il paese e le sue istituzioni sono dominati dalla logica dell’acquisizione e dello scambio di beni materiali, posizioni di potere, posti di lavoro improduttivo. L’Italia si è avvitata in una spirale negativa, che sta distruggendo il patrimonio di ricchezza materiale e morale e di presenza negli scambi internazionali cumulato nel primo quindicennio successivo alla seconda guerra mondiale. La classe dirigente che ha trasformato un paese distrutto dalla guerra fascista in una potenza industriale veniva dall’antifascismo e dalla Resistenza: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Di Vittorio, Dossetti, La Malfa, Saragat. La guerra fredda li ha contrapposti frontalmente. Negli anni ’40 e ’50 l’Italia è stata squassata da conflitti sociali e politici durissimi, ma ha proceduto speditamente sulla strada dello sviluppo economico e del progresso civile. La classe dirigente, nel suo insieme, ha espresso una forte responsabilità nazionale e una adeguata capacità di direzione politica. Oggi non si può dire lo stesso. Il paese e la sua classe dirigente sono precipitati a un livello molto basso. Il danaro, il potere e l’esposizione narcisistica sono diventati gli obiettivi principali, che accomunano le aspirazioni di governanti e governati.

Qualsiasi traccia di morale è stata espunta dai comportamenti diffusi nel paese, a partire dalle classi dirigenti. Una classe politica che abbonda di pregiudicati e inquisiti per corruzione e altri gravi reati non può che affannarsi a cancellare la memoria di Berlinguer, che osò denunciare la questione morale in un paese amorale. E allora dove si va? Chi si prepara a cercare di modificare questo quadro nero con la nascita di nuovi partiti, stia bene attento. L’insofferenza diffusa per l’attività politica espressa nell’ultimo quindicennio può avere effetti devastanti, se le nuove formazioni politiche mostreranno di avere gli stessi difetti degli aggregati precedenti. È vero che il fondo non si tocca mai. Ma il precipizio è dietro l’angolo.

Francesco Barbagallo

[da il Verona di Martedì 25 settembre 2007 – pag 6 (rubrica “Il punto”)]

Luciano

Veronese, classe 1967. Informatico di professione, coltiva mille passioni con cui impiega il sempre troppo poco tempo libero: musica, lettura, cinema e teatro, oltre a computer e bicicletta. Cittadino attento e sensibile, si interessa alla vita sociale e politica e pedala per la città perché crede nella bici come viatico per un maggior benessere, individuale e collettivo.

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