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Oggi cucino io: Progetto in Salsa di Telelavoro


Ingredienti:
– 2 giornate di malessere non debilitante (tipo dissenteria fulminante)
– 1 progetto in scadenza con consegna improcrastinabile
– 1 PC (“IBM compatibile”, of course… no, scherzo, va bene anche un MAC)
– 1 linea ADSL
– 1 software di crittografia per VPN (non dimenticate la chiave)
a piacere (se l’avete in dispensa)
– 1 webcam
– 1 software per gestire l’IP-Phone

Preparazione:
1) Svegliatevi di buon mattino e cominciate la consueta preparazione del vostro ego per la giornata incipiente (che si presenta radiosa). Barba, doccia, vestiti, colazione…
– “Ach… che succede?”
– “Cos’è questo dolorino al basso ventre… sempre più acuto… “
– “NOOOO !!!”

2) Accorgetevi ben presto, dopo aver ascoltato i segnali del vostro corpo, che non c’è scampo: la scorsa settimana è toccato ai vostri figli e oggi si è trasferita e ve la siete cuccata voi: la terribile INFLUENZA INTESTINALE! Quella che non perdona.
Se vi va bene resterete in compagnia delle riviste del bagno per un’intera giornata. Se va male, anche per due (fortuna che è una forma fulminante: tanto velocemente arriva, altrettanto velocemente se ne va!).

3) Rassegnatevi all’idea che un trasferimento dall’altra parte della città è pressochè impossibile, quale che sia il mezzo utilizzato (specie nel vostro caso, voi che avete venduto l’auto in cambio del “più civile abbinamento bicicletta – bus se piove…”). Per rafforzare l’idea pensate all’imbarazzo di un’incontinenza sull’affollatissimo 12.
E avete deciso. Resterete a casa, comodamente a tiro della stanza più utile del vostro appartamento.

4) Concentratevi sulle scuse possibili da fornire per giustificare la vostra assenza. Considerate la vostra delicata posizione di lavoratore “a rischio” per abuso di permessi e aspettative quale aggravante della vostra condizione di malato. Aggiungete lentamente l’analisi delle attività in corso e delle scadenze promesse.

5) Decidete di lavorare da casa. La vostra (vostra, seeee: magari!) azienda è, fortunatamente operante nell’ICT (l’Information & Communication Technology, ndr) e gli strumenti non difettano. La vostra professione (oltrechè passione) è l’informatica e quindi neppure la vostra casa è priva della necessaria tecnologia. I computer si sprecano, la connettività non manca. E dunque:

6) Vi collegate in emulazione all’host remoto, prendete il controllo del PC dell’ufficio (sempre acceso, non si sa mai) in Terminal Server e cominciate a scaricare la posta, inviare messaggi (al capo, innanzitutto, comunicando, dalla mail aziendale, la vostra assenza per malattia), sviluppare software, scivere relazioni, controllare progetti, produrre documentazione, fare qualche telefonata a colleghi e collaboratori…

7) Interrompete frequentemente ma brevemente il lavoro per i necessari pit-stop (siete malati, ricordate?), per reintegrare i liquidi, per cambiare i CD nello stereo (no, questo no, lo so, è tutto sull’hard disk… ;-)), per preparare e consumare il pranzo, per guardare un TG, per prendere una pennichella…

8) Vi scollegate a sera fatta, abbastanza stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto, riportando a voi stessi alcune riflessioni e tirando le somme dell’esperienza effettuata:

  • Il telelavoro, quello vero anche ad alto contenuto professionale (tralasciando quindi i “surrogati” o il telependolarismo), è un’esperienza realmente possibile e a portata di mano anche in realtà aziendali fortemente organizzate (per i free-lance, già lo sapevamo…).
  • Richiede ovviamente condizioni tecniche e ambientali favorevoli, ma in presenza di tali requisiti è senza dubbio alcuno un’esperienza piacevole e pure assai produttiva
  • La sua appplicabilità richiede regole precise e un quadro normativo contrattuale ben definito onde evitare abusi e interpretazioni arbitrarie dei corpo diritti/doveri (da ambo le parti)
  • Parimenti è opportuno addestrarsi a mantenere separati gli aspetti personali e professionali per evitare pericolosi sconfinamenti dall’una e dall’altra parte (specie in quelle case dove il PC è acceso giorno e notte…). Lasciarsi prendere la mano dall’entusiasmo, è un attimo (e non è nemmeno giusto)
  • I vantaggi personali sono evidenti e ve li tralascio, come pure ometto quelli aziendali; solo ricordo che non di soli vantaggi materiali si tratta
  • Ovviamente vi sono anche delle salutari ripercussioni positive sulla società e sull’ambiente…

E allora non si capisce come mai questa forma di lavoro in Italia stenti a prendere piede. Come mai nelle aziende, specie quelle moderne e tecnologicamente evolute, non si intraprendano i necessari percorsi virtuosi di sperimentazione delle forme di lavoro alternative per la conversione dei modelli attuali. Come mai il telelavoro sia concepito e ammesso solo come forma di lavoro in emergenza (interventi fuori orario, reperibilità spot in malattia o lungassenza) e mai come prassi quotidiana.

Si consideri infine che in molti casi le aziende transnazionali impiegano buona parte del personale in una delocalizzazione de facto (trasferte nazionali ed estere, riunioni e meeting, conferenze, …) per la più parte del tempo, riducendo in sostanza molti uffici a meri recapiti per la corrispondenza ordinaria.

In tali situazioni (e sono molte) i pochi colleghi e collaboratori rimasti in sede possono solo constatare le vastità degli spazi (vuoti) e tentare un calcolo degli sprechi. Oltre che sperimentare sulla loro pelle l’inutilità dello sforzo per trasferirsi dal domicilio al “luogo di lavoro” (in Italia è particolarmente forte l’identificazione di work e workplace).

Ne riparleremo.

Luciano

Veronese, classe 1967. Informatico di professione, coltiva mille passioni con cui impiega il sempre troppo poco tempo libero: musica, lettura, cinema e teatro, oltre a computer e bicicletta. Cittadino attento e sensibile, si interessa alla vita sociale e politica e pedala per la città perché crede nella bici come viatico per un maggior benessere, individuale e collettivo.

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